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- cultura e memoria resistenti - storia - 19-03-09 - n. 266
da Accademia delle Scienze dell'URSS, Storia universale vol. VIII, Teti Editore, Milano, 1975
trascrizione a cura del CCDP nel 90° anniversario della III Internazionale
La formazione dell'Internazionale Comunista
Parte seconda – L'Internazionale dopo il I Congresso
IL MOVIMENTO COMUNISTA INTERNAZIONALE DOPO IL I° CONGRESSO DEL COMINTERN
Il movimento rivoluzionario era in piena ascesa nel mondo capitalistico. I lavoratori dei paesi capitalisti univano la lotta di classe alla lotta in difesa della Russia sovietica. All'intervento imperialista contro il giovane stato sovietico risposero con la parola d'ordine: "Giù le mani dalla Russia!".
Nel 1919 accaddero fatti di estrema importanza, quali la lotta eroica dei popoli sovietici contro l'intervento imperialista e la controrivoluzione interna, le rivoluzioni proletarie in Ungheria e in Baviera, il movimento rivoluzionario in tutti i paesi capitalistici, il grande movimento di liberazione nazionale antimperialista in Cina, India, Indonesia, Turchia, Egitto, Marocco e nei paesi dell'America latina. Questo sviluppo rivoluzionario assieme alle decisioni e all'azione del I Congresso del Comintern favorirono il consolidamento delle idee comuniste tra la classe operaia e la parte migliore degli uomini di cultura. Lenin allora scriveva che "dappertutto le masse operaie, nonostante l'influenza dei vecchi capi, imbevuti di sciovinismo e di opportunismo, giungono alla convinzione che i Parlamenti borghesi sono imputriditi e che ci vuole il potere sovietico, il potere dei lavoratori, la dittatura del proletariato per liberare l'umanità dal giogo del capitale"(1).
Nello stesso anno si rafforzarono notevolmente le posizioni dei sostenitori del comunismo nei partiti socialisti e operai e si formarono partiti comunisti in Iugoslavia, Olanda, Danimarca, Bulgaria, Messico, Stati Uniti, e gruppi comunisti in Inghilterra, Francia, Italia, in diversi paesi dell'Asia e dell'America latina; nacquero i primi circoli marxisti in Cina (il circolo di Pechino con a capo Li Tachao e quello di Changsha con a capo Mao Tse-tung). I partiti socialisti britannico e italiano decisero di aderire al Comintern: "L'Internazionale comunista - scriveva Lenin -, in alcuni mesi del 1919, è diventata l'Internazionale mondiale che guida le masse e si oppone senza riserve ai traditori del socialismo della Internazionale gialla di Berna e della confraternita di Lucerna" (2).
Nel 1920 il movimento comunista si estese ancor più. Nell'aprile del 1920 il II congresso del Partito Socialista Greco decise la adesione all'Internazionale comunista e di cambiare il nome in Partito Socialista Operaio (Comunista). Si formarono i partiti comunisti della Spagna, dell'Uruguay, della Persia, della Turchia, dell'Indonesia, i gruppi comunisti e i circoli marxisti rivoluzionari del Brasile e del Cile. Nel Partito Socialista Francese esisteva una forte corrente di sinistra, che chiedeva l'adesione al Comintern; per prendere i contatti partì per Mosca una delegazione di cui faceva parte anche Marcel Cachin.
I giovani partiti comunisti e i gruppi comunisti costituivano l'avanguardia del proletariato nella lotta di classe, che si conduceva nei singoli paesi: propagandavano le idee del marxismo-leninismo, facevano conoscere alla classe operaia i decreti e gli altri documenti del governo sovietico russo, i materiali del Comintern, gli scritti di Lenin, smascheravano i piani controrivoluzionari dell'Intesa e l'attività reazionaria dei leaders socialisti di destra della II Internazionale.
In relazione alla potente aspirazione della classe operaia verso il comunismo alcuni importanti capi centristi dei partiti socialisti (Crispien e Dittmann in Germania, Jean Longuet in Francia, Serrati in Italia) si pronunciarono per l'uscita dalla II Internazionale. Queste dichiarazioni fatte sotto la pressione della parte più avanzata dei partiti socialisti, come si vide nel futuro più immediato, si dimostrarono una demagogica ipocrisia. L'ammissione senza condizioni di elementi centristi nell'Internazionale nascondeva gravi pericoli per la chiarezza dell'ideologia e per l'organizzazione del giovane movimento comunista. In molti paesi gli stessi comunisti, che da poco tempo avevano abbracciato la causa del marxismo rivoluzionario, non si erano ancora liberati dalle tradizioni opportunistiche della socialdemocrazia. Era questo un pericolo proveniente dal riformismo di destra, ma non meno pericoloso era il "sinistrismo", generato dallo spirito di ribellione piccolo-borghese, dalle idee anarchiche e anarco-sindacaliste, come pure dalla naturale aspirazione delle classi lavoratrici a metodi di lotta rivoluzionari, dal loro scontento per l'opportunismo. Rispecchiando questi sentimenti alcuni dei cosiddetti comunisti di sinistra (Laufenberg e Wolffheim in Germania, Sylvia Pankhurst in Gran Bretagna eccetera) erano contrari alla partecipazione dei comunisti all'attività parlamentare e contro il lavoro sindacale, allora diretto dai riformisti, negavano la necessità di una ferrea disciplina nel partito e non riconoscevano i principi del centralismo democratico. La linea degli "estremisti" portava alla frattura tra la avanguardia dei comunisti e la classe operaia e all'isolamento dei partiti comunisti, condannandoli al settarismo.
Grande importanza per la lotta contro il pericolo di destra e la deviazione di sinistra nel movimento comunista mondiale ebbe lo scritto di Lenin del 1920 "L'estremismo, malattia infantile del comunismo". In questa opera classica viene descritto l'eroico cammino dei bolscevichi russi, il significato storico, valido per tutti i paesi, della loro lotta contro gli opportunisti di destra, i centristi, i dottrinari di sinistra; viene sottolineato che solo la rottura con l'opportunismo aveva dato al partito bolscevico la possibilità di ottenere la vittoria nella Rivoluzione d'Ottobre. Una delle cause principali che avevano reso possibile la vittoria del bolscevismo negli anni 1917-1920 era stata, secondo Lenin, l'opera inesorabile di smascheramento dell'ignominia, della viltà e dell'infamia del socialsciovinismo e del "kautskismo". Il bolscevismo era cresciuto e si era sviluppato e temprato nella lotta su due fronti, contro l'opportunismo di destra e contro il dottrinarismo di sinistra. Gli stessi compiti avrebbero dovuto essere affrontati dagli altri partiti comunisti. Tutti i paesi del mondo dovevano attuare ciò che di più importante era stato conquistato dalla Rivoluzione d'Ottobre: "....ciò che nella storia e nella tattica odierna del bolscevismo russo - scriveva Lenin - è applicabile, valido e obbligatorio per tutti" (3).
Lenin metteva in guardia i partiti comunisti fratelli dall'ignorare i caratteri nazionali di ciascun paese, dall'accettare ciecamente un modello e consigliava di studiare le condizioni concrete e specifiche. Ma assieme a questo, pur esistendo i caratteri specifici e le particolarità dei singoli paesi, Lenin dimostrò che per tutti i partiti comunisti era necessaria la unità di una tattica internazionale, l'adozione dei principi fondamentali del comunismo, "tale che li modifichi correttamente nei particolari, li adatti giustamente e li adegui alle differenze nazionali e nazionali-statali" (4).
Sottolineando il pericolo di errori fra i giovani partiti comunisti, Lenin scriveva che gli "estremisti" non volevano condurre la lotta in direzione delle masse, avevano paura delle difficoltà, ignoravano le condizioni necessarie per la vittoria: il centralismo e una dura disciplina nel partito e nella classe operaia, disarmando in tal modo il proletariato. Egli esortava i comunisti a lavorare dovunque ci fossero delle masse; a operare intelligentemente in condizioni legali e illegali; ad accettare i compromessi qualora fosse necessario; a non fermarsi davanti a nessun sacrificio nel nome della vittoria. La tattica di qualunque partito comunista, diceva ancora Lenin, deve basarsi su un ragionevole e rigorosamente obiettivo calcolo di tutte le forze sociali di un paese e di quelli vicini, sull'esperienza dei movimenti rivoluzionari, in modo particolare sull'esperienza politica acquisita dalle masse lavoratrici di ogni paese.
"L'estremismo, malattia infantile del comunismo" divenne il programma d'azione di tutti i partiti comunisti. Le sue conclusioni furono alla base delle decisioni prese dal II congresso dell'Internazionale comunista.
IL II CONGRESSO DEL COMINTERN
Il II congresso dell'Internazionale comunista si aprì il 19 luglio 1920 a Pietrogrado e dal 23 luglio al 7 agosto tenne le sue sedute a Mosca. Esso fu la testimonianza delle gravi svolte avvenute nel movimento rivoluzionario internazionale, la conferma convincente della accresciuta autorità del Comintern e del largo sviluppo del movimento comunista in tutto il mondo. Fu un vero e proprio congresso internazionale dei comunisti. Vi erano rappresentati non solo i partiti comunisti, ma anche le organizzazioni socialiste di sinistra, i sindacati rivoluzionari e le organizzazioni giovanili di diversi paesi: in tutto 218 delegati di 67 organizzazioni, tra le quali 27 partiti comunisti.
Alla prima seduta intervenne Lenin con un discorso sulla situazione internazionale e sui compiti fondamentali dell'Internazionale comunista. Caratterizzando le pesanti conseguenze della guerra mondiale per tutti i popoli, egli mise l'accento sul fatto che i capitalisti, arricchitisi con la guerra, ne avevano addossato le spese agli operai e ai contadini. Le condizioni di vita dei lavoratori erano diventate insopportabili, la miseria, la rovina delle masse si erano accresciute in modo inaudito. Questa situazione conduceva a un ulteriore sviluppo della crisi rivoluzionaria in tutto il mondo. Lenin sottolineò il ruolo di guida del Comintern nella mobilitazione delle masse lavoratrici per la lotta contro il capitalismo e il significato storico mondiale della rivoluzione proletaria in Russia. Egli riaffermò che il proletariato non può conquistare il potere senza sconfiggere l'opportunismo: "L'opportunismo è il nostro nemico principale. L'opportunismo degli strati superiori della classe operaia è socialismo non proletario ma borghese. La pratica ha dimostrato che i militanti del movimento operaio, appartenenti alla corrente opportunistica, difendono la borghesia meglio degli stessi borghesi. Se non fossero loro a dirigere gli operai, la borghesia non potrebbe resistere" (5).
Nel contempo Lenin puntualizzò il pericolo dell'"estremismo" nel comunismo e indicò i mezzi per evitarlo.
Partendo dalle posizioni leniniste, il congresso definì i compiti fondamentali dell'Internazionale comunista: compito principale era la unione delle forze comuniste, allora frazionate, la formazione di un partito comunista in ogni paese (e il rafforzamento e il rinnovamento dei partiti già esistenti) per intensificare il lavoro di preparazione del proletariato alla conquista del potere. La risoluzione del congresso diede risposte adeguate sull'essenza della dittatura del proletariato e del potere sovietico, spiegò il concetto di preparazione immediata e generale alla dittatura del proletariato e quale doveva essere la composizione dei partiti che già facevano parte o desideravano far parte dell'Internazionale comunista. Allo scopo di evitare il pericolo della penetrazione dell'opportunismo, del centrismo e in generale delle tradizioni della II Internazionale nei giovani partiti comunisti, il congresso approvò le "21 condizioni" elaborate da Lenin per l'ammissione all'Internazionale comunista. In esse erano indicate le caratteristiche proprie al partito di nuovo tipo e si insegnava l'esperienza storica internazionale del bolscevismo che, come già Lenin aveva scritto nel novembre del 1918, "... ha posto le fondamenta ideali e tattiche della III Internazionale..." (6).
Le condizioni d'ammissione alla III Internazionale richiedevano che tutta la propaganda e l'agitazione dei partiti comunisti corrispondessero ai principi della III Internazionale; che si conducesse una continua lotta al riformismo e al centrismo; che si operasse una vera e propria rottura con l'opportunismo; che si svolgesse un lavoro approfondito nelle campagne; che si sostenesse il movimento di liberazione nazionale dei popoli coloniali. Queste condizioni contemplavano anche come obbligatorio il lavoro dei comunisti nei sindacati riformistici, nel Parlamento, ma a condizione che la frazione parlamentare fosse sottomessa alla direzione del partito; le condizioni imponevano di unire l'attività legale a quella illegale e di sostenere senza riserve la repubblica sovietica. I partiti che desideravano essere ammessi alla III Internazionale erano tenuti ad accettare le sue decisioni. Ogni partito doveva prendere la denominazione di partito comunista.
La necessità di applicare queste condizioni era dettata dal fatto che, sotto la pressione delle masse operaie, i partiti e i gruppi centristi e semicentristi cercavano di venir ammessi nel Comintern, senza voler però rinunciare alle loro vecchie posizioni. Inoltre davanti ai giovani partiti comunisti stava il compito di svilupparsi idealmente e di rafforzarsi organizzativamente, cosa impossibile senza una lotta efficace contro l'opportunismo, il revisionismo e il settarismo.
Durante la discussione delle "21 condizioni" emersero fra i congressisti opinioni differenti e molte addirittura in contraddizione con il concetto marxista di partito proletario e di Internazionale proletaria: per esempio, Bordiga (Partito Socialista Italiano), Wijnkoop (Partito Socialista Olandese) e altri delegati, identificando la massa dei membri d'avanguardia dei partiti socialisti con i leaders centristi, si opposero all'ammissione di diversi partiti (Partito Socialdemocratico Indipendente della Germania, Partito Socialista Norvegese eccetera) nell'Internazionale comunista, anche nel caso in cui questi partiti avessero accettato le "21 condizioni". Alcuni delegati criticarono le "21 condizioni" da posizioni riformistiche: per esempio, Serrati e i leaders del Partito Socialdemocratico Indipendente della Germania Crispien e Dittmann, presenti al congresso con voto consultivo, si opposero all'accettazione delle "21 condizioni", proponendo di spalancare le porte dell'Internazionale comunista a tutti i partiti che desideravano entrarvi. Essi si opposero all'accettazione obbligatoria dei principi della dittatura del proletariato e del centralismo democratico come pure all'espulsione dal partito delle persone che rifiutassero di accettare le condizioni di ammissione nel Comintern. Difendendo le "21 condizioni" Lenin smascherò il carattere esiziale per la lotta rivoluzionaria del proletariato delle idee di Serrati, Crispien e Dittmann da una parte, e di Bordiga e Wijnkoop dall'altra. Il congresso approvò la posizione di Lenin.
L'attività successiva del Comintern confermò l'enorme significato storico e teorico delle "21 condizioni". Le indicazioni contenute nelle "21 condizioni" aiutarono efficacemente il rafforzamento ideale e organizzativo dei partiti comunisti, creando un serio ostacolo alla penetrazione degli opportunisti di destra e dei centristi nel Comintern e mostrandosi efficaci nell'eliminazione dell'"estremismo" nel movimento comunista.
Un passo importante sul cammino della creazione organizzativa di un centro mondiale del movimento comunista fu l'accettazione dello statuto dell'Internazionale comunista. Lo statuto sottolineava che l'Internazionale comunista "assume su di sé il compito di continuare e portare avanti la grande causa iniziata dalla I Internazionale"; determinava i principi della struttura del Comintern e dei partiti comunisti e le direttrici fondamentali della loro attività; precisava la funzione degli organi direttivi del Comintern: il Congresso Internazionale, il Comitato Esecutivo, la Commissione Internazionale di Controllo e i rapporti che questi organi dovevano avere con i partiti comunisti attraverso le sezioni del Comintern.
Il II congresso riservò molta attenzione al problema degli alleati del proletariato nella rivoluzione proletaria, discusse le parti più importanti della strategia e della tattica dei partiti comunisti nella questione agraria e nelle lotte di liberazione nazionale.
Le tesi riguardanti la questione agraria, elaborate da Lenin, contenevano una analisi approfondita della condizione contadina sotto il capitalismo e del processo di differenziazione che avveniva nelle campagne. Nelle tesi veniva sottolineato il fatto che il proletariato non può avere rapporti eguali con tutti i gruppi contadini. Il proletariato deve in tutti i modi sostenere i lavoratori agricoli, i semi-proletari e i piccoli contadini nella lotta vittoriosa per instaurare la dittatura del proletariato. Per quanto riguarda i contadini medi, a causa delle loro inevitabili oscillazioni durante il periodo iniziale della dittatura del proletariato, la classe operaia doveva limitarsi a neutralizzarli. Veniva poi ricordata l'importanza della lotta intesa a liberare i contadini dall'influenza ideale e politica della borghesia agraria. Veniva fatto riferimento alla necessità di tener conto nella politica agraria dei partiti comunisti delle tradizioni di proprietà privata delle singole località e della necessità di creare condizioni favorevoli alla collettivizzazione delle proprietà contadine. L'immediata confisca delle terre doveva colpire solo i latifondisti e i grandi proprietari terrieri, cioè coloro che sistematicamente facevano ricorso allo sfruttamento del lavoro salariato e dei piccoli contadini e non esercitavano alcun lavoro fisico. Il congresso precisò che la classe operaia non può portare a termine la missione storica di liberare l'umanità dal giogo del capitale e dalle guerre senza attrarre dalla sua parte gli strati più larghi dei contadini. D'altro canto "per le masse contadine non esiste altra salvezza che l'unione con il proletariato comunista e l'appoggio senza riserve alla sua lotta rivoluzionaria per abbattere il giogo dei latifondisti e della borghesia".
La discussione sul problema nazionale e coloniale aveva pure lo scopo di elaborare una giusta tattica nei confronti dei milioni di lavoratori delle colonie e delle semi-colonie, alleati del proletariato nella lotta contro l'imperialismo. Nel suo discorso Lenin sottolineò gli elementi nuovi formulati nelle tesi presentate al congresso e discusse nella commissione apposita. Una discussione particolarmente viva s'accese sul problema riguardante l'appoggio del proletariato ai movimenti borghesi-nazionali di liberazione nazionale.
Il congresso sottolineò l'importanza dell'avvicinamento delle masse operaie di tutte le nazioni, l'urgente necessità del contatto tra i partiti comunisti delle metropoli e i partiti proletari dei paesi coloniali per fornire il massimo aiuto al movimento di liberazione nelle nazioni colonizzate. Nelle decisioni del congresso si affermava che i popoli dei paesi coloniali e soggiogati non hanno altro mezzo per liberarsi che la lotta decisa contro l'imperialismo. Per il proletariato sono pienamente ammissibili, e talora necessari, accordi e intese temporanee con le forze democratico-borghesi delle colonie, se queste forze non hanno esaurito il loro ruolo oggettivo-rivoluzionario, ma sempre a condizione che il proletariato possa conservare la propria autonomia politica e organizzativa. Questo blocco di forze aiuta la formazione di un largo fronte patriottico nei paesi coloniali, ma non significa che le contraddizioni di classe tra la borghesia nazionale e il proletariato siano eliminate. Il congresso sottolineò pure la necessità di una decisa lotta ideologica contro il panislamismo, il panasiatismo e le altre teorie nazionalistiche reazionarie.
Grandissima importanza ebbero le posizioni teoriche di Lenin sulla possibilità di saltare "il periodo capitalista" nei paesi socialmente ed economicamente arretrati. Sulla base dell'insegnamento leninista il congresso formulò la teoria del passaggio di questi paesi al socialismo, evitando lo stadio del capitalismo, con l'aiuto del proletariato che già aveva conquistato il potere nei paesi più avanzati.
Le tesi approvate dal congresso sulla questione dei movimenti di liberazione nazionale diventarono l'indirizzo pratico d'azione dei partiti comunisti ed ebbero un ruolo inestimabile nella lotta di liberazione dei popoli coloniali. L'impostazione dei problemi riguardanti la questione agraria e la questione dei movimenti di liberazione nazionale data dal II congresso del Comintern e le decisioni prese si differenziarono in modo netto e profondo dall'impostazione che la II Internazionale aveva dato a questi problemi. I leaders socialdemocratici ignoravano praticamente i contadini, li consideravano come una massa compatta controllata dai reazionari; nel problema dei movimenti di liberazione nazionale essi giungevano a giustificare la politica coloniale dell'imperialismo, giudicandola una "missione civilizzatrice" del capitale straniero nei paesi arretrati. L'Internazionale comunista, al contrario, facendo leva nelle sue decisioni sui principi del marxismo-leninismo, mostrò ai contadini le vie rivoluzionarie per la loro liberazione dal giogo capitalista e ai popoli sottomessi il mezzo per affrancarsi dal giogo coloniale.
Tra gli altri punti all'ordine del giorno del II congresso del Comintern ebbero notevole importanza i problemi riguardanti i rapporti tra i partiti comunisti e i sindacati, e la questione del parlamentarismo. La risoluzione finale condannò il rifiuto settario del lavoro nei sindacati e chiamò i comunisti alla lotta per conquistare le masse nelle file dei sindacati. Nelle tesi riguardanti il parlamentarismo si precisò che lo stato maggiore rivoluzionario della classe operaia deve avere i suoi rappresentanti nel Parlamento borghese, la cui tribuna può e deve venir usata per l'agitazione rivoluzionaria, per unire le masse lavoratrici e per smascherare i nemici della classe operaia. Per questi motivi i comunisti dovevano partecipare alle campagne elettorali e al lavoro parlamentare, perché il rifiuto era indice d'infantile dottrinarismo. I rapporti tra i comunisti e i Parlamenti dovevano mutare con il mutare delle situazioni, ma sempre, in tutte le circostanze, l'attività delle frazioni comuniste nei Parlamenti doveva essere diretta dal Comitato Centrale del partito.
Rispondendo all'intervento di Bordiga, che tentava d'influenzare il congresso perché interdicesse l'attività dei comunisti nei Parlamenti borghesi, Lenin con un chiaro discorso dimostrò l'inconsistenza delle posizioni antiparlamentaristiche, chiedendo a Bordiga e ai suoi sostenitori: "Come mostrerete alle masse arretrate, ingannate dalla borghesia, il vero carattere del Parlamento? Se non parteciperete al Parlamento, se resterete fuori di esso, come denuncerete questa o quella manovra parlamentare, la posizione di questo o di quel partito?" (7). Basandosi sull'esperienza del movimento operaio rivoluzionario in Russia e negli altri paesi Lenin trasse le conclusioni che, partecipando alle campagne elettorali e sfruttando la tribuna del Parlamento borghese, la classe operaia poteva lottare con maggior successo contro la borghesia. Il proletariato doveva saper usare gli stessi mezzi che la borghesia usava nella lotta contro il proletariato. La sua tesi riscosse il pieno appoggio del congresso.
Il II congresso del Comintern prese anche altre decisioni relative a diverse importanti questioni: il ruolo del partito comunista nella rivoluzione proletaria, le circostanze e le condizioni nelle quali era possibile creare soviet di deputati operai eccetera.
A conclusione dei lavori il congresso pubblicò un manifesto, nel quale era tracciata una estesa caratterizzazione della situazione internazionale, della lotta di classe nei paesi capitalistici, della posizione della Russia sovietica e dei compiti del Comintern. Il manifesto chiamava tutti gli operai e le operaie a raccolta sotto il vessillo dell'Internazionale comunista. In un appello speciale, indirizzato ai proletari di tutti i paesi, a proposito dell'aggressione allo stato sovietico da parte della Polonia borghese e feudataria veniva detto: "Uscite nelle strade e dimostrate ai vostri governi che non permetterete che venga fornito alcun aiuto alla Polonia delle Guardie Bianche, che non tollererete alcun intervento negli affari della Russia sovietica. Sospendete ogni attività, fermate ogni movimento se vedrete che la cricca capitalista di tutti i paesi, nonostante le vostre proteste, prepara una nuova aggressione contro la Russia sovietica. Non lasciate partire nessun treno, nessuna nave per la Polonia". Questo appello del Comintern ebbe grande risonanza tra i lavoratori di molti paesi che con nuova forza scesero in lotta per la difesa dello stato sovietico con la parola d'ordine: "Giù le mani dalla Russia!".
Le decisioni del II congresso dell'Internazionale comunista ebbero grande importanza per il rafforzamento dei partiti comunisti e per la loro unità sulla base ideale e organizzativa del marxismo-leninismo. Notevole fu anche la loro influenza sul processo di rinnovamento nel movimento operaio e nell'aiutare i lavoratori socialisti rivoluzionari a liberarsi dall'opportunismo. Sorsero così nuovi partiti rivoluzionari in Inghilterra, in Italia, in Cina, nel Cile, nel Brasile e in altri paesi.
Lenin scrisse che il II congresso "... ha instaurato nei partiti comunisti di tutto il mondo una unità e una disciplina che non hanno precedenti e che permettono all'avanguardia della rivoluzione operaia di progredire a passi giganteschi verso il suo grande fine, verso l'abbattimento del giogo capitalistico" (8). Il II congresso diede una struttura completa all'Internazionale comunista; sviluppando il concetti di lotta su due fronti, elaborò i problemi fondamentali di strategia, di tattica e di organizzazione dei partiti comunisti. Lenin scrisse: "All'inizio i comunisti dovettero annunciare i loro principi a tutto il mondo. Questo fu fatto al I Congresso. Questo fu il primo passo. Il secondo passo consisteva nell'organizzare l'Internazionale comunista e nell'elaborare le condizioni per venirvi accolti, condizioni che richiedevano la scissione nei fatti dai centristi, dai destri e dagli agenti mascherati della borghesia all'interno del movimento operaio. Questo venne fatto al II congresso " (9).
IL SIGNIFICATO STORICO DELLA FORMAZIONE DELL'INTERNAZIONALE COMUNISTA
Dopo la Rivoluzione d'Ottobre il proletariato dei paesi capitalistici sviluppò una lotta decisa contro la borghesia. Ma, nonostante il grande sviluppo del movimento e il valore delle masse operaie, la borghesia mantenne il potere nelle sue mani. L'insuccesso aveva come causa principale il fatto che, a differenza della Russia, dove esisteva un vero e proprio partito rivoluzionario marxista-leninista, un partito di tipo nuovo che possedeva una grande esperienza rivoluzionaria, la classe operaia degli altri paesi capitalistici restava divisa e la gran parte dei lavoratori subiva ancora la influenza dei partiti socialdemocratici, la cui direzione di destra esercitò tutta la sua tattica per salvare la borghesia e il regime capitalistico e disarmare idealmente il proletariato. I partiti comunisti, nati in vari paesi nel momento in cui più acuta si faceva sentire la crisi rivoluzionaria, erano in gran parte ancora molto deboli sia organizzativamente che ideologicamente. Essi ruppero con i leaders opportunisti, con la loro politica di tradimento, ma non riuscirono a liberarsi completamente dell'abitudine al compromesso. Molti leaders, che allora entrarono nel movimento comunista, nei fatti rimasero fedeli all'opportunismo della socialdemocrazia nelle questioni fondamentali del movimento rivoluzionario.
D'altra parte nei giovani partiti comunisti, che non possedevano la necessaria esperienza di lavoro tra le masse e di lotta sistematica con l'opportunismo, spesso nascevano tendenze settarie, che li staccavano dalle grandi masse e li inducevano a profetizzare facilmente sulla possibilità che la minoranza potesse iniziare la lotta senza l'appoggio delle masse eccetera. Per questa malattia di "sinistrismo" i partiti comunisti e le organizzazioni da loro dirette studiarono in modo insufficiente, e in diversi casi ignorarono le concrete situazioni nazionali nei diversi paesi, limitandosi a desiderare di fare quello che era stato fatto in Russia, ma in realtà sottovalutando la forza e la esperienza della borghesia. Di fronte ai giovani partiti comunisti stava un grande, pesante e intenso lavoro per educare dirigenti proletari decisi, coraggiosi ed educati marxisticamente, e per preparare la classe operaia a nuove battaglie. In questa attività un ruolo importantissimo competeva al nuovo centro del movimento operaio internazionale, l'Internazionale Comunista.
La formazione del Comintern fu il risultato dell'attività delle organizzazioni rivoluzionarie della classe operaia di tutti i paesi: "La fondazione della III Internazionale, dell'Internazionale comunista... - scrive Lenin - è stata la registrazione di ciò che hanno conquistato le masse non solo russe, ma anche tedesche, austriache, ungheresi, finlandesi, svizzere, in breve, le masse proletarie internazionali" (10).
Questo fu il risultato della lunga lotta dei bolscevichi contro il riformismo e il revisionismo dei capi della II Internazionale, per la purezza del marxismo, per la vittoria dei principi ideali e organizzativi del marxismo-leninismo su scala internazionale, per il trionfo dell'internazionalismo proletario.
Il risultato principale dell'Internazionale comunista nella storia del movimento operaio internazionale fu l'applicazione pratica dell'insegnamento della dittatura del proletariato. Come indicò Lenin, "l'importanza storica mondiale della III Internazionale, dell'Internazionale comunista, sta nell'aver incominciato a tradurre in pratica la più grande parola d'ordine di Marx, la parola d'ordine che riassume il secolare sviluppo del socialismo e del movimento operaio, la parola d'ordine che si esprime nel concetto di dittatura del proletariato"(11).
Il Comintern non solo riunì i partiti comunisti già esistenti, ma favorì la nascita di nuovi. Nel Comintern si raccolsero i migliori, i più qualificati elementi rivoluzionari del movimento operaio internazionale. Esso fu la prima organizzazione mondiale che, basandosi sull'esperienza della lotta rivoluzionaria degli operai di tutti i continenti e di tutti i popoli, nella sua attività pratica pienamente e incondizionatamente si pose su posizioni marxiste-leniniste.
La formazione dell'Internazionale comunista ebbe grande importanza anche per il fatto che alla II Internazionale opportunistica della socialdemocrazia, a questo agente dell'imperialismo nelle file della classe operaia ora si opponeva una nuova organizzazione mondiale, che esprimeva la vera unità degli operai rivoluzionari di tutto il mondo e diventava l'unica, sincera rappresentante dei loro interessi.
Il programma dell'Internazionale comunista, varato nel 1928, definì così il suo posto nella storia del movimento operaio: "L'Internazionale comunista, raggruppando gli operai rivoluzionari, che guidano milioni di oppressi e sfruttati contro la borghesia e i suoi agenti socialisti altro non è che l'erede storica della Lega dei Comunisti e della I Internazionale, che operarono sotto la guida diretta di Marx, e l'erede delle migliori tradizioni di anteguerra della II Internazionale. La I Internazionale gettò le basi ideali della lotta internazionale proletaria per il socialismo; la II, nel suo periodo migliore, preparò il terreno per una estesa e massiccia diffusione del movimento operaio. La III continuò l'opera della I e, valorizzando gli insegnamenti della II, ruppe decisamente con l'opportunismo, con il socialsciovinismo, con la caricatura borghese del socialismo dando l'avvio alla pratica della dittatura del proletariato...".
Il I e il II congresso dell'Internazionale comunista si svolsero sotto la direzione e con la partecipazione attiva di Lenin. Le sue opere riguardanti le principali questioni teoriche e pratiche del movimento comunista, gli interventi, i discorsi, le conversazioni con i rappresentanti dei partiti comunisti, tutta la multiforme attività del capo del proletariato mondiale furono di grande aiuto nell'elaborazione teorica e organizzativa necessaria per il rafforzamento del Comintern al momento della sua nascita. Essa aiutò i giovani partiti comunisti a diventare partiti genuinamente rivoluzionari di tipo nuovo. I principi elaborati dal I e dal II congresso del Comintern accrebbero l'autorità dei partiti comunisti fra i lavoratori di tutti i paesi ed educarono migliaia di esperti dirigenti del movimento comunista.
Note:
1) V. I. LENIN: Agli operai americani, Opere, vol. 30, pag. 27.
2) V. I. LENIN: Come la borghesia si serve dei rinnegati, Opere, vol. 30, pagg. 24-25.
3) V. I. LENIN: L'estremismo, malattia infantile del comunismo, Opere, vol. 31, pag. 37.
4) V. I. LENIN: Ibidem, pag. 82.
5) V. I. LENIN: II congresso dell'Internazionale comunista. Rapporto sulla situazione internazionale e sui compiti fondamentali dell'Internazionale comunista Opere, vol. 31, pag. 220.
6) V. I. LENIN: La rivoluzione proletaria e il rinnegato Kautsky, Opere, vol. 28, pag. 297.
7) V. I. LENIN: II congresso dell'Internazionale comunista. Discorso sul parlamentarismo, Opere, vol. 31, pag. 242.
8) V. I. LENIN: Il II congresso dell'Internazionale comunista, Opere, vol. 31, pag. 257.
9) V. I. LENIN: Lettera agli operai tedeschi, Opere, vol. 32.
10) V. I. LENIN : Conquistato e registrato, Opere, vol. 28, pag. 481.
11) V. I. LENIN: La III Internazionale e il suo posto nella storia Opere, vol. 29.