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- cultura e memoria resistenti - storia - 19-04-11 - n. 360
da Antologia della Resistenza, a cura di Luisa Sturani, pagg. 362-363, Centro del libro popolare - Torino, 1951
Trascrizione a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Non si può spegnere la voce di Antonio Banfo: E' la voce di Torino *
Agli innumerevoli assassinii compiuti dai fascisti un altro se ne aggiunge, orrendo, freddamente perpetrato, freddamente compiuto.
La vittima: l'operaio comunista Antonio Banfo, purissima figura di rappresentante della classe operaia torinese; l'assassino: il colonnello Cabras, tristo figuro fascista dalle mani lorde di sangue.
Le uscite sono bloccate. Il comandante della sbirraglia fascista, colonnello Cabras, s'inoltra fra gli operai che hanno incrociate le braccia. Vuole convincerli, sotto la minaccia dei fucili, a riprendere il lavoro.
Antonio Banfo si fa avanti. La sua è la voce di tutti gli operai presenti: «Noi, - dice, - non riprenderemo il lavoro. Bisogna che gli assassini che ci governano sappiano che non siamo disposti a tollerare ancora i massacri quotidiani di operai, di cittadini, di intere famiglie. Noi agli assassini diciamo: basta».
Cabras s'avvicina a Banfo col passo leggero della belva. Gli chiede il nome, saputolo, sorride. «Banfo, - disse, - ti garantisco che tu non vedrai più massacri».
La sentenza è pronunciata. Cabras s'allontana contento: ha la sua vittima, la conosce. Le ore classiche dell'assassinio fascista sono quelle silenziose del coprifuoco.
E la sera stessa, alle 22,30, la sbirraglia penetra nella casa dell'operaio. A nulla valgono le lagrime di otto bambini e di due donne. Antonio Banfo e il suo genero Salvatore Melis vengono trascinati via.
I loro cadaveri saranno ritrovati all'alba in una via cittadina.
Ma quello di Antonio Banfo è un cadavere che fa paura; è un cadavere del quale non ci si può sbarazzare. Banfo aveva parlato con la voce di duecentomila operai torinesi. La sua morte inserisce a grandi lettere il suo nome nella storia gloriosa della liberazione italiana.
E allora l'assassino arretra. Vuole nascondere le mani lorde del sangue recente. Tenta l'ultima vigliaccheria: quella di attribuire l'assassinio ad altri, quella di gettar fango sul volto dell'eroe ucciso, perché Torino non riconosca nelle sue sembianze quelle del suo purissimo eroe.
Si tenta di far scomparire le tracce del delitto. E le tracce restano, incancellabili. Tutti coloro che hanno visto attestano virilmente che sono i fascisti che hanno ucciso. Tutti sanno la verità. Lo sa Torino intera.
Operai!
Antonio Banfo era un vostro capo amato. Entrando quale fulgidissimo eroe nazionale nella storia, è divenuto un capo di tutto il popolo italiano. Egli è l'eroe del 18 aprile, l'eroe di questa grande giornata in cui tutto il popolo compatto è disceso in lotta contro il terrore e la fame.
L'assassino Cabras morrà. Egli sarà raggiunto dall'implacabile giustizia popolare. Il suo nome sarà per sempre nome d'infamia.
L'insurrezione nazionale contro la feroce tirannide nazifascista è cominciata. Il luminoso esempio di Antonio Banfo guiderà tutti sulla via del dovere.
Il Comitato di Liberazione Nazionale del Piemonte
Torino, 21 Aprile 1945.
* Non si può spegnere la voce di Antonio Banfo: è la voce di Torino - Volantino diffuso in tutte le fabbriche e per le strade.
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