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- cultura e memoria resistenti - storia - 02-11-11 - n. 383
da Accademia delle Scienze dell'URSS, Storia universale vol. X, Teti Editore, Milano, 1975, pag. 53,56,78
L’aggressione dell’Italia alla Grecia
I paesi dell’Europa sud-orientale erano stati ancor prima della guerra oggetto delle mire imperialistiche della Germania e dell’Italia. I successi della Germania nell’Europa occidentale nel 1940 suscitarono un certo allarme a Roma. I capi del fascismo italiano temevano che la Germania avrebbe instaurato il proprio domino nella penisola balcanica ai danni dell’Italia, che considerava i Balcani come una sfera dei propri interessi. Mussolini decise di precorrere gli avvenimenti e di occupare la Grecia. In Grecia il potere era nelle mani del dittatore Metaxàs. Economicamente il regime poggiava sull’Inghilterra, mentre dal punto di vista ideologico appariva legato maggiormente agli stati fascisti, alla Germania e all’Italia. Questa duplice natura della reazione greca trovò la sua espressione nella politica di “neutralità”, che serviva a un tempo gli interessi sia degli uomini di Monaco che degli aggressori.
Il 28 ottobre 1940 l’Italia fascista, senza avvertirne la Germania, lanciò un ultimatum alla Grecia. Il governo Metaxàs, considerando i sentimenti antifascisti del popolo greco e la posizione dell’Inghilterra, lo respinse. Lo stesso giorno l’Italia aggredì la Grecia. A Roma non c’erano dubbi sul successo: contro la Grecia venne lanciata una armata scelta di 200 mila uomini. Sfruttando la propria superiorità di uomini e mezzi e la mancanza di preparativi militari da parte greca, le truppe italiane si spinsero verso l’interno della Grecia raggiungendo località a 50 chilometri dalla frontiera. Ma le speranze degli invasori di una rapida conquista del paese non si avverarono. L’esercito e la popolazione greca opposero una eroica resistenza. Il Partito comunista di Grecia chiamò il popolo a respingere gli aggressori. Nella prima metà di novembre le truppe greche, con l’appoggio dell’intera popolazione delle regioni montane del Pindo, fermarono il nemico. Il comando greco, tuttavia, non sfruttò l’occasione per infliggere una dura lezione agli aggressori mutando in tal mode la situazione nei Balcani. Non credendo nella vittoria, esso non aveva elaborato in tempo un piano per l’offensiva. L’offensiva dell’esercito greco, che cacciò gli invasori dal territorio del paese, fu compiuta alla fine del dicembre 1940 in Albania, presso la zona del lago Ochrida e del monte Tomor. Nel novembre 1940 truppe inglesi vennero sbarcate in Grecia e parteciparono alle azioni belliche. Il fronte attivo nei Balcani era indispensabile all’Inghilterra per mantenersi sul continente europeo e per allentare la pressione delle potenze dell’Asse nell’Africa settentrionale. Il tentativo dell’esercito italiano di passare nuovamente all’offensiva agli inizi del 1941 non ebbe successo. Dopo di ciò la guerra assunse un carattere di posizione. La sconfitta dell’Italia sul fronte greco indebolì in certa misura il prestigio delle potenze dell’Asse.
La disfatta della Grecia
Le azioni militari delle truppe tedesche in Grecia iniziarono pure il 6 aprile 1941. Le truppe tedesche, passate all’offensiva dal territorio della Bulgaria in direzione di Salonicco, così come quelle italiane attaccanti dall’Albania, non poterono nei primi giorni infrangere la resistenza delle truppe delle armate della Macedonia orientale e dell’Epiro. Le truppe greche che tenevano saldamente le posizioni sulla linea Metaxàs, a nord di Salonicco, e alla frontiera con l’Albania respinsero i massicci attacchi delle forze nemiche.
Ma il 9 aprile su ordine del governo l’esercito greco della Macedonia capitolava. Ciò peggiorò la situazione delle truppe greche nell’Epiro, che vennero a trovarsi sotto la minaccia dell’accerchiamento. Nella situazione creatasi il comando greco fu costretto a dare l’ordine di ritirarsi verso sud. Il ritiro del corpo di spedizione inglese permise agli hitleriani di colpire da est il raggruppamento greco dell’Epiro e di tagliargli la via della ritirata verso sud. Negli ambienti governativi greci si diffuse un’ondata di disfattismo. Il 19 aprile il primo ministro greco Koryzis, che aveva sostituito Joannis Metaxàs, morto nel gennaio 1941, si uccise.
I tentativi delle truppe anglo-greche di tenere le posizioni difensive sull’Olimpo e nella zona di Édessa-Flórin, furono inutili. Il 20 aprile l’esercito greco dell’Epiro deponeva le armi. Il 27 aprile le truppe tedesche entravano in Atene. Re Giorgio II e il governo fuggivano. Singoli reparti dell’esercito greco e il corpo di spedizione inglese si ritirarono in fretta verso sud per raggiungere i porti della penisola del Peloponneso. Tra il 24 e il 29 aprile le truppe inglesi vennero evacuate dalla Grecia. Si riuscì a fare partire 50.000 uomini del corpo di spedizione, che era formato di 62 mila uomini. Tuttavia, come era accaduto a Dunkerque, le armi pesanti e le munizioni vennero abbandonate al nemico.
Il 1° giugno le truppe tedesche e italiane completavano l’occupazione della Grecia.
La conquista di Creta
Prima ancora di concludere la campagna di Grecia il comando hitleriano passò ai preparativi per la conquista dell’isola di Creta. Quest’isola della zona orientale del mar Mediterraneo rappresentava un importante avamposto dell’Inghilterra. Dalle basi aeree situate a Creta l’aviazione inglese poteva bombardare i porto petroliferi romeni, tenere sotto controllo le comunicazioni terrestri e marittime del nemico nell’Europa sud-orientale.
D’altro canto l’occupazione di Creta avrebbe dato un importante punto d’appoggio alle potenze dell’Asse per le azioni contro il canale di Suez e per allargare il fronte dell’aggressione nei paesi del Medio Oriente.
Per impossessarsi dell’isola i tedeschi si servirono di truppe aviotrasportate. Benché a Londra si comprendesse bene l’importanza strategica di Creta, e fossero state date anche le disposizioni per la difesa dell’isola, il comando inglese nell’isola non si attendeva il lancio di ingenti forze paracadutate e non fece a tempo a creare una solida difesa.
Il 20 maggio comincio lo sbarco delle truppe aviotrasportate tedesche. Nell’isola si accesero accaniti combattimenti, ai quali parteciparono assieme ai soldati inglesi e neozelandesi anche soldati dell’esercito greco e una parte della popolazione locale. I tentativi degli hitleriani di inviare rinforzi dal mare furono infranti dalla flotta inglese, che disperse e affondi il convo glio nemico. Ciò tuttavia non servì a salvare la situazione: a Creta giungevano con gli aerei sempre nuovi reparti, mentre l’aviazione tedesca bloccava le vie marittime verso l’isola e infliggeva serie perdite alla flotta inglese. Tuttavia le truppe a disposizione del comando inglese opposero una accanita resistenza. Solo il 2 giugno Creta venne completamente occupata dalle truppe tedesche.
Su una guarnigione di 32.000 uomini, 18.000 soldati furono evacuati. Gli hitleriani persero circa 4.000 uomini, soprattutto paracadutisti.
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Il sorgere del movimento di resistenza
In Grecia la lotta contro gli occupanti fu anch’essa diretta dal partito comunista. Nonostante le gravi perdite (nelle mani degli occupanti caddero 2.000 comunisti, chiusi nelle carceri greche), il Partito comunista di Grecia trovò in sé forze sufficienti per alzare la bandiera della lotta per l’indipendenza del paese. Il segnale della lotta venne dato il 31 maggio 1941 dal patriota Manolis Glezos e dal sue compagno Apostolos Sandas, che, rischiando la vita, strapparono dall’Acropoli la bandiera con la svastica nazista.
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