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Cinque secoli fa, la grande rivolta contadina in Germania
U.C. | piattaformacomunista.com
08/09/2025

Esattamente cinque secoli fa, in gran parte del territorio dell'attuale Germania, esplose una delle più potenti rivolte contadine della storia del mondo moderno. Di vera e propria "Guerra contadina" parla infatti Friedrich Engels nel suo testo Der Deutsche Bauernkrieg (La Guerra contadina tedesca, 1850) scritto a Londra in un periodo immediatamente successivo ai due anni di rivolte (1848-49) che avevano travolto gran parte dell'Europa.
Moti religiosi ed economico-sociali avevano prodotto, nel centro del Continente, la grande Riforma in antitesi con la Chiesa romana, giudicata corrotta e contraria allo sviluppo economico ed al progresso delle nuove ed emergenti classi sociali. E' infatti nel 1517 che Martin Lutero, monaco tedesco, cominciò a criticare apertamente l'autoritarismo papale con l'affissione delle famose 95 tesi a Wittenberg. Da allora presero piede i movimenti riformisti in numerosissimi territori centro-europei, facilitati ed apertamente appoggiati dagli interessi degli abitanti delle città, dei commercianti, degli artigiani, di alcuni nobili locali e di proprietari di terreni e immobili.
La situazione economica germanica dalla fine del 1400, racconta Engels nel suo saggio, si era fortemente modificata, a causa del massiccio inurbamento e dell'aumento dei volumi di traffico commerciale. Il passaggio dall'economia "naturale" a quella mercantile aveva posto la città e la banca al centro della società moderna, ma tutto ciò posava sulle spalle del lavoro agricolo.
L'aumento dei prezzi e l'impoverimento delle masse contadine, la servitù della gleba che era sotto la totale dipendenza dei proprietari feudali, aveva portato, già verso la fine del XV secolo, a rivolte nelle campagne, duramente represse anche perché sporadiche e scollegate tra loro. L'occasione dei movimenti riformisti, che si andavano sviluppando a macchia d'olio nelle città tedesche (ma anche austriache, svizzere, boeme), fu colta in pieno dalla rabbia contadina che s'era tutt'altro che sopita dopo le repressioni di qualche decennio prima.
Mentre la Riforma, soprattutto luterana, si andava espandendo grazie all'adesione di numerosi prìncipi e della borghesia cittadina, i lavoratori sfruttati della campagna e della città, i garzoni e gli apprendisti, restavano completamente nell'ombra di tale movimento progressista ed apparivano del tutto esclusi da questa modernizzazione dei rapporti sociali ed economici.
Il passaggio, lento e doloroso, dall'economia feudale a quella borghese, dal potere in mano alla nobiltà (ed al suo alleato clericale) al potere in mano alla nuova classe proprietaria cittadina, la nascente borghesia, nell'analisi di Engels fa da fondale della Guerra contadina tedesca del 1525. Senza comprendere questo importante divenire storico complessivo non è possibile capire le motivazioni profonde delle rivolte nelle campagne.
Le classi sociali nel 1500
Appare quindi fondamentale tratteggiare in modo puntuale gli elementi sociali in gioco all'inizio del XVI secolo nell'Europa centrale, così come fa Engels nel suo testo.
I prìncipi avevano ereditato grandi territori facenti parte dell'Impero, godevano di notevoli privilegi, disponevano di eserciti permanenti, imponevano tasse, erano di fatto indipendenti dal potere centrale imperiale e, sotto di loro, permanevano come sudditi sia i cittadini che i contadini, anche se con diritti differenziati. I prìncipi facevano parte della nobiltà feudale e si erano, col tempo, resi apparentemente indipendenti dal punto di vista economico, ma di fatto le loro finanze dipendevano dalla disponibilità delle banche cittadine.
La piccola nobiltà, la cavalleria, di origine feudale ma in rapida caduta di potere perché esclusa dall'imposizione di tasse e dalla proprietà di grandi territori, andava incontro alla sua dissoluzione, anche in conseguenza dell'invenzione delle nuove armi da fuoco che aveva portato con sé l'inutilità delle formazioni dei cavalieri negli eserciti moderni. Questa classe si trovava in contraddizione con quella dei prìncipi, ma anche con quella clericale.
Il clero, pur mantenendo i privilegi feudali garantiti da secoli, in particolare sui contadini, sul diritto a possedere anche eserciti, sulla tassazione e sui territori di proprietà, pativa enormemente la modernizzazione crescente, impersonata dall'invenzione dei caratteri a stampa che avevano diminuito l'importanza della parola pronunciata ex cathedra o comunque dal pulpito. Al proprio interno, il clero di origine feudale era diviso in modo evidente e conflittuale da quello costituito dai predicatori di campagna e di città. La dipendenza del clero 'periferico' dal clero romano e dal papa aveva anche portato all'esplosione del commercio di reliquie e di indulgenze, per "far cassa".
La borghesia era la classe sociale che s'andava sviluppando più d'ogni altra, grazie all'inurbamento ed al crescere delle città e dei piccoli borghi. La base economica non era però univoca e diede luogo, secondo Engels, a ben tre settori riconoscibili della stessa classe. Le famiglie più ricche, le casate patrizie, di fatto dominavano la vita cittadina, detenendo il potere saldamente attraverso i consigli, imponendo tasse, praticando l'usura, possedendo terreni, immobili, proprietà commerciali, banche, piccoli stabilimenti industriali, laboratori e controllo delle corporazioni. A costoro si opponeva una borghesia meno ricca ma anche più aperta, ferocemente anticlericale e 'progressista'.
C'era infine una piccola borghesia "plebea" (così definita dallo stesso Engels), insofferente, molto meno ricca e che godeva di minori diritti civici; anch'essa si opponeva alle "ruberie per diritto" e non era insensibile agli eccessi feudali ed allo sfruttamento dei contadini.
I contadini erano al di sotto di tutte le precedenti classi, all'infuori dei settori 'plebei' della borghesia e rappresentavano "la grande massa degli sfruttati della nazione".
"Sul contadino gravavano tutti gli strati dell'edifico sociale: principi, funzionari, nobiltà, preti, patrizi e borghesi. Appartenesse ad un principe, a un nobile dell'Impero, a un vescovo, a un monastero, a una città, dappertutto era trattato come una cosa, come una bestia da soma e anche peggio" scrive Engels.
E' naturale che soprattutto da questo strato sociale sottoposto ad uno sfruttamento feroce fosse attesa una vera mutazione dell'ordine costituito.
Anche nei secoli precedenti c'erano state rivolte contadine ma, parcellizzate sul territorio, disomogenee, non organizzate e senza possibili alleanze con alcun altro strato sociale, erano state facilmente e sanguinosamente debellate dagli eserciti dei vari nobili, del clero, della borghesia.
L'evolversi della società del XVI secolo, sul suolo della futura Germania, portò rapidamente alla modifica dell'immobilismo secolare feudale. In particolare, è stata la nascita della borghesia, pur con le sue differenze interne, a muovere la Storia, grazie all'espansione delle città, alle nuove invenzioni, alla crescita economica e commerciale, alle sue rivendicazioni di potere.
La formazione di strati poveri borghesi, l'esistenza di una sorta di proletariato cittadino, le istanze di poter usufruire di diritti da parte di questi 'plebei' si sono saldate con quelle secolari dei contadini, dando luogo ad una forza distruttiva dell'ordine feudale, fino a determinarne la caduta dopo lunghe e aspre lotte che inizialmente assunsero la forma religiosa, per poi liberarsi progressivamente di questo involucro.
La Guerra contadina, le rivendicazioni e Thomas Müntzer
La protesta dei riformatori come Martin Lutero contro la Chiesa di Roma aveva portato, a partire dal 1517, alla nascita d'una forte coalizione tra alcuni prìncipi, piccola nobiltà, borghesia e parte del clero locale, che vedevano nello strappo con il papa un'occasione di emancipazione anche economica e di potere rispetto alle vecchie autorità centrali (imperatore e papa).
La Riforma non portò però alcun cambiamento nella plebaglia cittadina o nel mondo contadino. La grande insurrezione contadina fu preparata in modo nascosto, lento e con tecnica cospirativa, tanto che esplose nel 1525 in modo del tutto inatteso. Le masse contadine, in vari punti della terra germanica, si sollevarono con chiari obiettivi, enunciati in un documento comprensivo di dodici articoli.
Tra i punti emergevano la richiesta di un clero eletto dal popolo e revocabile, l'abolizione della servitù della gleba, del diritto di caccia e pesca per i nobili, la limitazione della servitù e di tassazioni eccessive, la restituzione e l'usufrutto di boschi e pascoli agli allevatori ed ai coltivatori, la cancellazione di ogni arbitrio e violenza nell'amministrazione della giustizia e nella gestione pubblica.
La chiarezza degli obiettivi aveva portato, in un primo momento, ad avere dalla parte dei contadini anche lo stesso Lutero ed il suo discepolo Melantone, nonché la simpatia di qualche nobile e di molti borghesi.
Martin Lutero, il 16 aprile 1525, arrivò a consigliare nobili e borghesi a considerare come giuste le richieste contadine, salvo rimangiarsi quanto pubblicamente affermato, con lo scritto che divulgò il 6 maggio, in cui accusava i contadini in armi di essere "ladri ed assassini" da schiacciare con tutta la violenza necessaria.
Era semplicemente accaduto che una buona parte dei prìncipi tedeschi si era allarmata per le richieste contadine che miravano alla riappropriazione di terre e boschi, all'abolizione della tanto amata caccia libera (per loro), ed aveva iniziato a muovere eserciti e cavalieri per distruggere ogni rivolta. Lutero, semplicemente, si allineò.
Altrettanto non fece un altro monaco, Thomas Müntzer, che invece sposò totalmente la causa contadina, divenendone forte riferimento politico, grazie alle sue continue prediche in varie città e presso molte piccole comunità tedesche. Il motto, sintetico e d'impatto enorme, coniato dai rivoltosi fu "omnia sunt communia" ("tutte le cose sono di tutti").
Gli scontri armati furono molto combattuti ma l'esito era scontato, soprattutto a motivo della disparità delle forze in campo e degli armamenti tecnicamente superiori da parte della coalizione tra nobili, clero e borghesia. Lo scontro più duro si ebbe a Frankenhausen, in Turingia, il 15 maggio, che si risolse in una mattanza orribile. I lanzichenecchi assoldati da prìncipi e duchi massacrarono oltre 7.000 contadini, a fronte di soli sei morti nelle fila dell'esercito nobiliare. Lo stesso Müntzer venne catturato, poi torturato e decapitato sulla piazza di Mülhausen il 27 maggio 1525.
Ma gli scontri si ebbero in molti altri centri tedeschi, nelle campagne, nelle città, dal nord all'Alsazia ed alla Baviera e perfino nel Trentino e nel Tirolo austriaco.
Una 'coda' degli avvenimenti è rappresentata dal soffocamento sanguinoso della pacifica rivolta degli anabattisti, contrari alla dipendenza dalla Chiesa cattolica ed al battesimo in tenera età, ma anche fortemente contrapposti al potere della nobiltà, sulle orme della predicazione di Müntzer.
Repressi duramente dalle truppe imperiali di Carlo V e dalla nobiltà cattolica ed evangelica, gli anabattisti vennero condannati al rogo un po' ovunque o riuscirono a fuggire verso l'Olanda. I superstiti si riorganizzarono e tentarono una estrema difesa armata nella città di Münster, in
Vestfalia, nel 1535, ma vennero sopraffatti e sterminati, grazie in particolar modo alla ferocia del principe-vescovo cattolico, al comando delle truppe.
La 'lezione' della Guerra contadina tedesca
Sbagliano, secondo Engels, coloro che non contestualizzano la grande rivolta dei contadini tedeschi, riducendola ad un sollevamento contro il proprio stato di servi della gleba e contro lo sfruttamento della propria forza lavoro da parte della nobiltà e del clero.
Lo scatenamento di questa storica rivoluzione è dovuto ad una serie di circostanze, tra cui risulta fondamentale la saldatura con i 'plebei' cittadini. Non per niente, ai contadini si spalancarono le porte di molte città.
Engels si rende conto, in modo particolare, dell'importanza di tale rivolta, scoppiata ben 250 anni prima della grande Rivoluzione francese e con caratteristiche 'moderne', in quanto aveva individuato in modo corretto - e lo si vede dai dodici articoli del documento posto a base dell'insurrezione - gli obiettivi a quel tempo desiderabili e possibili ed aveva prefigurato un'alleanza strategica con un altro fondamentale strato plebeo, quella della piccola borghesia urbana.
Si gettavano così le basi per una visione moderna della lotta politica. Tutt'altro che il messianismo contadino tramandatoci per secoli da analisti di parte borghese. Non per niente, la stampa di fogli volanti e la lettura collettiva hanno rappresentato una prova di maturità non trascurabile.
Lo studio della Guerra contadina da parte di Franz Mehring (autore, tra l'altro, della bella biografia marxiana, Karl Marx, Geschichte seines Lebens, 1918), che la inserì nella sua Storia della Germania moderna (1910), nota alcune cose che Engels non poteva, nel 1850, ancora sapere.
Innanzitutto, il fatto che la rivolta contadina tedesca è durata praticamente gli stessi giorni della grande rivolta della Comune di Parigi del 1871 e, come questa, ha avuto un grande limite nella preparazione militare.
Secondariamente, il fatto che, molto tempo prima della Rivoluzione francese, i contadini tedeschi distrussero molte chiese e conventi, nonché parecchie dimore nobili e castelli. E ancora, la rivolta contadina si è accesa simultaneamente in vari luoghi tra loro anche molto lontani, cosa che denota una forte organizzazione, basata su una preparazione silenziosa e minuziosa.
A distanza di cinque secoli esatti da quella rivolta collettiva, si può affermare che quell'esperienza, nonostante sia terminata in un bagno di sangue, costituisce un passaggio fondamentale nella storia della lotta di classe, quindi della coscienza del proletariato e delle sue istanze; ma anche nella maturazione della borghesia che approfittò della lotta rivoluzionaria dei contadini per rovesciare il regime feudale e conquistare il potere.
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