www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - storia - 03-11-25 - n. 945

108 anni dopo la Rivoluzione bolscevica

Nathália Mozer * | pcb.org.br
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

28/10/2025


Manifesto: «Donne lavoratrici, prendete le armi!» (1917) - Lev Brodarty

La Rivoluzione d'Ottobre del 1917 non è stato un semplice evento storico, ma l'inizio di una nuova era in cui i lavoratori russi presero il controllo del proprio destino. Sotto la guida dei bolscevichi, il popolo russo dimostrò al mondo che era possibile rovesciare l'impero e costruire una società basata sulla giustizia sociale e sullo sfruttamento collettivo della terra e dei mezzi di produzione.

La guerra e il contesto di carestia rendevano miserabile la vita dei lavoratori. Mentre il governo provvisorio perseverava nel conflitto, le strade erano teatro di manifestazioni che chiedevano «pace, pane e terra». La presa del potere in ottobre fu il culmine di un processo rivoluzionario in cui i consigli operai (soviet) presero in mano il loro destino.

La rivoluzione ha portato a una trasformazione senza precedenti delle condizioni di vita delle donne. Non appena saliti al potere, i nuovi dirigenti socialisti promulgarono leggi che ponevano la Russia sovietica all'avanguardia nella lotta per i diritti delle donne nel mondo. Il Codice della famiglia del 1918 istituì la totale uguaglianza giuridica tra uomini e donne, concesse il diritto al divorzio su richiesta di uno dei coniugi, abolì la distinzione tra figli «legittimi» e «illegittimi» e garantì alle donne il controllo dei propri redditi. Queste misure costituivano strumenti concreti per liberare le donne dalla schiavitù domestica e dalla dipendenza dal matrimonio.

Una rivoluzione nella vita delle donne

I rivoluzionari affermavano che la liberazione delle donne era indissociabile da quella dell'intera classe operaia. Furono create reti di asili nido, lavanderie e cucine comunitarie per socializzare il lavoro domestico, tradizionalmente non retribuito e imposto alle donne. La legislazione sul lavoro più avanzata al mondo garantiva il congedo di maternità retribuito e la parità salariale. Alexandra Kollontaj, Clara Zetkin e Nazeda  Krupskaia divennero le voci teoriche e pratiche di questa emancipazione, affermando che la vera libertà delle donne richiedeva sia l'indipendenza economica sia una trasformazione dei costumi sessuali e familiari.

Il terzo pilastro dell'emancipazione femminile fu la massiccia apertura dell'istruzione e di tutte le professioni. Le donne sovietiche ebbero la possibilità di diventare ingegnere, medico, scienziato, giudice, pilota, ecc. Questa trasformazione non solo migliorò notevolmente la condizione sociale delle donne, ma ispirò anche le lotte femministe in tutto il mondo, dimostrando concretamente che l'uguaglianza formale era insufficiente senza le condizioni materiali necessarie alla sua attuazione. I bolscevichi misero la questione delle lavoratrici al centro del progetto di costruzione del socialismo.

L'esistenza stessa dell'Unione Sovietica esercitò una pressione sui capitalisti. Il timore della rivoluzione costrinse le élite dirigenti dei paesi capitalisti a fare importanti concessioni ai movimenti operai per evitare rivolte. L'emergere dello Stato sociale nell'Europa del dopoguerra, con i suoi diritti dei lavoratori, la sua sicurezza sociale, la sua sanità pubblica e la sua istruzione universale, non era una semplice concessione benevola, ma una risposta diretta alla minaccia competitiva rappresentata dal blocco socialista. L'eredità del 1917 rimane viva e serve da insegnamento a diverse generazioni di militanti rivoluzionari che lottano e sognano una vita nuova, libera dallo sfruttamento di classe.

*) Nathália Mozer, Direttrice della Fondazione Dinarco Reis


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