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- cultura e memoria resistenti - storia - 16-11-25 - n. 947
Chi era Eugene Debs?
Michael K. Smith | counterpunch.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
14/11/2025
Debs mentre era in prigione a Woodstock, Illinois, nel 1895 - Pubblico dominio
Nel suo recente discorso per la vittoria delle elezioni alla carica di sindaco di New York City, Zohran Mamdani ha citato Eugene Debs, risvegliando l'interesse per l'uomo che si è guadagnato il soprannome di "Mr. Socialism".
Per diciassette anni Debs è stato membro della Brotherhood of Locomotive Firemen, strappandosi al sonno per studiare contemporaneamente politica, economia e storia. Con una perseveranza meticolosa si trasformò nel peggior incubo di ogni dirigente di impresa: un sindacalista istruito in grado di svelare i nodi della contraddizione capitalista, rendendo evidente a tutti la necessità di una rivoluzione.
Incapace di ignorare le continue richieste di aiuto dei lavoratori, andava ovunque fosse chiamato, senza mai riuscire a disfare la valigia. Negli anni difficili donava fino a 900 dollari del suo stipendio di 1500 dollari per mantenere in vita il sindacato e la sua rivista, guidando i lavoratori attraverso scioperi, depressione e bancarotta incombente.
Notte dopo notte vagava per gli scali ferroviari, dove la sua costante agitazione gli valse l'espulsione dalla rimessa (un edificio circolare utilizzato per la manutenzione e il deposito dei treni) e dai treni.
Divenne un eccellente e popolare oratore: i suoi discorsi resero il socialismo tanto americano quanto la Liberty Bell [icona della libertà statunitense, ndt]. Lodava lo spirito combattivo dei lavoratori e riversava il suo disprezzo sulle compagnie minerarie e sui meschini capitalisti predatori che li sfruttavano. Anche chi era avvezzo alla narrazione sul socialismo, ne restava ammaliato. Quando provava i suoi discorsi a casa, i vicini uscivano per ascoltare.
Quando si candidò alla presidenza degli Stati Uniti nel 1904 (il secondo di cinque tentativi, l'ultimo dei quali da una cella di prigione), il socialismo si era fatto strada sulla scena politica nazionale. Gli insegnanti mettevano in guardia dalla sua crescente minaccia; i lavoratori affollavano le sale riunioni per ascoltare le sue promesse entusiastiche.
Debs fu la scelta unanime per rappresentare il Partito Socialista quell'anno. Sulla scia di una vertiginosa ondata di fusioni aziendali, trecento imprese controllavano oltre il quaranta per cento del capitale industriale del Paese e il monopolio divenne rapidamente il tema dominante della campagna elettorale. Riempiendo auditorium con biglietti a pagamento, Debs ridicolizzò i piani di Teddy Roosevelt per smantellare i trust, accusandoli di non riuscire a riequilibrare il potere di classe, e derise l'idea che uno Stato dominato da gigantesche società private potesse mai alleviare le sofferenze dei lavoratori: "La proprietà pubblica dei servizi pubblici non significa nulla per i lavoratori sotto la proprietà capitalista del governo", tuonò.
Con i giornalisti scandalistici che continuavano a denunciare le enormi frodi, gli sprechi e gli abusi del sistema del profitto, sempre più persone erano inclini a credere che il capitalismo fosse destinato al fallimento.
Il giornale socialista Appeal to Reason vantava mezzo milione di lettori, educando una vasta massa di agricoltori, operai e ferrovieri solo nel Midwest. Il numero di dicembre di quell'anno dedicato all'antitrust raccolse tre milioni di prenotazioni, la più grande tiratura di qualsiasi giornale nella storia americana. A New York City, The Call era un punto fermo in ogni quartiere operaio, mentre opuscoli di Marx e brochure socialiste con copertina rossa circolavano a milioni in tutto il paese. Teddy Roosevelt avvertì che il socialismo era «molto più minaccioso di qualsiasi movimento populista o analogo del passato». Sia i radicali che i reazionari vedevano il Partito Socialista come il futuro partito di opposizione degli Stati Uniti.
Un esercito di volontari di Debs sollecitava contributi, suonava i campanelli, vendeva giornali, parlava con sconosciuti e gridava l'eresia politica della giustizia per i lavoratori nel sistema capitalista dai palchi improvvisati e dalle scale dei tribunali, consegnando a Debs quattrocentoventimila voti, quadruplicando il suo sostegno di quattro anni prima.
Non insensibile alle rivendicazioni, che dovevano essere risolte nella coscienza privata, ma rifiutando con forza qualsiasi diritto dei lavoratori ai profitti monopolistici, Teddy Roosevelt usò un ingente flusso di denaro delle grandi aziende che lo portò alla vittoria nelle elezioni.
Non lasciandosi piegare dai malanni che lo affliggevano - reumatismi, lombalgia ed emicranie croniche - Debs si candidò nuovamente alla presidenza nel 1908.
Girando il Paese in treno con il suo "Red Special", attirò folle enormi desiderose di vedere gli occhi ardenti di un profeta e sentire il calore della solidarietà di un vero uomo del popolo. Per sessantacinque giorni consecutivi tenne da cinque a venti comizi al giorno in tutto il Paese. Il New York Times definì la sua apparizione sold-out all'Hippodrome di New York il più grande incontro politico mai tenuto in quella città.
Poiché le volgari diffamazioni e le calunnie incendiarie non riuscirono a fermare la crescente ondata socialista, una nota di disperazione si insinuò nelle voci dei funzionari democratici e repubblicani che complottavano per "fermare Debs".
Il repubblicano William Howard Taft parlò gratuitamente alla Music Hall della sua città natale, Cincinnati, e riuscì a malapena a riempire i posti a sedere; Debs fece pagare un biglietto d'ingresso di dieci centesimi nella stessa sala ai lavoratori poveri e molti di loro dovettero restare fuori.
In uno spirito di leale concorrenza, i socialisti proposero a Taft di parlare al loro comizio per venti minuti in cambio di un intervento di Debs al pubblico repubblicano della stessa durata. Lo staff di Taft rifiutò prontamente l'offerta.
Conosciuto tra i lavoratori come il "padre delle ingiunzioni" per il suo successo nel reprimere gli scioperi con ordinanze del tribunale, Taft conquistò la Casa Bianca grazie alle ingenti donazioni elettorali delle grandi aziende tramite la National Association of Manufacturers.
Incapace di spezzare il monopolio capitalista del potere politico, l'influenza dei lavoratori continuò a crescere negli anni successivi attraverso l'organizzazione popolare e l'istruzione. Infine, nel 1917, subì un colpo decisivo da parte di Woodrow Wilson, che arruolò i lavoratori nel massacro industriale della guerra moderna e li mandò nei campi di sterminio europei (Prima guerra mondiale). Rifiutando gli appelli al "patriottismo", Debs si rifiutò di obbedire e fu incarcerato per aver ostacolato la leva militare. Il suo discorso alla sentenza fu un magistrale appello al socialismo. (*)
Condannato a dieci anni in un penitenziario di Atlanta, strinse amicizia con tutti i suoi compagni di cella, conquistando alla fine anche i suoi carcerieri con la sua immancabile gentilezza e sincerità.
Solo un cuore era troppo duro da raggiungere: quello di Woodrow Wilson. Nei suoi ultimi giorni di presidenza, il "Grande Idealista" rifiutò la consueta grazia natalizia per Debs. Finalmente rilasciato dal repubblicano Warren Harding il giorno di Natale del 1921, Debs godette del raro privilegio di poter salutare i suoi compagni di prigionia grazie a una deroga del direttore del carcere.
Mentre Debs percorreva il vialetto che conduce fuori dal carcere, si levò un boato dai compagni di prigionia, oltre duemila persone dimenticate e disprezzate dalla società. Voltandosi per salutare, il prigioniero 9563, che aveva sempre rifiutato privilegi speciali e li aveva trattati come gli uomini che erano, accolse l'ovazione con le lacrime che gli rigavano il viso.
*) Discorso alla sentenza:
"Vostro Onore, anni fa ho riconosciuto la mia affinità con tutti gli esseri viventi e ho deciso che non ero affatto migliore del più meschino sulla terra. Ho detto allora, e lo dico ora, che finché esiste una classe inferiore, io ne faccio parte, e finché esiste un elemento criminale, io ne faccio parte, e finché c'è un'anima in prigione, io non sono libero.
Ho ascoltato tutto ciò che è stato detto in questa corte a sostegno e a giustificazione di questo procedimento, ma la mia opinione rimane immutata. Considero la legge sullo spionaggio una legge dispotica in flagrante contrasto con i principi democratici e con lo spirito delle istituzioni libere... Vostro Onore, ho dichiarato in questa corte di essere contrario al sistema sociale in cui viviamo, di credere in un cambiamento fondamentale, ma se possibile con mezzi pacifici e ordinati [..]
"Questa mattina penso agli uomini nelle fabbriche e nei campi, agli uomini nelle miniere e nelle ferrovie. Penso alle donne che, per un salario misero, sono costrette a lavorare per tutta la loro arida esistenza; ai bambini piccoli che, in questo sistema, vengono privati della loro infanzia e, nella loro tenera età, vengono catturati dalla morsa spietata del profitto e costretti nelle segrete industriali, dove alimentano le mostruose macchine mentre loro stessi vengono affamati e rachitizzati, nel corpo e nell'anima. Li vedo denutriti e malati, le loro piccole vite spezzate e distrutte perché in questo momento cruciale della civiltà cristiana il denaro è ancora molto più importante della carne e del sangue dell'infanzia. In verità, oggi l'oro è dio e governa con pugno di ferro negli affari degli uomini.
"In questo paese - il più favorito della volta celeste - abbiamo vaste aree di terreno ricco e fertile, risorse materiali in abbondanza inesauribile, i macchinari produttivi più ingegnosi del mondo e milioni di lavoratori desiderosi di applicare la loro manodopera a quei macchinari per produrre in abbondanza per ogni uomo, donna e bambino: e se c'è ancora un gran numero di persone che sono vittime della povertà e le cui vite sono una lotta incessante dalla fanciullezza alla vecchiaia, fino a quando la morte finalmente viene in loro soccorso e culla queste sfortunate vittime in un sonno senza sogni, non è colpa dell'Onnipotente, non può essere imputata alla natura, ma è interamente dovuta al sistema sociale obsoleto in cui viviamo, che dovrebbe essere abolito non solo nell'interesse delle masse lavoratrici, ma nell'interesse superiore di tutta l'umanità [...]
"Credo, Vostro Onore, come tutti i socialisti, che questa nazione debba possedere e controllare le proprie industrie. Credo, come tutti i socialisti, che tutte le cose che sono necessarie e utilizzate in comune debbano essere di proprietà comune - che l'industria, base della nostra vita sociale, invece di essere proprietà privata di pochi e gestita per il loro arricchimento, debba essere proprietà comune di tutti, amministrata democraticamente nell'interesse di tutti [...]
"Mi oppongo a un ordine sociale in cui è possibile che un uomo che non fa assolutamente nulla di utile accumuli una fortuna di centinaia di milioni di dollari, mentre milioni di uomini e donne che lavorano tutti i giorni della loro vita riescono a malapena a guadagnarsi una misera esistenza.
"Questo ordine di cose non può durare per sempre. Ho espresso la mia protesta contro di esso. Riconosco la debolezza del mio sforzo, ma, fortunatamente, non sono solo. Ci sono migliaia di altre persone che, come me, hanno capito che prima di poter godere veramente dei benefici della vita civile, dobbiamo riorganizzare la società su basi reciproche e cooperative; e a tal fine abbiamo organizzato un grande movimento economico e politico che si sta diffondendo in tutto il mondo [...]
"Vostro Onore, non chiedo clemenza e non invoco l'immunità. Mi rendo conto che alla fine il diritto vigente deve prevalere. Non ho mai compreso così chiaramente come ora la grande lotta tra i poteri dell'avidità e dello sfruttamento da un lato e, dall'altro, le crescenti schiere della libertà industriale e della giustizia sociale".
Eugene Debs, 1918
Fonti
Philip S. Foner, History of the Labor Movement in the United States, Vol. 3 -The Policies and Practices of the American Federation of Labor 1900-1909, International Publishers, 1964) p. 306, 349, 356-7
Joseph Freeman, An American Testament- a narrative of rebels and romantics, (Farrar & Rinehart, 1936, p. 36)
Ray Ginger, The Bending Cross - A Biography of Eugene Victor Debs, (Rutgers, 1949) p. pps. 226, 230-3, 281-2
Mathew Josephson, The President Makers - The Culture of Politics and Leadership in an Age of Enlightenment 1896-1919 (Harcourt, 1940) pp. 168-9
Louis Adamic, Dynamite - The Story of Class Violence in America, (Chelsea House, 1958) pp. 128-33
Howard Zinn, Eugene Debs and the Idea of Socialism, 8 agosto 2022, www.rethinkingschools.org
Discorso di Debs alla sentenza citato da Chris Hedges, America: The Farewell Tour, pp. 107-9