Da diversi mesi, un coro straziante di leader «europei» (Regno Unito incluso) deplora il danno irreversibile arrecato alla difesa «europea» da un presidente americano maleducato che minaccia di rovinare gli eccellenti rapporti euro-americani e di esporli all'aggressione dei russi, dopo quasi 80 anni di alleanza di difesa fedele e sicura. Il successo di questa campagna si basa sull'ignoranza in cui sono state tenute le popolazioni riguardo alla realtà di questa «Alleanza»: con l'eccezione, parziale, del secondo mandato presidenziale di De Gaulle, durante il quale questi ordinò il ritiro della Francia dall'organizzazione militare del Patto Atlantico. Di fatto, egli contestò così agli Stati Uniti l'unica sostanziale presenza del suddetto Patto: le loro basi aeronavali. Questa decisione importante, ma incompleta - De Gaulle non denunciò il Patto Atlantico - fu messa in discussione nelle presidenze successive e Nicolas Sarkozy le inflisse un colpo fatale, impegno proseguito dai suoi successori [1]. Senza il nucleare, ci viene spiegato. Vedremo…
La «strategia periferica» degli Stati Uniti
Il «Patto» firmato il 4 aprile 1949 consacrava il trionfo della «strategia periferica» messa in atto dagli Stati Uniti sin dalla Prima guerra mondiale. Essa consisteva nell'ottenere il controllo totale del continente europeo, senza partecipare maggior parte dei conflitti (compito strutturalmente impossibile per l'esercito di un paese che non era mai stato sottoposto ad attacchi esterni). Sarebbe stata sostituita da una partecipazione finanziaria allo «sforzo bellico», tramite crediti per gli armamenti concessi a un gruppo di belligeranti (che avrebbero trascorso il dopoguerra a rimborsarli, sottoposti alle relative pressioni) per sconfiggere l'altro gruppo e imporgli, tramite la sconfitta, un nuovo «compromesso», più favorevole agli Stati Uniti. Nelle prime due guerre mondiali, fu la Germania, partner commerciale di primo piano, ma rivale troppo avida. Gli Stati Uniti ne ridussero le pretese per mezzo di soldati europei interposti prima di «ricostruirla» con una marea di crediti americani - ampiamente e notoriamente destinati al suo riarmo di «rivincita».
Questa strategia presupponeva l'assenza militare fino alla definizione definitiva dell'esito del conflitto, primavera-estate 1918, estate 1944, con intervento militare finale, prima della determinazione definitiva dei vantaggi dell'«Alleato» vincitore finanziario e totale, dei due conflitti.
È esplicito il bilancio ufficiale delle perdite delle due guerre mondiali, molto basse per gli Stati Uniti: Prima guerra mondiale, 117.000 morti di cui 53.000 «in combattimento», soprattutto in Francia; Seconda guerra mondiale: meno di 300.000 morti sui fronti asiatico ed europeo, anche in questo caso soprattutto in Francia (e in Belgio). In entrambe le guerre, nessuna perdita civile. I due paesi più colpiti nella Prima guerra mondiale sono la Russia (1914-1917), con oltre 1,8 milioni di morti militari e 1,5 milioni di morti civili (record assoluto per entrambe le tipologie), a cui si aggiungono circa 7 milioni di vittime della guerra non dichiarata dell'«Occidente», compreso il Giappone, 1918-1920; la Francia, 1914-novembre 1918, rispettivamente 1,4 milioni e 300.000. 1941-1945, l'URSS, secondo lo storico militare americano David Glantz, 35 milioni di morti, di cui 20 milioni di civili [2]. Queste cifre rendono superflui i dibattiti sull'identità dei vincitori militari.
E i suoi pericoli mortali per gli «Alleati»
La «strategia periferica», fondata, fin dalla Seconda Guerra Mondiale, su una schiacciante superiorità aerea, tramite i «bombardamenti strategici», fu al centro dei preparativi per la guerra successiva, già nel 1942-1943. Si trattava di strappare il dominio militare del mondo, contro il nemico, l'URSS, obiettivo presentato (ovviamente senza indicarlo) dal generale Henry Arnold, capo di stato maggiore dell'Aeronautica, nel novembre 1943: è escluso «tollerare restrizioni alla nostra capacità di stazionare e far operare l'aviazione militare all'interno e sopra determinati territori sotto sovranità straniera»; la prossima guerra avrà «come spina dorsale i bombardieri strategici americani»; «un esercito internazionale, strumento della politica americana», sarà incaricato dei compiti secondari - terrestri - il che «internazionalizzerà e legittimerà la potenza americana». La prossima grande guerra sarebbe stata condotta, da parte americana, in modo più radicale della precedente, non contro la Germania, ma contro il rivale sovietico (22,4 milioni di km² dal 1940-1941 e poi dal 1945, e risorse naturali così allettanti).
Ogni «alleato» degli Stati Uniti avrebbe quindi fornito loro basi aeree e navali d'attacco, come quelle che gli inglesi avevano dovuto cedere loro, dall'estate del 1940 al 1941, grazie anche alla pressione sui «crediti» (da Terranova, Caraibi, 1940, Groenlandia, Islanda, 1941, ecc.) . L'opera imprescindibile di Michael Sherry su questi piani deve essere tradotta [3]. Il bottino, gigantesco, della Seconda Guerra Mondiale (compreso l'«Impero» francese, a partire dall'invasione del Nord Africa del novembre 1942), si ingrossò ulteriormente dopo il maggio 1945. L'elenco, confermato o ampliato dopo la guerra da tutti i cedenti, tra cui la Francia, fu codificato quando Washington impose ai suoi «alleati» il proprio Patto, stipulato per 50 anni e rinnovabile (come avvenne nel 1999). I leader di questi paesi, messi alle strette dalle regole americane di Bretton Woods sul dominio incontrastato del dollaro, erano tanto più docili in quanto il creditore e «protettore» li proteggeva dai loro popoli radicalizzati dalla Crisi e poi dalla guerra: il 1947-1948 lo dimostrò in Francia (maggio 1947) e poi in Italia (maggio 1947 e aprile 1948). Nessun rischio di cambiamento interno avrebbe resistito alla «protezione» americana. Il Patto Atlantico era soprattutto «una Santa Alleanza», come scrisse, nel marzo 1948 (un anno prima della firma), il segretario generale del Quai d'Orsay, Jean Chauvel. E lo è ancora.
Sul piano militare, è tutta un'altra storia. Contrariamente alla leggenda, i firmatari non avevano «paura» delle intenzioni bellicose dell'URSS: messa in ginocchio dalla guerra, in rovina, privata delle «riparazioni» (come i vincitori della Prima guerra mondiale, tra cui lei stessa), non li aveva mai minacciati di alcun conflitto e non correva il rischio di provarci [4]. Tutti sapevano, ai vertici, che quel dopoguerra avrebbe riprodotto sotto ogni aspetto i precedenti, comprese le guerre successive. La lotta contro l'URSS implicava un rapido riarmo della Germania, avviato già nel marzo 1945: delle 27 divisioni della Wehrmacht ancora a Ovest, 26 erano impegnate a evacuare attraverso i porti del Nord truppe e materiale verso i «buoni» nemici; le «170 divisioni sul fronte orientale» combatterono fino al 9 maggio compreso (liberazione di Praga), rivelazione del 1969 di Gabriel Kolko (non tradotta [5]). Perché mai gli «Alleati» occidentali conservarono questi ottimi combattenti?
Era chiaro prima della costituzione della RFA affidata al vecchio pangermanista Adenauer circondato da ex nazisti suoi pari.
Già nel 1948 non si parlava più che dell'imminente riarmo: come fare a meno del «potenziale militare rappresentato in Germania da numerose generazioni ben agguerrite» contro gli «eserciti russi», scrisse l'ambasciatore di Francia a Washington, Henri Bonnet, nel marzo 1949. Il «potenziale» fu guidato dai capi della Wehrmacht nazificata fino al midollo, che formarono l'ossatura «europea» degli esecutori della NATO (Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord, fondata nel 1950). Tutto fu messo in atto quando Washington ottenne, tramite la capitolazione francese, sotto Mendès France e poi Edgar Faure, il principio ufficiale del «riarmo tedesco» (ottobre 1954-maggio 1955). Compresi i crediti in dollari «legati» agli acquisti giganteschi di armamenti americani «integrati», di piena attualità «europea».
Nel dibattito sulla ratifica americana del maggio 1949, Clarence Cannon, presidente democratico della commissione per i crediti della Camera dei Rappresentanti, aveva descritto senza mezzi termini i pericoli dell'adesione, riducendo a zero il famoso «articolo 5» del Patto, quello oggi brandito senza tregua, di «difesa», con gli Stati Uniti in testa, di ogni «alleato» attaccato: la «concertazione» degli alleati su questo tema non varrebbe un «impegno» americano contro «l'aggressore». Quando Washington avesse attaccato «il nemico», gli europei avrebbero dovuto limitarsi a fornire ciò che gli oppositori del Patto Atlantico definivano «carne da cannone» e mettere a disposizione degli Stati Uniti le loro basi permanenti.
Cannon assegnava loro due missioni: 1° «apportare il proprio contributo inviando i giovani necessari per occupare il territorio nemico dopo che lo avremo demoralizzato e annientato con i nostri attacchi aerei», senza pregiudicare, per le nazioni marittime, il loro contributo navale; 2° offrire all'America la libera disposizione, «sul proprio territorio, delle basi aeree per i bombardamenti strategici». Grazie al Patto Atlantico, avremo degli Alleati che dispongono di truppe e navi e che dovrebbero anche avere l'occasione di adempiere ai loro obblighi di potenze contraenti.» La grande stampa (New York Times e Washington Post in testa) tentò subito di spegnere l'incendio, definendo quelle parole «un'intromissione inetta e stupida, un'elucubrazione, un delirio irresponsabile», ecc. - che sarebbe stata sfruttata «dalla stampa comunista di tutto il mondo».
I bombardamenti americani sulla Francia (1942-1944) avevano causato 75.000 morti tra i civili. Il ricordo era ancora vivo e una (piccola) parte dei francesi era informata da L'Humanité su ciò che avrebbe atteso la popolazione in caso di conflitto (il Quai d'Orsay, preoccupato, aveva già nel 1947 organizzato un servizio specializzato per rispondere alle «menzogne ed esagerazioni» del giornale). Anche i lettori del Monde di Beuve-Méry raccolsero informazioni, dal 1948 al 1951. Il cattolico Étienne Gilson, indignato per la lunghissima «neutralità americana» (filotedesca) del periodo prebellico e dei primi anni della Seconda guerra mondiale, vi trattò dei pericoli legati alla perdita di sovranità sulle basi americane. Il duo sarebbe sorpreso dall'attuale tono del Monde. Il silenzio calò rapidamente, ad eccezione di Humanité per diversi decenni.
L'attualità della questione esplode e si impone… Il Patto Atlantico consiste soprattutto, fin dalla sua firma, in basi cedute dai firmatari, violando la sovranità dei cedenti, punto di partenza di aggressioni contro altre potenze che li espongono alle rappresaglie del paese attaccato. Senza alcun impegno da parte del cessionario alla «protezione». La guerra contro l'Iran, condotta dalle basi americane in Europa e nel Golfo, lo ha appena dimostrato.
[2]La Guerre germano-soviétique 1941-1945, mythes et réalités, Paris, Delga, 2022
[3]Preparing for the next war, American Plans for postwar defense, 1941-1945, New Haven, Yale University Press, 1977.
[4] Lacroix-Riz, « L'entrée de la Scandinavie dans le Pacte atlantique (1943-1949) : une indispensable "révision déchirante" », guerres mondiales et conflits contemporains, cinq articles (au lieu de deux contigus), étirés de 1988 à 1994 par Jean-Claude Allain (liste, https://historiographie.info/cv0420252025.pdf).
[5]The Politics of War. The World and the United States Foreign Policy, 1943-1945, New York, Random House, 1969.
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