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- cultura e memoria resistenti - urss e rivoluzione di ottobre - 24-03-12 - n. 402
da www.tribuna-popular.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1156:ex-urss-declaracion-de-partidos-comunistas-para-una-nueva-union-de-pueblos-hermanos&catid=59:contrainformacion&Itemid=62
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Un articolo scritto su tribuna popular (PCV), relativo al manifesto prodotto dai partiti comunisti dell'area ex urss per la nascita di "una nuova unione dei popoli fratelli".
Ex URSS: dichiarazione dei Partiti Comunisti per una nuova unione dei popoli fratelli
20/03/2012
Il 17 marzo 1991, si tenne in Unione Sovietica un referendum sul mantenimento dell'Urss. Un settore importante dell'apparato statale, guidato da Eltsin e Gorbaciov, era determinato a porre fine all'esistenza dell'Unione Sovietica. Gli agenti dell'imperialismo approfittarono della debolezza e della politica incerta di Gorbaciov, per dividere etnicamente i distinti popoli che facevano parte dell'Unione. In questo contesto si celebrò il referendum.
Più di 148 milioni di persone votarono quel giorno: il 77,8% votò per il mantenimento dell'URSS.
| Repubblica socialista sovietica |
% favorevoli a mantenere l'URSS |
| Azerbaigian |
94,1 |
| Bielorussia |
82,7 |
| Kazakistan |
95,6 |
| Kirghizistan |
94,5 |
| Russia |
71,3 |
| Tagikistan |
96,2 |
| Turkmenistan |
98,3 |
| Ucraina |
70,2 |
| Uzbekistan |
94,8 |
Le altri 6 repubbliche sabotarono il referendum, aggirando in tal modo le proprie leggi (Lituania, Lettonia, Estonia, Moldova, Armenia e Georgia). Anche se in queste repubbliche non si svolse ufficialmente il referendum, esso si tenne in alcuni distretti: i risultati furono molto favorevoli. Tra le 6 repubbliche che sabotarono il referendum, 3 sono ora membri della NATO.
A poco valsero questi risultati. L'Unione Sovietica si disintegrò e il capitalismo entrò con le sue conseguenze devastanti. La frode ebbe inizio appena prodotta la triste fine dell'Unione Sovietica. Oggi, l'oligarchia uscita da quella frode gestisce a proprio piacimento l'economia e la politica nelle repubbliche ex sovietiche. Beni e imprese statali sono state svendute, ciò che era del popolo è stato regalato ad un numero ristretto di persone.
A Mosca, i rappresentanti dei vari partiti comunisti dello spazio post-sovietico, hanno firmato questo mese il manifesto "per la nuova Unione dei popoli fratelli" per celebrare l'anniversario del referendum. Alcuni estratti del testo:
La cinica indifferenza verso l'espressione diretta del popolo sovietico ha provocato il crollo di anni di potere mondiale, e ha portato il suo popolo verso le più difficili prove. Ha distrutto i settori chiave dell'economia. Milioni di nostri connazionali si sono trovati nell'umiliante posizione di rifugiati. Centinaia di migliaia sono stati uccisi e feriti in sanguinosi conflitti etnici. Con una costante e significativa perdita del tenore di vita, la crescita della violenza, dell'insicurezza sociale e dei disastri causati dall'uomo. (...)
Oggi, la storia ci pone nuovamente la stessa scelta del 1917, o del 1941: o una sola nazione poderosa e socialista, o la schiavitù e la morte. Le lezioni delle tendenze globali attuali e passate, indicano che la necessità dell'unione dei nostri Stati e popoli è più urgente che mai.
Dello Stato nella nuova Unione devono farsene carico i lavoratori, i partiti comunisti e tutti i patrioti della patria sovietica. Seguendo gli insegnamenti di Vladimir Ilich Lenin, possiamo affermare la fedeltà ai principi sanciti nella Dichiarazione sulla formazione dell'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, adottata il 30 dicembre 1922, nel Congresso dei Soviet di tutta l'Unione.
Siamo uniti dal comune destino storico, dai nostri personaggi e culture. Tutto questo è infinitamente più importante e più forte di qualsiasi controversia. Noi, i discendenti dei grandi vincitori del fascismo, vogliamo una vita dignitosa e pacifica, abbiamo fede in un futuro felice per i nostri figli e nipoti. Avanziamo con fermezza e decisione.
La nostra causa è giusta.
La vittoria sarà nostra.
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