www.resistenze.org - cultura e memoria resistenti - urss e rivoluzione di ottobre - 11-11-25 - n. 946

La prefazione dell'autore John Reed a "Dieci giorno che sconvolsero il mondo"

John Reed | Dieci giorni che sconvolsero il mondo, Einaudi, 1946
Trascrizione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

1919

Prefazione di Lenin per l'edìzione americana

Ho letto con grandissimo interesse e con un'attenzione costante il libro di John Reed "Dieci giorni che sconvolsero, il mondo". Lo raccomando senza riserve agli operai di tutti i paesi. E' un'opera che vorrei veder  diffusa in milioni di esemplari e tradotta in tutte le lingue. Essa dà un quadro esatto e straordinariamente vivo di fatti che hanno un'estrema importanza per comprendere che cosa siano realmente la rivoluzione proletaria e la dittatura del proletariato. Di questi problemi, oggi, si discute molto, ma prima di accettare o di respingere le idee che essi rappresentano, è indispensabile che ognuno comprenda tutto il significato della sua decisione. Senza dubbio il libro di John Reed aiuterà a illuminare questo fondamentale problema del movimento operaio internazionale.
N. Lenin

Prefazione dell'autore John Reed

Questo libro è un brano di storia, di storia come io l'ho vissuta. Pretende solo di essere un racconto particolareggiato della Rivoluzione d'Ottobre (1) cioè di quelle giornate in cui i bolscevichi, alla testa degli operai e dei soldati di Russia, si impadronirono, del potere dello Stato, e lo dettero ai Soviet.

Naturalmente nel libro. si parla soprattutto della «Pietrogrado Rossa», che fu il centro, il cuore stesso della insurrezione. Ma il lettore deve ben rendersi conto che tutto ciò che avvenne a Pietrogrado si ripete, press'a poco egualmente, con una intensità più o meno grande, e ad intervalli più o meno lunghi, in tutta la Russia.

In questo volume, il primo di una serie alla quale lavoro, sono obbligato a limitarmi ad una cronaca degli avvenimenti che ho, personalmente osservato e vissuto o che conosco da fonte sicura. Il racconto propriamente detto è preceduto da due capitoli che tracciano brevemente le origini e le cause della Rivoluzione d'Ottobre; So bene che questi due capitoli saranno difficili da leggere, ma essi sono essenziali per comprendere ciò che segue.

Il lettore si porrà certamente numerose domande.

Che cos'è il bolscevismo? In cosa. consiste la struttura del governo fondato dai bolscevichi? I bolscevichi erano favorevoli all'Assemblea Costituente prima della Rivoluzione d'Ottobre; perché dunque la disciolsero poi, essi stessi, con la forza? E perché la borghesia, ostile all'Assemblea Costituente fino alla comparsa del pericolo bolscevico, assunse poi la difesa di quella stessa Assemblea?

Tutte queste questioni non potevano trovare qui una risposta. In un altro volume: Da Kornilov a Brest-Litovsk, dove proseguo il racconto degli avvenimenti fino alla pace con la Germania, descrivo l'origine. e la funzione delle varie organizzazioni rivoluzionarie, l'evoluzione del sentimento popolare, lo scioglimento dell'Assemblea Costituente, la struttura dello Stato sovietico, lo sviluppo e la conclusione dei negoziati di Brest-Litovsk (2).

Iniziando lo studio della insurrezione bolscevica, è necessario rendersi ben conto che la disorganizzazione della vita economica e dell'esercito russo, fine logica di un processo che risale al 1905, non cominciò il 25 ottobre (7 novembre 1917, ma parecchi mesi prima. I reazionari, privi di ogni scrupolo, che dominavano la corte dello zar, avevano deliberatamente deciso di provocare una catastrofe per poter concludere una pace separata con la Germania. La mancanza di armi al fronte, che ebbe per conseguenza la grande ritirata dell'estate 1915, la scarsezza di viveri negli eserciti e nelle grandi città, la crisi della produzione e dei trasporti del 1916, tutto ciò faceva parte di un gigantesco piano di sabotaggio, la cui esecuzione fu arrestata a tempo dalla Rivoluzione di Febbraio.

Durante i primi mesi del nuovo regime, malgrado la confusione inevitabile in un grande movimento rivoluzionario, che dava improvvisamente la libertà a 160 milioni di persone, il popolo più oppresso del mondo intero, la situazione interna e la capacità di combattimento degli eserciti migliorarono sostanzialmente.

Ma tale «luna idi miele» durò poco. Le classi possidenti volevano una rivoluzione esclusivamente politica che, strappando il potere allo czar, lo trasmettesse a loro. Esse volevano fare della Russia una repubblica costituzionale sul modello della Francia o degli Stati Uniti, o una monarchia costituzionale, come quella inglese. Le masse popolari volevano invece una vera democrazia industriale e agraria.

William English Walling, nel suo libro Il Messaggio della Russia consacrato alla rivoluzione del 1905, descrive esattamente lo stato d'animo dei lavoratori russi che dovevano poi, quasi unanimemente, sostenere il bolscevismo:

«I lavoratori comprendevano bene che, anche sotto un governo liberale, essi rischiavano di continuare a morire di fame se il potere apparteneva ancora ad altre classi sociali.
«L'operaio russo è rivoluzionario, ma non è violento, né dogmatico, né inintelligente. Egli è pronto alla. lotta . sulle barricate, ma ne ha studiato le regole e, caso unico fra i lavoratori del mondo intero, le ha imparate dalla pratica. È risoluto a condurre fino in fondo la lotta contro il suo oppressore, la classe capitalista. Non ignora che esistano ancora altre classi, ma esige che esse prendano nettamente posizione nel conflitto accanito che si avvicina.
«I lavoratori russi riconoscevano tutti che le nostre istituzioni politiche (americane) .sono preferibili alle loro, ma non erano troppo impazienti di passare da un dispotismo all'altro (quello della classe capitalista)...
«Se gli operai, russi si sono fatti uccidere e sono stati impiccati a centinaia a Mosca, a Riga, a Odessa, se essi sono stati a migliaia, imprigionati nelle galere russe ed esiliati nei deserti e nelle regioni artiche, non è per conquistare più privilegi discutibili degli operai di Goldfields e di Cripple-Creek...»'

Si sviluppò cosi in Russia, nel corso stesso di una guerra esterna, la rivoluzione sociale al vertice della rivoluzione politica, culminante nel trionfo del bolscevismo.

A.  Sack, direttore dell'Ufficio di Informazione Russa agli Stati Uniti, organo ostile al governo sovietico, cosi ha scritto nel suo libro La nascita della democrazia russa:

I bolscevichi si costituirono in Consiglio dei Ministri con Lenin, presidente, e Leone Trotzki, ministro degli affari esteri. Quasi subito dopo la Rivoluzione di Febbraio, la loro' andata al potere era apparsa inevitabile. La storia dei bolscevichi dopo la rivoluzione è la storia della loro ascensione costante...»

Gli stranieri, gli americani in particolare, insistono frequentemente sulla ignoranza dei lavoratori russi. È esatto che questi non possedevano l'esperienza politica dei popoli occidentali, ma erano notevolmente molto bene allenati in fatto di organizzazione volontaria. Nel 1917 le Cooperative di consumo contavano più di 12 milioni di aderenti. Lo stesso sistema dei Soviet è. un ammirabile esempio del loro genio organizzatore. Inoltre non vi è probabilmente nella terra un altro popolo che conosca così bene la teoria del socialismo e le sue applicazioni pratiche.

William. English Walling scrive a questo proposito:

«I lavoratori russi sanno, nella loro maggioranza, leggere e scrivere. La situazione. estremamente agitata nella quale si trovava il paese da molti anni, ha fatto si che essi hanno avuto il vantaggio di avere per guide non solo i più intelligenti tra di loro, ma una grande parte delle classi più educate ed egualmente rivoluzionarie, che con le loro idee sulla rigenerazione politica e sociale della Russia si sono rivolte al. popolo lavoratore...»

Molti scrittori hanno giustificato la loro ostilità contro il governo sovietico sostenendo che l'ultima fase della rivoluzione fu solamente una lotta in difesa degli elementi «rispettabili» della società contro gli attacchi brutali dei bolscevichi. Furono invece proprio le classi possidenti che, di fronte al potere crescente delle organizzazioni rivoluzionarie popolari, tentarono di distruggerle ad ogni costo, e di sbarrare la strada alla rivoluzione. Per questo ricorsero infine a misure disperate. Per rovesciare il ministero Kerenski e per annientare i Soviet esse disorganizzarono i trasporti, provocarono dei torbidi interni; per debellare i Consigli di Fabbrica, chiusero le officine, fecero sparire combustibile e materie prime; per schiacciare i Comitati dell'Esercito al fronte, ristabilirono la pena di morte e favorirono la disfatta militare.

Evidentemente esse gettavano così dell'olio, e del migliore, sul fuoco bolscevico. I bolscevichi risposero predicando la guerra di classe e proclamando la supremazia dei Soviet.

Tra questi due estremi, più o meno caldamente appoggiati da gruppi diversi, si trovavano i socialisti detti «moderati», i menscevichi, i. socialisti rivoluzionari ed alcune frazioni di minore importanza. Tutti questi partiti erano ugualmente attaccati dalle classi possidenti ma la loro forza di resistenza era spezzata dalle loro teorie stesse.

I menscevichi ed i socialisti rivoluzionari ritenevano che la Russia non fosse economicamente matura per la rivoluzione sociale
e che solo una rivoluzione politica fosse possibile. Secondo loro le masse russe mancavano dell'educazione necessaria per la presa del potere; ogni tentativo in tale senso non avrebbe fatto che provocare una reazione, che avrebbe facilitato ad un qualsiasi opportunista senza scrupoli, la restaurazione del vecchio regime. Perciò quando i socialisti «moderati» furono obbligati dalle circostanze a prendere il potere, non osarono. servirsene.

Essi credevano che la Russia dovesse attraversare le stesse fasi di sviluppo politico ed economico dell'Europa occidentale, per arrivare, infine, contemporaneamente al resto del mondo, al socialismo totale, Si trovavano quindi d'accordo con le classi possidenti per fare della Russia anzitutto uno Stato parlamentare - alquanto più perfezionato, tuttavia, delle democrazie occidentali - ed insistettero, perciò per la partecipazione delle classi possidenti al potere. Di là ad una politica di sostegno, non vi era che un passo. I socialisti «moderati» avevano bisogno della borghesia; ma la borghesia non aveva bisogno dei socialisti «moderati». I ministri socialisti furono obbligati a cedere, a poco a poco, sulla totalità del loro programma, via via che la pressione delle classi possidenti aumentava.

E finalmente, quando i bolscevichi ebbero abbattuto tutto quel castello di compromessi senza base, menscevichi e socialisti rivoluzionari si trovarono nella lotta a fianco delle classi possidenti. Questo stesso fenomeno noi lo vediamo oggi riprodursi, press'a poco, in tutti i paesi del mondo.

Anziché essere una forza distruttiva, mi sembra che i bolscevichi fossero l'unico partito in Russia munito di un programma
costruttivo e della forza necessaria per. imporlo al paese. Se non avessero conquistato il potere quando era giunto il momento, non vi è alcun dubbio - a mio avviso - che gli eserciti dell'lmpero tedesco sarebbero entrati a Mosca e Pietrogrado in dicembre e la Russia sarebbe ancora sotto il. giogo dello zar.

È ancora di moda, dopo un anno di esistenza del regime sovietico, parlare dell'insurrezione bolscevica come di una «avventura». Ebbene, se si deve parlare di avventura, fu veramente tra le più meravigliose in cui si sia impegnata l'umanità, l'avventura che aprì alle masse lavoratrici il terreno della storia che fece tutto dipendere ormai dalle loro vaste e naturali aspirazioni. Ma aggiungiamo che era pronto, avanti novembre, l'apparato per mezzo del quale le terre degli agrari potevano essere distribuite ai contadini; che i Consigli di Fabbrica ed i sindacati erano costituiti, per realizzare il controllo operaio dell'industria, e che ogni città, ed ogni villaggio, ogni distretto, ogni provincia aveva i suoi Soviet di deputati operai, soldati e contadini pronti ad assumere l'amministrazione locale.

Qualunque giudizio si dia del bolscevismo, è certo che la rivoluzione russa è uno dei grandi avvenimenti della storia dell'umanità e che la conquista del potere da parte dei bolscevichi è un fatto d'importanza mondiale; Come gli storici si sforzano di ricostituire nei suoi più piccoli particolari la storia della Comune di Parigi, così essi vorranno sapere ciò che è accaduto a Pietrogrado nel novembre 1917, lo spirito che animava il popolo; la fisionomia dei suoi capi, le loro parole, i loro atti. Ho scritto questo libro a tale scopo.

Durante la lotta le mie simpatie non erano neutrali. Ma tracciando la storia di quelle grandi giornate ho voluto considerare gli
avvenimenti come un cronista coscienzioso che si sforza di fissare la verità.

New York, 1° gennaio. 1919

J.R.

Note:

1) La rivoluzione che portò i bolscevichi al potere scoppiò il 7 novembre 1917, cioè il 25 ottobre 1917, secondo il calendarìo gìuliano che era allora in uso in Russia. Poiché l'espressione «Rivoluzione d'Ottobre», è diventata classica, noi l'impiegheremo sempre, in quest'opera, invece di quella «Rivoluzione di novembre» che sarebbe più logica. (Nota del traduttore).

2) Libro incompiuto (Nota del trascrittore)


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