www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 16-09-11 - n. 377

da Rebelion.org http://rebelion.org/noticia.php?id=134915
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Il fallimento della socialdemocrazia
 
di Higinio Polo (La vecchia talpa)
 
01/09/2011
 
Alla fine del Novecento, appena un decennio fa, i paesi più importanti dell'Unione Europea erano governati dalla socialdemocrazia. Tony Blair era primo ministro a Londra, Gerard Schröder era il cancelliere tedesco, Lionel Jospin dirigeva il governo francese e Massimo D'Alema era presidente del Consiglio dei Ministri italiano. Non erano gli unici socialdemocratici a capo di governo: dei quindici Paesi dell'Unione Europea, altri undici erano governati dalla stessa ideologia. Sempre in quegli anni, quando Bill Clinton aveva quasi terminato il suo secondo mandato presidenziale, l'Internazionale Socialista (IS) giocava con l'idea di un'alleanza col Partito Democratico statunitense e altri soggetti simili. Tutto sembrava sorridere ai leader socialdemocratici, ai loro governi e partiti, e all'IS, che qualche anno dopo - tra il 1989 e il 1991 - quando scomparvero i sistemi del socialismo reale in Europa e l'Unione Sovietica, celebrava la scomparsa di molti partiti comunisti in Europa dell'Est, senza considerare la sofferenza sociale che si sarebbe estesa in mezzo continente e si prestava a collaborare all'emarginazione del resto delle organizzazioni comuniste (come in Spagna). Essi annunciavano l'inizio di una nuova era, dove i loro partiti socialdemocratici avrebbero rappresentato la nuova sinistra, che di fronte agli errori dei partiti comunisti avrebbe costruito società più giuste, libere e solidali, in linea con i programmi dell'IS, che avrebbe, dicevano, coniugato il socialismo con la libertà.
 
Nel passaggio dall'esaltazione fino al fallimento, la socialdemocrazia ha prodotto dei miraggi.
 
La Terza Via di Blair e di Giddens, di cui non esistono più seguaci, ha voluto essere una via di mezzo tra liberalismo e socialdemocrazia degli anni che separano le due guerre mondiali, ma si è risolto in un giro di boa nella deriva del laburismo britannico, e dopo, di buona parte dei partiti socialdemocratici europei. Una via percorsa deformando il linguaggio, vestendosi di supposta modernità, spogliandosi dei lontani legami col marxismo, giocando con idee della destra facendole passare come progressiste; così la pretesa sintesi che è diventata la terza via tra le idee tradizionali del capitalismo e le proposte socialiste è stata ridotta a deregolamentazione, a limitazione dei diritti garantiti ai lavoratori da parte dello stato sociale, al taglio delle tasse (che beneficia sempre i più ricchi), alla privatizzazione delle imprese pubbliche a favore della borghesia, a una criminale politica estera che ha fatto della guerra in Iraq l'ultimo massacro coloniale. La vergognosa evoluzione dello stesso Blair è nota: non considera disonesto l'essere al soldo delle monarchie medievali come il Kuwait o d'istituti finanziari come JP Morgan Chase, la fonte di molte attività criminali che hanno causato la più grande crisi economica dal 1929.
 
Dieci anni dopo, lo scenario è cambiato. Nel 2011, quando rimangono solo alcuni paesi europei guidati dalla socialdemocrazia, e lo stesso Papandreou, attuale presidente dell'IS e del governo greco, s'impegna ad attuare politiche conservatrici che ostacolano i diritti della popolazione, è ragionevole chiedersi: si è compiuto il programma della socialdemocrazia? Nella sua "dichiarazione di principi", l'IS continua a proclamare il suo desiderio di "creare un futuro socialista democratico nel secolo XXI" e accompagna questo proclama con le tradizionali buone intenzioni su progresso, solidarietà, occupazione e futuro sostenibile del pianeta.
 
Ovviamente non si può credere a quelle parole. Prigionieri della rinuncia a cambiare le cose, arresi alla volontà della borghesia parassitaria e della finanza internazionale, i socialdemocratici hanno completato la loro trasformazione per diventare una delle stampelle del sistema. In questo passaggio, personaggi sgradevoli come Tony Blair, Carlos Andres Perez, Bettino Craxi, Felipe Gonzalez, solo per citarne alcuni, hanno svolto negli ultimi due decenni un ruolo centrale nelle decisioni della socialdemocrazia, per non parlare di despoti come il tunisino Ben Ali, l'egiziano Mubarak, che erano anche leader dell'IS (in modo vergognoso, Ben Ali è stato cacciato dopo aver perso il potere, Mubarak, è stato abbandonato dall'IS solo alcuni giorni prima), Jalal Talabani (presidente dell'Iraq, un complice dei massacri compiuti dagli Stati Uniti nel suo paese) vice presidente dell'IS, per non parlare dei dirigenti del Partito laburista israeliano, l'ILP, partecipi dei costanti assassini dei palestinesi. E' vero che nell'IS ci sono altri dirigenti più presentabili, ma il loro ruolo si svolge a lato dei potenti.
 
In realtà, la socialdemocrazia europea da decenni appendice dell'"amico americano" e dei suoi postulati anti-comunisti, ha partecipato a molte atrocità coloniali, ha impedito il cambiamento sociale, la rivoluzione, il socialismo inteso come un sistema politico che garantisca proprietà comune, giustizia, libertà e attaccamento alla gestione degli affari pubblici, che senza mettere in discussione il capitalismo limiti l'avidità imprenditoriale e della destra. I loro anni d'oro sono stati la costruzione del welfare state in Europa, i cui meriti si attribuiscono nonostante l'evidenza del ruolo svolto dalle organizzazioni sindacali, dai partiti comunisti e dall'esistenza stessa dell'Unione Sovietica. Negli ultimi anni, molti dei leader socialdemocratici hanno sostenuto che i concetti politici come "sinistra" e "destra" erano stati superati (anche se ne fanno uso occasionale, opportunisticamente a fini elettorali a fronte di formazioni conservatrici), e che idee come l'emancipazione sociale erano anticaglie del passato, fino al punto che, a giudicare dalle loro parole, il nuovo orizzonte è una società "democratica" con vaghe allusioni a una "coesione sociale", a una diffusa "solidarietà" con i più poveri, una leggera "giustizia" ... che si concretizza in una difesa, non meno vergognosamente efficace, del capitalismo, gestendo le conquiste sociali che erano apparse in Europa grazie alle lotte dei lavoratori e alla rivoluzione bolscevica. Hanno pure giocato a rubare le parole, a sostituire termini rigorosi e precisi come "capitalismo" con eufemismi linguistici tipo: "economia di mercato", o più semplicemente, "mercato".
 
Quando si accetta anche il linguaggio della destra, si è arrivati alla fine.
 
A parte le eccezioni del nord Europa, dove la socialdemocrazia ha costruito sistemi avanzati di protezione sociale compatibili con il capitalismo, in paesi periferici e scarsamente popolati; in generale, la socialdemocrazia si è riorganizzata come baluardo contro i timori rivoluzionari, e in molti casi è stata il muro di protezione del sistema capitalista. Questo è successo in Spagna. Nonostante l'insistenza con cui il PSOE reclama i "successi" dei loro governi di Felipe González, il fatto è che la sua visione e la sua pratica era quella di un socialdemocratico liberale, compiacente con la destra economica, che ha fornito agli imprenditori la frammentazione della classe operaia e la precarietà delle condizioni di lavoro, mentre facilitava l'azione imprenditoriale lasciando fare, permettendo che organizzasse l'economia nazionale a suo piacimento, molte volte in condizioni poco chiare, accettando la privatizzazione delle imprese pubbliche, mentre lo Stato sovvenzionava le imprese senza giustificazione e chiudeva gli occhi davanti all'evidenza dell'economia sommersa e dell'evasione fiscale, insieme alla corruzione e al traffico d'influenze di molti imprenditori, caratteristiche che sono diventate distintive della maggior parte di essi. L'idea stessa delle imprese pubbliche è un concetto assurdo dell'ultima socialdemocrazia, che si è impegnata a smantellare gran parte della proprietà statale, rendendo più facile per gli imprenditori l'acquisto a condizioni molto favorevoli, a volte con facilità sospetta, consentendo la realizzazione di grandi imprese e raccogliendo milioni di plusvalenze, spesso in una palude di corruzione e commistioni scandalose, dove la giustizia non é praticamente andata a indagare.
 
A questo proposito, notiamo che la politica seguita da Zapatero è stata l'applicazione del programma del Partito Popolare, aggravata dalle riforme del mercato del lavoro e della contrattazione collettiva, un assalto senza precedenti contro i lavoratori, accettando, inoltre, molte delle richieste dei datori di lavoro spagnoli, il CEOE. Se il Partito Popolare e il CEOE hanno criticato alcune azioni del governo di Zapatero, non è stato perché non le condividano, ma perché chiedono ancora più sacrifici per i lavoratori.
 
Inoltre, gran parte dei leader socialisti hanno scelto l'opzione: "prendi i soldi e scappa", entrando nella rete di consulenza e di traffico d'influenze corrotte per aziende e multinazionali, in posti di rappresentanza inutili con stipendi milionari nel mondo di loschi affari, il patrocinio e il branco dei promotori delle imprese nei bilanci comunali, i succosi lavori regionali o statali, o vivendo d'impieghi politici che forniscono grosse retribuzioni: i soldi dei contribuenti e la proprietà dello Stato sono un pozzo senza fondo in cui credono di poter mettere le mani, oppure, lo mettono al servizio delle grandi imprese e multinazionali. Il Nome di Felipe Gonzalez viene subito in mente, ma è accompagnato da molti altri. Sostituendo il concetto di capitalismo da parte di alcuni anonimi "mercati" (senza nomi, senza responsabilità, senza beneficiari, a quanto pare), la socialdemocrazia ha abbandonato gli ultimi residui dell'ideologia di sinistra che era in mezzo a loro. Non ha nemmeno insistito sulla necessità di controllare i paradisi fiscali che permettono a imprenditori e speculatori l'evasione fiscale e il riciclaggio di denaro, a parte alcune dichiarazioni al culmine della crisi, che hanno già dimenticato. Il G-20 di Londra che aveva cominciato a redigere una lista dei paradisi fiscali e dove si era parlato di sanzioni per ostacolarne l'attività, è già un ricordo: la socialdemocrazia ha ceduto alle pressioni della destra economica e ne ha dimenticato la necessità.
 
L'ultimo capitolo è quello della resa assoluta, senza sfumature: la socialdemocrazia europea ha scelto, nei paesi in cui si continua a governare, di attuare una politica che costringe i poveri a pagare i debiti e gli eccessi dei ricchi. Inoltre, come capita in Grecia, è persino disposta a usare la forza per ridurre e reprimere le feroci proteste politiche che hanno causato il sequestro e il furto della proprietà e del risparmio della popolazione. La sua politica economica di oggi è basata su allusioni vaghe per il recupero, lo sforzo per superare la crisi e l'accettazione di quasi tutti i requisiti di business e "mercati", basandosi su l'arrivo di quello che Paul Krugman ha definito "la fata fiducia"; sostengono che i tagli contribuiscono a ridurre il debito del paese e che daranno fiducia agli imprenditori e agli speculatori che hanno accettato di investire per riattivare l'economia. In materia fiscale, riforme del lavoro, tagli di salari e pensioni, smantellamento dello stato sociale, la socialdemocrazia é stata l'ariete che ha fatto il lavoro sporco che ai partiti conservatori sarebbe stato molto costoso fare. L'esempio della Grecia è evidente: l'ultimo piano di austerità presentato dal governo Papandreou non prevede obblighi per i ricchi o misure contro l'economia sommersa e l'evasione fiscale, non persegue i detentori di grandi fortune: interessa solo i lavoratori e i pensionati, i cittadini comuni.
 
Il capitalismo si basa su sfruttamento, frode, furto, corruzione. Apertamente. A volte, alla luce del giorno. I grandi uomini d'affari e banchieri si sono comportati e continuano a comportarsi come ladri veri, e il fatto che ci siano eccezioni non cambia l'opinione generale. Nei venti anni trascorsi dalla scomparsa dell'URSS, le disuguaglianze nel mondo capitalista non sono solo aumentate, arricchendo di più chi era già ricco e impoverendo i lavoratori, ma sono arrivate al punto di rompere la tendenza verso il progresso che era stato mantenuta dalla vittoria contro il fascismo nella Seconda Guerra Mondiale, mettendo a nudo le bugie dei  principali portavoce a livello mondiale del sistema capitalistico che auspicavano "i dividendi della pace".
 
La cancellazione dei meccanismi che controllano in parte le prestazioni aziendali e finanziarie, la deregolamentazione selvaggia in campo economico e occupazionale, la fede cieca nel potere dei "mercati", l'attacco al potere del sindacato (con campagne diffamatorie e di ricatto per garantirne la docilità), il rifiuto di rafforzare il settore pubblico dell'economia, con la limitazione dell'azione statale nel suo ruolo di garante dei diritti minimi (senza che allo stesso tempo i settori imprenditoriali rinuncino ai contributi milionari a carico dei cittadini) e il controllo di media che sono diventati gli altoparlanti del mondo affaristico, spiega il declino del welfare state in Europa e un maggiore disagio sociale di ampi settori della popolazione, soprattutto tra i lavoratori poveri e precari, e tra i pensionati e i disoccupati.
 
Non succede solo in Europa. Negli Stati Uniti stanno riducendo il salario dei lavoratori e le banche hanno condotto un'operazione che è una vera rapina dei loro clienti, con la complicità delle agenzie di rating. Nell'Unione europea, il trasferimento di risorse pubbliche nel settore delle imprese, l'indebitamento degli stati per salvare le banche e il sequestro di alcune delle risorse del popolo per mezzo di tagli dei salari e delle pensioni, dell'aumento di prezzi e tasse e lo smantellamento di parte dello stato sociale, hanno rivelato l'avidità dei responsabili della crisi del capitalismo, dei partiti conservatori e l'impotenza e docilità della socialdemocrazia.
 
In Spagna, in trent'anni si è passati da un tasso di disoccupazione che era inferiore al 5% fino a più del 20%. I governi socialisti, con Gonzalez, nonostante l'impulso di alcuni programmi sociali, hanno posto le basi per l'aumento della precarietà del lavoro, avviando la frammentazione della classe operaia e della corruzione. Nel frattempo, la bolla immobiliare è cresciuta, sono aumentati la corruzione e i sussidi ai datori di lavoro (in vari modi e a tutti i livelli del potere, dal governo centrale alle regioni autonome e municipalità) diventando uno dei fattori sistemici del capitalismo spagnolo, in gran parte parassitario. A peggiorare le cose, molti economisti concordano sul fatto che un recupero non andrà di pari passo con un aumento dei salari e della sicurezza del lavoro. Al culmine del ridicolo e dell'insolenza, gli imprenditori, artefici della distruzione di posti di lavoro, chiedono che il governo imponga nuove riforme del lavoro e nuovi sacrifici da parte dei lavoratori... perché fa male la situazione di tanti milioni di disoccupati.
 
L'evidenza che vari governi in Europa e negli Stati Uniti hanno salvato gli istituti finanziari dai loro eccessi e perdite, permettendo a banchieri e finanzieri di continuare a mantenere stipendi miliardari, ha messo alla berlina il sistema capitalista stesso. Il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet, ha riconosciuto che i governi in Europa e negli Stati Uniti hanno mobilitato il 27% del PIL (circa sette miliardi di dollari!) "per evitare il collasso del sistema finanziario", riconoscendo che i cittadini non avrebbero accettato che i governi salvassero di nuovo le banche private. E' ovvio che il "salvataggio" delle banche è stato possibile con l'aumento del debito pubblico, nuove tasse, tagli dei salari e delle pensioni, taglio delle prestazioni sociali e dei diritti attraverso "programmi di austerità" imposti dalla UE e dal FMI promossi dai governi stessi. Senza esagerare: il capitalismo reale, il sistema che governa l'Europa, Stati Uniti e gran parte del mondo è un mucchio di trucchi e complici corrotti dell'economia criminale che ha messo il mondo in una situazione estrema. L'economia capitalista è nelle mani di speculatori, ladri, finanzieri corrotti, banchieri, uomini d'affari senza scrupoli e disonesti. La democrazia stessa è stata svuotata di contenuti, i parlamenti sono diventati un'operetta, e i governi difficilmente possono far fronte alle decisioni di coloro che gestiscono i mercati; le conquiste sociali che sono state incluse in molte costituzioni dopo la seconda guerra mondiale sono in grave pericolo.
 
La politica, intesa come l'attività di qualcuno che ha poco a che fare con le preoccupazioni della gente comune, non interessa. Invece, la politica, intesa come la regola delle cose comuni, preoccupa milioni di persone. Le democrazie liberali impediscono le possibilità di cambiamento, limitano l'espressione della volontà popolare e soffocano la libertà e la democrazia.
 
Il grande paradosso è che mentre rivendicano il diritto di voto in Nord Africa e nel mondo arabo, gli europei si rendono conto che il voto è inutile. Sorprende di meno se si nota in Europa la futilità delle elezioni; i governi e i parlamenti non applicano i principi democratici accettando la volontà della maggioranza perché le istituzioni finanziarie e dei datori di lavoro controllano i politici e i media. Un altro paradosso; i socialdemocratici ricevono il sostegno di milioni di cittadini attraverso reti di adesione, spesso presenti nelle origini familiari e nelle tradizioni della sinistra europea, e l'incapacità temporanea (soprattutto dei comunisti) a creare un blocco di opposizione. Ma il malcontento aumenta e nel processo elettorale la popolazione è diminuita quasi della metà. Il Parlamento ha cessato di essere, in gran parte, il luogo di discussione e di lotta politica per diventare un'istituzione in cui la stragrande maggioranza dei membri sono disposti a passare leggi che sono impopolari pur di mantenere i loro privilegi, stipendi, indennità e il loro poco lavoro.
 
Tuttavia, anche se dobbiamo chiedere la fine dei privilegi dei politici, non si devono fare errori, perché sono i grandi imprenditori, banchieri, finanzieri e speculatori, i veri colpevoli di una politica criminale che, nella sola Spagna, hanno portato 300.000 famiglie a perdere le loro case negli ultimi quattro anni. Come in passato, ora la socialdemocrazia si prepara a resistere all'opposizione tornando al vecchio opportunismo politico coi programmi che non applica quando potrebbe, ponendo le basi per tornare al governo se la gente dimentica. In Gran Bretagna, dopo il fiasco degli anni di Blair e il breve periodo di Gordon Brown, Ed Miliband prova una svolta delicata sinistra, come in Spagna fa Perez Rubalcaba; proposte leggermente progressiste, e persino la critica del private banking e dei paradisi fiscali senza conseguenze di rilievo, chiedendo che le banche dedichino una parte dei loro profitti per creare posti di lavoro. Tutto per cercare di evitare il disastro elettorale. E' vero che in Francia, il Partito Socialista ha proposto per le elezioni presidenziali del 2012 un programma che prevede la creazione di una banca pubblica, il far pagare di più le grandi imprese e le grandi fortune del paese attraverso la riforma fiscale, e un impegno a creare posti di lavoro soprattutto per i giovani. Suona male, ma la socialdemocrazia non ha mai esitato a presentare i programmi con un certo fascino quando vuole riconquistare il potere ... e poi dimenticarsene al momento giusto.
 
La socialdemocrazia, che non ha dovuto sopportare le feroci campagne diffamatorie che hanno afflitto i comunisti e nemmeno gestire la prova devastante del crollo dell'URSS, è in una situazione di crisi aperta. Un recente articolo del presidente dell'IS, George Papandreou, firmato col Presidente della Guinea, Alpha Condé, il presidente Jalal Talabani e l'ex presidente cileno Ricardo Lagos, ha vantato il ruolo attuale della socialdemocrazia in paesi come il Ghana (con il governo di John Atta Mills), Guinea e Niger (il cui presidente, Mahmadou Issoufou è, a sua volta, vice presidente dell'IS). Papandreou (Grecia, il cui ruolo è limitato a imporre con la forza programmi di austerità ai lavoratori come deciso dall'Unione Europea e dal FMI) e i suoi compagni hanno insistito sulla necessità per la socialdemocrazia di assicurare la crescita e i posti di lavoro, per definire imposte sulle transazioni finanziarie e di procedere verso una più giusta economia globale con un governo di solidarietà con i poveri. Ma la realtà è ben diversa.
 
La socialdemocrazia storica è morta, e quasi tutti i loro partiti hanno subito una mutazione ideologica conservatrice, perché le sue proposte conservatrici non derivano dalla crisi economica scoppiata nel 2007, o dalla sua impotenza verso i banchieri, imprenditori e speculatori, ma viene da prima. In generale, i ranghi dell'IS oggi sono un focolaio di socialdemocratici neo-liberisti sconfitti e il mantenimento di un vago discorso "progressista" appare solo concretamente negli atti di governo, e sono ben lontani dalle preoccupazioni della gente comune. Sono diventati una lobby, una formazione che per posizioni politiche clientelari garantisce grandi stipendi e influenze che colonizzano le aree della pubblica amministrazione e dilapida le risorse dello Stato; con tutte le eccezioni del caso (che stanno diventando sempre meno), i socialdemocratici sono diventati perfetti politici professionisti che cercano il loro esclusivo interesse. E di fronte all'evidenza del saccheggio capitalista la socialdemocrazia è diventata il volto benigno del sistema, una desolata impotenza o un complice necessario, un sindacato vile e opportunista che vuole salvare i propri privilegi.
 
Se l'IS ricordasse le sue origini, potremmo chiederle: "La tua vita (socialdemocratica) non è un fallimento?".
 
 

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