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- pensiero resistente - dibattito teorico - 25-02-12 - n. 398
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Lezioni da una lunga storia di dissenso: Dal primo novecento fino a Occupy Wall Street
di Fred Magdoff *
World Peace Forum Teach-In, Vancouver, Canada, 12 novembre 2011
Attraversiamo quello che i teorici sociali chiamano un "momento storico", nel quale improvvisamente un cambiamento reale sembra possibile. E' dunque tanto più importante imparare dalle lotte passate. Una delle prime lezioni da trarre dalla lunga storia di dissenso, dal primo novecento all'attuale movimento Occupy Wall Street, è che un numero relativamente piccolo di persone - ovvero, significativamente meno numeroso di una maggioranza - può determinare grandi cambiamenti sia attraverso rivoluzioni armate che mediante azioni non violente. Strada facendo, si può ottenere il sostegno di vasti settori della società. Gli esempi comprendono Russia, Cina, Cuba, il movimento sindacale/di sinistra e le riforme durante la Grande Depressione, i movimenti di liberazione anticoloniali, le lotte per i diritti civili statunitensi, etc.
Una seconda lezione è che la maggior parte delle trasformazioni - grandi e piccole - non sono avvenute previa "normali" processi elettorali. Esse furono il risultato di rivoluzioni o tumulti e azioni dirette che hanno forzato la mano dei legislatori. Quando i cambiamenti sono avvenuti proprio per il tramite di governi "rappresentativi", questo è stato grazie alla pressione esercitata dagli attivisti. Il capitale era disposto ad accettare e tollerare qualche riforma limitata, per esempio i diritto di voto per gli Afroamericani. Talvolta tali riforme limitate erano in linea con gli interessi del sistema. Le riforme dei diritti civili erano fondamentali, se gli Stati Uniti volevano continuare ad esercitare il loro potere imperialista, proclamandosi la casa della libertà e della democrazia. Comunque, quando le riforme o i programmi minacciavano direttamente i profitti, la classe capitalista è intervenuta nel lungo termine con lo scopo di arretrare sulle riforme. Così i programmi sociali del New Deal e "Great Society" - previdenza sociale, cure/assistenza medica, assistenza sociale, aiuti alimentari, ecc., ed anche il potere dei sindacati - "necessitavano" di essere indeboliti, sottodimensionati o privatizzati (operando entro la logica di mercato del sistema) in vari modi per aumentare al massimo flessibilità e profitti del capitale.
Cambiare il sistema economico mediante la democrazia elettorale non è soltanto un'impresa difficile, potrebbe persino non essere possibile, considerato il potere e l'imperialismo della classe dirigente.
Come ha scritto Samir Amin:
«Ritengo che non sia difficile trovare la ragione del fallimento della democrazia elettorale nel produrre un reale cambiamento: tutte le società finora esistenti si sono basate su un sistema duplice di sfruttamento della forza lavoro (in varie forme) e di concentrazione dei poteri dello stato nell'interesse della classe dirigente. Questa realtà fondamentale produce una relativa "spoliticizzazione/impoverimento culturale" di consistenti segmenti della società. E questo risultato, ampiamente progettato e attuato per adempiere alla funzione sistemica che da esso ci si attende, è contemporaneamente la condizione per la riproduzione del sistema senza cambiamenti al di fuori di quelli che esso può controllare e assorbire: la condizione della sua stabilità.»
Una terza lezione, che ho ricavato dalla storia del dissenso nel XX secolo, deriva dai problemi sorti a seguito della disintegrazione della sinistra, intesa in senso ampio, negli Stati Uniti. Questo è stato il risultato di una combinazione di fattori, compresi: il massacro del periodo McCarthy; l'aumento dei redditi durante il periodo di rapida crescita; la fine della guerra del Vietnam; le conquiste fatte nella lotta per i diritti civili; la tattica di repressione usata dal governo. Questa disintegrazione del movimento, specialmente l'indebolimento della forza lavoro, portò gli attivisti liberali/di sinistra a ricercare un cambiamento attraverso gruppi che si focalizzavano su un singolo tema: il femminismo, i diritti di omosessuali/lesbiche, i diritti civili/umani, l'ambiente, i diritti dei lavoratori, l'agricoltura sostenibile/biologica, la fame, ecc. La frammentazione conseguente, con singole organizzazioni che isolavano una lotta dall'altra, è stato l'impedimento al formarsi di una sinistra forte e unificata (come opposizione al capitalismo o meno). Nondimeno, molti di questi gruppi hanno contribuito a rendere il capitalismo realmente esistente più vivibile per molte persone.
Una quarta lezione è che in adeguate condizioni un gruppo d'"avanguardia" altamente organizzato può essere efficace nella lotta armata e nell'aiutare a mobilitare la maggioranza attorno ad un progetto rivoluzionario. Comunque, questa struttura crea importanti problemi in seguito. Essenzialmente, la lotta di classe prosegue anche dopo il riuscito rovesciamento del vecchio sistema. Come ha indicato Mao:
«Il Marxismo-Leninismo e la pratica di Unione Sovietica, Cina e altri Paesi socialisti ci insegnano che la società socialista copre una fase storica molto, molto lunga. Per tutta la durata di questa fase, la lotta di classe tra la borghesia e il proletariato va avanti e resta aperta la domanda su "chi vincerà" fra la via del capitalismo e quella del socialismo, così come rimane il pericolo di restaurazione del capitalismo».
E' chiaro che è molto difficile tenere questa "avanguardia" sotto il controllo del popolo. Essa inizia rapidamente ad avere i propri interessi, desiderando o meno un ritorno al capitalismo, che differiscono da quelli della massa dei lavoratori. Marx discusse il tema dell'"educatore [che] dev'essere egli stesso educato". Vi furono molti tentativi di attuare un controllo sui quadri comunisti durante le lotte in Cina, persino prima della presa di Pechino ad opera dei rivoluzionari (per esempio, vedi Fanshen di William Hinton), attraverso la Rivoluzione Culturale (per esempio, vedi The Unknown Cultural Revolution di Han Dongping) dove la battaglia finale per attuare il controllo del popolo sul Partito Comunista fu persa.
Se l'"avanguardia" (o burocrazia o dirigenza) non può essere messa sotto il controllo del popolo, una società veramente democratica - essenziale al successo di una trasformazione economico/sociale completa - non è possibile.
Pertanto sia i percorsi rivoluzionari d'avanguardia che quelli elettorali hanno dimostrato di avere enormi problemi nel conseguimento di un nuovo sistema politico socio-economico. E questo è certamente vero per quanto riguarda le politiche di "identità" e le tendenze ad "agire localmente".
Alcuni pensieri sulle implicazioni per il dissenso nel XXI secolo
Alla luce del fallimento della politica elettorale per produrre cambiamenti di sistema nel XX secolo - con alcune conquiste ottenute dai popoli, attualmente rovesciate - che cosa consideriamo rispetto i cambiamenti in Paesi quali Venezuela, Ecuador e Bolivia? Riusciranno questi a trasformare finalmente i loro Paesi dal capitalismo a un diverso sistema socio-economico, partecipando al contempo ad un sistema elettorale democratico? Il processo è in parte accelerato da attivisti che operano con e senza il sostegno del governo. Ma (e questo è realmente un grosso ma) costruire un sistema sociale completamente diverso negli interstizi di un sistema capitalistico preesistente, con molto della vecchia burocrazia presente, causa molte contraddizioni e blocchi del potere locale, che cercherà di mettere freni ai cambiamenti. Certamente l'imperialismo e le forze reazionarie interne faranno del loro meglio per arrestare il processo, usando qualsiasi mezzo possibile per fomentare lo scontento o la confusione. Molti sono gli aspetti positivi di queste lotte: quali soddisfare il bisogno alimentare di un gran numero di poveri, provvedere all'alloggio e alle cure sanitarie, formare, letteralmente, decine di migliaia di consigli municipali in Venezuela per pianificare secondo le loro esigenze di singola comunità. Con tutte le cose buone che avvengono, non è ancora del tutto chiaro - dato il potere economico (e politico) che resta nelle mani dei sostenitori del vecchio ordine ed il rovesciamento dell'imperialismo statunitense che già si avverte - se questi sforzi riusciranno da ultimo a sfociare nella trasformazione sistemica delle loro società.
La Primavera Araba ed il Movimento Occupy Wall Street
E' realmente stimolante vedere le dimostrazioni di massa arrivare nel mondo arabo, animante dal desiderio di una vita diversa (ed anche dai prezzi esorbitanti degli alimenti e dal grande numero dei disoccupati). Però mentre tali dimostrazioni hanno abbattuto due regimi, esse hanno (soprattutto in Egitto) lasciato intatta la struttura del potere. L'attenzione in Egitto era comprensibilmente incentrata sul tiranno (e migliore amico degli Stati Uniti) Hosni Mubarak. Ma perchè avvenga una vera trasformazione il potere dev'essere trasferito sia dall'esercito che dal capitale locale e internazionale al popolo. Le dimostrazioni di massa in Europa, particolarmente in Grecia e Spagna, non hanno ancora prodotto alcun cambiamento materiale.
Non siamo meno suggestionati oggi dal modo in cui questo nuovo movimento ha attraversato l'Atlantico dal mondo arabo e dall'Europa, portando a Occupy Wall Street, che ha avviato immediatamente una protesta globale, presente ora in oltre un migliaio di città del mondo, rappresentativo di tutti i continenti (quasi letteralmente tale, da quando le foto di Occupy Antarctica hanno fatto il giro del globo). Il movimento Occupy è uno sviluppo della massima importanza per la sinistra. Lo slogan giusto (siamo il 99 %), pronunciato al momento giusto, ha catturato l'immaginazione e la frustrazione di molte persone negli Stati Uniti e all'estero. Unitamente alle azioni già intraprese, ciò indica una crescente percezione del fatto che il sistema stesso ha bisogno di cambiare.
Che siano giunti allo slogan separatamente o meno, l'articolo di Joseph Stiglitz su Vanity Fair (maggio 2011) "Dell'1%, dall'1%, per l'1%" ha fornito la corrente di pensiero, sostenendo il concetto che una plutocrazia governa gli Stati Uniti con una democrazia poco significativa. La chiamata iniziale a prendere e occupare spazi pubblici è stata fatta dagli Adbusters (adbusters.org). E qui è stato fatto il collegamento fra la critica dell'1% e la rivoluzione sociale in modo potente, ispirando molti.
Sebbene la lotta di Occupy sia stata criticata dai mezzi di informazione, anche quelli di una certa sinistra, per non avere rivendicazioni, uno dei principali slogan di riferimento in Occupy Boston cita: "Che cosa vogliamo? Bene, per incominciare ... TASSARE I RICCHI, CESSARE LE GUERRE, CURE MEDICHE E IMPIEGHI PER TUTTI". Non male come inizio, vero? Gli attivisti di Occupy Wall Street hanno ottenuto l'appoggio dei sindacati e, a loro volta, appoggiano le lotte sindacali.
Molti parlano di "capitalismo" e dell'esigenza di trasformare il sistema: svariate sigle hanno la parola "capitalismo" nei loro slogan. Molte persone comprendono i collegamenti fra le guerre imperialiste, la grande disuguaglianza negli USA, la mancanza di democrazia significativa e l'economia disastrosa. Malgrado non abbia ricevuto inizialmente la stessa attenzione dei temi economico/politici (anche se vi sono state sigle con orientamento ambientale, come una che cita "la crescita infinita non è possibile su un pianeta finito"), anche la distruzione dell'ambiente ottiene l'attenzione del movimento. Ed alcuni gruppi ambientali si rendono conto della loro esigenza di unire le forze e lottare insieme al movimento Occupy. Occupy the Planet e Occupy Climate Change diventano slogan e riflettono gli sforzi di attivisti ambientali, che aderiscono sempre più numerosi a questo nuovo movimento.
Sulla base delle lezioni del XX secolo appare certo che, se lo scopo ultimo di un movimento non è quello di sostituire il potere del capitale, letteralmente, con il potere del popolo, i progetti di riforma e le conquiste saranno limitati e potenzialmente reversibili. Si può trarre un incoraggiamento dal fatto che molti all'interno del movimento Occupy, per quanto amorfo possa essere, sembrano comprendere che i vari problemi politici / economici / sociali / ambientali da noi affrontati sono connessi all'ordine capitalista, e che lo scopo ultimo dev'essere quello di spostare il suo potere economico e politico e di creare una nuova società. Non c'è mai stato come ora un momento migliore per questo.
* Fred Magdoff è professore emerito di scienze agronome (piante e suolo) all'Università del Vermont e professore aggiunto di scienze agronome (raccolto e suolo) alla Cornell University. Scrive frequentemente di economia politica. I suoi libri più recenti sono The Great Financial Crisis ("La Grande Crisi Finanziaria", scritto con John Bellamy Foster, Monthly Review Press, 2009), Agriculture and Food in Crisis ("Agricoltura e Cibo nella Crisi", edito con Brian Tokar, Monthly Review Press, 2010) e What Every Environmentalist Needs to Know About Capitalism: A Citizen's Guide to Capitalism and the Environment ("Ciò che Ogni Ambientalista Deve Sapere sul Capitalismo: Guida del Cittadino al Capitalismo e all'Ambiente", con John Bellamy Foster, Monthly Review Press, 2011).
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