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Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura di Salvatore Vicario
 
La liquidazione del capitale passa tanto per l'arma della critica come per la critica delle armi
 
Partito e rivoluzione, indissolubili
 
di Diego Torres, secondo segretario del Comitato Centrale del PCM
 
02/03/2012
 
Critica del capitalismo e la sua critica
 
Dato che il capitalismo è emerso dalle ceneri del feudalesimo è stata la sua critica. In particolare si alimentò con gli orrori che accompagnarono lo sviluppo della rivoluzione industriale, così come il prolungamento dell'orario di lavoro, le malsane e sovraffollate case degli operai, la morte di massa a causa di incidenti e cattive condizioni di lavoro, ecc. Marx ed Engels non menzionano tra questi critici Saint-Simon, Robert Owen, Charles Fourier, Pierre Joseph Proudhon, ecc. I classici ci mettono in guardia circa le critiche al capitalismo che non mirano al superamento, ma alla sua regressione a forme arcaiche di sfruttamento o al suo completamento.
 
Oggi, la critica al capitale è sulla bocca di milioni di persone in tutto il mondo e migliaia di penne scrivono in merito. Senza dubbio questa è una conseguenza naturale della crisi di sovrapproduzione e sovra-accumulazione che si rivela come un crudele attacco ai salari, all'occupazione, alle pensioni, alle vacanze e in generale alla vita dei lavoratori, come anche le guerre e le aggressioni selvagge, ecc. In mezzo a tutto questo, anche gli stessi banchieri, ministri e altri funzionari del sistema accettano ed utilizzano per i propri scopi i termini scientifici come enunciati da Marx.
 
Troviamo una quantità di critiche al sistema che spesso indicano aspetti parziali del sistema. Alludono alla "perdita di sovranità", senza tener conto che la borghesia dei rispettivi paesi è completamente funzionale alle alleanze imperialiste. Fanno riferimento alle modalità di gestione del sistema, cioè criticano solo il neoliberismo, il capitalismo casinò o l'avidità dei banchieri, ecc. Dietro una sofisticata discussione sulla ricerca di soluzioni innovative, creative, ecc., arrivano a sfornare riforme di facciata. Molte delle critiche più radicali, che mirano ad una rottura completa con il sistema, non identificano una forza sociale già esistente in grado di abbattere il capitalismo e rimangono a livello di fantasia.
 
Vale la pena dipanare l'eclettismo regnante per identificare con chiarezza gli argomenti principali che accompagnano le critiche più diffuse, più "alla moda", ma che allo stesso tempo condannano il comunismo o non lo difendono in modo coerente. Identificare e smontare. Ma questo sarà un passo successivo, questo articolo mira piuttosto a sviluppare l'idea di come l'opera rivoluzionaria di oggi va indissolubilmente legata a quella di costruire il partito di tipo nuovo.
 
Bisogna saper distinguere in queste critiche che si alzano come slogan nel mondo, e che in qualche modo riflettono la sofferenza e il coraggio dei popoli, quali sono i risultati quando sono messe in pratica.
 
In ogni caso, noi rispondiamo con la critica scientifica al capitalismo, che va alla radice del sistema, che si basa sullo studio della sua economia-politica per superarlo. Partiamo dal presupposto che il capitalismo dalla sua nascita alla sua fine si basa sull'accumulazione di plusvalore estratto dalla classe operaia. Che la classe operaia sotto il capitalismo partecipa al mercato offrendo la sua forza lavoro a causa dell'assoluta mancanza dei mezzi di produzione e del possesso di quest'ultimi da parte della classe borghese. Partiamo dal presupposto che l'accumulazione del capitale porta alla concentrazione e centralizzazione dei mezzi di produzione al punto di formare i monopoli. Inevitabilmente questo porta a crisi di sovra-accumulazione, dove da un lato abbiamo una massa alla quale si toglie la capacità di acquisire i beni che produce, e dall'altro ingenti capitali senza valorizzazione.
 
Da qui che sosteniamo che i grandi mali che ci affliggono possono essere superati solo attraverso la socializzazione dei monopoli e dei mezzi di produzione concentrati, attraverso l'economia pianificata per soddisfare le esigenze del popolo e con l'instaurazione del potere operaio.
 
Chiunque capisce che quest'uscita passa necessariamente da una lotta violenta. Nessuna classe dominante, tanto meno la borghesia, concede il potere e la proprietà senza opporre la sua massima capacità di resistenza, senza scatenare le sue forze armate di repressione e ricorrere a tutte le forme di pressione possibili.
 
In altre parole, non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il superamento del capitalismo passa tanto per l'arma della critica come per la critica delle armi. In ogni contesto storico, questo significa combinare diverse forme di lotta, combinare soprattutto l'azione di massa della classe operaia che colpisce il cuore stesso della produzione insieme ad azioni che disorganizzano e disarmano i corpi di repressione. A ciò mira il programma del Partito Comunista.
 
E' chiaro che non accade che tutta la classe operaia si svegli sotto il suono della tromba dell'arcangelo Gabriele e decida di organizzarsi e sollevarsi. Né succederà che diversi settori della classe operaia si muovano spontaneamente all'unisono. È necessario preparare ed educare questo grande esercito. C'è bisogno di uno strumento che porti la coscienza di classe al movimento operaio, che permetta di stabilire una linea politica di lotta adeguata e una politica di alleanze con il resto degli oppressi, in questo basiamo la nostra intera esistenza come PCM.
 
Così, la moderna teoria della rivoluzione stabilisce che senza il Partito comunista non è possibile la rivoluzione socialista, tanto meno è possibile il rovesciamento del capitalismo.
 
Ciò che affermiamo lo verifichiamo negli eventi attuali che coinvolgono e scuotono il mondo. Troviamo vere e proprie masse indignate che si muovono in Medio Oriente, Inghilterra, Spagna, ecc. Ma proprio la mancanza di chiarezza sulla questione in merito a quale classe debba rispondere l'economia e nelle mani di quale classe debba stare il potere, fa sì che si ottengano solo dei cambiamenti nel governo e non un'alterazione del carattere di classe dello Stato. Non può che far sorgere sospetti il fatto che uno strumento fondamentale di queste mobilitazioni sia Facebook, Blackberry e le reti dei blog. Come se il nostro nemico non avesse sviluppato la capacità di intervenire e manipolare questi mezzi con la sua intelligence militare.
 
Non significa che non si alterano favorevolmente in alcuni casi i rapporti di forza, ma come nel caso degli eventi negli anni '90 in America Latina, il sacrificio popolare ha portato a semplici modifiche temporanee che non alterano il carattere della produzione o dello Stato, che in sintesi non risolvono il problema dello sfruttamento. I risultati odierni sono paradossali. In Egitto le forze armate hanno preso il potere grazie alla rivolta dirigendo le loro armi contro il popolo, nel mondo arabo le manifestazioni sono state utilizzate per giustificare aggressioni militari e genocidi da parte della NATO, in Europa questi movimento hanno lo scopo di indebolire le forze di classe e comuniste, e così via.
 
Ai nostri popoli spetta un duro, durissimo apprendimento, ma alzeremo la nostra voce in modo da rendere questo periodo di apprendimento il più breve possibile.
 
A differenza di ciò che affermano i mass media e molti intellettuali, non è la prima volta che il mondo assiste a mobilitazioni popolari di questa portata. Basta pensare agli scioperi avvenuti in tutti i paesi, sia negli anni precedenti che durante le guerre mondiali, come ai movimenti di liberazione nazionale che nel corso di alcuni decenni scoppiarono in molti angoli del pianeta.
 
Più vicino alla nostra proposta, affermiamo che il mondo ha prodotto un'azione cosciente delle masse lavoratrici per attaccare il potere, prendere i mezzi di produzione, uscire dalla guerra di rapina, risolvere i problemi vitali del popolo, ecc. Un movimento disciplinato e pianificato che rovesciò i suoi oppressori e iniziò la costruzione di una nuova società e che per realizzare ciò si rese necessario un forte Partito comunista. Si tratta cioè della Rivoluzione d'Ottobre del 1917.
 
Oggi non solo ci sono le stesse condizioni individuate da Lenin per tracciare un tale lavoro, ma sono molte volte più sviluppate.
 
Allo stato attuale la nostra teoria assume validità pratica in Grecia. La lotta operaia ha visto un cambiamento di qualità in Grecia con la partecipazione del KKE e del PAME. Infatti, lo spettro del comunismo si aggira di nuovo sull'Europa. I lavoratori in Grecia stanno lottando non solo contro le barbare misure, ma in ogni sciopero, in ogni fabbrica maturano i nuovi centri di potere. Gli operai greci oggi sono la prima linea del fuoco mondiale della nostra classe contro gli sfruttatori.
 
E' necessario organizzare la classe operaia per superare il capitalismo o soccomberemo a tutti gli orrori che si profilano all'orizzonte. Basta con lo spontaneismo! Basta sfuggire dalla realtà! In nome dell'umanità, basta!
 
L'intero Partito di tipo nuovo si dissolve e si nega privandolo di una delle sue parti costitutive
 
Una volta difesa la costruzione di un Partito Rivoluzionario della classe operaia, la cui missione principale è quella di essere il veicolo che infonde la coscienza di classe nel movimento realmente esistente, si deve passare alla discussione della sua costruzione.
 
Il Partito di tipo nuovo, come da Lenin concepito, obbedisce alle specifiche esigenze della lotta di classe. Ciascuna delle sue caratteristiche sono concatenate per formare una struttura progettata specificamente per la sua missione. Alcune delle sue caratteristiche fondamentali sono il centralismo democratico, il legame con le masse lavoratrici, una chiara direzione della teoria marxista-leninista e la sua applicazione come scienza e arte, il fronte ideologico contro l'opportunismo e il settarismo, la critica e l'autocritica, l'internazionalismo proletario, e così via.
 
Come sappiamo molti di questi partiti, fondati sotto l'influenza della Rivoluzione d'Ottobre, sono stati colpiti, disorganizzati o liquidati negli anni della controrivoluzione borghese. Alcuni Partiti comunisti hanno resistito all'assalto, non è stato il caso del Messico.
 
Come sapete, il Partito comunista storico del nostro paese manifestava debolezze ideologiche, fino alla degenerazione e infine alla liquidazione. Così la nostra classe è rimasta per molti anni senza il suo più importante strumento di lotta. La storia della sezione messicana del Comintern è la nostra storia e la assumiamo così, con gli errori e le vittorie, senza restrizioni.
 
Ci sono stati tentativi da allora per far risorgere l'organizzazione d'avanguardia della classe operaia del nostro paese. Non solo il nostro Partito, ma tutti questi riferimenti, come tutto ciò che esiste, storicamente, hanno un inizio.
 
Questo inizio è necessariamente umile, nei suoi primi passi l'organizzazione del Partito è fragile e molte delle sue caratteristiche non sono ancora maturate. La caratteristica generale è che sarà la lotta di classe a mettere in evidenza la sua avanguardia e i suoi principali dirigenti. Le manifestazioni per rivendicazioni parziali, le lotte, i movimenti di sciopero, i movimenti studenteschi, e così via. Da qui si cresce in principio.
 
Questo è vero anche per i riferimenti storici. Le prime forze con cui si approcciarono Marx ed Engels nel lavoro organizzativo a livello europeo erano in molti casi provenienti dai settori liberali di sinistra, in Russia i primi organizzatori del POSDR provenivano dagli intellettuali, ecc.
 
Quindi sarà la fermezza nella teoria e il conseguente lavoro politico tra la classe operaia ciò che imprimerà un carattere definitivo sulla natura del Partito Comunista. Questo non è facile, richiede il saper coniugare nel modo giusto la lotta per le rivendicazioni immediate della nostra classe con la chiarezza dei suoi interessi più generali, richiede un lavoro quotidiano d'organizzazione all'interno del Partito e focalizzare le sue attività per l'elevazione costante della coscienza di classe, richiede di evitare di scivolare a destra o a sinistra della politica marxista-leninista, richiede nella maggior parte dei casi di misure per la protezione della struttura del Partito e allo stesso tempo la massima apertura nella pratica, ecc.
 
Non si ignora che molti, moltissimi referenti partitici nel nostro paese sono degenerati e sono stati disorganizzati, non riuscendo nella loro missione d'avanguardia della classe operaia.
 
Sostengo che questo sia dovuto alla mancanza di uno o più principi organizzativi. Questa teoria organizzativa non consiste in un capriccio o in una volontà sradicata dalla realtà. Essa si basa su un'analisi della lotta di classe nelle condizioni dell'imperialismo. Quando un principio organizzativo viene abbandonato da un Partito comunista, comincia a mutare nella sua totalità. Quando una delle parti costitutive viene meno, tutto il Partito di tipo nuovo si dissolve. La mancanza o la carenza di un principio organizzativo è la negazione del Partito, arriva la critica e la sua rapida correzione, cioè la negazione della negazione. Tuttavia, in molti casi la critica è disordinata, per correggere una carenza si incorre in altri errori. Comunemente, dunque, molte organizzazioni partitiche finiscono per essere divorate da lotte intestine, per espressioni unilaterali e polarizzate di questi principi organizzativi, che per questo diventano la negazione del Partito.
 
E' evidente che l'attuazione di un Partito con queste caratteristiche non è facile e che questo nasce dalla lotta stessa. Nel nostro caso non siamo un prodotto miracoloso, improvviso, che ha solo bisogno di aggiungere qualche risorsa. Ci sono voluti 16 anni (1994-2010) per formare un nucleo di quadri e dirigenti stabili, evidenziare dalle fila della lotta popolare i primi ranghi del Partito, stabilire vincoli inscindibili con il movimento comunista internazionale, spazi e collegamenti nella lotta di massa, ecc.
 
La generalizzazione delle esperienze di altri riferimenti, non è stata facile, anche se è un fatto. Purtroppo, gran parte della tradizione rivoluzionaria, di classe e comunista nel nostro paese non è scritta. Molte discussioni e dibattiti hanno avuto luogo nel campo orale, e in molti casi è stato possibile conoscere solo l'essenza di queste discussioni dai relatori.
 
La critica e l'autocritica sono la nostra acqua, con cui ci rafforziamo. Ma abbiamo anche chiaro che la critica disordinata, attraverso mezzi informali e orizzontali (ad esempio, gruppi del famoso Facebook), l'unica cosa che producono sono gruppi e cricche, in definitiva frazioni.
 
E' necessario che, nel caso del nostro Partito, si consolidi la letteratura di partito. Relazioni, progetti, dibattiti, argomenti, metodi, la politica in generale deve essere scritta. Faremo grandi sforzi per salvare la grande tradizione comunista di tenere una penna permanentemente in lotta.
 
Le recenti decisioni del PCM a questo proposito
 
Auto criticamente il PCM riconosce la necessità di rompere con lo spirito settario che a volte ha coinvolto alcuni dei suoi membri e delle strutture. Creare il Partito come un fine in sé stesso non ha senso. Il Partito è solo un mezzo, un mezzo fondamentale certamente, uno strumento di lotta per il potere operaio, quando il lavoro per la costruzione del Partito non si lega con la rivoluzione si sta perdendo tempo. Partito e rivoluzione sono indissolubili e inseparabili.
 
Si deve rompere con questa logica perversa di ruggine nella vita interna. Mentre i flussi e riflussi si possono riflettere nei livelli d'attività, il Partito Comunista lotta per diventare un fattore determinante. Il PCM, come organizzazione rivoluzionaria, lotta per sviluppare la sua forza e imporre la propria volontà su quella dei suoi nemici e sugli elementi vacillanti. E' una presa in giro teorica che ciò possa essere ottenuto chiudendosi, lo studio è legato alla pratica e viceversa.
 
Il VI Plenum del CC ha espresso la volontà, e la si vuole diffondere a tutti i militanti, di scendere nelle piazze e rafforzare la sua politica in questi mesi. Dobbiamo insistere ai cancelli della fabbriche, è necessario reclutare più giovani, organizzare circoli di studio, tavoli d'informazione sulle posizioni del Partito, compilare agende con le liste dei collaboratori e simpatizzanti del Partito, e così via.
 
Il VI Plenum del CC ha deciso unanimemente di non paralizzare l'attività del Partito sotto condizioni d'attacco. I comunisti assumono che è nostro obbligo quello di reclutare elementi per migliorare la nostra composizione di classe, che è nostro obbligo organizzare cellule nei centri di lavoro per poter parlare di radicali cambiamenti in fabbrica. Compiendo tali necessità, il nostro Partito sarà molto diverso in un anno e mezzo. Allora e solo allora davvero i lavoratori daranno una forma definitiva al loro Partito. Questo è il nostro cammino.
 
Il VI Plenum ha preso la decisione unanime di espellere dalle sue fila i disorganizzatori, quelli che pensano di poter rimanere nel PCM senza riconoscere un'unica linea, o che credono che questa possa essere sottoposta al ricatto. E' molto chiaro il messaggio, il PCM è assolutamente intollerante alle frazioni.
 
Nemmeno ci focalizzeremo tanto su di loro. La realtà è una vasta pianura con mille sventure. Coloro che cercano di trascinarci in una lotta interna devono sapere che si logoreranno, quando decideranno di affrontare l'enorme compito di organizzare un Partito comunista in questo paese saranno veramente misurati. Il nemico che non ignoriamo è il capitale, contro di esso attaccheremo con febbrile frenesia, se volete.
 
Il Partito ha deciso di prendere misure per una sua migliore gestione. Ha rafforzato il proprio Comitato Centrale, ha adottato misure per promuovere l'esercizio di vigilanza democratica e rivoluzionaria, ecc. Ha lanciato un'ambiziosa politica di alleanze finalizzata a dare impulso alla consapevolezza della rottura contro il sistema.
 
Quando c'è minaccia di guerra, quando gli attacchi contro la nostra classe diventano spietati, c'è bisogno di un Partito-Combattente e molti compagni lo vanno capendo. Mentre le nostre file diventano più solide continuiamo a crescere giorno per giorno. La disciplina è necessaria per coloro che desiderano intraprendere un'offensiva contro il capitale, ma la lotta li compensa con l'unica prospettiva di prendere il destino nelle loro incallite mani.
 
 

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