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- pensiero resistente - dibattito teorico - 02-07-12 - n. 416
da http://mrzine.monthlyreview.org/2012/amin200612.html
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
Il mondo visto dal Sud
Intervista a Samir Amin
di Irene León
20/06/2012
Vorrei focalizzare questa intervista su tre questioni distinte ma correlate: la tua visione del mondo e le possibilità di cambiarlo; la tua proposta concettuale e politica sull'implosione del capitalismo e il delinking (ndt, dissociare dal benessere, dalla crescita economica) da esso; la tua analisi del contesto globale visto in particolare dall'Africa e dal Medio Oriente. Qual è la tua visione del mondo, visto dal Sud e dal punto di vista del Sud?
Per rispondere a questa domanda, non scontata, è necessario suddividere il tema in tre parti. Prima di tutto, chiedersi: quali sono le caratteristiche importanti, decisive, del capitalismo contemporaneo - non del capitalismo in generale, ma del capitalismo contemporaneo? La vera novità in proposito? Che cosa lo caratterizza? In secondo luogo, concentriamoci sulla natura della crisi attuale che è più di una semplice crisi - la definisco come un'implosione del sistema capitalistico contemporaneo. In terzo luogo, in questo quadro, cerchiamo di analizzare: quali sono le strategie delle forze reazionarie dominanti, cioè del capitale dominante, della triade imperialista Stati Uniti-Europa-Giappone e dei loro alleati reazionari del mondo intero? Solo dopo aver capito questo, possiamo dimensionare la sfida che i popoli del Sud, nei paesi emergenti così come nel resto del Sud, devono affrontare.
La mia tesi sulla natura del sistema capitalistico contemporaneo - che più modestamente chiamerò "l'ipotesi" perché aperta alla discussione - è quella che abbiamo registrato in una nuova fase del capitalismo monopolistico. Si tratta di una fase qualitativamente nuova, dato il grado di concentrazione del capitale, condensato al punto che il capitale monopolistico oggi controlla tutto.
A dire il vero, il concetto di "capitale monopolistico" non è nuovo. E' stato coniato alla fine del XIX secolo e sviluppato come tale, attraverso successive fasi distinte, nel corso del XX secolo, ma a partire dagli anni 70-80 è emersa una fase qualitativamente nuova. Prima di allora esisteva, ma non controllava tutto. In realtà non vi è ora alcuna attività economica capitalistica che sia autonoma o indipendente dal capitalismo monopolistico - che controlli tutte e ciascuna attività economica capitalistica, anche quelle che conservano una parvenza di autonomia. Un esempio, uno fra i tanti, è l'agricoltura nei paesi capitalisti sviluppati, controllata da monopoli che forniscono risorse, sementi selezionate, pesticidi, i crediti e le catene dei supermercati.
Questo è decisivo - si tratta di un cambiamento qualitativo che io chiamo "monopolio generalizzato" cioè il monopolio che si estende su tutti i campi. Questa caratteristica comporta conseguenze sostanziali e significative. In primo luogo la democrazia borghese è stata completamente annullata: se un tempo era basata su sull'opposizione sinistra-destra - la quale ha corrisposto alle alleanze sociali, più o meno proletarie, più o meno borghesi, ma differenziate per le loro concezioni di economia politica - ora per esempio, repubblicani e democratici negli Stati Uniti o la corrente dei socialisti di Hollande e la corrente della destra in Francia di Sarkozy, sono le stesse o quasi le stesse. In altre parole, tutti sono uniti su un consenso dominato dal capitale monopolistico.
Questa prima conseguenza costituisce un cambiamento nella vita politica. La democrazia così annullata, si è trasformata in una farsa, come si vede nelle primarie elettorali negli Stati Uniti. Il capitale monopolistico generalizzato ha conseguenze molto gravi. E ha trasformato gli Stati Uniti in una nazione di "pazzi". E' grave perché la democrazia non ha più modo di esprimersi.
La seconda conseguenza è che "il capitalismo generalizzato" è la base oggettiva della comparsa di quello che io chiamo "imperialismo collettivo" della triade USA-Europa-Giappone. E' un punto che fortemente sottolineo, in quanto, anche se è ancora un'ipotesi, posso affermare: non ci sono grandi di contraddizioni tra Stati Uniti, Europa e Giappone. C'è un po' di competizione sul piano economico, ma sul piano politico vi è allineamento della politica mondiale con le politiche definite dagli Stati Uniti. Ciò che noi chiamiamo "comunità internazionale" copia il discorso degli Stati Uniti: in tre minuti compaiono ambasciatori europei con qualche extra, grandi democratici come l'emiro del Qatar e il re dell'Arabia Saudita. Le Nazioni Unite non esistono - la loro rappresentanza degli stati è una caricatura.
E' questa trasformazione fondamentale, la transizione dal capitalismo monopolistico a "capitalismo monopolistico generalizzato", che spiega la finanziarizzazione, dato che questi monopoli generalizzati sono in grado - grazie al controllo che essi esercitano su tutte le attività economiche - di succhiare una sempre maggior parte del plusvalore prodotto in tutto il mondo e di convertirlo nella rampa di lancio monopolista, la rampa di lancio imperialista, che è la causa del ristagno della crescita e delle disuguaglianze nei paesi del Nord, compresa la triade USA-Europa-Giappone.
Ciò mi porta al secondo punto: è questo sistema che è in crisi. O meglio non è solo una crisi - si tratta di una implosione, nel senso che questo sistema è incapace di riprodursi dalle proprie fondamenta, in altre parole, è una vittima delle proprie contraddizioni interne.
Questo sistema sta implodendo non perché viene attaccato dai popoli, ma a causa del suo stesso successo. Il suo successo, essendo riuscito a imporsi sui popoli, ha causato una crescita vertiginosa delle ineguaglianze, il che non è solo scandaloso, ma socialmente inaccettabile e tuttavia finisce per essere accettato, accettato senza obiezioni. Nonostante ciò, questa non è la causa dell'implosione, ma lo è il fatto che non possa riprodursi dalle stesse sue fondamenta.
Ciò mi porta al terzo punto, che ha a che fare con la strategia delle forze reazionarie dominanti. Quando dico forze reazionarie dominanti, mi riferisco al capitale monopolistico generalizzato della triade imperialista della storica cordata Stati Uniti-Europa-Giappone, a cui si uniscono le forze reazionarie di tutto il mondo raggruppate, in una forma o nell'altra, in blocchi egemonici locali che sostengono e fanno parte di questo dominio reazionario globale. Queste forze reazionarie locali sono estremamente numerose ed enormemente diverse da un paese all'altro.
La strategia politica delle forze dominanti - cioè, il capitale monopolistico generalizzato e finanziarizzato della triade imperialista collettiva storica tradizionale, Stati Uniti-Europa-Giappone - è definita dalla sua identificazione dei nemici. Per loro i nemici sono i paesi emergenti - in altre parole, la Cina. Il resto, come India, Brasile ed altri, sono per loro semi-emergenti.
Perché la Cina? Poiché la classe dirigente cinese ha un progetto. Non ho intenzione di entrare nei dettagli se questo progetto è socialista o capitalista. Ciò che è importante è che ha un progetto. Il suo progetto consiste nel non accettare i diktat del capitale generalizzato finanziarizzato del monopolio della triade, che si impone attraverso i suoi vantaggi: controllo della tecnologia, controllo dell'accesso alle risorse naturali del pianeta, controllo dei mass media, propaganda, ecc, controllo del sistema integrato globale monetario e finanziario, controllo delle armi di distruzione di massa. La Cina è venuta a sfidare quest'ordine, senza far rumore.
La Cina non è semplice subappaltatore. Ci sono settori in Cina che fungono da subappaltatori, come produttori e venditori di giocattoli a basso costo di qualità scadente, solo perché la necessità cinese di mettere le mani su valuta estera e il subappalto è un mezzo facile per farlo. Ma non per questo, la Cina è tutta così. Ciò che caratterizza la Cina è il suo sviluppo e il rapido assorbimento di alta tecnologia, il suo sviluppo e riproduzione. La Cina non è la mera fabbrica del mondo, come viene sostenuto da alcuni. Non è "prodotto in Cina", ma "prodotto dalla Cina". Ciò ora è possibile soltanto perché hanno fatto una rivoluzione: il socialismo paradossalmente ha costruito il percorso che ha permesso di praticare un certo tipo di capitalismo.
Direi che, accanto alla Cina, il resto dei paesi emergenti sono secondari. Se dovessi fare una graduatoria, direi che la Cina è al 100% emergente, il Brasile è al 30% e i restanti sono al 20%. Gli altri paesi emergenti, in confronto alla Cina, sono subappaltatori: fanno grandi affari in subappalto perché c'è un margine di negoziazione a causa della conformità tra il capitale monopolistico generalizzato e finanziarizzato della triade e dei paesi emergenti come India, Brasile e così via. Non è così con la Cina.
Questo è il motivo per una guerra contro la Cina, che è diventata parte della strategia della triade. Venti anni fa c'erano già degli americani folli che sostenevano l'idea di dichiarare guerra alla Cina, prima che fosse troppo tardi.
I cinesi hanno avuto successo, motivo per cui la loro politica estera è così tranquilla. Ora ecco che arriva la Russia ad unirsi ai cinesi nella categoria dei paesi veramente emergenti. Vediamo Putin proporre la modernizzazione delle forze armate russe, pensando di replicare l'era della marina sovietica, che un tempo costituiva reale contrappeso alla potenza militare degli Stati Uniti. Questo è importante. Qui non sto parlando del fatto che Putin è o non è un democratico, o se la sua prospettiva è o no socialista, non si tratta di questo, ma della possibilità di contrastare la potenza della triade.
Il resto del mondo, il resto del Sud, tutti noi - voi ecuadoregni, noi egiziani e molti altri - non contiamo. I nostri paesi interessano al capitalismo monopolistico collettivo per uno ed un solo motivo, l'accesso alle nostre risorse naturali, perché questo capitale monopolistico non può riprodursi senza controllare, dissipare, le risorse naturali del pianeta. Questa è l'unica cosa che interessa al capitale monopolistico.
Per garantirsi l'accesso esclusivo alle risorse naturali, gli imperialisti devono garantire che i nostri paesi non si sviluppino. Quindi "lumpen-sviluppo", come è stato definito da Andre Gunder Frank. Frank ne ha discusso in molte circostanze diverse, ma prendo in prestito il termine qui per applicarlo a nuove circostanze, per descrivere come l'unico progetto che l'imperialismo ha per noi è il non-sviluppo. Sviluppo di anomalie - pauperizzazione dei paesi ricchi di petrolio, falsa crescita alimentata da gas, legname o qualsiasi altra cosa, al fine di ottenere l'accesso alle risorse naturali - questo è ciò che sta per implodere perché è diventato moralmente intollerabile. Il popolo non lo accetta più.
Da qui le implosioni. Le prime ondate di implosioni hanno origine in America Latina e non è un caso che ciò accada in paesi marginali come la Bolivia, l'Ecuador e il Venezuela. Non è un caso. Poi, la Primavera Araba. Vedremo altre ondate in Nepal e in altri paesi perché non è qualcosa che accadrà solo in una determinata regione.
Per i popoli che ne sono protagonisti, la sfida è enorme. Vale a dire, la sfida non può essere contenuta nell'ambito di questo sistema, in un tentativo di trascendere il neoliberismo per raggiungere il capitalismo dal volto umano, per entrare nella logica del buon governo, della riduzione della povertà, della democratizzazione della vita politica, ecc, perché questi sono tutti modi di gestione dell'impoverimento, che è il risultato di questa stessa logica.
La mia conclusione - da un punto di vista principalmente focalizzato sul mondo arabo - è che questa non è solo una congiuntura, ma piuttosto un momento storico, un grande momento per il popolo. Sto parlando di rivoluzione. Anche se non voglio abusare di questo termine, ci sono le condizioni oggettive per la costruzione di grandi blocchi sociali alternativi, anti-capitalisti. Vi è un contesto per l'audacia di proporre un percorso radicale.
Samir Amin è un economista marxista. Una trascrizione dell'intervista in spagnolo "Entrevista con Samir Amin (I): El Mundo Visto desde el Sur" è disponibile sul sito Web Agencia Latinoamericana de Información
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