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- pensiero resistente - dibattito teorico - 22-11-12 - n. 431
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
La dittatura del proletariato e la transizione
"... La Dittatura del proletariato è la tappa di transizione tra il modo di produzione capitalistico e il comunismo, che deriva dalla Rivoluzione Socialista, che non è altro che la distruzione radicale del potere economico e politico della classe padronale..."
Manuel Sutherland
16/11/2012
Nel corso di più di 150 anni, molte voci - ancora oggi e il Venezuela non fa eccezione - si sono levate contro la Dittatura del Proletariato, per cui facilmente dovremmo domandarci, cosa c'è di sbagliato nella Dittatura del Proletariato?
Breve critica alle origini della democrazia
I romantici democratici, della storia e della politica, ci nascondono abilmente che nella bella democrazia ateniese (incluso nell'età d' Oro di Pericle) il voto e l'intensa discussione politica in seno all'Assemblea, si basava sull'assoluta esclusione dagli spazi decisionali e dai fondamentali diritti politici, gli schiavi (iloti), le donne e gli stranieri (meteci).
E' da ricordare che più della metà della popolazione erano donne e che gli schiavi erano almeno due terzi della popolazione totale e che gli stranieri residenti erano in notevole quantità.
Sapere ciò vuol dire riconoscere che la democrazia è nata come una forma politica che nasconde una dittatura schiavista, sessista e xenofoba di una classe dominante contro un'altra oppressa.
Nel corso della storia, la lotta per la democrazia è stata una chiave. Lo è ancora oggi?
Il cartismo inglese (primo grande movimento operaio organizzato) e il Partito Operaio Social Democratico Russo (POSDR), creato a Minsk nel 1898 da Lenin, furono convinti sostenitori della democrazia e combattenti per i diritti dei sopraffatti.
Ma, quando Lenin sostiene la democrazia, lo fa contro il regime della Monarchia, regime dove l'oppressione è più brutale e l'arretratezza economica è più forte.
Lottare per rovesciare un Regno, arcaico e vile, per essere sostituito da una repubblica, con diritti superiori alla dichiarazione dei diritti dell'Uomo della Rivoluzione francese, era comprensibile e lodevole.
Tuttavia, Lenin sosteneva che il passaggio della Repubblica borghese a quella Socialista borghese doveva essere rapido e ciò implica la distruzione del potere politico ed economico della borghesia, come primo atto.
Sono democratici i rivoluzionari?
La democrazia, dalla sua nascita fino ad oggi, si costituisce come il sistema più efficace di sfruttamento della classe operaia, irrigando conformemente lo sfruttamento.
La democrazia è il migliore, il più economico e tranquillo veicolo per lo sfruttamento di massa della classe operaia. E sì, la democrazia è più conveniente che il fascismo, che è un regime d'emergenza, costoso e che spinge le masse all'insurrezione.
La democrazia (quella borghese, che è l'unica che conosciamo), è la dittatura del capitale, con l'abito istituzionale borghese, in cui il potere del capitale ha la piena egemonia.
Pertanto, è di vitale importanza capire che la democrazia è il regime prediletto della borghesia. In essa, la Dittatura del Proletariato è la transizione vitale per evitare la restaurazione del regime borghese ed il suo obbrobrio.
La Dittatura del Proletariato rappresenta le massime libertà e diritti per il proletariato e il certificato di morte del potere borghese.
La Dittatura del Proletariato è inevitabilmente autoritaria e di classe e deve reprimere quei fattori che si oppongono alla costruzione dello Stato Operaio.
Nella voce di Marx, nella Critica del Programma di Gotha, la Dittatura del Proletariato è la tappa di transizione tra il modo di produzione capitalistico e il comunismo, che deriva dalla rivoluzione socialista, che non è altro che la distruzione radicale del potere economico e politico della classe padronale.
* Coordinatore della Formazione dell'Associazione Latinoamericana di Economia Politica Marxista (ALEM) manuel1871@gmail.com
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