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Messico: panorama e prospettive rivoluzionarie di fronte alla crisi capitalista
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
15/05/2013
Il Messico è uno dei paesi in cui il potere dei monopoli e la dittatura della borghesia, sembrano essere perfette. Tuttavia, lampi di disobbedienza, ribellione, malcontento e manifestazione delle varie forme di lotta contro il sistema capitalista, cominciano a mostrarsi più intensamente in tutto il paese. Mentre la finestra dei monopoli della comunicazione, mostrano un paese che segue uno sviluppo democratico, politico, economico e sociale, con normalità; negli ultimi sei anni si è intensificato lo scontro nella lotta di classe, tra la minoranza oligarchica, e la maggioranza dei lavoratori della campagna e della città. Anche se la classe operaia messicana e il movimento popolare sono stati colpiti duramente su tutti i fronti, nel Partito Comunista del Messico (PCM) affermiamo che esiste la prospettiva rivoluzionaria per la Rivoluzione Socialista nel nostro paese.
Sebbene l'immagine del Messico nel mondo sia quella di un paese con gravi problemi di violenza e insicurezza, la verità è che dietro questo schermo si nascondono le principali cause e problematiche del popolo messicano, come ad esempio: la crisi economica, le misure barbare per lo sfruttamento dei lavoratori, la repressione contro il movimento operaio e popolare, la distruzione e il saccheggio delle risorse naturali, tra le altre cose. L'oligarchia e il potere dei monopoli stanno attuando una serie di misure di gestione sociale per stabilizzare il sistema in tempi di crisi. Allo stesso modo vogliono soffocare il malcontento operaio e popolare attraverso la cooptazione di organizzazioni sindacali e sociali o mediante la repressione selettiva dei suoi leader. Queste misure non sono una novità, il nostro paese ha una lunga storia da questo punto di vista. Tuttavia, l'elemento nuovo è che ora, le diverse frazioni della borghesia si sono messe d'accordo per mantenere i loro interessi e privilegi davanti al rischio imminente che rappresenta la crisi e il malcontento generato dalla attuazione di riforme lesive nei confronti del popolo messicano.
Con l'arrivo alla presidenza di Enrique Peña Nieto e del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI), non solo è evidente che, come per il suo predecessore Felipe Calderón Hinojosa, la frode in Messico sia una costante, e che nulla importino il voto e la volontà popolare in una democrazia borghese, obsoleta e decadente da decenni. E' inutile dire che il governo di Enrique Peña Nieto sia chiaramente anti-operaio e anti-popolare. In diverse occasioni il PCM ha indicato che la recente firma del "Patto per il Messico" è la dimostrazione di come i diversi partiti elettorali nel nostro paese, PRI, PAN e PRD, siano uno solo. Che non vi è alcuna differenza tra destra, centro e "sinistra", in quanto costoro hanno lo stesso programma che mira essenzialmente a mantenere il potere dei monopoli e la dittatura oligarchica attraverso una facciata democratica. Oggi nel nostro paese le contraddizioni in seno alla borghesia vengono superate perché alla Camera dei deputati e senatori gli apparati giuridici e ogni strumento esecutivo e legislativo sono rivolti a favore dei capitalisti, esempio di questo sono state le cosiddette riforme strutturali, quali la Riforma del lavoro, la Riforma dell'istruzione, la Legge per la sicurezza nazionale e la continuità del Piano Mérida, così come le iniziative di Riforma fiscale ed energetica. Tutte queste riforme hanno avuto la piena approvazione e il consenso dei legislatori dipendenti dai capitalisti, tutte queste leggi sono state un duro colpo per i lavoratori messicani e le loro conseguenze devono ancora manifestarsi.
La flessibilità del lavoro, la precarietà, il lavoro temporaneo e instabile, la disoccupazione, la polivalenza, così come la mancanza di rappresentanza economica, giuridica e politica dei sindacati classisti e indipendenti ideologicamente dal corporativismo, sono alcune delle sofferenze del movimento operaio messicano oggi. La Riforma del lavoro è espressione di un terrorismo aziendale contro il proletariato messicano convertito in legge. L'ideologia borghese e corporativista della Centrale dei Lavoratori del Messico (CTM), organismo che ai tempi del vecchio Partito Comunista Messicano fu creato per difendere i diritti dei lavoratori contro il capitale, oggi è la principale camicia di forza per l'azione del proletariato messicano. Inoltre, il sindacalismo giallo della socialdemocrazia (UNT) continua a mantenere l'egemonia tra i settori del sindacalismo indipendente, portando sul percorso della conciliazione di classe, della sconfitta e della sottomissione del movimento operaio. Ci sono molti esempi, ma uno dei più significativi è quello dei 44 mila lavoratori del Sindacato Messicano degli Elettricisti (SME), che dal 2009 sono stati privati dei loro posti di lavoro e da allora hanno continuato a promuovere una lotta puramente legale e giuridica, nonostante una sconfitta dopo l'altra. Queste sono alcune delle conseguenze della liquidazione del Partito Comunista e la sua assenza per più di 25 anni. Tuttavia, dopo la sua riorganizzazione, il PCM sta lavorando a una linea sindacale di classe attraverso il Coordinamento Sindacale Unitario del Messico (CSUM) con diversi sindacati della Repubblica messicana, uno strumento organizzativo che mira a contendere l'egemonia alla CTM e al corporativismo sindacale filo-padronale. Allo stesso modo il PCM indirizza i suoi sforzi organizzativi per dotare la classe operaia di sindacati attraverso il Fronte dei Lavoratori Indipendenti (FTI), dove iniziano a militare lavoratori dei vari settori dell'industria e dei servizi.
Un altro mito diffuso dai mezzi di comunicazione è che la crisi economica non abbia colpito il nostro paese. Come sappiamo il lavoro degli ideologi del sistema è di ripetere più e più volte che il Messico conta sulla stabilità economica e che, nonostante la crisi internazionale, i lavoratori messicani sono stati poco colpiti. La realtà è diversa. Secondo i dati del Centro di analisi multidisciplinare (CAM) tra il 2006 e il 2012, il potere d'acquisto del salario minimo in Messico è sceso del 43,1%, registrando una perdita accumulata in 25 anni del 79,11%. Per riconquistare il suo potere d'acquisto è necessario un aumento medio annuo del 4-5 per cento, sempre a condizione che si congelino i prezzi dei vari prodotti per 47 anni. A questo aggiungiamo un forte e costante aumento dei beni di prima necessità come la tortilla e le uova. Paradossalmente, il Messico è un paese petrolifero con alti prezzi del suo gasolio e diesel.
Lo sfruttamento si va riflettendo nei 15,9 milioni di lavoratori senza contratto di lavoro; 6,9 milioni di persone (14,3% del totale) lavorano nel settore primario, 11,4 milioni (23,6%) nella produzione industriale e 29,6 milioni (61,4%) sono nel terziario e servizi. Di questi, 28,9 milioni di lavoratori si trovano nell'informalità, il che significa che per ogni 10 posti di lavoro, sei sono informali. Gli alti indici di disoccupazione e le cattive condizioni di lavoro hanno comportato che 20 milioni di giovani messicani non studino né lavorino. All'inizio di quest'anno, mentre si approvavano le barbare misure contro il popolo, Enrique Peña iniziò la sua "Crociata nazionale contro la fame", un programma magnificato dai media che tenta di nascondere la povertà attraverso briciole e programmi di beneficenza, ovviamente insufficienti giacché nel nostro paese ci sono 52 milioni di poveri. Allo stesso modo, sulla soglia della povertà estrema e del pauperismo vi sono altri 13 milioni di messicani che vivono nelle comunità di Metlatónoc e Cochoapa, i comuni più poveri del Messico. Tutto questo dimostra che chi sta pagando le conseguenze della crisi sono la classe operaia ed i settori popolari.
Va notato che niente di tutto questo può essere applicato senza una legge che criminalizzi la protesta sociale e che garantisca l'ordine costituzionale in favore della borghesia. Per anni è stato portato avanti in Messico il cosiddetto Piano Merida, una copia del Piano Colombia e del Piano Patriota che, come sappiamo, sono programmi di contro-insurrezione dettati dai monopoli statunitensi ed europei per garantire l'ordine e il saccheggio della ricchezza dei popoli, con il pretesto della lotta contro il narcotraffico. Non è sorprendente che anche prima dell'arrivo alla presidenza, Enrique Peña Nieto avesse proposto come consigliere alla sicurezza il narco-paramilitare Oscar Naranjo, violando ogni ordine costituzionale del nostro paese. Il PCM afferma che lo Stato, come concepito da Marx, Engels e Lenin, è un apparato di dominio di una classe sull'altra. L'opportunismo socialdemocratico cerca di giustificare la sua esistenza nella burocrazia statale, assumendo l'argomento che lo Stato può essere soggetto a controversie interclassiste. Pertanto, non è sorprendente che la socialdemocrazia e anche la cosiddetta "sinistra dalla nuova visione" promossa al Partito della Rivoluzione Democratica (PRD), attraverso il governatore dello stato di Morelos, Graco Ramirez Abreu, sia il primo Stato ad aver attivato il comando unico di polizia, fungendo da esempio per gli altri governatori a livello nazionale. Sempre nella capitale del paese in cui governa la socialdemocrazia del PRD, è precisamente Miguel Angel Mancera, un poliziotto diventato capo del governo del distretto federale, che insieme al suo predecessore Marcelo Ebrard sono tra i pochi modelli di governanti che promuovono un altro settore monopolista per le prossime elezioni nel 2018. Come possiamo vedere, nessuno di loro invidia qualcosa a Filippo Calderón e ai suoi oltre 60 mila morti nella sua falsa guerra contro il narcotraffico, o al repressore dei contadini e stupratore di donne a San Salvador Atenco, Enrique Peña Nieto. Se la militarizzazione, il terrore sulla popolazione e la violazione dei diritti umani e la persecuzione costante dei militanti sociali è stato un piano fallimentare del governo di Felipe Calderón, ora la Gendarmeria nazionale è la scommessa di Peña Nieto di fronte all'immagine logorata dell'Esercito messicano e delle forze di polizia statali e municipali.
Anche se sembra un quadro desolante, la classe operaia e il popolo del Messico in generale, hanno prospettive di cambiamento rivoluzionario. Questo non è un semplice desiderio, ma esistono fatti concreti e reali che lo confermano. Anche se tuttavia non esiste ancora un coordinamento nazionale rivoluzionario, un forte movimento operaio e di massa, già cominciano a mostrarsi gli embrioni del potere operaio e popolare. Negli ultimi anni, al pari delle lotte operaie, contadine e studentesche, il PCM non solo sta crescendo e sviluppandosi, ma sta anche guidando e intervenendo direttamente nelle lotte del nostro popolo. Dalla comune e all'esperienza insurrezionale dello stato di Oaxaca nel 2006, passando per la rivolta degli insegnanti nel 2008, fino ad oggi promuovendo l'insubordinazione dell'attuazione della Riforma del lavoro nei settori industriali, il PCM mantiene un lavoro metodico, tattico e strategico basato sulla teoria rivoluzionaria del marxismo-leninismo per la conquista del potere. Anche se i mezzi di comunicazione di massa magnificano i movimenti della piccola borghesia che non rappresentano un reale pericolo per gli interessi dell'oligarchia, come il Movimento per la Pace con Giustizia e Dignità e il movimento giovanile Yo Soy 132, le cui basi ideologiche sono il pacifismo borghese, lo spontaneismo, l'eclettismo e il riformismo proprio disperazione degli strati medi colpiti dalla crisi; c'è un'altra espressione con posizioni solide ideologicamente e con maggiore visione a medio e lungo termine.
Alcune di queste espressioni sono la creazione delle cosiddette polizie comunitarie o corpi popolari di sicurezza, che stanno aumento in modo esponenziale in diverse regioni del centro-sud del Messico, vista l'impunità di cui gode la criminalità organizzata in collusione con lo Stato messicano. Questo non è un fenomeno recente, ma è un progetto vecchio più di 15 anni tra i popoli indigeni governati dallo stato di Guerrero. Qui i suoi abitanti avevano necessità di ricucire il tessuto sociale lacerato dalla vendita e dal consumo di droghe illegali nelle loro comunità attraverso forme di prevenzione e giustizia popolare. Quelli che sembravano casi isolati in regioni di montagna oggi sono un esempio nazionale di ciò che è necessario, ma soprattutto una possibilità: l'amministrazione della giustizia. I tassi di criminalità come rapine, sequestri, omicidi, sono diminuiti del 90% in queste comunità. Anche se lo Stato messicano cerca di smantellare l'organizzazione popolare attraverso la sua istituzionalizzazione, vi sono sempre più regioni che si organizzano e creano le loro guardie armate e proprie leggi. Allo stesso modo, dobbiamo sottolineare la creazione delle comunità autonome promosse dall'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN), nel sud-est del Messico, che giorno dopo giorno lottano per mantenere il loro diritto alla terra, davanti alle continue vessazioni di gruppi paramilitari patrocinati dall'esercito messicano in una strategia di guerra a bassa intensità.
Tuttavia, il PCM è cosciente dell'insufficienza del continuo emergere spontaneo di movimenti insurrezionali a carattere regionale. L'intellettuale collettivo del PCM, la sua direzione collettiva e nazionale, in tutte le sue conferenze, nei Plenum del Comitato Centrale, riunioni dell'Ufficio Politico e in ciascuna delle strutture di partito, i comunisti effettuano una complicata analisi della realtà concreta. Ecco perché siamo convinti che sia necessario e più che mai attuale il ruolo del Partito Comunista, l'avanguardia del proletariato. Siamo consapevoli che sul palcoscenico nazionale sia assente un movimento operaio sindacale, di classe, anti-monopolista e anticapitalista, che combatta frontalmente il suo nemico (i padroni) nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Senza la classe operaia cosciente e organizzata, affermano i comunisti, non è possibile il rovesciamento del capitalismo, né un cambiamento radicale e reale. Dopo un processo di epurazione degli elementi opportunisti, browderisti e lombardisti all'interno del partito, il IV Congresso del PCM ha delineato le linee tattiche e strategiche per dare una svolta agli operai, in modo che sia prioritario il lavoro operaio nei settori industriali strategici. Un lavoro molto sistematico, metodico e discreto non si vedrà in un determinato tempo, ma siamo sicuri che irromperà nella misura in cui, da un lato, la crisi si andrà ad acutizzare e, dall'altro, il PCM svolgerà il suo ruolo storico. Senza trascurare il movimento popolare e degli studenti, i comunisti messicani hanno cominciato a gettare le basi per un movimento di massa e di lotta sociale, con una chiara strategia insurrezionale rivoluzionaria, in un progetto a livello nazionale chiamato Fronte della Sinistra Rivoluzionaria (FIR). In questo sforzo convergono varie organizzazioni sociali che lottano per i loro bisogni immediati, ma attraverso la mobilitazione e combinazione di tutte le forme di lotta, si vanno formando nei settori popolari, i quadri dirigenti per la lotta politica.
Allo stesso tempo, il partito mantiene una stampa costante di agitazione e organizzazione attraverso il suo organo di diffusione El Comunista. Il nostro giornale rivoluzionario, così come concepito da Lenin, è un organizzatore che esprime la coscienza rivoluzionaria al movimento operaio, con esso non solo diffondiamo le idee del socialismo scientifico, ma anche reclutiamo e organizziamo all'interno del partito gli elementi migliori del proletariato. Pur avendo i mezzi elettronici, la stampa scritta è essenziale e insostituibile per i comunisti. In questo senso, piccoli gruppi hanno voluto usurpare i nomi, i loghi e la storia del Partito Comunista del Messico sin dalla sua creazione nel 1919 con la Sezione messicana dell'Internazionale Comunista. Tuttavia, la pratica come il criterio della verità, ha messo al loro posto questi gruppetti che cercavano di creare confusione. Insieme a questo sforzo, il partito si unisce alla Rivista Comunista Internazionale (RCI), un progetto che cerca di articolare una strategia tra partiti comunisti fratelli in un polo leninista a livello mondiale contro l'imperialismo. Allo stesso, l'internazionalismo del PCM è vivo e si mantiene con azioni concrete di solidarietà con le lotte dei partiti comunisti fratelli, così come di tutte le lotte della classe operaia nel mondo. In particolar modo con le lotte del popolo cubano e la loro Rivoluzione, con le lotte del popolo colombiano e i nostri compagni delle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia Esercito del Popolo (FARC-EP), con le lotte della classe operaia in Grecia e il Partito Comunista di Grecia (KKE).
Nulla è ancora definito. Come sappiamo la crisi capitalistica si acutizzerà ancora, con il conseguente aumento del malcontento. Da parte nostra tocca convertire questa insoddisfazione in organizzazione. E' il momento di passare all'offensiva per il rovesciamento del capitalismo. I comunisti messicani affermano che il tempo della resistenza è finito ed è tempo di preparare il contrattacco ai monopoli. Rottura e conformazione ideologica e politica contro gli elementi riformisti, opportunisti che cercano di fare respirare il decadente sistema. Il capitalismo oggi è in crisi e dobbiamo fare tutto il possibile per abbatterlo. Qualsiasi tentativo di gestire o cercare di "umanizzare" il sistema, è un tentativo da contrastare. Per questo sosteniamo l'unità dal basso all'alto, per il fronte unico e la lotta di classe contro classe. I quadri e i militanti del PCM forgiati nella lotta, armati del marxismo-leninismo, sono pronti ad affrontare le cruente battaglie che ci attendono. Con la combinazione di tutte le forme di lotta, il PCM, insieme alla classe operaia e al popolo messicano, sfida il potere dei monopoli alla ricerca della liberazione e per la Rivoluzione Socialista.
(*) Ufficio Politico del Partito Comunista del Messico
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