www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 14-10-13 - n. 470

Imperialismo e proteste "anti-capitaliste"

Oleg K.* | amistadhispanosovietica.blogspot.it
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

13/10/2013

(Dalla lettura dell'opera "Imperialismo, fase suprema del capitalismo" di Lenin)

Intendiamo la critica dell'imperialismo in senso ampio, cioè come atteggiamento delle diverse classi sociali verso la politica dell'imperialismo in connessione con la loro ideologia generale. (V.I. Lenin, L'imperialismo, fase suprema del capitalismo).

Da un lato le gigantesche dimensioni assunte dal capitale finanziario, concentratosi in poche mani e costituente una fitta e ramificata rete di relazioni e di collegamenti, che mettono alla sua dipendenza non solo i medi e piccoli proprietari e capitalisti, ma anche i piccolissimi, dall'altro lato l'inasprirsi della lotta con gli altri gruppi finanziari nazionali per la spartizione del mondo e il dominio sugli altri paesi; tutto ciò determina il passaggio della massa delle classi possidenti, senza eccezione, dal lato dell'imperialismo. Entusiasmo «universale» per le prospettive offerte dall'imperialismo; furiosa difesa ed abbellimento di esso: ecco i segni della nostra età. L'ideologia imperialista si fa strada anche nella classe operaia, che non è separata dalle altre classi da una muraglia cinese. (V.I. Lenin, ibid.)

Negli ultimi anni, da queste società unipolari dominate dall'imperialismo sono emerse, contro questo potere che schiaccia intere popolazioni, le forti proteste dei cittadini di fronte alle diverse conferenze dei principali stati imperialisti (G8, G12, G20). A scendere nelle strade non sono solamente i disoccupati, ma anche i lavoratori, gli attivisti dei movimenti di sinistra e di destra, i verdi sostenitori di una natura oltraggiata, i denuncianti una società violenta e con evidenti segni di fascistizzazione, i tifosi di calcio che difendono qualche postulato assemblearista e le icone "guerrigliere", i seguaci religiosi e laici con messaggi del "cristo uomo". E si uniscono a queste proteste gli assertori di valori tradizionali e non tradizionali.

E' la società civile borghese, frammentata, crudelmente attaccata dalle multinazionali, individualista fino al midollo, ma che è preoccupata per le sue "condizioni di vita". Sono "anti-capitalisti" di tutti i colori, che inviano le loro maledizioni contro le politiche liberiste dei tradizionali partiti socialdemocratici e conservatori, indicando però come causa del peggioramento delle condizioni di vita i dittatori dell'oligarchia finanziaria e del "governo mondiale".

Sono i rappresentanti delle classi della società, o invece dei critici del capitalismo e coerenti difensori di interessi interclassisti?

1. C'è di tutto, sia negli Stati Uniti, Europa, Africa, Medio Oriente e Giappone. Le posizioni sono dettate dalla piccola borghesia, sostenute con gli articoli scritti da intellettuali borghesi che difendono "umanamente" l'imperialismo in forma velata, nascondendo le radici profonde del futuro disegnato dalle multinazionali.

2. Ci sono obiettivi particolari dei collettivi in lotta (istruzione, sanità, pensionati) che cercano di promuovere la solidarietà per evitare la rovina su tutti questi fronti, sotto il peso delle riforme "economiche" che chiaramente sono attacchi contro l'intera popolazione.

3. Ma ci sono anche lotte che denunciano il regime sociale (tipo 15-M) che, sebbene spontanee in un primo momento e non avendo obiettivi diretti, si sono trasformate in scontri sporadici con le istituzioni dello stato borghese, facendo un enorme favore allo stesso stato dell'oligarchia finanziaria, perché la maggior parte della popolazione non li comprende, ma rimane ai margini dato che hanno messo "il carro davanti ai buoi", e quando non funziona, i conducenti se ne "vanno a casa loro".

4. Ci sono anche dimostrazioni che vogliono imparentare il movimento "civico" con quello "operaio". Esse sono alle prime fasi e decisamente impotenti, ma in un primo momento danno origine a fiumi di denunce e se possibile a un mare di perpetua agitazione contro le misure di rapina del capitale finanziario e industriale.

5. Il fatto che vi siano gruppi che sollecitino riforme "costituzionali" per una parte della popolazione stanca della perdita dei diritti economici, politici e nazionali, è di per sé un passo in avanti. Ma sono però disposti solamente a correggere "i difetti" dell'imperialismo. E' chiaro quindi che si tratta di una truffa, e ciò rappresenta il limite di questa lotta.

Tutti questi movimenti generati dall'approfondirsi della crisi dell'imperialismo andranno a collocarsi in poli opposti, astutamente manipolati dal sistema. La paura è, nella maggior parte dei casi, la grande spada che tormenta le masse popolari che si pongono domande. Paura dei vicini di casa, dei colleghi di lavoro, della perdita del lavoro, dell'autostima come lavoratore. Perché comprendono che andare oltre significa anche avanzare fondamentali istanze di critica all'imperialismo, che come unica risposta hanno la sua distruzione.

Finché la critica dell'imperialismo di questi riformisti piccolo-borghesi avrà timore di riconoscere il legame indissolubile con le basi stesse dell'imperialismo, il capitalismo, le azioni più eclatanti e a volte temerarie degli strati medi della società borghese, gli "attivisti" di sinistra e di destra in Europa e negli Stati Uniti, Turchia e Russia, continueranno ad urlare pii desideri di un mondo giusto, a parlare di libera concorrenza e democrazia. Questo nel migliore dei casi. Nel peggiore invece, diventano un sostegno diretto alla politica imperialista e all'intervento militare con il pretesto della "difesa della democrazia" (in Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, ecc…), poiché appoggiano la guida piccolo-borghese della Confederazione Sindacale Internazionale (CSI). L'intervento in Siria è un tentativo di sottomettere una parte organizzata del movimento sindacale alle politiche imperialiste mondiali, con il pretesto di lottare per la "democrazia". Lo stesso obiettivo finale è un'idea piccolo-borghese, che rafforza la lotta per la democrazia dei movimenti di protesta piccolo-borghesi in "fusione" con la lotta per la democrazia della classe operaia.

Nonostante la teoria e la pratica di questa lotta, è noto che questa fusione in un fronte comune non si rafforzerà nel corso del tempo, ma anzi si indebolirà. Per cui adesso avanzano insieme nella lotta per la democrazia e le libertà politiche, poiché la "classe media" della società in lotta contro l'oligarchia non è stagnante, ma si riproduce per costante pauperizzazione (e non può aumentare senza passare alla posizione del proletariato), mentre la sua lotta è diretta alla distruzione dell'economia, cioè alla base materiale dell'autorità del capitalismo.

Unire tutti i settori progressisti della società intorno a una parte organizzata e cosciente, il cui braccio deve essere necessariamente, nella lotta della classe operaia. Sotto il capitalismo, l'unica base concepibile per la divisione delle lotte, sono gli interessi vitali delle classi che compongono la società. Non si possono costringere queste classi a diventare, dalla sera alla mattina, una forza che fa recedere i monopoli. Al contrario, molti dei partecipanti alle proteste, hanno interessi contrapposti. Diverse concezioni sullo stato, sulla forza militare, i rapporti economici, su imprese e industrie, ma all'interno del capitalismo. La maggior parte di loro non può immaginarsi un mondo al di fuori di esso.

Dall'altro lato, le attuali relazioni interimperialiste vanno scontrandosi. Le alleanze pacifiche preparano la guerra e ne sorgono di provocate e controllate da queste instabili alleanze, per dividersi il bottino dopo la distruzione. E da questa divisione tra imperialisti di quegli stati poggianti sull'industria militare, nascono nuovi scontri.

Quest'incapacità di comprendere le più profonde contraddizioni dell'imperialismo conduce alla sconfitta delle proteste "anti-capitaliste". Ma vi è un graduale aumento di piccoli progressi nella coscienza delle classi oppresse dall'imperialismo. Ogni volta che i piccolo-borghesi coscienti non raggiungono i loro obiettivi e che ci sarà una massiccia distruzione di posti di lavoro (e la perdita dei diritti sociali) a causa dell'azione programmata del capitalismo monopolistico di stato (libertà di circolazione dei capitali, dei beni e della manodopera secondo gli interessi dei monopoli, maggiore concentrazione dei settori industriali strategici), queste saranno micce che innescheranno nuovi conflitti tra la piccola borghesia e la classe operaia contro l'imperialismo.

La risposta del proletariato alla politica economica del capitale finanziario, all'imperialismo, non può essere la libertà di commercio (esistendo l'OMC, la "Unione dei capitalisti" OCSE, la Banca mondiale, ecc.) come reclamano i piccolo-borghesi in rovina. L'imperialismo è una tappa necessaria e ultimo passo prima del socialismo. Dobbiamo allearci con questi settori, ma portando avanti il nostro obiettivo sociale. Questa forza d'alternativa all'attuale società è la differenza fondamentale della classe operaia contro i riformatori dell'imperialismo e i reazionari.

E' un fatto provato che la borghesia sia terrorizzata dall'esperienza sovietica e dei paesi socialisti, ancora oggi dopo quasi 100 anni. Le campagne contro Stalin, Lenin, Ho Chi Minh, Mao, ecc., lo testimoniano. Poiché i pensatori ed esecutori degli interessi del proletariato permeavano i loro scritti di alcune semplici regole: distruzione completa della concorrenza capitalista, dei monopoli capitalisti, attraverso delle precise alleanze con tutte le classi frustrate dalle loro politiche di rapina. Questo porterà la classe operaia, in quanto classe più cosciente, allo sviluppo di una nuova società, alla distruzione del capitalismo e alla creazione di una nuova società libera dallo sfruttamento: il Comunismo.

* Rot Front

 


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