www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 23-01-14 - n. 483

Euro: dodici anni al servizio del capitale monopolista

Vanessa Rodríguez* | tintaroja.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/01/2014

Come ogni primo di gennaio, la "nostra" moneta unica compie il compleanno. In questa occasione l'oligarchia imperialista europea celebra i dodici anni del suo servizio.

Partendo dal presupposto del carattere imperialista dell'UE, sarà rapidamente chiaro il carattere di classe della moneta unica. Lo sviluppo dell'UE e delle sue istituzioni non risponde ad altro che alla necessità del capitale di difendere i suoi interessi, i monopoli europei che per primi hanno concepito l'UE come organismo di perpetuazione del loro sistema di dominazione capitalista perfezionando gli strumenti a loro disposizione. Così la borghesia è riuscita a sviluppare l'euro come un ulteriore strumento per il saccheggio della classe operaia e per aumentare il suo livello di sfruttamento. La logica di accumulazione e centralizzazione del capitale richiede lo sviluppo di questo strumento nel contesto della concorrenza tra blocchi imperialisti.

Se nello sviluppo logico dell'imperialismo la moneta unica è un elemento di sottomissione della classe operaia, in piena crisi strutturale il suo ruolo diventa ancora più rilevante. E oggi, dodici anni dopo la sua nascita, l'oligarchia monopolista valuta la sua utilità e assistiamo al dibattito da tutte le posizioni sul suo futuro: un ritorno alle vecchie monete nazionali? Il mantenimento della moneta unica con la restrizione dei paesi? ecc. In questo senso, le diverse forze politiche cercano di nascondere il carattere di servizio all'imperialismo della moneta comune, il suo carattere di classe e, quindi, cercano di collocare la classe operaia in una battaglia a lei lontana per il mantenimento o meno dell'euro.

A questo proposito in quanto comunisti non analizziamo, né puntiamo sull'uscita dall'euro ingannando la classe operaia: non si tratta di uscire dall'euro a favore di una presunta sovranità, non si tratta di tornare alla moneta nazionale come soluzione. Non vogliamo collocare il dibattito o il dilemma della classe operaia nella scelta tra l'euro e la moneta nazionale. Non si tratta di misurare la nostra miseria, la nostra perditi di diritti, in una o in un'altra moneta.

La realtà della lotta di classe e la crisi strutturale dell'imperialismo confermano che il capitalismo è un sistema vecchio, che non ha alcuna soluzione per la classe lavoratrice al suo interno e che ci conduce solo alla barbarie. E questo è il nostro dilemma.

La gioventù di estrazione operaia e popolare vive già questa barbarie non come futuro che sta per arrivare, ma come realtà che sta condannando 942.800 [dati riferiti alla Spagna, ndt] alla disoccupazione, che ci espelle a centinaia di migliaia dall'istruzione superiore, che ci deruba di tutti i diritti conquistati con la lotta dei nostri genitori... Questa è la realtà che l'imperialismo ci offre: quella della logica perversa di utilizzarci per aumentare il grado di sfruttamento di tutta la classe, e dobbiamo avere molto chiara la prospettiva che ci aspetta a meno di non ottenere la conquista del nostro futuro con la costruzione del socialismo.

Perché se qualcosa l'oligarchia ha introiettato nella società è l'anticomunismo: venderci che il capitalismo è il sistema definitivo e che non c'è vita oltre di esso. E' importante di fronte a ciò, avere un minimo di capacità prospettica e guardare alle condizioni di vita della gioventù che ha vissuto e vive sotto il socialismo. Una gioventù con accesso all'istruzione gratuita a tutti i livelli; una formazione che non si colloca al servizio dei monopoli, ma al servizio del popolo e della classe operaia, cui risultato è, per esempio, che Cuba Socialista è all'avanguardia nelle cure contro il cancro. Una gioventù che viveva nell'unica società che ha garantito la piena occupazione. La costruzione di una società socialista implica lo sviluppo integrale delle persone, con accesso universale alla cultura, allo sport, al tempo libero, a un alloggio decente; con la garanzia di un sistema sanitario sviluppato, ecc. Va ricordato anche, soprattutto in questi giorni, la garanzia dei vari diritti sociali conquistati dal potere operaio, come l'aborto, essendo l'URSS il primo paese a legalizzarlo e ad avanzare decisamente nella lotta contro il patriarcato; allo stesso tempo che si garantiva la cura dei bambini, la socializzazione dei compiti domestici....

La contrapposizione tra i due sistemi è evidente in ogni aspetto, e il fatto che il capitalismo sia un sistema senile e agonizzante non significa che vada a morire e scomparire da solo. Non ci sveglieremo un giorno con la notizia che il capitalismo è morto e che a partire da quel momento vivremo sotto il socialismo. L'imperialismo invece deve essere sconfitto. La forza dell'esperienza della costruzione socialista, la correttezza e la validità dell'analisi marxista-leninista e l'organizzazione della classe operaia, al fine di costruire il socialismo-comunismo, sono le nostre armi.

Di fronte a esse i monopoli utilizzano tutti gli strumenti che consentono loro di mantenere il predominio come classe: strutture come l'Unione Europea imperialista, con la sua BCE, il suo Euro, il suo Consiglio d'Europa... Istituzioni che non sono estranee alla realtà: nessun discorso sull'"unità della sinistra", per la conquista di una maggiore sovranità, con una Europa "sociale" o dei "cittadini" farà tremare le loro fondamenta. L'organizzazione della classe operaia, l'obiettivo del socialismo, del potere organizzato dei lavoratori, la fine dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e la democrazia operaia (la dittatura del proletariato) sono gli unici elementi che sfidano il loro dominio; il DNA anticomunista di queste istituzioni imperialiste è innegabile.

Siamo partiti dai dodici anni dell'euro, e in questo 2014 le istituzioni europee affrontano diverse ulteriori sfide, con le fondamentali prossime elezioni per il Parlamento europeo. Sarà un anno, dunque, in cui l'anticomunismo avrà un picco in tutti gli aspetti, in cui sentiremo più forte del solito il canto delle sirene dell'opportunismo, dove gli intenti per distrarre la classe operaia dalla sua capacità rivoluzionaria assumeranno le forme più diverse. Di fronte a questo noi comunisti non desideriamo parlare di misurare la miseria della classe operaia e del popolo di nuovo con la moneta nazionale, per rafforzare le istituzioni dell'imperialismo... L'unica cosa che promettiamo alla classe operaia è un avamposto di combattimento in una trincea che è la sua, e ci sarà futuro per i suoi interessi solo nella rottura con l'Unione Europea e la sua moneta, e nell'avanzamento nella costruzione di un modello orientato alle necessità dei lavoratori e delle lavoratrici e non dei monopoli.

* Membro della Segreteria del Comitato Centrale dei CJC (Collettivi dei Giovani Comunisti-Spagna)


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