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Attualità del Manifesto Comunista

Miguel Urbano Rodrigues | odiario.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

14/04/2014

Ho riletto, pochi giorni fa, il Manifesto Comunista.

Sono trascorsi 165 anni da quando Marx e Engels divulgarono questo esplosivo documento rivoluzionario.

Il mondo attuale è molto diverso da quello che ispirò il Manifesto. All'epoca, la Rivoluzione del 1848 si diffondeva per l'Europa. Lo "spettro" del comunismo allarmava le classi dominanti, dall'Atlantico agli Urali. Ma solo nel 1917, quasi mezzo secolo dopo la Comune di Parigi, una rivoluzione vittoriosa e un partito comunista crearono in Russia il primo Stato socialista.

Più di sette decenni durò la prima esperienza socialista trionfante. Si concluse con la tragica disintegrazione dell'Unione Sovietica e il ritorno del capitalismo in Russia.

Oggi, in Europa, il Potere è esercitato dalle classi dominanti. Forse con una sola eccezione, le borghesie arroganti controllano i governi. I politici che le rappresentano sono neoliberali, socialdemocratici addomesticati o nostalgici del fascismo.

In questo contesto storico tanto oscuro, è stato con sorpresa che, rileggendo il Manifesto del Partito Comunista, ho concluso che non ha perso d'attualità.

Continua ad essere carico d'insegnamenti per i comunisti e i non comunisti. Sento che in Portogallo, in particolare, è attualissimo.

La scuola della rivoluzione del 1848

La rivoluzione del 1848 in Germania, a quel tempo un insieme eterogeneo di regni e principati quasi feudali, fu una grande scuola politica per Marx ed Engels.

Entrambi sapevano che la teoria senza la pratica non apre il cammino per le vittorie rivoluzionarie. La Rivoluzione di febbraio in Francia provocò il panico nell'Europa delle monarchie quando Lamartine proclamò la Repubblica di Parigi.

Ma fu solo quando tornarono in Germania che Marx ed Engels capirono in due anni drammatici, nel quadro della rivoluzione che bruciava l'Europa, le difficoltà insormontabili che all'epoca impedirono la concretizzazione a breve termine del progetto comunista di cui la Nuova Gazetta Renana era il più prestigioso messaggero.

Engels affermò in vecchiaia che il Manifesto era "il prodotto più diffuso e più internazionale di tutta la letteratura socialista, la piattaforma comune riconosciuta da milioni di operai dalla Siberia alla California"

"Questo libriccino - scriveva Lenin - vale molti volumi: il suo spirito fa vivere e operare ancor oggi tutto il proletariato organizzato e combattente del mondo civile". Secondo il grande rivoluzionario russo, il Manifesto espone "con chiarezza e vivacità geniali la nuova concezione del mondo, il materialismo conseguente, esteso al campo della vita sociale, la dialettica, come la più completa e profonda dottrina dell'evoluzione, e la teoria della lotta di classe e della funzione storica rivoluzionaria del proletariato, creatore di una nuova società, della società comunista".

Innovatore, il Manifesto delineò il quadro dello sviluppo del capitalismo e illuminò le contraddizioni interne che condurranno alla sua fine.

Marx ed Engels erano consapevoli che era essenziale per la conquista del potere creare un partito in grado di assumere il ruolo di avanguardia della classe operaia. Internazionalisti, avvertirono, però, che la lotta della classe operaia si sarebbe sviluppata in primo luogo in ogni nazione.

Entrambi consideravano estremamente pericolose le organizzazioni riformiste e contro esse lottarono sempre tenacemente.

Pensando all'Unione Europea e più precisamente al Portogallo, impressiona verificare come queste preoccupazioni e avvertimenti restano attuali e facilitano la comprensione delle grandi sfide del presente.

In Germania, l'assenza di condizioni soggettive favorevoli fu determinante per il cambiamento dei rapporti di forza, aprendo il cammino alla repressione, guidata dalla Prussia.

Gli autori del Manifesto incontrarono ostacoli insormontabili nel tentativo di creare il partito rivoluzionario di nuovo tipo. Sarà Lenin il suo creatore, in Russia, molti decenni dopo.

Anche a Colonia, sede del nucleo duro della Lega dei Comunisti, i conflitti tra fazioni e personalità furono permanenti, anche tra alcuni dirigenti politici che fingevano di essere comunisti, ma che agivano come opportunisti.

Marx ed Engels dovettero affrontare problemi - ambizioni, gelosie, vanità, ecc. - nella propria redazione della Nuova Gazetta Renana. Anche nel dibattito sulla legalità o illegalità della Lega dei Comunisti. L'immaturità del movimento rivoluzionario tedesco contribuì decisamente nella sconfitta della rivoluzione democratico-borghese. Ma la pratica della lotta rivoluzionaria, come sottolineava Marx, fu una scuola eccellente per l'educazione politica degli operai.

La riflessione di Marx e di Engels sugli eventi del 1848-49 è identificabile nei loro lavori sulla complementarità teoria-pratica.

La sconfitta del proletariato francese nel giugno del 1848 fu il prologo dell'ondata repressiva che travolse l'Europa. La rivoluzione democratica borghese fu schiacciata in Austria, in Boemia, in Italia, in Germania, in Ungheria (a Budapest con l'aiuto militare dell'autocrazia russa).

Ma, seppur sconfitte, queste Rivoluzioni hanno confermato il punto di vista degli autori del Manifesto sul ruolo decisivo che la lotta di classe svolge nello scontro tra oppressori e oppressi.

Nella sua opera Le lotte di classe in Francia Marx dimostra di aver assimilato le lezioni dell'insuccesso dell'insurrezione del proletariato francese nell'insurrezione di giugno.

Lezioni per il Portogallo

Rileggendo il Manifesto, concludo che esso funziona come un manuale per la lotta contro la tirannia che opprime oggi il popolo portoghese.

L'attuale governo è più nocivo per il progetto e la sua opera distruttiva che i peggiori governi della monarchia assoluta. Dopo una luminosa rivoluzione progressista, si ritorna al passato.

Nel Manifesto ci sono paragrafi, nella denuncia del disprezzo per i lavoratori, del sovrasfruttamento della forza lavoro e della disumanizzazione e arroganza del capitale, che si adattano come un guanto alla strategia devastatrice del governo portoghese. Esso si differenzia dalle dittature tradizionali perché agisce sotto la maschera della democrazia formale. Ma la maschera istituzionale non salva le vittime di una politica criminale e neanche le personalità e gli strati sociali che inizialmente l'hanno appoggiata. Alcuni discorsi di Passos Coelho con minimi adattamenti (perché la sua retorica è ruvida e beota), portano alla mente, per il fariseismo, quelli di Salazar, pur essendo solo uno strumento del capitale.

Cresce ogni giorno il ripudio per la politica del primo ministro e della sua gente. Il presidente della Repubblica la sostiene ostinatamente, senza rispettare la Costituzione sulla quale ha giurato.

I lavoratori lo condannano ogni giorno nelle strade, invadono i ministeri, manifestano di fronte all'Assemblea della Repubblica.

C'è un limite che i nemici del popolo non possono valicare. Marx ed Engels ricordano questa evidenzia nel loro attualissimo - lo ripeto - Manifesto Comunista.

Il diritto alla ribellione contro la tirannia è insito nella condizione umana.

Vila Nova de Gaia , 10 aprile 2014


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