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I compiti prioritari delle organizzazioni comuniste dopo le elezioni europee

Astor Garcia * | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

18/07/2014

La crescita dell'opportunismo non ci allontana dall'obiettivo che ci siamo prefissati.

I risultati delle elezioni europee hanno dato un risultato relativamente positivo per le forze dell'opportunismo europeo. In particolare
questo si è notato in Grecia, dove Syriza si è affermata come prima forza politica ed in Spagna, dove Izquierda Unida e Podemos hanno messo insieme 11 seggi.

Sebbene il resto delle organizzazioni membri o degli alleati del Partito della Sinistra Europea (PSE) abbiano mantenuto i risultati precedenti senza subire forti oscillazioni nel loro numero di seggi (Die Linke in Germania, il Front de Gauche in Francia), è chiaro che una delle letture che si può realizzare da questi risultati è che il baricentro dell'opportunismo europeo si è spostato a sud, verso i paesi del Mediterraneo che sono i più colpiti dallo sviluppo della crisi capitalista in Europa.

Questa è una realtà che è andata già prefigurandosi con indizi come l'apparente ubiquità di Alexis Tsipras, massimo dirigente di Syriza o i continui viaggi di dirigenti spagnoli del PSE in paesi europei e americani per far conoscere i loro peregrini propositi. A tal punto è giunta l'influenza di Tsipras, che in Italia ha designato sè stesso a capo delle liste per le europee, relegando con la sua scelta le organizzazioni del PSE ad un ruolo di semplici comparse.

Non deve stupire il cambiamento che è stato compiuto da alcuni negli anni successivi lo scoppio della crisi capitalista. Chi ha memoria ricorderà come non molto tempo fa tra la militanza delle organizzazioni "a sinistra del PSOE", si applaudiva al Partito Comunista di Grecia per il fatto di mantenere posizioni di principio, per esser in grado di convocare ad Atene manifestazioni di massa senza la necessità di fare concessioni al discorso riformista o per svolgere un ruolo essenziale nella creazione di strutture di coordinamento comunista internazionale. Oggi vediamo quelle persone che, salite sul carro di "Syriza" si mostrano benevoli con i nostri compagni greci, che non essendosi uniti alla tempesta opportunista non hanno goduto dello stesso sostegno elettorale.

Deplorevole è che nella militanza "a sinistra del PSOE" il criterio per misurare l'adeguatezza delle posizioni politiche siano unicamente i risultati elettorali, ma ancora più deplorevole (e molto inquietante) è che si vada installando in alcuni settori della "sinistra" istituzionale la coscienza che l'unica cosa che vale oggi è la retorica socialdemocratica, tesa a servire nuovamente da tappo delle lotte operaie e popolari.

In questa situazione non tarderanno ad emergere voci critiche sulla decisione dei compagni del KKE di abbandonare il Gruppo parlamentare europeo della Sinistra Unitaria Europea/Sinistra Verde Nordica (conosciuto con l'acronimo GUE/NGL). Queste voci verranno motivate​​, non ho alcun dubbio, dalla fragile e transitoria sensazione di superiorità che concedono i seggi e che si manifesteranno in accuse di "dogmatismo" e "settarismo" verso coloro che non si lasciano ingannare dai canti delle sirene dell'opportunismo, del capitalismo dal volto umano e dalla rifondazione dell'Unione Europea, continuando invece a sviluppare il proprio impegno, con buon ritmo, nei posti di lavoro.

La decisione del KKE di lasciare il GUE è stata un successo ed ancora una volta dimostra una forte posizione di principio che manca in molte altre organizzazioni, rinunciando ai vantaggi dell'essere in un gruppo parlamentare costituito, col fine di non farsi intrappolare nel controllo sempre più stretto che il PSE impone su questo gruppo, sulle iniziative che si realizzano e sugli accordi che vuole adottare nel nuovo quadro parlamentare europeo.

Si apre così una nuova tappa nella lotta contro l'opportunismo a livello europeo che, senza dubbio, si manifesterà con uno sviluppo più rapido dell'Iniziativa Comunista dei Partiti Comunisti e Operai che, non dimentichiamoci, ha meno di un anno di vita.

Di fronte a noi abbiamo un lungo cammino durante il quale dobbiamo superare gradualmente le riluttanze ed i timori che esistono verso l'aperta lotta ideologica all'interno del movimento comunista europeo. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che l'attuale forza apparente delle organizzazioni opportuniste ha i piedi d'argilla, in quanto si fonda sul sostegno elettorale, mutevole ed instabile, soggetto ai capricci di un'opinione pubblica molto malleabile da parte degli apparati di propaganda ideologica borghese.

In un momento come quello attuale in cui vengono visualizzate chiaramente le terribili conseguenze della crisi capitalista, la classe operaia ed i settori popolari si rivolgono inizialmente verso le organizzazioni opportunistiche che promettono di risolvere tutti i problemi con meri ritocchi al sistema politico, sociale ed economico. Il fattore soggettivo si è sviluppato un po' in seguito alla crisi capitalista, ma è ancora in una fase iniziale, nella quale si rifiuta l'idea, non concretizzata, della necessità di cambiamenti veramente rivoluzionari se si vogliono garantire anche i minimi diritti della maggioranza operaia e popolare. Anche la debolezza delle organizzazioni comuniste coerenti a livello europeo ha avuto a che fare con questa situazione e per questo dobbiamo porre rimedio al più presto.

Allo stato attuale le soluzioni "facili" hanno maggiore diffusione, ma presto si sveleranno per quel che sono realmente: vicoli ciechi orientati a canalizzare il malcontento sociale verso posizioni che non mettono in discussione la radice dei problemi di cui soffrono i lavoratori e le lavoratrici.

Il futuro screditato delle posizioni opportunistiche, per la loro
deriva verso destra, porterà ad allontanare coloro che onestamente li hanno appoggiati pensando che quello fosse il modo per cambiare le cose, oppure cesseranno di essere utili nel quadro del dominio capitalista derivante della crisi, in cui le forze coerentemente rivoluzionarie si dovranno far trovare con i meccanismi oliati, con muscoli ben allenati, con la forza che fornisce la presenza nel luogo in cui si manifesta la contraddizione di base e fondamentale del capitalismo: il posto di lavoro.

Allo stesso modo le forze comuniste devono sviluppare rapidamente l'unità ideologica per plasmarla in una tattica, la più coordinata possibile, in base
naturalmente alle condizioni di ciascun paese. E' il momento di affrontare senza compromessi i dibattiti in corso sul ruolo della classe operaia, del Partito Comunista, delle unioni imperialiste e delle alleanze necessarie per il progredire rivoluzionario, in modo da poter presentare alla classe operaia nelle nostre rispettive cornici di lotta di classe, un programma contundente, chiaro e comprensibile per unire le grandi masse alla lotta.

Il PCPE, con la crescente forza militante che va sviluppando e con il lavoro sempre più sistematico ed organizzato tra la classe operaia ed i settori popolari, farà ogni sforzo per far sì che questi compiti si realizzino con successo.

* Responsabile dipartimento internazionale del Comitato Centrale del PCPE


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