www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 16-02-15 - n. 531

Basta false illusioni

R.M.T. | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

14/02/2015

Gli avvenimenti si succedono con rapidità nel nostro paese. In meno di un decennio si è scatenata una crisi senza precedenti che è sfociata in un'acuta crisi politica. Ovunque cresce la sfiducia del popolo verso le istituzioni, verso il bipartitismo, verso la monarchia, ecc. E in questo contesto, crescono anche coloro che cercano di generare false illusioni tra la grande massa sfruttata.

Precipitano gli eventi

Lo stesso giorno in cui si scrive questo articolo, il quotidiano El Pais pubblica una nuova inchiesta nella quale PODEMOS si conferma come prima forza politica, con una stima del 27.7% del voto. Allo stesso tempo, si succedono gli scontri interni a Izquierda Unida, che sembra voler precipitare da sola verso l'abisso. Da parte sua, il PSOE lavora alla disperata cercando di rimontare nei sondaggi, mentre il PP vende fumo e colpisce senza compassione la classe operaia e i settori popolari, affilando senza sosta le armi repressive dello Stato.

Sul piano internazionale crescono le contraddizioni tra le distinte potenze imperialiste e ancora una volta la guerra tocca le porte della vecchia Europa, in questo caso in Ucraina. Gli Stati europei concordano tra di loro contro la classe operaia e per avere maggiori opportunità nella brutale competizione che mantengono con gli altri blocchi e potenze per una nuova spartizione del mondo, delle materie prime, delle risorse e delle rotte energetiche.

Oggi, la metà del reddito mondiale è nelle mani dell'1% della popolazione (110 bilioni di dollari), una cifra 65 volte maggiore del totale della ricchezza che possiede la metà più povera della popolazione mondiale (1). I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri. Un crudele paradosso, se si tiene conto che esiste una classe operaia mondiale e uno sviluppo tecnico-scientifico che permetterebbero di soddisfare le necessità popolari e di garantire una vita dignitosa per tutti e tutte, in piena armonia con la natura. L'unico ostacolo per raggiungere tale obiettivo è l'esistenza di un sistema scaduto, corrotto e sempre più parassitario, basato su relazioni capitaliste di produzione che si elevano sulla proprietà privata di un pugno di oligarchi, che tutto possiedono. Un sistema agonizzante, che cerca di mantenersi in piedi a costo di provocare la distruzione del pianeta, la morte e la sofferenza di milioni e milioni di esseri umani.

Non è un cammino facile

Di fronte a queste condizioni, la militanza comunista sta dando risposte alle domande sulla posizione del Partito Comunista rispetto ai cosiddetti "processi di convergenza", nuova versione della vecchia "unità della sinistra". Abbiamo inoltre risposto alle trite e ritrite accuse di settarismo, dogmatismo, ecc., che ciclicamente ha affrontato il movimento comunista, dai tempi di Marx e Engels, ogni volta che la classe operaia e il popolo hanno detto basta e si sono sollevati. Ed è normale che sia
così, poiché da un lato si esprimono le profonde ansie di cambiamento delle ampie masse popolari e dall'altro il costante tentativo delle classi dominanti e di coloro che portano la propria voce al movimento operaio e popolare per isolare l'avanguardia comunista.

Abbiamo combattuto in modo ostinato coloro che, dallo scoppio della crisi capitalista, hanno detto alla classe operaia di stringere la cinghia, di accettare i compromessi ed attendere pazientemente che la crisi sia superata e, allora, secondo quanto ci dicono, sarà possibile recuperare i diritti persi. E' falso! E così lo abbiamo ribadito. Inoltre ci siamo scontrati con quelle posizioni che pretendono di seppellire le forme di lotta e di organizzazione sollevate dal movimento operaio e provate nel fuoco del combattimento, con coloro che hanno preteso e pretendono di diliure le posizioni rivoluzionarie in movimenti amorfi, in nome della postmodernità e del cosmopolitismo del capitale.

Ma oggi questo non basta. Dobbiamo aprire un nuovo fronte di lotta politico-ideologico contro l'espressione di queste posizioni organizzate sul piano politico. Contro coloro che offrono formule e vie facili per risolvere i problemi operai e popolari, soluzioni tanto facili e pacifiche, quanto fallimentari. Coloro che davanti alle difficoltà che oggettivamente attraversa il sistema capitalista, vogliono partecipare alla sua riorganizzazione e si evidenziano come una nuova socialdemocrazia, per condurre la lotta nei canali del parlamento borghese, per ottenere ancora una volta un cambiamento apparente e il perdurare dello sfruttamento. Costoro, come prima faceva il PCE eurocomunista e adesso i suoi eredi IU e PODEMOS, occultano il problema politico centrale della lotta operaia e popolare che continuerà ad essere quello di rispondere ad una domanda: che classe c'è al potere?

Centralità della classe operaia e lotta per il potere.

Alcuni non lottano per il potere della classe operaia, ma per il Governo, per sè stessi. Con questo cercano di essere utili al dilemma in cui si dibatte l'oligarchia rispetto alle forme di gestione della crisi: gestione liberale o gestione keynesiana? Il problema della seconda opzione, la keynesiana, è che la socialdemocrazia classica fa acqua ed è totalmente implicata nella profonda gestione del corrotto potere dei monopoli e ha perso gran parte della sua storica capacità di inganno del popolo lavoratore. Così evidenzia il caso del PASOK in Grecia, a cui seguirà in buona misura il PSOE che procede verso il disastro. C'è bisogno quindi di un nuovo vitello d'oro, un nuovo richiamo per condurre il gregge alla classe operaia e ai settori popolari. Nasce così questa nuova socialdemocrazia che tanto bene rappresenta SYRIZA e che in Spagna
Izquierda Unida e PODEMOS cercano di riproporre, fino al ridicolo, con un PCE ridotto al nulla, limitato a riprodurre sul suo sito web i comunicati del Partito della Sinistra Europea e ad intervistare i nuovi socialdemocratici greci.

Ci troviamo
di fronte a tutto questo, noi che affermiamo che la classe operaia di questo paese avrà l'ultima parola. Noi che difendiamo la centralità della contraddizione capitale-lavoro, che vogliamo elevare la lotta di classe a lotta per il potere operaio e popolare, così come oggi fanno i nostri fratelli greci del KKE. Denunciamo gli intenti che vogliono mettere la classe operaia sotto la direzione di settori piccolo-borghesi e del ceto medio, che non lottano per sdradicare lo sfruttamento e il sistema che li sostenta, ma per elevare o perlomeno, mantenere, la propria posizione all'interno del sistema e che difendono una sereie di utopiche riforme democratiche, in un sistema dittatoriale che tende alla reazione in tutti i campi.

Rafforzare il fronte di lotta ideologica contro la nuova socialdemocrazia.

Non marciamo sotto la bandiera altrui, né ci lasceremo carpire dalle false illusioni che alcuni cercano di generare. Come è stato messo in rilievo nel meeting operaio celebrato a Madrid lo scorso 24 gennaio, di fronte al "cittadinismo" di alcuni, che riuniscono nella stessa cerchia gli sfruttatori e gli sfruttati sotto la pericolosa bandiera della trasversalità, rivendichiamo la posizione classista ed il ruolo del partito operaio, senza ammettere alcuna pressione e contestando ogni offensiva con una controffensiva. Non ci rivolgiamo a tutti i cittadini e le cittadine, non alla gente in astratto, ci rivolgiamo agli operai e alle operaie del nostro paese e a tutti coloro che vivono di lavoro o che a malapena sopravvivono nelle attuali condizioni a causa della perdita di diritti o della propria possibilità di lavorare.

La nostra lotta giammai conterà sui favori della Sexta, di Cuatro o di Publico, né della propaganda quotidiana del palcoscenico mediatico; non abbiamo denaro per comprare una televisione locale. Ma contiamo sul lavoro militante di migliaia di persone, operai e operaie coscienti del nostro paese e che non si possono ingannare così facilmente. Perché mentre alcuni sottovalutano constantemente la classe operaia, ben seduti nei loro comodi posti parlamentari o nelle accademie, la militanza comunista confida nella forza del lavoro e si trova a suo agio vicino alla fabbrica, discutendo in officina e in ogni spazio di qualsiasi luogo di lavoro, in una lotta tenace dove prima di tutto viene l'organizzazione e la coscienza: ci troviamo ad affrontare un nemico che non sarà facile battere e che, naturalmente, non sarà abbattuto con meri giochetti parlamentari i cui limiti si manifestano già in Grecia.

Lottiamo per l'indipendenza politica e ideologica della classe operaia, contro chiunque getterà quotidianamente spazzatura ideologica negli occhi, cercando di accecarli per allontanarli dalla via da percorrere e che, prima o poi, senza dubbio percorrerà.

Chiamiamo la militanza comunista a combattere ideologicamente la nuova socialdemocrazia senza concessione alcuna, che si chiami PODEMOS, Izquierda Unida o come alla fine decidono di chiamarsi, che siano in una lista elettorale o in cinquanta. Chiamiamo ad aprire spazi di dibattito in ogni luogo di lavoro, in ogni officina, in ogni laboratorio, nei centri di studio, in ogni quartiere, in ogni lotta e con tutti i mezzi a nostra disposizione: la stampa rivoluzionaria, i social network, con gli opuscoli nella mano e fondamentalmente, nel
faccia a faccia, con la convinzione che non c'è obiettivo più grande per un'unità rivoluzionaria, non c'è meta impossibile per un popolo che ha fiducia nella propria forza! (2)

Combattendo la nuova socialdemocrazia!

R.M.T.

1) http://www.oxfamintermon.org/es/sala-de-prensa/nota-de-prensa/1-mas-rico-tendra-mas-que-resto-de-poblacion-mundial-en-2016

2) Intervento di Carmelo Suárez, Segretario Generale del PCPE. Meeting Madrid dicembre 2009.


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