www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 04-02-16 - n. 575

Tre aspetti del capitalismo attuale

Carmelo Suárez * | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

24/01/2016

Una formazione socio-storica in fallimento

Caduta del tasso di profitto in una economia globalizzata

Nel capitalismo la risoluzione delle crisi economiche necessita, tra le tante cose, di un salto qualitativo nel processo di concentrazione e centralizzazione del capitale, regolando e assorbendo le sue parti più deboli. Nel 2015, a livello mondiale, il numero di fusioni tra grandi monopoli è cresciuto fino a 4 miliardi di dollari, una cifra che supera del 38% il numero di fusioni dell'anno precedente.

Una di queste, tra i monopoli farmaceutici - Pfizer e Allergan -, raggiunge un importo totale di 150.000 milioni di dollari. Il nuovo oligopolio arriverà a controllare un'altissima quota del mercato mondiale dei farmaci.

La guerra tra giganti dell'economia mondiale miete vittime. Così, per citare un esempio vicino, la multinazionale spagnola Abengoa inizia le procedure fallimentari quando il debito dichiarato ammonta a 20 miliardi. Ma non bisogna dimenticare Freddi Mac e Fannie Mae, nel 2007, con debiti superiori.

Tutto questo in uno scenario mondiale di debolezza del commercio e prezzi bassi delle materie prime, che portano il FMI a chiudere l'anno con la dichiarazione di un 2016 che non risponderà più alle aspettative positive che erano state avanzate da alcuni guru finanziari.

Il plusvalore inteso nella sua dimensione mondiale (Marx), non locale, nè di una particolare impresa, si evidenzia sempre più in forma incontestabile. Il ciclo di riproduzione ampliata del capitale si sviluppa e si estende in tutto il pianeta, dai primi passi del settore primario fino alla sua fine, in una nuova quantità di capitale-denaro. Pertanto, le sue crisi sono crisi che colpiscono in modo immediato la totalità del sistema capitalista internazionale.

Affermiamo: La formazione capitalista, nella sua fase imperialista, è sottomessa a una concentrazione irrefrenabile di grandi monopoli transnazionali che controllano settori crescenti dell'economia mondiale e che portano il sistema ad un'alta socializzazione della produzione, in una situazione di enorme fragilità e instabilità provocate dalle sue interne contraddizioni.

Maggiore sfruttamento, maggiore povertà della classe operaia

Nel caso in cui il capitalismo spagnolo mantenga le sue più ottimistiche previsioni, nel 2016 il PIL del paese potrà eguagliare il PIL del 2007. Così la Spagna, nel 2016, tornerà a collocarsi a livello di nove anni fa, cosa che il governo presenta come un successo.

E questa posizione sarà raggiunta tra le altre ragioni, perché le controriforme lavorative e le altre politiche aggressive hanno aggravato in modo brutale le condizioni del lavoro della classe operaia.

Analizzando l'evoluzione delle ore lavorate in Spagna - indice trimestrale - constatiamo che nel terzo trimestre del 2007 le ore lavorate furono 9.110.297.200, mentre nello stesso periodo del 2015 queste ore sono scese fino a 7.879.949.000. Con questa tendenza il PIL spagnolo raggiungerà il livello del 2007 con una riduzione delle ore lavorate che si situa nel rango del -14%. Importantissimo aumento della produttività, per il capitale.

La caduta dei salari ha avuto in questi anni un impatto di enorme importanza nel processo di accumulazione capitalista in Spagna e nel raggiungimento di migliori risultati economici di alcune imprese, colpendo in modo particolarmente intenso i salari, con una loro riduzione che raggiunge cifre intorno al -15%. C'è un'ampia parte della classe operaia che ha un lavoro e non riesce a coprire le spese base.

Molto lontano dall'utopia riformista, che affermava che adesso la classe operaia non ha da perdere solo le sue catene, ma che è proprietaria di una certa quantità di beni agevolata dal sistema capitalista, oggi la classe operaia è più impoverita dallo sfruttamento capitalista. E questa tendenza proseguirà nel futuro in modo inesorabile fino a che, questa stessa classe operaia, svilupperà le capacità necessarie per invertire la rotta.

Affermiamo: Il capitalismo, con il suo sviluppo, non porta ad un miglioramento delle condizioni di vita della classe operaia, ma ad un maggiore sfruttamento e al suo crescente impoverimento.

Guerra inter-imperialista

La gigantesca concentrazione del potere economico si traduce direttamente nell'esercizio del potere politico da parte delle classi dominanti.
La dittatura del capitale adotta nella sovrastruttura forme coerenti con l'attuale dimensione della base economica del capitalismo internazionale.

Lo Stato del capitalismo finale evidenzia le forme più nude della dittatura del capitale. Liquida progressivamente i diritti e le libertà, sia individuali che collettive. Utilizza "la lotta contro il terrorismo" come alibi per imporre nuove forme della sua dittatura. Il potere giudiziario si ritira in favore dell'intervento poliziesco e militare in qualsiasi settore. Hollande sviluppa questa linea politica in Francia senza alcuna esitazione, ma non dimentichiamo che ieri Zapatero militarizzò i controllori del traffico aereo in Spagna.

Per mascherare e legittimare questa necessaria deriva dittatoriale si ricorre, per distrarre il processo di lotta della classe operaia, a favorire la collaborazione delle formazioni opportuniste che apportano la propria capacità di inganno.o SYRIZA in Grecia ha già dimostrato il suo ruolo nello scenario della crisi capitalista di questo paese; e in Spagna, prima o poi, succederà anche con Podemos.

Quando tutto il resto fallisce nel campo dell'economia si giunge alla guerra tra potenze imperialiste. Oggi vi sono esempi in tutto il mondo, con un massiccio bilancio di distruzione di paesi e la brutale morte di milioni di persone.

Se queste guerre raggiungeranno una maggiore dimensione dipende dal grado di difficoltà che avrà il capitalismo, nel prossimo futuro, a recuperare il tasso di profitto. E, anche, dalla dimensione del conflitto feroce tra i grandi monopoli per controllare risorse e mercati specifici.

La guerra non sparirà fino alla scomparsa dello stesso capitalismo che oggi è, più che mai, parte essenziale al processo di accumulazione di capitali.
Affermiamo: Nè guerra tra i popoli, nè pace tra le classi.

Concludendo questa breve analisi, sintetizziamo gli assi fondamentali della lotta rivoluzionaria per l'emancipazione della classe operaia: Lotta contro i monopoli e le sue politiche, lotta contro la dittatura del capitale nella relazione capitale-lavoro e lotta contro la guerra imperialista e i suoi eserciti. Linee politiche che si esprimono nella sua antitesi nel programma della lotta rivoluzionaria: Socializzazione della produzione, potere operaio e politica di pace tra i popoli. Dittatura del proletariato.

* Segretario Generale del Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE)


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