In dicembre sono stati pubblicati due documenti che esprimono due punti di vista politici radicalmente diversi.
Anzi, non potrebbero essere più diversi.
Il 4 dicembre la Casa Bianca ha pubblicato, con tanto di sigillo del presidente degli Stati Uniti, la Strategia per la Sicurezza Nazionale 2025 (National Security Strategy), che illustra la valutazione dell'attuale amministrazione riguardo alle sfide globali che deve fronteggiare.
L'indomani, il 5 dicembre, il Partito Comunista di Grecia (KKE) ha annunciato pubblicamente il suo prossimo 22° Congresso, pubblicando quindi le tesi del suo Comitato Centrale - frutto di lunghi dibattiti preparatori tra i militanti del KKE - che esprimono una valutazione della situazione mondiale e l'approccio del partito verso di essa.
Messi a confronto, i due documenti presentano visioni di classe radicalmente contrapposte.
La classe dominante degli Stati Uniti - nella sua attuale incarnazione - intende conservare o ripristinare il predominio economico USA e oliare gli ingranaggi per consentire alle corporation statunitensi di trionfare sul piano internazionale. Sotto questo aspetto, l'amministrazione Trump non si differenzia da quelle precedenti, se non - forse - in quanto più esplicita in merito a questo obiettivo.
Nello specifico, se si estrapola la linea politica dalla sezione relativa all'emisfero occidentale, la strategia risulta comprendere:
La militarizzazione dei mari e degli oceani. Le amministrazioni precedenti presentavano la forza militare come un mezzo per garantire il libero «accesso» al commercio. L'attuale amministrazione, in base all'ideologia «America First», utilizza espressamente la forza militare per favorire il successo economico degli Stati Uniti, accantonando la finzione della promozione del libero scambio per tutti.
L'accesso alle risorse strategiche. Nel lessico sterilizzato del documento, l'obiettivo è «identificare punti e risorse strategiche... in vista della loro protezione e del loro sviluppo, di concerto con partner regionali». Più esplicitamente, gli artefici della politica USA dell'attuale amministrazione intendono usarne la potenza per favorire le corporation statunitensi in Paesi ricchi di risorse come la Bolivia o la Repubblica Democratica del Congo.
Ostacoli alla competizione da parte di altri Paesi. «I termini delle nostre alleanze, e i termini in base ai quali forniremo aiuti di qualunque genere, devono essere subordinati all'esigenza di ridurre le influenze rivali esterne - dal controllo di installazioni militari, porti e infrastrutture chiave all'acquisto di risorse strategiche in senso lato». La strategia promossa da questo documento consiste nell'uso dell'influenza economica per impedire il successo altrui.
Aiuti alle corporation USA per assicurarne il predominio. «Riformeremo i nostri sistemi allo scopo di sveltire approvazioni e autorizzazioni - sempre allo scopo di imporci come partner prioritario. La scelta che tutti i Paesi devono compiere consiste nel decidere se desiderano vivere in un mondo a guida americana di Stati sovrani ed economie libere, oppure in un mondo parallelo in cui saranno soggetti all'influenza di [altri] Paesi…». In termini più specifici e inequivocabili, «Ogni funzionario del Governo USA che interagisca con... [altri] Paesi deve rendersi conto che parte del suo lavoro consiste nell'aiutare le imprese americane a competere e ad avere successo».
L'accettazione dell'idea che «gli Stati Uniti devono inoltre contrastare e neutralizzare misure quali tassazioni mirate, regolamentazioni inique ed espropri che danneggino le aziende statunitensi» Naturalmente, questa politica non fa che ribadire ciò che ogni amministrazione USA ha perseguito per oltre un secolo, sin dagli interventi a Cuba e nelle Filippine: la mano libera per lo sfruttamento economico da parte degli Stati Uniti.
Questi obiettivi rientrano nella nuova Dottrina Monroe di Trump per l'emisfero occidentale, e vengono a malapena mascherati come linea politica per il resto del mondo. Essi si pongono tuttavia in notevole continuità con la politica estera delle precedenti amministrazioni, per quanto spogliata da qualsiasi pretesa di equità globale.
I commentatori sono rimasti sorpresi di fronte all'enfasi posta dall'amministrazione Trump sull'emisfero occidentale, più che sull'ostilità spesso aspra nei riguardi della Repubblica Popolare Cinese. Senza dubbio, questo rappresenta una semplice presa d'atto della formidabile potenza economica e militare della Cina. Gli artefici della politica USA di Trump sono stati costretti a rendersi conto che - per quanto desiderino che non sia così - gli Stati Uniti non sono in grado di bullizzare la Cina. Di conseguenza, hanno preso atto di poter soltanto regolare o modificare le relazioni economiche tra i due Paesi. Competere con la Cina - il rivale più formidabile degli USA - significa invece bullizzare coloro che fanno affari con l'avversario.
L'amministrazione non usa mezzi termini riguardo a come «competere» per ottenere l'obbedienza di chi coopera economicamente con i suoi rivali cinesi: «Le imprese cinesi di Stato o sostenute dallo Stato eccellono nella realizzazione di infrastrutture fisiche e digitali, e la Cina ha reinvestito forse 1,3 trilioni di dollari di eccedenze commerciali in prestiti ai suoi partner commerciali. L'America e i suoi alleati non hanno ancora elaborato, e men che meno attuato, un piano congiunto per il cosiddetto "Sud del Mondo", ma nell'insieme possiedono risorse straordinarie. Europa, Giappone, Corea del Sud e altri Paesi dispongono di risorse estere nette pari a 7 trilioni di dollari. Le istituzioni finanziarie internazionali, comprese le banche di sviluppo multilaterale, possiedono nell'insieme risorse pari a 1,5 trilioni di dollari. Sebbene la progressiva e imprevista espansione degli obiettivi abbia indebolito l'efficienza di alcuni di questi istituti, questa amministrazione è determinata a utilizzare la sua posizione di leadership per realizzare riforme che garantiscano che essi siano al servizio degli interessi americani» [corsivo mio]. Il documento esplicita così l'uso del bastone e della carota da parte degli USA.
Quasi di passata, limitandosi a rilevare le debolezze e le vulnerabilità dell'Unione Europea, l'amministrazione Trump dimostra di considerare l'UE semplicemente come un altro rivale, per quanto si tratti un rivale con il quale conserva ancora qualche importante legame storico - né un protettorato, né, per ora, un avversario particolarmente preoccupante.
Il documento della Strategia per la Sicurezza Nazionale USA offre lo scorcio più recente sui ragionamenti che guidano quella che è tuttora la maggiore potenza del sistema imperialista. Si tratta di un piano per la tutela degli interessi delle imprese USA, non certo della sicurezza e del benessere della popolazione.
Qual è la situazione attuale del mondo agli occhi del Partito Comunista di Grecia?
Il KKE è tra le poche organizzazioni marxiste uscite relativamente indenni dal crollo dell'Unione Sovietica. Si è in massima parte astenuto dalla ritirata di massa dai principi leninisti. Si è rifiutato di flirtare con il diffuso connubio ideologico tra socialismo e mercati. Nell'analizzare il mondo contemporaneo ha mantenuto ben ferma la centralità della classe. Mentre gran parte della sinistra attuale strepita contro una serie di problematiche sempre nuove e apparentemente non legate tra loro, il KKE rivendica la visione marxista classica per cui la contraddizione centrale e cruciale rimane quella tra capitale e lavoro, sul piano sia nazionale sia internazionale.
Indubbiamente, questo dovrebbe suscitare interesse per il pensiero dei comunisti greci in tutti coloro che contestano gli obiettivi strategici dello Stato più potente del sistema capitalista.
Il KKE vede un mondo diviso in classi che si evolve in direzione dell'impoverimento relativo e assoluto dei lavoratori, della disoccupazione a lungo termine e di rapporti di forza sfavorevoli tra capitale e lavoro. L'innovazione tecnologica è vistosamente sbilanciata in favore degli interessi del capitale. La ricerca del profitto continua a danneggiare pericolosamente l'ambiente.
Per effetto della debolezza dei lavoratori nello scontro con il capitale, il sistema capitalista sta risentendo di un eccesso di accumulazione di capitale. L'iper-sfruttamento ha prodotto una massa di capitale che cerca - con difficoltà sempre maggiore - di scovare opportunità (sicure) di investimento redditizio (anche nell'orgia di investimenti nell'intelligenza artificiale si può ravvisare un tentativo di creare un'opportunità di questo tipo).
Il KKE interpreta la tendenza alla recessione presente in Europa, Giappone e Asia come effetto della crisi della redditività degli investimenti. I tentativi - keynesiani o di altro genere - di gestire questa crisi sono falliti. In particolare, né il progetto liberale della tecnologia green (per esempio il Green New Deal) né quello della Banca Centrale (manipolazione dei tassi di interesse, «alleggerimento qualitativo» o qualitative easing) sono riusciti a restituire basi solide al tasso di profitto.
Inoltre, le potenze capitaliste hanno investito nell'economia di guerra, sia in reazione alle contraddizioni interne al campo capitalista, sia allo scopo di assorbire capitale.
Il militarismo serve a distruggere e a svalutare capitale negli incessanti conflitti prodotti dalla rivalità tra gli imperialisti. I comunisti greci evidenziano come questi preparativi militari accrescano drasticamente il rischio di guerre ancora più grandi, e potenzialmente mondiali.
Il KKE sottolinea come la competizione tra le nazioni esistenti - grandi potenze, alleanze e blocchi emergenti - alimenti le guerre già in corso, i focolai di conflitto e gravi scontri che mettono in pericolo il mondo. Il partito afferma:
Gli Stati Uniti, che rivestono tuttora una posizione dominante, stanno tentando di arrestare l'evoluzione dei rapporti di forza a favore della Cina. Le istituzioni finanziarie internazionali hanno già declassato il credito degli Stati Uniti. Tale tendenza è rispecchiata dal declino della quota degli USA e dal significativo aumento della quota cinese del PIL mondiale tra il 2020 e il 2025, dal pesante deficit commerciale degli USA negli scambi bilaterali con la Cina e l'UE e dal drastico aumento del debito pubblico USA.
All'interno del sistema imperialista globale, sia la Cina sia la Russia sfidano l'egemonia degli Stati Uniti, e le politiche nazionaliste e protezioniste degli USA stanno inoltre «...inasprendo le contraddizioni all'interno del campo euro-atlantico e provocando un deterioramento nelle relazioni tra gli Stati Uniti da un lato e UE, Canada e Australia dall'altro. Stanno esacerbando le contraddizioni interne alla borghesia USA, rispecchiate anche dagli sviluppi interni al sistema politico borghese. Stanno accrescendo la probabilità di un declino del dollaro come valuta internazionale. Hanno un impatto negativo sul commercio internazionale e accentuano al tendenza al declino dell'economia capitalista internazionale».
Riguardo alle altre principali potenze, il KKE ritiene che l'Unione Europea stia perdendo terreno «rispetto agli USA e alla Cina», il che sta alimentando l'attuale svolta a destra in molti Paesi dell'Eurozona.
La guerra in Ucraina è il prodotto delle rivalità tra le Grandi Potenze attuali - è una guerra imperialista. Il KKE afferma:
Nei tre anni e mezzo di questa guerra, centinaia di migliaia di ucraini e di russi hanno perso la vita - per la maggior parte giovani appartenenti alla classe operaia e ai settori popolari poveri. Circa venticinque milioni di persone sono fuggite dalle loro case. Abitazioni e infrastrutture pubbliche hanno subito massicce distruzioni. Tra le rovine, gli Stati capitalisti e i monopoli si azzuffano per la «ricostruzione» dell'Ucraina, ravvisandovi un'«opportunità di investimento». Questo costerà centinaia di miliardi di euro, un fardello che verrà scaricato sulla popolazione... L'esplodere di contraddizioni e riallineamenti all'interno delle alleanze imperialiste nel contesto del conflitto e della competizione imperialisti non è né paradossale né inedito, ma costituisce un aspetto tipico delle guerre imperialiste. Può fare sì che ex-avversari diventino alleati, e che ex-alleati diventino avversari.
Analogamente, il KKE vede la guerra in Medio Oriente come una guerra imperialista:
La macchina bellica israeliana, sostenuta dagli USA e dall'UE, ha sferrato una massiccia operazione nella Striscia di Gaza, prendendo a pretesto l'attacco di Hamas. Questa operazione ha causato la morte e il ferimento di decine di migliaia di innocenti, tra cui civili inermi, bambini piccoli, donne e anziani... La natura imperialista della guerra in Medio Oriente e il carattere borghese di Hamas e dell'Autorità Palestinese non inficiano la giusta lotta del popolo palestinese e di altri popoli della regione, che resistono e combattono contro l'occupazione straniera e altri piani imperialisti. Attraverso questa lotta essi possono creare le condizioni necessarie per liberarsi una volta per tutte dal sistema dello sfruttamento e della guerra.
Per gli interessati, preciso che l'attuale valutazione presenta una marcata coerenza e continuità con le Tesi elaborate per il 20° Congresso quasi un decennio fa.
Le persone serie interessate a capire il mondo pericoloso, conflittuale e confuso in cui viviamo dovrebbero salutare con favore l'eloquente contrasto che emerge dai due punti di vista qui delineati. Il primo si concentra esclusivamente sugli interessi di una minoranza di individui privilegiati e corporation senz'anima in cerca di vantaggi; il secondo riconosce il destino comune e le pressanti necessità della maggior parte della popolazione mondiale, che appartiene a una classe sociale ben definita.
Si può anche non concordare con tutte le conclusioni tratte dai comunisti greci, ma va riconosciuto che le traggono da uno sforzo inteso a creare un mondo molto diverso da quello rivendicato con arroganza dalla Strategia per la Sicurezza Nazionale 2025 degli Stati Uniti d'America. Per di più, il KKE rivendica incrollabilmente un linea di classe - si colloca dalla parte della barricata dei lavoratori. Afferma che lo sfruttamento è la relazione sociale cruciale da cui dipende la vittoria o la sconfitta nella lotta per il lavoro, l'uguaglianza, condizioni di vita dignitose, sanità, scuola, sicurezza e pace. E il KKE si schiera inequivocabilmente con gli sfruttati.
Per trovare una via d'uscita dal mondo di Trump e dalle condizioni che lo hanno creato ci occorre un'analisi chiara e approfondita. Le Tesi del KKE offrono una solida base sia in termini di chiarezza, sia in termini di profondità.
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