Sabato 25 aprile si terrà a Berkeley, in California, una cerimonia commemorativa in onore del dott. Michael Parenti, storico, sociologo, autore e opinionista. Sarà disponibile un link per la diretta streaming su Eventbrite. Questi sono i punti salienti di una delle sue numerose opere di inestimabile valore, il libro Blackshirts and Reds: Rational Fascism and the Overthrow of Communism, pubblicato nel 1997.
Le passioni nazionaliste che hanno travolto l'Italia e la Germania nel XX secolo, portando alla Seconda guerra mondiale, sono spesso descritte come "il trionfo dell'irrazionale". In effetti, gli studi di Ludo Abicht (The Sword, the Pen, and the Swastika) sulla letteratura nazista e fascista, portano alla luce l'uso di un coacervo di simboli carico di emotività, con scarsa connessione logica, al fine unico di spingere il lettore verso pulsioni irrazionali. Le marce e le bandiere sono parte di questo apparato che è stato usato per incanalare il desiderio innato dell'uomo di far parte di qualcosa di più grande, verso un parossismo di violenza e, in ultima analisi, verso la catastrofe globale.
In Blackshirts and Reds: Rational Fascism and the Overthrow of Communism (Camicie nere e Rossi: il fascismo razionale e il rovesciamento del comunismo), il compianto dottor Michael Parenti ha dimostrato che il fascismo era ed è in realtà molto razionale. Esso serve in modo molto razionale gli interessi del capitale, come ha fatto sia in Italia che in Germania, dove le élite capitaliste lottavano per mantenere alti i tassi di profitto e contenere la minaccia di una rivoluzione socialista o comunista maggiormente possibile che in qualsiasi altra parte d'Europa.
Ai capitalisti italiani premeva respingere le conquiste ottenute dai movimenti operai. Avevano invece bisogno di sussidi statali ed esenzioni fiscali. Il fervore nazionalista irrazionale e la mobilitazione militare arricchirono gli speculatori di guerra e distolsero i lavoratori dall'organizzarsi per i propri interessi reali. Il "trionfo dell'irrazionale" fu in egual misura il trionfo della propaganda capitalista.
In "I plutocrati scelgono gli autocrati", una sezione del primo capitolo del libro, Parenti scrive che "il fascismo è stato storicamente utilizzato per garantire gli interessi dei grandi capitalisti contro le richieste di democrazia popolare. Allora come oggi, il fascismo ha fatto appello irrazionale alle masse per garantire i fini razionali del dominio di classe".
Juan Gonzalez di Democracy Now ha descritto in modo eloquente l'attuale "trionfo dell'irrazionale" nel commentare la conclusione della Convention Nazionale Democratica del 2024:
"Una delle cose che mi ha colpito di più è stato il livello di spettacolarizzazione di massa coreografata di questa convention, che sarebbe davvero degna di Leni Riefenstahl, la famosa nazista, cineasta e propagandista di Hitler, in termini di controllo della narrazione che il popolo americano riceve su ciò che rappresenta il Partito Democratico.
"Abbiamo visto che sia la Convention repubblicana che quella democratica mostrano le due facce del capitalismo americano. Da un lato, con i repubblicani, c'è il partito del capitalismo della supremazia bianca, della xenofobia anti-immigrati, del patriarcato e della guerra alla classe operaia. E ora, la scorsa settimana, abbiamo visto il partito del capitalismo neoliberista multirazziale, un partito che cerca una forma più gentile e meno violenta di deportazione di massa e militarizzazione delle frontiere, ma che è persino più aggressivo nelle politiche imperialiste rispetto al Partito Repubblicano. [Oggi rivedrebbe questa osservazione]
"[...] E questo mi ricorda costantemente che 'una persona, un voto' è un concetto pericoloso per i partiti, perché c'è sempre la possibilità che le masse agiscano in modi diverso da quello che i governanti vogliono. Quindi controllare la narrazione, controllare ciò che la gente considera possibile, è cruciale per le nostre classi dominanti. Ed è per questo che investono così tanto tempo e così tanti sforzi in questa spettacolare coreografia: per impedire alla gente, in un modo o nell'altro, di pensare ad altre possibilità."
Le Camicie Nere erano ovviamente il violento gruppo paramilitare fascista italiano, composto per lo più da ex ufficiali dell'esercito e teppisti vari, fondato da Benito Mussolini nel 1919 per fungere da ala militante del Partito Nazionale Fascista. Erano guidati solo da patriottismo militarista, xenofobia e odio verso tutto ciò che fosse associato al socialismo e al sindacalismo, come gli agenti dell'ICE dalle discutibili capacità che Trump sembra voler trasformare nel suo esercito personale.
Verso la fine del 1922 le Camicie Nere erano diventate così potenti da marciare su Roma, costringendo il re Vittorio Emanuele III a nominare Mussolini Primo Ministro per paura di uno spargimento di sangue.
Mussolini era stato un socialista, un brillante oratore e organizzatore, ma i compagni sospettavano che fosse semplicemente un opportunista. Quando le élite gli elargirono ingenti somme di denaro, divenne un fascista e utilizzò le Camicie Nere per spezzare gli scioperi a favore dei finanzieri e dei proprietari terrieri.
Nel secondo capitolo dedicato alle Rivoluzioni, Parenti scrive che per quanto imperfette possano essere, ampliano la libertà e portano a una drastica riduzione dell'oppressione politica ed economica.
"Il fascismo", scrive più avanti: "è una falsa rivoluzione. Coltiva l'apparenza di una politica popolare e un'aura rivoluzionaria senza offrire un autentico contenuto di classe rivoluzionario. Propaga un 'Nuovo Ordine' mentre serve gli stessi vecchi interessi del denaro. I suoi leader non sono colpevoli di disorientamento ma di inganno."
Scrivendo alla fine del XX secolo, ha descritto i precedenti cento anni di politica estera statunitense come dedicati alla soppressione dei governi rivoluzionari e dei movimenti radicali in tutto il mondo, a partire dalla guerra degli Stati Uniti nelle Filippine dal 1888 al 1902.
"L'emergere di grandi potenze comuniste come l'Unione Sovietica e la Repubblica Popolare Cinese", scrive, "ha conferito un'altra dimensione alla politica controrivoluzionaria globale degli Stati Uniti. I comunisti venivano dipinti come l'incarnazione del male, cospiratori e demoni che cercavano il potere per il potere stesso. Gli Stati Uniti dovevano essere ovunque per contrastare questo cancro in espansione, ci veniva detto".
Racconta l'orrendo costo umano di quella guerra controrivoluzionaria globale condotta in nome della "democrazia", quando in realtà era una guerra per controllare la terra, la manodopera, le risorse e i mercati di qualsiasi nazione che osasse rifiutarsi di cederli, una guerra per mantenerli tutti a disposizione a prezzi stracciati per le multinazionali.
Il terzo capitolo, "L'anticomunismo di sinistra", è tra i più interessanti. Qui Parenti scrive che la maggior parte degli statunitensi temeva e aborriva il comunismo dalle idealizzate aspettative dell'Unione Sovietica e dell'Europa dell'Est, senza tener conto dell'accerchiamento occidentale e della necessità di questi paesi di sopravvivere sotto assedio. Cita una serie di noti detrattori dei comunisti, tra cui George Orwell, che affermano che l'attacco ai comunisti è necessario.
Alla fine degli anni '40 l'Americans for Democratic Action (ADA), un gruppo apparentemente progressista, divenne una delle organizzazioni anticomuniste più accese nel tentativo di evitare il rischio di essere tacciata di comunismo. Non funzionò: ADA e altri gruppi vennero comunque denunciati come comunisti anche mentre professavano il dogma anticomunista più ferreo.
Molti di questi anticomunisti della sinistra democratica "mettono regolarmente sullo stesso piano il fascismo e il comunismo".
"Così Noam Chomsky sostiene che l'ascesa delle corporazioni fu in realtà una manifestazione dello stesso fenomeno che portò al fascismo e al bolscevismo, entrambi scaturiti dallo stesso terreno totalitario".
"Ma", risponde Parenti, "nell'Italia e nella Germania di allora, la maggior parte dei lavoratori e dei contadini faceva una netta distinzione tra fascismo e comunismo, così come gli industriali e i banchieri che sostenevano il fascismo per paura e odio del comunismo, un giudizio basato in gran parte sulle realtà di classe".
Sebbene sia stato duramente criticato per aver difeso i risultati dell'Unione Sovietica, Parenti non ha affatto ignorato i suoi fallimenti. Li analizza senza illusioni nel quarto capitolo, "Il comunismo nel Paese delle Meraviglie", per poi analizzare gli errori di chi idealizza il capitalismo, come fecero molti scontenti nel mondo comunista.
Nel capitolo finale, "Tutto tranne la classe: evitare la parola con la C", Parenti scrive che molti scrittori mainstream e molti di sinistra evitano di usare quella parola perché suggerisce una "nozione marxista superata e priva di rilevanza per la società contemporanea", una parola di sei lettere trattata come una parolaccia di cinque.
George Herbert Walker Bush ne fece uno strano uso in un discorso verso la fine della sua sfortunata campagna del 1992, quando qualcosa lo spinse a dire: "Non andate a fomentare nessuna lotta di classe".
Per la maggior parte, tuttavia, la scomparsa della parola logora "classe" preclude ogni riferimento al privilegio di classe, potere di classe, sfruttamento di classe, interesse di classe, lotta di classe, classe dominante o classe operaia. Coloro che si trovano nei circoli più alti della ricchezza sono i più restii a usarla.
In conclusione, tuttavia, Parenti sostiene che anche l'imminente collasso ecologico è violenza della classe dominante:
"Coloro che appartengono ai circoli più alti, che un tempo assunsero le Camicie Nere per distruggere la democrazia per paura che i loro interessi di classe fossero minacciati, non hanno alcuna difficoltà a fare lo stesso contro gli 'eco-terroristi'. Coloro che hanno condotto una guerra spietata contro i Rossi non hanno alcuna difficoltà a fare la guerra contro i Verdi. Coloro che ci hanno dato salari da fame, sfruttamento, disoccupazione, sottratto la casa, condannandoci al degrado urbano e ad altre condizioni economiche oppressive non sono troppo preoccupati di consegnarci la crisi ecologica.
"I plutocrati sono più legati alla loro ricchezza che alla Terra su cui vivono, più preoccupati del destino delle loro fortune che di quello del pianeta. La lotta per l'ambientalismo fa parte della lotta di classe stessa, un fatto che sembra essere sfuggito a molti ambientalisti. L'imminente eco-apocalisse è un atto di classe. È stata creata da e a beneficio di pochi, a spese di molti. Il problema è che questa volta questo atto di classe potrebbe trascinarci tutti giù, una volta per tutte."
*) Ann Garrison è collabora con Black Agenda Report con sede nella Baia di San Francisco. Nel 2014 ha ricevuto il Premio Victoire Ingabire Umuhoza per la Democrazia e la Pace per i suoi reportage sul conflitto nella regione dei Grandi Laghi africani. È possibile sostenere il suo lavoro su Patreon.
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