www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 11-05-26 - n. 963

L'organizzazione del PC nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari - Discorso di apertura PCTE

Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE) | eurcomact.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/05/2026

Azione Comunista Europea (ECA) - Incontro su: I compiti dei comunisti nell'organizzazione del Partito Comunista nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari - Discorso di apertura PCTE (Partido Comunista de los Trabajadores de España)

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Cari compagni,

Innanzitutto, a nome del Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE), desidero ringraziare tutti i partiti presenti per la loro partecipazione. Vorrei inoltre dedicare un momento al ricordo del nostro compagno Tibor Zenker, presidente del Partito del Lavoro d'Austria, la cui assenza si farà indubbiamente sentire nelle attività dell'Azione Comunista Europea. Siamo profondamente addolorati per la sua scomparsa e rivolgiamo le più sincere condoglianze ai compagni austriaci.

Vorrei iniziare questa teleconferenza e il nostro contributo sottolineando che, ad avviso del Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna, i temi che affrontiamo oggi siano di primaria importanza strategica. Riteniamo che lo scambio di esperienze tra i nostri partiti costituisca uno strumento fondamentale per lo sviluppo della nostra attività politica. L'esperienza complessiva del movimento comunista internazionale è una condizione necessaria per la correzione degli errori, per l'aumento di livello della nostra azione e per la promozione dello sviluppo di posizioni rivoluzionarie nei nostri rispettivi Paesi. Per questo, il contributo di oggi del nostro partito aspira a illustrare ai nostri compagni le difficoltà che affrontiamo nello sviluppo dell'organizzazione del partito nei luoghi di lavoro.

In Spagna come in altri Paesi europei, l'influenza dell'eurocomunismo ha segnato una fase storica le cui conseguenze sono tuttora presenti. L'eurocomunismo ha implicato, tra le altre cose, un progressivo distacco del partito dagli ambiti fondamentali della vita della classe operaia. In particolare, l'abbandono degli sforzi atti a costruire e a sostenere l'organizzazione indipendente nei luoghi di lavoro e nei quartieri operai ha condotto di fatto alla scomparsa della presenza dei comunisti nei luoghi in cui le contraddizioni di classe si manifestano in modo più diretto. La nostra valutazione, condivisa dagli altri partiti dell'Azione Comunista Europea, è chiara: quando il partito cessa di essere presente là dove si trova la classe, cessa di agire come avanguardia organizzata della classe stessa, e si trasforma in una struttura dal carattere prevalentemente istituzionale, scollegata dalla lotta quotidiana.

Partiamo dal presupposto per cui la centralità dei luoghi di lavoro è indiscutibile. È nell'ambito del processo di produzione che la relazione di sfruttamento tra capitale e lavoro prende forma, ed è lì che la classe operaia può sviluppare la propria coscienza attraverso l'esperienza collettiva della lotta. Di conseguenza, la ricostruzione dell'organizzazione comunista nelle fabbriche, nei centri della logistica, negli uffici e in altri ambiti produttivi non costituisce per noi una questione tattica, bensì il cuore di una strategia rivoluzionaria coerente. L'esistenza di organizzazioni e strutture di base del partito in questi ambiti consente non soltanto di intervenire in difesa delle condizioni immediate della classe, ma anche di trasformare questi conflitti in coscienza politica più ampia, orientata all'abbattimento del sistema capitalista.

Analogamente, i quartieri operai costituiscono ambiti decisivi per l'organizzazione della classe operaia. È lì che si sviluppano i rapporti di solidarietà, le forme di vita collettive e le conseguenze dirette dello sfruttamento - problema abitativo, accesso ai servizi e condizioni di vita precarie. La scomparsa della presenza organizzata dei comunisti in questi ambiti ha favorito lo sviluppo di dinamiche individualiste, clientelari e perfino reazionarie. Per questo, la ricostruzione dell'organizzazione nei quartieri operai non va considerata un compito separato dal lavoro nei luoghi di lavoro, ma invece una dimensione complementare e necessaria della medesima strategia.

Sulla base di questa analisi, il nostro partito ha elaborato la linea che definiamo «svolta operaia». Con questa espressione ci riferiamo a un riorientamento consapevole e sistematico delle nostre forze che attribuisce la priorità all'intervento nella sfera della produzione, accompagnato dalla ricostruzione dell'organizzazione nei luoghi di residenza della classe operaia, per un superamento delle deleterie dinamiche dell'eurocomunismo.

La svolta operaia è una linea di lavoro che mira a ripristinare il legame organico tra il partito e la classe. In tal senso, il nostro scopo non è intervenire nella «società in generale», ma concentrare i nostri sforzi in quei settori e territori in cui la classe operaia ha un peso decisivo e in cui la relazione tra luogo di lavoro e luogo di residenza è più diretta.

Inoltre, la svolta operaia mira a superare un'altra tendenza da lungo tempo presente in Spagna e nel nostro partito: la concezione del partito come presenza passiva nelle lotte dei lavoratori. Siamo convinti che non sia sufficiente essere semplicemente «presenti» nelle battaglie di classe; è necessario costruire un'organizzazione indipendente in grado di dare a queste lotte continuità, direzione e prospettiva politica. Soltanto mediante strutture comuniste stabili è possibile sviluppare la coscienza di classe, coordinare le varie lotte settoriali e collegare le rivendicazioni immediate a un orizzonte socialista-comunista.

Lo sviluppo di questa linea non è, tuttavia, privo di difficoltà. Il nostro partito deve misurarsi con le condizioni sia oggettive sia soggettive che ne determinano l'attuazione pratica. In primo luogo, dobbiamo considerare l'attuale configurazione della produzione capitalista in Spagna. La struttura produttiva è caratterizzata da elevati livelli di precarietà, ricambio della manodopera, subappalto e frammentazione della forza-lavoro. A ciò si aggiungono fenomeni quali il lavoro a distanza e la dispersione geografica dei centri di produzione. Queste condizioni ostacolano notevolmente la creazione di nuclei militanti stabili nei luoghi di lavoro e richiedono forme di intervento più complesse e costanti nel tempo. Laddove esistono grandi luoghi di lavoro, dobbiamo misurarci con la presenza di forti organizzazioni sindacali, che pone altri tipi di problemi.

In secondo luogo, dobbiamo scontare una debolezza accumulatasi nel corso di vari decenni. La ricostruzione dell'organizzazione comunista nei luoghi di residenza e di lavoro della classe non può essere immediata. Richiede quadri addestrati, esperienza pratica e una capacità organizzativa che va sviluppata progressivamente. Dobbiamo quindi fare fronte alla necessità di recuperare il terreno perduto nel corso di vari decenni, il che richiede uno sforzo costante e pianificato.

Un altro ambito particolarmente complesso consiste nelle relazioni con il movimento sindacale. In Spagna, l'intervento nei luoghi di lavoro è pesantemente mediato da grandi organizzazioni sindacali dotate di strutture consolidate, e dalle loro dinamiche interne. Per il nostro partito, la questione non è se intervenire o no nella sfera sindacale, ma come farlo. È necessario trovare un equilibrio che ci consenta di partecipare alle lotte concrete senza annacquare il nostro profilo politico, evitando sia l'isolamento sia la subordinazione a logiche estranee alla strategia rivoluzionaria.

A queste difficoltà si aggiunge una sfida politica e ideologica. Teorizzare la centralità della classe operaia è relativamente semplice; ciò che è realmente complesso è mantenere tale orientamento nella prassi quotidiana. Le pressioni provenienti dal contesto politico - istituzionale, mediatico o legato ad altre dinamiche sociali - possono causare la dispersione degli sforzi o la confusione tra le priorità. Per mantenere una linea costante di intervento nei luoghi di lavoro e nei quartieri operai è quindi necessario un elevato livello di disciplina organizzativa e di chiarezza strategica.

In tale contesto, il nostro partito ritiene che i compiti immediati debbano indirizzarsi innanzitutto verso la concentrazione delle forze. Di fronte alla dispersione, è necessario attribuire la priorità ad alcuni settori produttivi in cui le condizioni sono più favorevoli al nostro inserimento - vuoi per le dimensioni della manodopera, vuoi per la sua relativa stabilità, vuoi per il livello di conflitto esistente. Questa concentrazione ci permette di accumulare esperienza, di consolidare i nuclei militanti e di dare vita a esempi pratici di intervento efficace.

Tenendo conto di questi elementi, il nostro 3° Congresso ha approvato la linea per cui nei prossimi anni il PCTE concentrerà i suoi sforzi organizzativi nei seguenti settori: settore automobilistico, settore chimico, settore alimentare e catene di distribuzione, ferrovie e trasporto aereo, grandi piattaforme logistiche, sanità, scuola e servizi sociali, comunicazioni e difesa.

Al tempo stesso, è essenziale rafforzare la formazione dei quadri. La volontà politica, per quanto necessaria, non è sufficiente. I nostri militanti devono essere pronti a intervenire nelle lotte dei lavoratori con una comprensione concreta delle condizioni e delle dinamiche sindacali. Devono essere in grado di distinguere i compiti del partito da quelli relativi alla sfera sindacale, e di valutare in ogni momento come l'intervento in ambito sindacale possa contribuire allo sviluppo del partito - il che non è privo di difficoltà.

Strettamente collegata a questo punto è la necessità di una tattica chiara nei confronti del movimento sindacale. Questo implica la fissazione di criteri relativi alla partecipazione alle strutture esistenti, alle forme di intervento al loro interno e ai limiti di tale partecipazione. Senza un orientamento definito si rischia di affrontare ogni conflitto con l'improvvisazione, il che ostacola l'accumulazione di esperienza e la costruzione di una linea di lavoro coerente. A partire dal 2020 il nostro partito dispone di materiali approvati alla Terza Conferenza sul Movimento Operaio e Sindacale, che guidano il nostro lavoro in questo ambito e hanno determinato l'istituzione di due meccanismi organizzativi: le commissioni di settore che pianificano la presenza organizzata del partito nei settori prioritari, e le «frazioni rosse» che organizzano il lavoro dei comunisti all'interno delle varie organizzazioni sindacali.

Infine, è necessario rafforzare il legame tra l'attività nei luoghi di lavoro e l'intervento nei quartieri operai. L'organizzazione comunista nei luoghi di lavoro deve essere potenziata da reti di socialità, solidarietà e vita collettiva sviluppate nei luoghi di residenza della classe operaia. Ciò si traduce in compiti pratici: una presenza territoriale organizzata, il lavoro sulle condizioni di vita, la creazione di reti di sostegno e il collegamento di queste lotte con quelle che hanno luogo nella sfera produttiva.

Concludendo, date le condizioni esistenti, la «svolta operaia» costituisce una necessità strategica il cui sviluppo richiede tempo, fatica e un orientamento chiaro. Si tratta tuttavia di una condizione indispensabile perché il partito recuperi il suo carattere di avanguardia organizzata della classe operaia e per contribuire in modo efficace alla lotta per il socialismo-comunismo.


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