www.resistenze.org - pensiero resistente - dibattito teorico - 11-05-26 - n. 963

L'organizzazione del PC nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari - Contributo del KKE

Partito Comunista di Grecia (KKE) | eurcomact.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

06/05/2026

Azione Comunista Europea (ECA) - Incontro su: I compiti dei comunisti nell'organizzazione del Partito Comunista nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari - Contributo del KKE (Kommounistikó Kómma Elládas)

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Cari compagni,

Il nostro partito saluta calorosamente la teleconferenza di oggi dell'Azione Comunista Europea (ECA) dedicata a importanti questioni del movimento operaio, e desideriamo ringraziare il Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE) per averla organizzata. Cercheremo di contribuirvi illustrando le posizioni chiave del KKE e alcune conclusioni tratte dalla nostra esperienza.

Innanzitutto, salutiamo le grandi mobilitazioni e scioperi di lavoratori organizzati in tutta Europa e nel mondo nella Giornata Internazionale dei Lavoratori. Desideriamo inoltre informarvi riguardo al grande successo dello Sciopero del 1° Maggio in Grecia, e delle partecipatissime manifestazioni di sciopero organizzate dal Fronte Militante di Tutti i Lavoratori (PAME) ad Atene e in decine di città di tutto il Paese, con lo slogan: «Avanziamo sul cammino dell'abbattimento della guerra e dello sfruttamento».

Un'ampia mobilitazione è stata costruita nei luoghi di lavoro, in centinaia di imprese, per sottolineare l'importanza decisiva della lotta di classe - condotta sino alla fine, per l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo da parte dell'uomo. Nell'ambito di questo sforzo, particolare enfasi è stata posta sull'esecuzione dei 200 eroici comunisti perpetrata dagli occupanti fascisti a Kaisariani il 1° maggio 1944. Questi compagni affrontarono la morte con coraggio e dignità, mantenendosi fedeli ai valori e agli ideali del KKE.

Cari compagni,

Partecipiamo alla teleconferenza dell'ECA di oggi forti della determinazione tratta dalle risoluzioni adottate al 22° Congresso del KKE. Queste risoluzioni hanno dato nuovo impulso allo svolgimento dei compiti del nostro partito nel contesto dell'irreversibile escalation della guerra imperialista, che vede i vari schieramenti imperialisti prendere posizione e intensificare i loro preparativi.

La Risoluzione Politica del 22° Congresso definisce così i compiti dei comunisti:

«Oggi possiamo divenire più efficaci nel lavoro rivoluzionario di preparazione e formazione delle forze nella lotta di classe condotta dalla classe operaia e dal popolo, nella costruzione dell'alleanza sociale, nell'intensificazione del suo orientamento anti-capitalista e anti-monopolista e nella diffusione del programma del partito. Dobbiamo inoltre divenire più efficaci nello stabilire contatti con le masse politicamente più distanti - contatti che devono acquisire un solido carattere ideologico e politico e trovare riscontro nella costruzione del partito e della KNE, attraverso il potenziamento del carattere comunista delle nostre forze».

Potrebbero emergere condizioni che consentano ai popoli di salire alla ribalta, di mettere alla prova la propria forza, di imporre ciò che è giusto. La questione cruciale riguarda il modo in cui la nostra instancabile attività quotidiana su tutti i problemi della classe operaia è collegata all'obiettivo strategico - cioè l'abbattimento della barbarie capitalista - in modo tale che le cause radicali di queste contraddizioni divengano chiare, e il movimento operaio non finisca per raggrupparsi sotto una «falsa bandiera». Deve essere reso sempre più chiaro alla classe operaia e alle forze popolari alleate che esse non hanno alcun interesse a schierarsi con questo o quel campo imperialista, e che non devono lasciarsi irretire, con vari pretesti e illusioni, dagli obiettivi degli imperialisti o da qualsiasi forma di gestione del sistema. Occorre rafforzare la sfiducia verso i governi borghesi, gli Stati borghesi e le alleanze imperialiste. Come spesso affermiamo, questo può non essere il momento in cui sferrare l'assalto finale, ma è il momento in cui chiarire e preparare gli obiettivi e le condizioni della prospettiva rivoluzionaria.

Occorrono iniziative più determinate per la ricomposizione del movimento sindacale, per il rafforzamento della linea di lotta anti-capitalista e anti-monopolista, per l'ampliamento degli iscritti al sindacato, per la modifica dei rapporti di forza e per l'intensificazione della partecipazione alle lotte. Le riflessioni dei lavoratori devono approfondirsi e ampliarsi, sino a trasformarsi in una sfida al sistema della barbarie. In ultima analisi, in un contesto non rivoluzionario, ciò che occorre plasmare è un'avanguardia rivoluzionaria quanto più forte possibile, che eserciti influenza e impatto sul maggior numero possibile di lavoratori - nei luoghi di lavoro, nei vari settori e nei quartieri operai e popolari.

Il comunista, nel luogo di lavoro e nel luogo di residenza - perfino se è solo - ha il compito, attraverso la sua azione, di emergere come leader popolare nell'organizzazione della lotta, di stimolare coerenza, radicalismo e abnegazione, e al tempo stesso di distinguersi per la sua capacità di promuovere l'obiettivo strategico dell'abbattimento del potere borghese.

Un'esperienza importante tratta da questo lavoro - in particolare in un contesto di preparativi di guerra e di coinvolgimento del nostro Paese nella guerra imperialista - è stata offerta dallo sciopero di 24 ore nei settori pubblico e privato del 6 febbraio al Pireo e a Thriassio, che si è tenuto in contemporanea con la Giornata di Azione Internazionale dei portuali d'Europa e del Mediterraneo. L'azione ha coinvolto lavoratori di 20 porti situati in 7 Paesi, con lo slogan «I portuali non lavorano per la guerra». Questa mobilitazione è stata indetta dal Coordinamento Internazionale dei Portuali, attraverso riunioni dei sindacati dei portuali, parallelamente a una serie di interventi sui diritti dei portuali e a iniziative più militanti, quali il blocco del trasporto di materiali bellici verso lo Stato assassino di Israele.

Il contenuto e il contesto di lotta dello sciopero sono stati arricchiti collegando l'opposizione alla guerra imperialista, al coinvolgimento del Paese in essa e ai rischi creati dalla trasformazione di infrastrutture cruciali in anelli della catena del coinvolgimento nella guerra con rivendicazioni contro l'intensificazione dello sfruttamento dei lavoratori.

I sindacati di base hanno deciso di prendere l'iniziativa organizzando questa importante battaglia, che ha paralizzato luoghi di lavoro di grande importanza strategica che occupano migliaia di lavoratori, e tenendo grandi presidi di sciopero al Pireo e a Elefsina a cui hanno partecipato migliaia di lavoratori - molti per la prima volta, in particolare nelle fasce di età più giovani e produttive. Il nostro intervento, attingendo all'esperienza dei lavoratori e della popolazione locale, ha fatto sì che lo sciopero e le sue rivendicazioni venissero appoggiati da ampi settori operai e popolari del Pireo.

La mobilitazione è stata preceduta dal duro lavoro dei comunisti nel porto del Pireo e nel sindacato locale, l'Unione dei Lavoratori dei Container del Porto del Pireo (ENEDEP). Un fattore decisivo è stato rappresentato dal fatto che le nostre forze, ben radicate nei porti del Pireo, di Elefsina e di Thriassio, hanno condotto una lotta ideologica e politica contro le forze del sindacalismo padronale e governativo e dell'opportunismo. Queste organizzazioni si rifiutavano di indire scioperi adducendo vari pretesti, sabotavano gli scioperi e hanno finito per essere smascherate agli occhi dei lavoratori. Grandi sforzi sono stati dedicati alla promozione di discussioni con i lavoratori e gli abitanti dei quartieri circostanti. Al centro del confronto vi era la questione se i lavoratori potessero aspettarsi vantaggi dallo sviluppo capitalista e dalla scelta di un investitore o di una determinata forma di proprietà delle infrastrutture - private o statali - nel quadro del collettivo capitalista, lo Stato borghese ostile. È stato intensificato il lavoro di formazione allo scopo di evidenziare le questioni legate alla produzione in sé e alla natura del lavoro. Tutte queste attività ci hanno inoltre offerto l'opportunità di reclutare decine di lavoratori che si erano distinti nella lotta.

Possiamo affermare che questa battaglia è stata combattuta nel solco della linea che abbiamo fissato per la ricomposizione del movimento. La questione cruciale, quindi, è come possiamo assumere la guida dell'organizzazione dei lavoratori e del popolo - sulla base dei luoghi di lavoro, specie nelle grandi imprese e nei settori chiave, nei quartieri operai e nell'ambito di gruppi specifici quali i giovani lavoratori, le donne e i migranti. Al tempo stesso, la questione è come divenire più efficaci nell'elaborare il contesto di lotta e le rivendicazioni settoriali, e inoltre nell'unificarli sotto uno slogan centrale e un orientamento di lotta unitario. Questo contesto deve essere coordinato con l'azione militante d'avanguardia e l'intensificazione delle rivendicazioni, in modo tale che il malcontento esistente e crescente all'interno di vasti settori della classe operaia e degli strati popolari, creato dall'applicazione della criminale politica del profitto, trovi un'espressione radicale e incentrata sulle rivendicazioni. Un'altra questione è come fare sì che gli organi direttivi dei sindacati si trasformino in veri quartieri generali di lotta; come fare sì che una lotta scaturita da rivendicazioni parziali superi i ristretti confini del luogo di lavoro, del settore o della regione in cui si sviluppa; e come praticare la solidarietà ad ampio raggio.

Altrettanto cruciale è modificare i rapporti di forza all'interno degli organismi del movimento a vantaggio delle forze con orientamento di classe. Per esempio, il fatto che il nostro partito sia emerso come forza-guida all'interno della Camera del Lavoro di Atene si è tradotto nella creazione di 21 nuovi sindacati di impresa negli ultimi tre anni. Analogamente, nella Confederazione Sindacale dei Lavoratori Pubblici Greci (ADEDY) la lista elettorale collegata al partito di destra al governo, Nuova Democrazia, è stata battuta, e anche nell'Associazione dei Medici Ospedalieri di Atene-Pireo (EINAP), il maggiore sindacato medico del sistema sanitario pubblico, abbiamo registrato importanti progressi. Al tempo stesso, abbiamo conquistato importanti posizioni nella Confederazione Generale dei Lavoratori Greci (GSEE) - controllata dal sindacalismo padronale e governativo e dallo Stato borghese - dove le forze del PAME hanno conquistato 12 seggi nel Direttivo per la prima volta in oltre trent'anni.

Le posizioni che stiamo conquistando nel movimento sindacale rispecchiano importanti processi che stanno avendo luogo nella coscienza operaia e popolare e sono il risultato di un duro lavoro a lungo termine svolto dai comunisti; risultati del genere non si verificano spontaneamente o da sé. L'intervento del partito e del PAME è stato determinate nello sviluppo di iniziative e mobilitazioni radicali contro i datori di lavoro, lo Stato, il governo e i partiti borghesi, nonché contro le forze del sindacalismo padronale e governativo - come nel caso del recente sciopero dei lavoratori di HELLENiQ ENERGY, uno dei più grandi monopoli energetici, che si è protratto per vari giorni.

In misura significativa, il quadro e la linea di lotta da noi promossi nell'ambito del movimento sono divenuti più precisi e definiti, esercitando un impatto su settori più ampi dei lavoratori. L'orientamento verso il «lavoro dal basso» è stato rafforzato, così come lo sforzo atto ad attirare forze nell'organizzazione della lotta e nella definizione dei suoi obiettivi, attraverso assemblee generali e iniziative di massa, oltre che mediante il coordinamento dell'azione sindacale tramite riunioni. La partecipazione dei lavoratori - attraverso il dibattito, la decisione e l'azione collettivi - collegata a un quadro di lotta debitamente elaborato ha garantito l'aumento dell'organizzazione dei lavoratori all'interno dei sindacati e la formazione di roccaforti di resistenza.

Stanno emergendo nuove opportunità per pianificare il nostro lavoro in condizioni più favorevoli per la ricomposizione del movimento operaio e sindacale e per il suo impiego per l'intensificazione della lotta di classe. Questo è rispecchiato anche dall'impressionante partecipazione di ben 700 sindacati e 2000 sindacalisti dei settori pubblico e privato alla recente conferenza nazionale del PAME. Ciò conferma che effettivamente «qualcosa sta bollendo in pentola», e che con il nostro lavoro quotidiano, una persona alla volta, possiamo ribaltare la situazione. In ultima analisi, tutto questo evidenzia il ruolo decisivo dell'avanguardia organizzata all'interno del luogo di lavoro, e per estensione l'importanza decisiva dell'organizzazione.

Cari compagni, siamo convinti che tutti noi riconosciamo la necessità di proseguire la discussione e lo scambio di esperienze tra i partiti comunisti che fanno parte dell'ECA, allo scopo di rafforzare i nostri legami con la classe operaia e i nostri sforzi per rafforzare il movimento di classe, per ottenere risultati migliori nei luoghi di lavoro e all'interno dei sindacati e per accrescere l'influenza dei comunisti.

Grazie!


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