www.resistenze.org - pensiero resistente - editoriali - 08-06-26 - n. 964

Non dobbiamo perdere Cuba rivoluzionaria

Greg Godels | zzs-blg.blogspot.com
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

25/05/2026

L'indipendenza e le prospettive della minuscola Cuba - la Gemma dei Caraibi, l'Isola della Libertà, il Faro degli Oppressi - sono appese a un filo. Cuba rivoluzionaria - che sfida la centrale imperialista più potente del mondo - subisce un brutale blocco sempre più rigido imposto dalla classe dominante degli Stati Uniti. La Cuba di Fidel - bastione del socialismo e dell'internazionalismo proletario - rifiuta di rinunciare alla sua integrità e alla sua devozione per il proprio popolo.

Il blocco economico e finanziario imposto a Cuba dal governo degli Stati Uniti è in vigore da sessantasei anni: si tratta delle sanzioni economiche totali e arbitrarie più lunghe mai imposte da uno Stato a un altro. Malgrado le diffuse e frequenti condanne, il blocco si è intensificato, provocando l'attuale negazione genocida di risorse energetiche che lascia spesso l'isola senza luce, senza sicurezza interna, senza trasporti, senza sanità, senza scuole e senza approvvigionamenti alimentari. I cubani resistono, ma stanno affrontando una situazione sempre più difficile.

Si dice che le grandi potenze non hanno mai perdonato a Haiti la sua vittoriosa ribellione degli schiavi. Sin dall'insurrezione guidata da Toussaint L'Ouverture, le nazioni più potenti hanno fatto sì che il popolo di Haiti soffrisse per la sua audacia e la sua riottosità. Lo stesso si può dire riguardo a Cuba. Gli USA e i loro alleati non perdoneranno mai un piccolo Paese variegato per razza e cultura per aver abbracciato il socialismo ed essersi impegnato come nessun altro per la solidarietà internazionalista. Cuba ha offerto una prospettiva alternativa ai popoli delle ex-colonie, una prospettiva che continua a sfidare la decadenza e l'insensato consumismo del capitalismo.

A partire dalla rivoluzione del 1959, Cuba ha offerto un aiuto incondizionato e illimitato agli oppressi e agli sfruttati di tutto il mondo. Per i rivoluzionari cubani non era sufficiente fornire generosamente aiuti materiali e morali ai movimenti di liberazione quali quelli algerino o congolese, non era sufficiente schierarsi con il Vietnam o con le ex-colonie portoghesi. La semplice generosità non era sufficiente per Cuba - un Paese povero di risorse e per lungo tempo soggetto allo sfruttamento. La versione cubana del socialismo richiedeva sacrificio - il sacrificio da parte di fratelli, sorelle, compagni. A partire dalla rivoluzione, internazionalisti cubani hanno dato la vita in quasi tutti i teatri di resistenza - come gli operai che resistettero all'invasione unilaterale di Grenada. Ancora di recente, lo scorso gennaio, 32 membri cubani del personale di sicurezza sono stati assassinati mentre difendevano la sovranità del Venezuela dagli invasori statunitensi.

Quando la maggior parte dei popoli del mondo denunciavano la brutalità dell'apartheid in Sudafrica, ben pochi dei loro governi fecero qualcosa di più che rilasciare dichiarazioni che denunciavano la discriminazione razziale e limitare qualche attività economica. Tra quelli che offrirono aiuti concreti a chi resisteva contro il razzismo sudafricano, un solo governo esortò il suo popolo a unirsi a chi combatteva quel brutale regime e i suoi fantocci. Mentre il Sudafrica (e tra gli altri gli USA, lo Zaire, la Cina e Israele) appoggiava attivamente i controrivoluzionari in Angola, Cuba inviò dei volontari a combattere fianco a fianco con il Movimento Popolare per la Liberazione dell'Angola (MPLA). Con il sostegno materiale dell'URSS, Cuba seppe fare fronte a ogni fase di escalation del conflitto - compreso l'intervento diretto delle forze dell'apartheid - schierando nuove truppe e nuove armi.

Con l'Operazione Carlota, i volontari contribuirono nel 1975 alla creazione di un governo angolano indipendente, libero dai padroni coloniali e dai loro fantocci angolani. Ciò che più conta, il sostegno cubano fu cruciale per sbaragliare l'intervento delle forze mercenarie e dell'apartheid.

In reazione all'indignazione dei reazionari per l'intervento cubano, Fidel Castro replicò in modo esplicito:
    Perché avevano tanta fretta? Perché avevano pianificato tutto per impadronisti dell'Angola prima dell'11 novembre? L'Angola è un Paese ricco di risorse. A Cabinda c'è un sacco di petrolio. Alcuni imperialisti si chiedono perché aiutiamo gli angolani, quali interessi abbiamo lì. Sono abituati a pensare che ogni volta che un Paese ne aiuta un altro è alla ricerca di petrolio, rame, diamanti o qualche altra risorsa naturale. No, noi non siamo alla ricerca di interessi materiali, ed è logico che gli imperialisti non lo capiscano. Loro conoscono soltanto motivazioni scioviniste, nazionaliste ed egoiste. No! Quando aiutiamo il popolo angolano, stiamo semplicemente adempiendo a un dovere internazionalista elementare..
Ormai nella disperazione, ed esortato e appoggiato dal governo USA, il Sud Africa intervenne nuovamente per bloccare l'aiuto dell'Angola alla lotta per la libertà in Namibia e in Sud Africa. Con l'Operazione Maniobra XXXI Aniversario, i cubani inflissero una disfatta decisiva ai razzisti a Cuito Cuanavale. In occasione della sua prima visita all'estero dopo il rilascio dal carcere, il leader sudafricano Nelson Mandela pronunciò queste parole all'Avana:
    Il popolo cubano occupa un posto speciale nel cuore del popolo dell'Africa. Gli internazionalisti cubani hanno dato all'indipendenza, alla libertà e alla giustizia in Africa un contributo ineguagliabile per la sua sincerità e abnegazione. Noi, in Africa, siamo abituati a essere vittime di Paesi che desiderano divorare il nostro territorio o sovvertire la nostra sovranità. In tutta la storia africana non abbiamo mai visto un altro popolo ergersi a difesa di uno di noi. La sconfitta delle forze dell'apartheid ha ispirato il popolo in lotta del Sudafrica! Senza la disfatta di Cuito Cuanavale, le nostre organizzazioni non sarebbero mai state legalizzate! È stata la sconfitta dell'esercito razzista a Cuito Cuanavale a rendere possibile la mia presenza qui oggi! Cuito Cuanavale ha costituito una pietra miliare nella storia della lotta per la liberazione dell'Africa!
Sì, l'imperialismo non ha mai perdonato Cuba per i suoi sacrifici per la liberazione dell'Africa. Come i rivoluzionari haitiani, i combattenti cubani per la libertà si sono guadagnati l'odio di ogni delinquente, razzista, profittatore e assassino imperiale. I cubani hanno scritto uno dei capitoli più grandiosi della storia dell'internazionalismo operaio.

In modo tanto silenzioso quanto efficace, Cuba ha inviato medici e operatori sanitari in ogni angolo del mondo, ovunque ve ne fosse bisogno. Nessun Paese ha fatto più di Cuba nel donare vita laddove la vita era maggiormente in pericolo. Volontari cubani hanno offerto i loro servigi perfino a Paesi i cui governi non li volevano!

Decine di migliaia di studenti che nei loro Paesi non avevano l'opportunità di studiare hanno ricevuto un'istruzione gratuita e avanzata a Cuba, un Paese che ha edificato uno straordinario sistema scolastico autenticamente pubblico nel corso della storia relativamente breve della rivoluzione.

Cuba ha compiuto atti di solidarietà senza paragoni, e questo con una popolazione meno numerosa di quella di alcune delle più grandi città del mondo!

Mentre milioni di oppressi, sfruttati e bisognosi comprendono e apprezzano la rivoluzione cubana, i loro oppressori e sfruttatori detestano l'esistenza di una visione alternativa - un'anti-visione - rispetto a un mondo in cui mercati, merci ed egoismo determinano ogni motivazione e ogni azione.

In un mondo dominato dal capitalismo, in cui il posto di ognuno nella società è determinato da un gioco competitivo a somma zero, in cui la vita sociale divide i vincitori dai perdenti, in cui l'identità individuale prevale sulla comune umanità, Cuba rivoluzionaria è uno dei pochi luoghi rimasti in cui è possibile trovare un'alternativa. Cuba dà vita e respiro al motto del Manifesto Comunista: «Lavoratori di tutto il mondo, unitevi!».

Ogni singola amministrazione USA ha appoggiato il blocco di Cuba e ha tentato di rovesciare i vertici della rivoluzione cubana. Non stupisce che la forza più potente del sistema imperialista - lo Stato che si fa carico della difesa globale del modo di produzione capitalista - faccia tutto ciò che può per distruggere la prova vivente del fatto che un'alternativa esiste.

Oggi, l'amministrazione Trump ha gravemente inasprito la morsa sull'economia cubana, non limitandosi a sabotare il commercio con Cuba, ma negando a Cuba anche l'accesso ai beni più essenziali. Paese povero di risorse, Cuba si è vista negare le risorse essenziali per la vita quotidiana. I rifornimenti energetici esistenti sono stati tagliati dal blocco USA.

In più, il regime di Trump ha accusato il comandante in pensione delle FAR (l'esercito cubano), Raúl Castro, di aver consentito all'intercettamento di un aereo appartenente all'aviazione privata dell'esule cubano e provocatore José Basulto nel 1996. Come dimostrano gli archivi della Sicurezza Nazionale, tale accusa è ridicola.

Il gruppo di Basulto aveva violato lo spazio aereo cubano in diverse occasioni, malgrado l'opposizione e gli avvertimenti da parte di Cuba. Anche il Dipartimento di Stato e la Federal Aviation Administration avevano messo in guardia Basulto contro le provocazioni. La notte dell'abbattimento del velivolo, il Dipartimento di Stato chiese alla FAA di negargli l'autorizzazione al decollo, ma la FAA ignorò la richiesta. Prima dell'intervento difensivo, l'operatore della torre di controllo cubana disse con calma al pilota: «La zona a nord dell'Avana è attiva. Correte un pericolo violando quel lato di Nord 24». L'accusa a Raúl Castro è un assurdo e risibile tentativo di giustificare un intervento USA negli affari cubani.

Va detto che vari Paesi che un tempo trassero beneficio dai sacrifici di Cuba non hanno dimostrato la stessa abnegazione e solidarietà nel contrastare la crisi imposta dagli imperialisti. E purtroppo, Paesi assai più ricchi e potenti si sono piegati alle pressioni degli USA nonché agli interessi commerciali, negando un'assistenza sufficiente a Cuba in un momento di disperato bisogno - dimostrando una bassezza morale che invece non potrà mai essere imputata al popolo cubano e al suo governo. Le nefandezze altrui non fanno che sottolineare l'impareggiabile grandiosità dell'internazionalismo cubano.

Dobbiamo compiere ogni sforzo per fare sì che la fiamma della solidarietà internazionalista accesa da Fidel e dai suoi compagni non venga mai soffocata dal brutale regime del Nord.


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