www.resistenze.org - pensiero resistente - gioventù comunista - 20-06-12 - n. 414

da Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC) - http://www.cjc.es/?page_id=8120
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Il capitalismo è un cancro da estirpare. Più che una scelta, una necessità: Unisciti!
 
Noi giovani dei Collettivi dei Giovani Comunisti (CJC), iniziamo una campagna che svilupperemo durante il mese di giugno 2012, nella quale affermiamo che il capitalismo è un cancro da estirpare e che oggi, per la gioventù, organizzarsi nella Gioventù Comunista è più che una scelta, è una necessità!
 
Il capitalismo, un cancro da estirpare
 
Il capitalismo è un modo di produzione in cui la proprietà dei mezzi di produzione appartiene ad una minoranza. Nell'attuale fase monopolistica, la concentrazione di tale proprietà in poche mani costituisce la base materiale dell'imperialismo, nel quale il potere il capitale finanziario supera i confini statali e si configura in grandi blocchi imperialisti.
 
Questa concentrazione della proprietà in alcuni gruppi oligarchici, nel caso dello Stato spagnolo, comporta che circa 2000 famiglie detengano circa l'80% della ricchezza.
 
Il potere economico si trasforma in potere politico per questo blocco oligarchico borghese, che comprende la grande borghesia, il capitale finanziario, la vecchia aristocrazia terriera, il tutto coronato dalla monarchia borbonica. Sebbene la forma che adotta questo sistema di dominazione è quello di una democrazia formale, in sostanza l'intero apparato non è altro che il potere del blocco oligarchico borghese. Le forme parlamentari, il sistema elettorale, la magistratura, i corpi di sicurezza dello Stato, ecc ... non solo sono intrisi di violazioni formali che denotano deficit democratici, ma nella loro stessa essenza sono solo le forme attraverso le quali generare il consenso sociale tra le grandi maggioranze per nascondere la realtà: che nessuna legge approvata nel parlamento borghese va in contraddizione con gli interessi dell'oligarchia, che tutto il meccanismo "democratico" serve solo per far si che le misure approvate siano le più adatte alla minoranza privilegiata. In ultima analisi, siamo di fronte a una forma "democratica" di dittatura del capitale.
 
Questa realtà, caratteristica del capitalismo, mostra il suo lato più spietato sotto l'attuale crisi capitalista. Il 70% delle famiglie non arriva alla fine del mese, più di 5 milioni di lavoratori e lavoratrici sono senza lavoro e la disoccupazione e la precarietà aumentano in modo esponenziale nel caso dei giovani.
 
Ai giovani è stata imposta una riforma del lavoro lo scorso 19 novembre, che genera nuove modalità di lavoro con contratti di "apprendistato", senza diritti lavorativi, ferie e salari da 426 € al mese. Quando troviamo un lavoro, lo troviamo sotto modalità non retribuite: tirocini, contratti di formazione, contratti temporanei e di somministrazione (ETT: agenzie interinali, ndt). Nella situazione attuale, per i giovani c'è un abisso per la parità di remunerazione a parità di lavoro svolto, indipendentemente dall'età o dal sesso.
 
Come giovani inoltre soffriamo soprattutto la privatizzazione dei servizi pubblici, in particolare dell'istruzione, che sotto la progressiva attuazione dello Spazio Europeo dell'Istruzione Superiore, in primis con il Piano Bologna e attualmente con la poco pubblicizzata Strategia Università 2015, determina l'aumento sostanzioso dei costi, la penetrazione delle imprese private (anche quelle completamente estranee alle attività didattiche) e la rimozione di qualsiasi meccanismo di partecipazione degli studenti.
 
Questa situazione non è né casuale e né momentanea. La politica di tagli e di attacchi diretti contro gli interessi della grande maggioranza popolare è il prodotto della perfetta adesione della politica agli interessi del capitale, della classe al potere. Il capitalismo vive una crisi strutturale dove la generazione di plusvalore si può recuperare solo ottenendo nuovi mercati (attraverso la privatizzazione di quel poco che è rimasto di pubblico o meglio conquistando mercati esteri attraverso la guerra: Libia, Siria, Iran, etc ...) e attraverso un maggiore sfruttamento della classe operaia. Il capitalismo ha solo una via per cercare di recuperare il suo tasso di profitto, per questo bisogna rompere ogni illusione che una ripresa significhi nel futuro una ripresa idilliaca di Welfare State. Il capitalismo, se vuole sopravvivere, sarà simile a quello del 2011 o peggiore.
 
Non esiste la possibilità di riformare il capitalismo, senza distruggerlo. Il capitalismo non è solo un modo di produzione, ma anche relazioni di potere, che derivano direttamente dalla proprietà dei mezzi di produzione. Nella misura in cui il potere è nelle mani del capitale, non ci saranno riforme a favore dei settori popolari e della classe operaia. Il ruolo vergognoso del riformismo, la cui principale rappresentanza politica nello Stato spagnolo è Izquierda Unida, è quello di proporre misure a presunto beneficio della grande maggioranza preservando le istituzioni dell'attuale forma della dittatura del capitale. Solo organizzando la rivoluzione socialista, solo con il potere della classe operaia, solo organizzando i giovani lavoratori e studenti contro l'oligarchia e le sue istituzioni politiche, compresa la farsa che la democrazia sia una soluzione per la classe operaia, possiamo vedere miglioramenti all'orizzonte per la maggioranza. L’unica democrazia per la stragrande maggioranza è quella che si basa sul potere politico della classe operaia e per questo la nostra proposta è quella di organizzare la rivoluzione socialista.
 
Il capitalismo è ormai un cancro allo stadio terminale nel seno della nostra società, che colpisce la classe operaia. La nostra soluzione è di estirparlo.
 
Unirsi alla gioventù comunista, più che una scelta: una necessità.
 
In questa situazione di attacco generalizzato ai diritti e alle conquiste storiche della classe operaia, in cui non viene salvato nulla (né l'istruzione, né la salute, né le pensioni, né le minime garanzie che la Costituzione monarchica sembrava consentire, inclusa la stessa idea di una democrazia borghese), risulta evidente alla gioventù, alla classe operaia e, in generale, ai settori popolari, che non abbiamo alcun interesse materiale che ci può legare a questa società capitalista. Il nostro interesse è legato al rovesciamento del capitalismo e alla costruzione di una società socialista, nella quale la soddisfazione pianificata delle necessità collettive è il fondamento della libertà, del potere politico della classe lavoratrice e della grande maggioranza, per un futuro per gli studenti e per questa generazione di giovani, per una speranza di occupazione per tutti e tutte, per l'uguaglianza reale delle donne e per tante altre conquiste che conseguiranno.
 
Non esistono soluzioni individuali alla crisi capitalista: non esiste né la speranza di sopportare per qualche anno in vista di un recupero (lo stesso Zapatero indicava in 20 anni il recupero del tasso di profitto del capitale, il che implica in condizioni di capitalismo la "moderazione salariale " e la riduzione del tenore di vita in questo periodo), né vi è la possibilità di "scampare la crisi e aver fortuna".
 
La crisi è così grave che anche alcuni settori della piccola e media borghesia la stanno soffrendo e sono costretti a chiudere le loro attività, in un graduale processo di proletarizzazione che già Marx aveva predetto. Pertanto, per la più ampia maggioranza, l'unica speranza non è di avere fortuna singolarmente in questo sistema individualista, ma di trovare una uscita collettiva verso una società che garantisca a tutti e a tutte il presente e il futuro.
 
E se la soluzione è collettiva, è così che deve essere la lotta. E' chiaro che sotto il capitalismo, la società è divisa in classi sociali. Le classi sociali non si strutturano secondo la quantità di reddito che si possiede o percepisce, ma in funzione del ruolo che si svolge nella produzione. Siamo forse proprietari dei mezzi di produzione e contrattiamo la forza lavoro (manodopera), vale a dire che siamo capitalisti; o al contrario, non possediamo i mezzi di produzione e lavoriamo per coloro che li hanno? Ovviamente, siamo la classe lavoratrice.
 
La classe lavoratrice e gli altri settori popolari (piccoli proprietari, autonomi, ...) sono l'immensa maggioranza e tra noi esistono, che ne siamo consapevoli o meno, interessi materiali comuni. Da un'ottica materiale, condividiamo interessi per un aumento salariale, per servizi pubblici gratuiti, per più alti ed equilibrati livelli di consumo e per una vita fisicamente e culturalmente sana. Tutto questo si può realizzare solo nel contesto di servizi di carattere pubblico, investimenti sociali elevati e la pianificazione di prezzi e salari al di fuori del criterio del massimo profitto per il proprietario dei mezzi di produzione. Tutto questo è impossibile negli stretti margini della dittatura del capitale ed è necessario che vi contrapponiamo la nostra dittatura: che sarà per la prima volta la democrazia per la grande maggioranza, precisamente della classe operaia.
 
Sulla base dei nostri comuni interessi abbiamo la necessità di organizzarci come classe: unico modo per poter esercitare effettivamente la difesa dei nostri interessi e lanciare l'offensiva in vista della presa del potere politico da parte della stragrande maggioranza.
 
Per questo, il miglior esponente della combattività, della coscienza e dell'organizzazione della classe operaia, è il Partito Comunista. È possibile il superamento del capitalismo solo attraverso lo studio scientifico della società, dell'economia, dei rapporti di classe e attraverso una struttura che sia in grado di trasformare la classe operaia in soggetto storico cosciente dei propri interessi.
 
Per questo, oggi, e soprattutto in condizioni di crisi del capitalismo, è più che una opzione, una necessità organizzarsi nella Gioventù Comunista, organizzarsi nei Collettivi dei Giovani Comunisti.
 
Collettivi dei giovani comunisti, i giovani del Partito Comunista dei Popoli di Spagna
 
Perché nello Stato spagnolo, nonostante la grave crisi strutturale del capitalismo e gli attacchi continui contro la maggioranza, non vi è stata una risposta popolare nazionale come in Grecia?
 
Nonostante la realtà, come sopra descritto, presenti il continuo attacco del blocco oligarchico borghese contro la classe operaia e i settori popolari, nessuna rivoluzione nella storia accade da sé e dall'azione spontanea delle classi interessate: le rivoluzioni, come Lenin ci ha insegnato, si organizzano attraverso l'azione cosciente delle classi rivoluzionarie. Per fare questo, vi è bisogno di una avanguardia, cioè, che i settori più coscienti, organizzati e combattivi della classe siano raggruppati intorno a un'organizzazione, il Partito Comunista, e che questa organizzazione, attraverso la sua pratica, trascini dietro di sé la maggioranza della classe, vale a dire, che abbia una pratica effettiva di avanguardia.
 
L’avanguardia, come abbiamo appreso storicamente, deve essere organizzata nel modo più efficiente ed efficace per il compito della rivoluzione, attraverso il centralismo democratico.
 
Questa avanguardia, la classe operaia e la gioventù organizzata, militante e cosciente, è stata distrutta nello Stato spagnolo dall'eurocomunismo e il carrillismo, che ha colpito intorno agli anni '70 quella che fu l'organizzazione dei comunisti nello Stato Spagnolo: il Partito Comunista di Spagna.
 
Noi del PCPE e dei CJC partiamo dalla premessa che il nostro compito fondamentale è la ricostruzione del Partito della Rivoluzione nello Stato spagnolo e, dal 1984, lavoriamo a questo obiettivo.
 
Che cosa ci caratterizza?
 
- Nello Stato spagnolo, consideriamo che lo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di classe, segna come priorità la lotta per la rivoluzione socialista, senza tappe intermedie.
 
- Consideriamo che le condizioni oggettive (lo sviluppo delle forze produttive, la crisi strutturale del capitalismo) sono ideali per la rivoluzione socialista. Ma per una rivoluzione sono necessarie anche le condizioni soggettive: sviluppare il soggetto che farà la rivoluzione. Per questo è necessario rafforzare al massimo il PCPE e i CJC e costruire attorno ai comunisti un Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo, che organizzi anche le donne, gli studenti, gli ecologisti, i piccoli imprenditori rovinati dalla crisi, ecc... intorno alla lotta per i propri interessi, legata al rovesciamento del capitalismo.
 
- Consideriamo prioritaria la creazione di questo Fronte Operaio e Popolare per il Socialismo per organizzare la classe operaia nella lotta per i suoi interessi immediati, legando le lotte concrete e parziali con la lotta generale contro il sistema di sfruttamento. Per fare questo, la nostra proposta sono i Comitati per l'Unità Operaia (CUO), struttura creata nei posto di lavoro, non escludente verso i sindacati esistenti, organizzata a livello di base per la lotta unitaria dei lavoratori, senza segregazione di sigle sindacali.
 
- Come Collettivi dei Giovani Comunisti lottiamo in particolare contro lo sfruttamento dei giovani lavoratori, in condizioni di precarietà e di acutissima disoccupazione e contro la privatizzazione e mercificazione dell'istruzione.
 
- Uno dei nostri principi è l'internazionalismo proletario, base della nostra solidarietà internazionale. Siamo in solidarietà, in primo luogo, con le rivoluzioni socialiste della classe operaia di altri Stati, così come con le lotte della classe operaia internazionale e della resistenza dei popoli all'imperialismo. Siamo un'unica classe operaia, divisa in Stati diversi, e l'interesse della classe operaia internazionale è la priorità per i comunisti. Lottiamo contro l'imperialismo spagnolo, i cui interessi sono inestricabilmente legati a quelli della costruzione imperialista dell'Unione europea. Lottiamo contro la guerra imperialista.
 
- Per noi, è un diritto inalienabile delle nazioni l'autodeterminazione. Nel caso dello Stato spagnolo, crediamo che la situazione attuale in relazione all'autodeterminazione delle varie nazioni che attualmente compongono lo Stato può essere risolta solo nell'ambito del potere politico della classe operaia. L'oppressione nazionale è una conseguenza del potere dell'oligarchia borghese e solo con il socialismo, con un vero potere popolare, esisterà la possibilità che le nazioni possono liberamente decidere del loro futuro.
 
- Il capitalismo è il principale sostenitore materiale, oggi, dell'oppressione patriarcale delle donne. La nostra proposta non cerca solo l'emancipazione della classe operaia e della gioventù, ma anche la creazione di uomini e donne nuovi che, con il superamento del capitalismo, metteranno inoltre fine all'oppressione di genere, a partire dalla sua espressione più violenta, la violenza macista.
 
- Raccogliamo l'eredità dei combattenti repubblicani e anti-fascisti e proseguiamo oggi la loro lotta. Nelle condizioni attuali, nel quale il compito primario per la classe operaia è la rivoluzione socialista, non riteniamo necessario realizzare la repubblica prima di combattere per il socialismo. Intendiamo che la repubblica arriverà in Spagna a seguito della lotta contro il blocco oligarchico borghese, pilastro della monarchia, e che con la vittoria su questo blocco si raggiungerà la Repubblica Socialista con carattere Confederale, come Stato della Classe Operaia che assicurerà il diritto all'autodeterminazione.
 
- Per tutto questo, ci costituiamo come formazione leninista. Costruiamo l'organizzazione leninista, sulla base del centralismo democratico, una forma organizzativa che garantisce democrazia e trasparenza, favorisce la discussione e l'elaborazione collettiva della linea politica e anche l'applicazione collettiva degli accordi. Tutta la militanza deve render conto del proprio lavoro e impegno, indipendentemente dalla responsabilità che occupa, la minoranza deve conformarsi alle risoluzioni della maggioranza, superando l'individualismo, e non sono consentite le correnti e le fazioni organizzate. Man mano che andiamo crescendo e costruendo collettivi, facciamo progressi sul centralismo democratico e il carattere rivoluzionario del CJC, in quanto ogni gruppo con il proprio lavoro e contributo politico, arricchisce l'intera organizzazione.
 
Oggi, il processo verso la Rivoluzione Socialista passa dalla costruzione del Partito della Rivoluzione, il cui embrione principale è oggi rappresentato dal PCPE e dai CJC. Non siamo l'unica formazione leninista esistente e, quindi, crediamo che nella costruzione del Partito, non dobbiamo solo puntare sul rafforzamento della nostra organizzazione, ma anche cercare di unificare tutti i marxisti-leninisti intorno ad un unica sigla.
 
Noi militanti del PCPE e dei CJC siamo il frutto di un processo di aggregazione di diverse formazioni. Questo processo verso l'unità dei comunisti continua. Nel gennaio del 2011, si è concluso il processo di unità tra il CJC e il JCA nelle Asturie, e nel dicembre 2011 ha avuto inizio un nuovo processo di unità a Madrid tra il CJC e la UJC-M.
 
Studiamo e lavoriamo con grande soddisfazione, soprattutto impariamo da tutto ciò che facciamo per costruire la strada della Rivoluzione Socialista della classe operaia, della gioventù. Dove ci sono giovani interessati a organizzarsi e a lottare contro il sistema esistente, tenendo a mente e lavorando per l'ambita alternativa, lì ci deve essere un collettivo di giovani comunisti.
 
La gioventù al contrattacco, costruendo la rivoluzione!
Il capitalismo è un cancro da estirpare! Unisciti alla Gioventù Comunista, più che una scelta, una necessità!
Collettivi di giovani comunisti (CJC)

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