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Perché andiamo a una manifestazione?

Markel Pum | tintaroja.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

04/12/2014

Non possiamo sperare che di per se una manifestazione cambi le cose. Prima e dopo di essa, le rivendicazioni devono acquisire una forma organizzata per far si che la lotta raggiunga i suoi obiettivi.

Dall'avere un'organizzazione solida e degli obiettivi chiari dipende molto l'esito della lotta. Il disfattismo che abbiamo accumulato dopo anni di arretramenti deve finire. Per questo noi comunisti dimostriamo che i nostri modi di agire sono diversi. Prendiamo parte alle manifestazioni in blocco, organizzati, gridando in coro le nostre parole d'ordine e portando le bandiere rosse della classe operaia, perché senza un'avanguardia le lotte si dissolvono.

Negli ultimi anni il numero di manifestazioni operaie è aumentato considerevolmente, da cortei di lavoratori, a manifestazioni studentesche, antimperialiste, per i diritti delle donne, antifasciste e contro la repressione. Ciò nonostante, la partecipazione continua ad essere scarsa o almeno molto simile agli anni precedenti alla crisi. A cosa è dovuto questo fenomeno?

Il fattore fondamentale è la demotivazione e la frustrazione provocata dal vedere che si ottiene poco o niente. Quindi, perché partecipare?

Questo è dovuto soprattutto alle modalità e all'approccio con il quale vengono impostate le mobilitazioni. La repressione che sta subendo la classe operaia da parte della borghesia si acutizza giorno dopo giorno e la risposta che  il riformismo offre non passa per la resistenza. Questa è una dinamica nella quale siamo inceppati da anni e dalla quale non riusciamo ad uscire. Per questo noi comunisti dobbiamo dare speranza e entusiasmo alla classe operaia e, di conseguenza, il nostro progetto, e quindi le nostre proposte, devono muoversi puntando verso l'offensiva.

In questi ultimi anni sono molto poche le manifestazioni e mobilitazioni che hanno conseguito i propri obiettivi di fermare una riforma promossa dal governo di turno o bloccare una misura adottata da un imprenditore; questo genera delusione e sfinimento. Dobbiamo essere consapevoli che questa lotta non è a breve termine, e saper trasmette questa convinzione alle masse operaie. Senza una lotta quotidiana e organizzata non sarà possibile sconfiggere il nostro nemico di classe.

Oggi un giovane che va ad una mobilitazione vuole lottare ma non sa come. Gli mancano punti di riferimento e spera che, incontrando altri che vogliono lottare come lui, troverà una risposta, uno strumento per affrontare le dure condizioni che lo aspettano.

Cosa succederebbe se non incontrasse uno spezzone comunista? Tornerebbe a casa forse soddisfatto di aver iniziato ad affrontare la realtà sul cammino della lotta, ma resterebbe tanto sprovvisto di strumenti per combattere quanto prima.

Se incontra dei comunisti, la cosa cambia.

Uno spezzone comunista si presenta per ottenere una rivendicazione, ma va molto oltre. Noi comunisti con la nostra organizzazione, disciplina, estetica, oratoria e propaganda siamo il catalizzatore affinché ogni lotta parziale, economica o sociale, non risulti in un nulla di fatto, non si spenga.

Noi comunisti affrontiamo una mobilitazione tentando di svelare le forze occulte che dirigono le nostre vite, le conseguenze necessarie e funeste del capitalismo, offriamo gli strumenti per la lotta, stabiliamo i veri orizzonti e chiamiamo alla lotta i veri eroi che sono forzatamente trascinati in battaglia: la classe operaia, e cioè tu.

Noi comunisti indichiamo che il capitalismo è la causa di tutti i mali che ci affliggono: la disoccupazione, la corruzione, l'oppressione e, soprattutto, lo sfruttamento. Indichiamo che la classe operaia, da ogni lotta, deve uscire rafforzata, cosciente ed organizzata, con l'obiettivo di preparare la presa del potere.

I nostri spezzoni sono un riflesso di questo. Lo spezzone è compatto, i nostri striscioni unitari, le parole d'ordine gridate all'unisono. Noi comunisti realizziamo un'intensa propaganda con i nostri opuscoli, con il contenuto dei nostri slogan e realizzando un proselitismo aperto. Noi comunisti portiamo le nostre bandiere, molto più di un simbolo storico, di una identità e persino più del contenuto del nostro progetto: un omaggio al sangue versato dagli operai nelle lotte con le quali conquistarono vittoriosamente tutti i diritti che, uno dopo l'altro, ci stanno strappando. Noi comunisti con i nostri blocchi chiamiamo all'organizzazione, chiamiamo la classe operaia ad organizzarsi, senza una grande struttura di operai e operaie non vinceremo.

Gli opportunisti di ogni tipo cercano di farci abbassare le nostre bandiere. Da un lato c'è l'opportunista riformista che cerca di ingannare la classe affinché non ottenga ciò che le spetta, dall'altro lato l'individualista che, per quanto radicale, essendo tanto preso da se stesso, non rinuncerà mai al suo individualismo per mettersi al servizio della massa anonima che farà la rivoluzione. Molti opportunisti sostengono che portare le bandiere divide e fa si che le manifestazioni siano meno partecipate. Essi ritengono che ci sia molta gente non organizzata che non si sente identificata con nessun progetto politico ma che desidera partecipare ad una manifestazione contro una riforma o una misura messa in atto. Noi bolscevichi riteniamo che questo sia un grave errore, fatto ovviamente di proposito visto che in questo modo si da la priorità alla quantità di persone che partecipano ad una manifestazione con lo scopo di ottenere una grande esposizione mediatica e si sottrae importanza all'organizzazione della classe operaia.

Oggi più che mai, in questa fase di accumulazione di forze durante la quale il Partito comunista sta crescendo, il nostro compito è creare cellule nei luoghi di lavoro e abbiamo il dovere di offrire loro un progetto, un'organizzazione, facendo si, in questo modo, che le lotte partano dai luoghi di lavoro e cioè da dove risiede la contraddizione principale, e cioè quella tra capitale e lavoro. E' per questo che, oltre a partecipare alle lotte nelle imprese, noi comunisti vediamo anche la necessità che l'organizzazione prenda parte alle mobilitazioni di massa con i propri spezzoni.

Per questi motivi, nessuno mai ci farà abbassare le bandiere. Recuperiamo il filo rosso che lega le vittorie parziali a quella totale, costruendo passo dopo passo questo Stato Maggiore della rivoluzione, affinché quel giovane operaio che vuole lottare si unisca a questa forza inarrestabile sul cammino della vittoria.


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