Perché si fanno queste guerre?
di Michel Collon
(Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova)
mercoledì, 18 giugno 2003,
23:11:50 +0200
Pubblicato in "Contrastes", rivista delle "Equipes"
Popolari, maggio-giugno 2003.
Perché si fanno queste guerre? Lasciamo la parola al Presidente
Clinton, in un discorso davanti a funzionari USA a Washington, il 23 marzo
1999, nel momento in cui si accingeva a scatenare i bombardamenti sulla
Yugoslavia : «Se vogliamo ottenere delle relazioni economiche stabili, che ci
consentano di vendere in tutto il mondo, è necessario che l'Europa ne sia la
chiave…Ed è proprio da là, dal Kosovo (sic!) che bisogna agire rispetto a
questa situazione.»
In breve, la guerra ha come obiettivo quello di installare la NATO
come gendarme necessario per la dominazione USA sul continente Europeo.
Allo stesso momento, questo viene confermato da un editoriale del "New
York Times": «Perché la globalizzazione marci, l'America non deve avere timore di
agire come la superpotenza onnipotente qual è. La mano invisibile del mercato
non potrà mai funzionare senza un pugno nascosto .
McDonalds non può prosperare senza McDonnel Douglas, il costruttore dell'aereo
da combattimento F-15.
E il pugno nascosto che garantisce un mondo sicuro per le tecnologie della
Silicon Valley, questo pugno si chiama Esercito degli Stati Uniti, con la sua
Forza Aerea, la Marina e i Marines.»
Chi controlla il petrolio, può continuare a governare il mondo
Di fatto, dopo la caduta del Muro tutte le guerre USA sono avvenute
al servizio della «globalizzazione». In definitiva, per il diritto delle
multinazionali di continuare ad imporre le loro regole economiche e sociali
ingiuste, il diritto di non pagare le materie prime e di saccheggiare il mondo
intero.
E in primo luogo, il petrolio e il gas.
Chi controlla le vie del petrolio, può bloccare i rifornimenti dei suoi rivali
(Europa, Giappone…), ricattarli e continuare a governare il mondo. Questo è
l'obiettivo permanente di Washington.
La guerra contro la Yugoslavia mirava a rovesciare l’autogestione dei
lavoratori e di fare piazza pulita in favore delle multinazionali. Ma anche per
controllare lo strategico «corridoio energetico n° 10 » che passa per Belgrado.
Qual è stato il risultato per i lavoratori? Il governo che la NATO ha imposto a
Belgrado è quello del FMI.
Il prezzo del pane è passato da 4 a 30 dinari, quello dell'elettricità (in via
di privatizzazione) è stato moltiplicato per quattro, la Banca Mondiale esige
il licenziamento di 800.000 lavoratori e il diritto di sciopero sta per essere
eliminato!
Il sostegno a Ben Laden e ai Talebani, poi il rovesciamento di costoro,
miravano a consentire la costruzione in Afghanistan di un gasdotto della
multinazionale USA Unocal destinato al rifornimento di tutta l'Asia del Sud.
Il «Presidente» Afghano Karzaï è un dipendente di Unocal e dieci suoi ministri
hanno passaporto USA. Risultato? Il traffico di droga è aumentato!
Il sostegno al regime brutale e corrotto della Colombia certamente ha lo scopo
di garantire il dominio sullo strategico Canale di Panama, ma anche di
controllare prima il petrolio Colombiano, poi quello Venezuelano, contrastando
una qualsiasi alleanza fra questi due Paesi e quelli Equatoriali.
Quelli che pretendono di imporre la democrazia in Iraq, non hanno esitato nel
tentare un colpo di stato contro il Presidente eletto dal popolo, Chavès.
Il sostegno USA alle milizie islamiche, in particolare a quelle di Ben Laden,
attive in Cecenia, e il loro approvvigionamento di armi ha l'obiettivo di
indebolire la Russia e di cacciarla dalle così tanto lucrative vie del petrolio
in quella regione.
In definitiva, dovunque, i petrolieri multinazionali USA cercano di imporre dei
percorsi tracciati per gli oleodotti, sotto il loro stesso controllo:
Afghanistan, Kurdistan, Caucaso, Bulgaria – Macedonia– Albania, e attualmente
si è cominciato a parlare nello specifico della Corea e di diversi Paesi
dell'Africa.
E in ciascuna di queste regioni, gli Stati Uniti manovrano per installare le
loro basi militari. Dunque, ma dappertutto in forma clandestina, gli Stati
Uniti provocano o suscitano dei conflitti, sostenendo i peggiori razzisti, i
peggiori terroristi, i peggiori fanatici.
Tutto questo ha bisogno di pretesti e di mediamenzogne,
che la sinistra non ha saputo sempre smascherare!
Ad esempio, in Kosovo, i loro protetti dell'UCK applicano impunemente il loro
programma annunciato: pulizia etnica con l'espulsione di tutte le minoranze
(Serbi, Ebrei, Rom, Turchi, Musulmani, Gorani …) e traffici mafiosi (droga,
armi, prostituzione). Sotto gli occhi e con la benedizione degli Stati Uniti
che hanno insediato, a fianco del futuro oleodotto, la base militare enorme di
Camp Bondsteel : delle piste per bombardieri(!), in affitto per 99 anni, che
permettono di raggiungere immediatamente il Medioriente, il Caucaso, Mosca. E
un giorno, l'Europa?
La causa
delle guerre è il sistema economico
In quanto la guerra per l'oro nero ha anche come bersaglio la
privazione della Francia e della Germania dei loro sbocchi e approvvigionamenti
in Iraq, in Iran, ecc. Lo stesso vale per la strategia militarista e la corsa
agli armamenti che hanno il proposito di ostacolare la formazione
dell'Euro-Esercito. Questo permetterebbe di condurre le stesse guerre
dell'Esercito USA, ma per conto delle multinazionali europee.
Il militarismo e la moltiplicazione delle guerre non cascano dall'alto dei
cieli e non dipendono proprio dalla personalità di questo o quel presidente.
Sono le multinazionali USA che hanno deciso di favorire l'elezione di Bush,
l'imbroglione non eletto. Di fatto, la causa delle guerre è dovuta
all'aggravarsi della crisi economica. Inevitabile in questo sistema, dato che
il "miglior padrone", applaudito dalle Borse, è quello che annuncia
un piano di licenziamenti di dieci o quindici mila lavoratori in giro per il
mondo.
Ma se licenziate e abbassate i salari quanto più potete, a chi andrete a
vendere ?
Questa assurdità scalza la base economica di uno sviluppo armonioso generale.
Questa contraddizione non aggirabile impone una battaglia crescente per il
controllo delle regioni e delle materie strategiche, con l'obiettivo di
privarne i rivali.
Il mondo viene suddiviso come una torta. E come è diviso da tanto tempo, la
sola maniera per una grande potenza per migliorare la sua situazione è
arraffare pezzi di dominio di altri. Attraverso la guerra!
Le molteplici guerre annunciate da Bush (Iran, Siria, Corea, Colombia, Cuba
ecc…) non sono altro che dei capitoli di una guerra globale. La
ricolonizzazione brutale di tutto il pianeta corrisponde all'imposizione di una
dittatura ancora più estesa di quella sognata da Hitler. La preda decisiva è
costituita dalla Cina, con il suo immenso mercato, e il suo tasso di crescita
fenomenale. Prima di conquistarsi un giorno l'Europa?
Ma sostenere l'Esercito Europeo non è certamente la soluzione. Quando Chirac
invia l'armata francese in Africa per sostenere le peggiori dittature e
favorire la Total o Bouygues, lui fa le medesima operazione di Bush, solo in
tono minore.
E se Bush avesse offerto a TotalFina la sua parte della torta Irachena, non
avremmo sentito parlare Chirac.
Un fronte
internazionale contro la guerra
Spetta dunque ai lavoratori e alle loro organizzazioni di definire
la loro propria alternativa: la solidarietà di quelli che stanno in basso
contro quelli che stanno in alto.
« Quando
i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri che muoiono », scriveva
Jean-Paul Sartre. Perciò l’urgenza sta nella creazione di un fronte
internazionale contro la guerra, per il diritto all'autodeterminazione, vale a
dire per il diritto di ciascuna nazione a scegliersi il proprio destino, il
proprio sistema sociale, il proprio modo di sviluppo economico. Sviluppare
dappertutto (fabbriche, associazioni, quartieri e soprattutto scuole) comitati
di informazione, di discussione e di mobilitazione. In quanto l'umanità sta
correndo un pericolo terribile.
Ecco, questo è tutto! E mi scuso per il carattere schematico del presente
testo. Comunque, non è stato possibile argomentare e provare con fatti concreti
le tesi proposte in certi passi. Allora questo testo venga accolto come un
appello per tenere vivo il dibattito in seno al movimento operaio e
progressista.
michel.collon@skynet.be