da Rebelion - 28.12.04 - http://www.rebelion.org/noticia.php?id=9313
L’imperialismo
collettivo sviluppa un progetto concreto degli Stati Uniti: Il controllo
militare del pianeta
Intervista a Samir Amin
Lucas Marco
L’Avana
Samir Amin (Egitto 1931), professore di scienze economiche, coordinatore del
Forum del Terzo Mondo, organizzazione internazionale e indipendente degli
intellettuali critici d’Asia, Africa e America Latina con sede a Dakar (Senegal)
e presidente del Forum Mondiale delle alternative, rete delle reti di dibattito
sulle alternative alla globalizzazione neoliberale attuale, autore di vari
libri in francese, arabo e spagnolo. Intervista realizzata in occasione del
forum Mondiale della Riforma Agraria (FMRA) celebrato a Valencia.
Come
crede che stia evolvendo la questione della riforma agraria a livello globale?
In primo luogo, bisogna sapere che il problema che si va ad affrontare, che
potremmo chiamare la nuova questione agraria, è gigantesco. Tutto il mondo
dimentica che ci sono ancora tre miliardi di contadini nel mondo, cioè la metà
della popolazione. Secondo, oggi, di questa cifra sono centinaia di milioni
quelli minacciati -come non lo sono mai stati- di perdere il diritto dell’uso
della terra che è il loro mezzo di vita, ed in molti casi di sopravvivenza in
condizioni di povertà incredibili, di sottoalimentazione, malattie… La pressione
del sistema dominante attuale per aprire un spazio di estensione del
capitalismo vuole accelerare il movimento di privatizzazione della terra.
È
il caso dell'OMC che sostiene che non solo i prodotti agricoli ed alimentari
devono essere trattato come merci ordinarie, ma anche la terra deve essere
trattata come una merce.
Questa scelta politica è una scelta genocida, e questo genocidio è
cominciato sotto la forma di guerra di sterminio dei popoli contadini - il caso
africano è il più tragico -, di polizia, di esercito, facendo proliferare il
terrore a profitto dei proprietari latifondisti; è il caso generalizzato in
America Latina. È una vera guerra contro i poveri, mentre la Banca Mondiale
pronuncia il suo discorso vuoto sulla riduzione della povertà, che ha già
prodotto decine di migliaia di morti… Evidentemente, la varietà di situazioni è
tanto ampia che non c'è una sola soluzione, pertanto, il termine di riforma
agraria è un termine ombrello. Bisogna capire per riforma agraria cose molto
differenti; in alcuni casi manca una riforma agraria nel senso più tradizionale
della parola, vale a dire ridistribuzione della proprietà privata della terra,
quando questa è concentrata in maniera inaccettabile, è il caso di molti paesi
dell'America Latina, dell’Africa del Sud…
Nel mondo arabo fu risolto mediamente nell’epoca del populismo nazionalista,
Nasser, il Baath, eccetera… Ma con il termine di riforma agraria possiamo
intendere altre misure ed altre politiche di regolazione di accesso alla terra
attraverso le collettività rurali moderne, impegnate in un processo di
democratizzazione attraverso lo Stato. Non si può dimenticare lo Stato -perfino se nella
congiuntura attuale è spesso criminale - perché è lo strumento attraverso il
quale le classi popolari, i popoli possono modificare la correlazione di forze
al suo favore.
Che ruolo ha la guerra commerciale tra gli
Stati Uniti ed Europa in questa guerra di sterminio dei popoli?
Ci sono da un lato due guerre commerciali, la piccola guerra commerciale tra
Europa e gli Stati Uniti ed un’altra guerra commerciale comune dell’Europa e
degli Stati Uniti contro il Sud, o contro molte regioni del Sud. Ci sono anche
certe guerre commerciali di alcuni grandi paesi esportatori di prodotti
agricoli del Sud. Ci sono molte guerre commerciali ma sono secondarie al
problema principale che è l’imperialismo collettivo degli Stati Uniti,
dell’Europa e del Giappone. Quest’imperialismo collettivo lo vediamo
funzionare nelle relazioni Nord-Sud, come si è visto nei negoziati dell’OMC.
Gli scontri tra i nordamericani e gli europei per le sovvenzioni sono
secondari. Dico questo poiché sfortunatamente, a volte, non solamente i
governi, che sono chiamati a negoziare ed a firmare trattati, ma anche i
movimenti contadini, pensano che lì sta il problema più importante e che
potrebbero sperare qualcosa da questi negoziati. Penso che devono manifestare,
ma non è quello il luogo della battaglia principale. La battaglia principale
consiste nel tirare fuori l’agricoltura dall’OMC, cioè che la produzione
agricola e la terra non siano merci.
Può spiegarci l'evoluzione di questo concetto di imperialismo collettivo?
La cristallizzazione dell’imperialismo collettivo è completamente indipendente
della caduta del socialismo reale. La formazione dell’imperialismo
collettivo è il prodotto dell’evoluzione all’interno dello stesso sistema
capitalista e della formazione di un grado supplementare di concentrazione di
capitale. Mezzo secolo fa, le multinazionali cominciavano a costituirsi, allora
avevano bisogno di un mercato di approssimativamente un centinaio di milioni di
clienti potenziali; oggi i grandi gruppi transnazionali per costituirsi hanno
bisogno di un mercato potenziale di 600 milioni di clienti, cioè praticamente
il mercato mondiale. Questo ha creato le condizioni d’avere bisogno di un
accesso aperto nient’altro che allo stesso mercato mondiale; hanno un interesse
comune. E è questo la base della costruzione dell'imperialismo collettivo.
In questo contesto d’imperialismo collettivo,
qual è la situazione di paesi come Iraq o Palestina?
In quest’imperialismo collettivo si sviluppa un progetto concreto dagli Stati
Uniti, delle sue classi dirigenti, ma non solo della banda di Bush. Abbiamo
visto nella campagna elettorale che la distanza tra Kerry e Bush è tanto fine
come quella tra i socialiberali e la destra liberale in Europa… È una distinzione
di linguaggio e non di fondo. Il progetto americano -e lo dicono loro stessi- è
il controllo militare del pianeta, a beneficio dell’imperialismo collettivo,
cioè per essi e i loro subalterni della NATO, ma con una ripartizione molto
disuguale. Attraverso il controllo
militare, il controllo delle risorse energetiche, le risorse del petrolio in
Medio oriente, in Asia Centrale, perfino in Russia, vediamo quello che succede
con la Russia con le azioni di americani ed europei in Ucraina…
La guerra dell’Iraq trova qui il suo
posto, cioè una guerra che era programmata e che non ha niente a che vedere col
11 di Settembre; il regime iracheno poteva essere tutto quello che vogliamo, ma
non proteggeva i terroristi del tipo di Bin Laden. Il loro obiettivo non era la
democrazia -gli americani si burlano della democrazia degli arabi o degli
altri- semplicemente era il saccheggio del petrolio. Non è soltanto l’opinione
pubblica europea che si è opposta al 90 percento, l’abbiamo visto chiaramente
con Aznar, che si è ridicolizzato prendendo questa posizione -e l’ha pagato
molto caro- ma anche una parte importante della classe dirigente che ha
scoperto gradualmente che la ripartizione delle responsabilità e dei benefici
tra i gli Stati Uniti e loro stessi era inaccettabile, e hanno preso le
distanze dall’atlantismo.
La Palestina trova il suo posto perché
il progetto israeliano è fin dall'inizio un progetto coloniale, bisogna
chiamare le cose col loro nome, non è diversa da una colonizzazione di
popolazioni come l’abbiamo visto nella storia, cioè espellere un popolo per
prendere il posto ad un altro popolo. Col risultato che trovi una resistenza
locale ed un clamore di questa resistenza locale in tutto il mondo arabo
vicino. È la base per un’alleanza strategica fondamentale; e possiamo dire che
Israele è una base militare degli Stati Uniti avanzata e permanente nel cuore
del mondo arabo. Israele ha la forma simbolica di un pugnale nel cuore del
mondo arabo. C’è un appoggio incondizionato al controllo militare del pianeta e
particolarmente di questa regione.
Qual è la sua opinione sull’attuale
situazione dei movimenti sociali di risposta alla globalizzazione neoliberale?
Quello che definiamo movimenti sociali è esistito sempre nella storia
dell’umanità, ma il momento attuale è importante poiché con la caduta delle
esperienze del socialismo reale e dell’esperienza di costruzione nazionale
indipendenti del Terzo Mondo alla fine degli anni 80, inizi dei 90, c’è stato
un momento di trionfo assoluto dell’utopia neoliberale, la sicumera che il
capitalismo avrebbe risolto tutti i problemi dell’umanità, che avrebbe creato
le condizioni per la pace e per la democrazia. È un’utopia assurda smentita nei fatti, nella storia e nell’attualità.
L’importante è osservare che i popoli hanno preso coscienza di questo
fallimento, non possiamo denominarlo altrimenti; di lì la rinascita di quello
che chiamiamo movimenti sociali da metà degli anni 90. Li abbiamo visti
cristallizzarsi in manifestazioni molto importanti di critica e di opposizione
alle proposte del capitalismo liberalizzato. Penso che dobbiamo essere severi
verso noi stessi, questi movimenti sono movimenti di protesta, ciò che fa la
loro forza ma anche il loro limite, è la mancanza delle alternative. Questa è
la ragione per la quale accentuiamo la questione della costruzione delle
alternative, di difendere quello che i popoli hanno conquistato con lotte
secolari. Andare più in là ed elaborare gli elementi fondamentali di
alternative tenendo in conto le condizioni nuove, poiché le sfide si
trasformano con la storia, perché il capitalismo, come tutto il resto, evolve
ed attualmente le sfide non sono quelle che erano cinquanta anni fa.
Come vedi
l’evoluzione della costruzione dell’alternativa alla globalizzazione attuale?
La costruzione di alternative non può essere un’invenzione di
intellettuali che si ritirano nella loro torre di avorio e che pensano di
conoscere il mondo meglio di quelli che lottano; affinché il mondo cambi è
necessario che le classi popolari e gli intellettuali facciano la loro parte
insieme e si impegnino. D’altra parte penso che i movimenti sociali non
scoprono spontaneamente, senza cercarla, una strategia degli obiettivi di
lotta… ci sono certe tendenze nel mondo contemporaneo intellettuale di mentire
ai movimenti sociali. Il libro Empire di Hart e Negri, si iscrive in questo
spirito che il mondo può cambiare così, senza che si ami… Il termine «moltitudine» esprime un concetto
un po' pretenzioso del liberalismo americano, the people, «la gente», che evidentemente
non vuole dire niente. È necessario articolare il dibattito tra quello che
chiamo intellettuali organici dei movimenti sociali, più che intellettuali nel
senso accademico ed i propri movimenti sociali.
È, quello che cerchiamo di fare nel Forum Mondiale delle Alternative,
tra le altre cose.
Che cosa
pensa sulla funzione ed i contenuti di questo tipo di forum?
C'è gente di opinione diversa, non solo all’interno delle
istituzioni che li organizzano, ma anche in seno alle organizzazioni popolari che
sono molto diverse e che possono perfino arrivare ad essere reazionarie. Non ci
sono solo radicali e progressisti, c’è di tutto. Questa differenza, in un certo
senso, è normale, ed il dialogo – c’è un dialogo permanente - è necessario.
Penso che questo tipo di forum è molto importante perché permettono alle
organizzazioni popolari di comunicare – non solo ascoltare - ma anche di
partecipare ad un dibattito, di portare la loro esperienza, ma permette anche
di imparare o ascoltare quello che possono produrre alcune analisi serie dei
problemi e delle sfide. Alcuni imparano a rispettarsi ed ad arricchirsi
reciprocamente di conoscenze ed esperienze.
Questo tipo di forum deve essere un punto di partenza - non solo di arrivo - di
campagne mondiali. Desidero che questo forum sia il punto di partenza di due
campagne mondiali. Una, per fare riconoscere il diritto di accesso alla terra
di tutti i contadini del mondo, cioè di tre miliardi di persone, come un
diritto umano. Questo non si trova nella Dichiarazione dei Diritti umani.
Nessuna dichiarazione dei DD.HH. che comporta diritti che sono rispettati o no,
ma che sono riconosciuti come il diritto al lavoro, alla salute,
all’alimentazione, all’educazione, all’espressione politica, comporta il
diritto di accesso alla terra di tre miliardi di contadini. Bisogna iscrivere
questo diritto e cominciare una campagna mostrando che non è un diritto
settoriale che interessa solo i contadini; faccio sempre lo stesso paragone con
le donne: i diritti delle donne non interessano solamente tre miliardi di
donne, ma interessano sei miliardi di esseri umani, uomini e donne. E un’altra
campagna, quella per tirare fuori dall’agenda dell’OMC l’agricoltura.
traduzione dallo spagnolo di FR