www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 16-09-06

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11 Settembre - Fine della "Fine della Storia"

 

Di  Jean Bricmont - http://www.counterpunch.org /

 

Stava andando tutto bene. La Serbia, in ginocchio, aveva appena venduto Milosevic al Tribunale Criminale Internazionale dell’Aia per una manciata di dollari (alcuni dei quali, si è poi saputo, sono andati a ripagare debiti accumulatisi dai tempi di Tito). La Nato stava protendendosi verso est, dal momento che la Russia sembrava senza capacità di difesa. Tutto ciò che si desiderava, poteva essere fatto nella massima impunità: "bombardare Saddam Hussein" (ovvero, la popolazione irachena). I territori dei palestinesi erano sotto stretto controllo della polizia ed i loro leader venivano assassinati da bombe intelligenti. Negli ultimi anni, gli azionisti avevano conseguito profitti record. La sinistra politica non esisteva più, essendo stati tutti i partiti riallineati al neo-liberismo e all’intervento militare "umanitario". In breve, anche se non eravamo proprio arrivati alla "fine della storia", il suo corso era bene sotto controllo e il suo "lieto fine" in vista.

 
E poi- stupore, sorpresa, orrore- la più grande potenza di tutti i tempi colpita proprio al cuore del suo benessere e della sua forza. Un sofisticata rete elettronica di spie non è stata capace di fare nulla per prevenire la catastrofe.


Io, chiaramente, non condivido i "valori" della signora Albright, che, alla domanda se la morte di mezzo milione di bambini iracheno fosse il "giusto prezzo per questo", ha risposto: "io penso che questa sia una scelta molto dura, ma- noi pensiamo- che il prezzo sia questo". A me sembra che il massacro di civili innocenti sia sempre indegno; ma questo non mi impedisce di considerare necessario, in occasione di questa tragedia, porre alcune questioni.


Un pacifista americano, A.J. Muste, una volta notò che il grande problema dopo una guerra è la parte vincente, che ha imparato che la violenza paga. Tutta la storia seguente la II Guerra mondiale illustra la pertinenza di questa osservazione. Negli Stati Uniti al Dipartimento della Guerra venne cambiato il nome in Dipartimento della Difesa, anche se in realtà non vi era alcun pericolo diretto che minacciasse il paese e furono i successivi governi americani a mettere in atto campagne di intervento militare e di destabilizzazione politica. Ci vuole una notevole dose di buon volontà per vedere tutto ciò come un mero tentativo di contenere il comunismo. Ma guardiamo gli eventi in corso e tentiamo di vedere come appaiono al di fuori dell’Occidente- senza provare a pensare in termini di un'altra cultura o un'altra religione, ma domandandoci semplicemente come reagiremmo noi se dovessimo affrontare certe situazioni.

 

 -Il protocollo di Kyoto. Le obiezioni americane non sono eminentemente scientifiche ma del tipo "nuocerebbe alla nostra economia". Come suona questa posizione presso persone che lavorano dodici ore al giorno per salari da fame?


- La conferenza di Durban. [la Conferenza Mondiale contro il razzismo che si tenne a Durban, Sud Africa, dal 31agosto al 7 settembre 2001, fu ampiamente criticata ad Ovest per il suo appoggio ai palestinesi]. L’Occidente rifiuta ogni idea di riparazione per schiavitù e colonialismo. Ma come è possibile non vedere che lo Stato di Israele funziona come una riparazione per le persecuzioni antisemite- anche se, in questo caso, il prezzo per i crimini commessi dagli europei è pagato dagli arabi? E come è possibile non capire che, alle vittime del colonialismo, questa rimozione di responsabilità appare come una manifestazione del razzismo?


- L'Afganistan. Gli americani non esitarono ad addestrare e armare Bin Laden per destabilizzare l'Unione Sovietica, secondo un scenario sviluppato dal consulente del Presidente Carter, Zbigniew Brzezinski. Quante vite sono state perse nel gioco che Brzezinski ha chiamato "la Grande Scacchiera"? E quanti terroristi in Asia, in America Centrale, nei Balcani o in Medio Oriente, sono stati lasciati a se stessi dopo avere servito il "mondo libero"?


- L'Iraq. Da dieci anni la popolazione è stata strangolata da un embargo che è costato centinaia di migliaia di vite di persone- che sono anch’esse vittime civili, anche se non vengono mostrate alla televisione. Tutto ciò perché l’Iraq tentò di recuperare fonti di petrolio che erano de facto confiscate dagli inglesi. Compariamo questo al comportamento di Israele che occupa, in perfetta illegalità, territori conquistati nel 1967. Davvero pensiamo che l'idea, generalmente accettata nell'Occidente, che Saddam Hussein sia del tutto da biasimare, possa avere un grande seguito nel mondo di arabo-musulmano?


- La Cina. Quando, il 1 aprile 2001, un aereo spia americano venne abbattuto lungo la costa cinese ed il suo equipaggio venne tenuto brevemente prigioniero, vi fu indignazione: come osano i cinesi? Ma quanti aerei-spia cinesi o indiani si avventurano a volare lungo le coste americane?


- Gli Stati Uniti. È realmente di primaria importanza dissipare risorse rare del pianeta, inclusi i cervelli pensanti, per costruire un scudo antibalistico che non proteggerà gli Stati Uniti da attacchi dei terroristi e alla fine neanche da attacchi nucleari?


Tutto ciò non scusa il terrorismo, si dirà. D’accordo, ma rende possibile capire perché la reazione al di fuori degli Stati Uniti è spesso confusa: comprensione per le vittime, non per il governo americano che tenta di giocare sulle emozioni per legittimare le sue politiche e si sta preparando ancora una volta a violare legge internazionale.


Per pura coincidenza gli attacchi hanno avuto luogo l’11 settembre, anniversario del rovesciamento di Allende (1973) che non solo ha segnato l'instaurazione del primo governo neo-liberale, quello di Pinochet, ma anche l'inizio della fine dei movimenti nazionali indipendentisti nel terzo Mondo - approssimativamente, quelli che sono emersi dalla Conferenza di Bandung - che  potrebbero molto presto piegarsi ai dettami degli Stati Uniti e dell’Fmi. Questa coincidenza ricorda che la vittoria dell'Ovest sui movimenti politici indipendenti nel terzo Mondo è stata ottenuta con metodi che sono lontani dalla democrazia: Pinochet, evidentemente, ma anche l'assassinio di Lumumba, gli eserciti terroristi in America Centrale e, infine, il sostegno ai fondamentalisti islamici "buoni" in Arabia Saudita ed in Afganistan. Infatti, fintanto che le forze oscurantiste e feudali hanno potuto essere usate contro la sinistra politica, sono state utilizzate profusamente. Se le accuse contro queste forze risultano essere vere, sarà il caso di meditare su questa curiosa ironia della storia.


Marx pensava che una lotta politica contro l’oppressione avrebbe portato l'oscurantismo religioso a  recedere. Nei venti anni passati, la tendenza va nella direzione opposta: più la sinistra politica perde terreno, più l'oscurantismo si afferma, e non solo nel mondo musulmano. E questo avviene grandemente perché è divenuta l'unica forma possibile di protesta contro questa "valle di lacrime" sulla terra.


Nell'Ovest le "risposte ferme" saranno sicuramente applaudite quando verranno. Numerosi  intellettuali cercheranno di collegare quegli attacchi a qualunque cosa loro non piaccia nel mondo: Saddam Hussein, i pacifisti occidentali, il movimento di liberazione della Palestina e, mentre ci stanno dentro, il movimento "anti-globalizzazione". Saranno allestite reti di spionaggio. I cittadini saranno sorvegliati più strettamente. Storie edificanti saranno raccontate sulla lotta fra Bene e Male e sulle persone cattive che ci attaccano perché a loro non piace la democrazia, o la liberazione delle donne, o il multiculturalismo. Sarà spiegato che noi non abbiamo niente a che fare con tali barbarie- infatti, noi preferiamo bombardare dall’alto o l’uso dell’embargo per uccidere gradualmente i popoli. Ma niente di questo risolverà alcun problema di base. Il terrorismo cresce nel terreno della rivolta che è nutrita dall’ingiustizia nel mondo.


Per l’immediato futuro, c’è da temere che questi attacchi avranno almeno due conseguenze politiche negative. Da un lato, la popolazione americana, che nella sua grande maggioranza mostra un fastidioso nazionalismo, rischia di "raccogliersi attorno alla bandiera", come ha fatto, sostenendo la politica del proprio governo, non importa quanto sia barbara. Vuole più che mai proteggere il suo stile di vita, senza chiedersi il prezzo pagato dal resto del pianeta per questo. I timidi movimenti di dissenso che sono apparsi da Seattle senza dubbio saranno emarginati o anche criminalizzati. D'altra parte milioni di persone che sono state sconfitte, umiliate e schiacciate dagli Stati Uniti in tutto il mondo, saranno tentate di vedere nel terrorismo l'unica arma che può realmente colpire l'Impero. Ecco perché una lotta politica - e non terroristica - contro la dominazione culturale, economica e specialmente militare di una piccola minoranza della specie umana sulla grande maggioranza è più necessaria che mai.


Jean Bricmont si accinse a scrivere questo saggio alcuni giorni dopo gli attacchi del’11 settembre 2001. Fu pubblicato in Europa, il 27 settembre 2001, in francese su diverse testate incluso Le Monde, con il titolo "Quelques questions à l'empire et aux autres". Questa è la prima volta che è apparso in inglese, con piccoli cambiamenti.
Jean Bricmont insegna fisica in Belgio. E’ membro del Tribunale di Bruxelles. Il suo nuovo libro, Imperialismo Umanitario sarà pubblicato da Monthly Review Press.

 

 

Traduzione dall’inglese di Bf per resistenze.org