www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 12-06-07

da Cuba Socialista - Rivista teorica e politica del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba
http://www.cubasocialista.cu/texto/cscapitalismoestado.html
 
Il terrorismo di stato nel capitalismo monopolista internazionale
 
“Si crede che un regime di terrore sia il governo di persone che terrorizzano gli altri, quando in realtà è un governo di persone terrorizzate. Il terrore normalmente ricorre principalmente a crudeltà inutili, realizzate da persone che hanno paura per tranquillizzare loro stesse.”
F. Engels. Corrispondenza con Marx.
 
Joel González García
Istituto Tecnico Militare "José Martí"
 
Le origini del secolo XXI, segnate da cruenti atti di terrore e guerre fratricide, hanno visto rinascere le più diverse interpretazioni sul terrorismo di stato. In questi studi ricorrenti, il problema è sempre più riconosciuto ma l'oggetto dello studio in questione, in non poche occasioni, è mal posto. O si esamina l’apparenza, quello che si vede, cioè la forma astorica e fenomenológica, o si passa per gli errati alvei della concezione "düringhiana" che identifica la violenza come un fenomeno essenzialmente politico.
 
Obiettando su entrambi i punti di vista, sosteniamo che il terrorismo di stato, se si vuole arrivare realmente alla sua essenza, deve essere contestualizzato, cioè posto nelle concrete condizioni storiche in cui avviene; comprendere con quali obiettivi si fa, quale classe lo fa e soprattutto, quale fine politico persegue. Non si deve soppiantare la teoria con la semplice registrazione dei fatti; è necessario mettere a fuoco i fenomeni con un'ottica più ampia, guardare più a fondo.
 
Il Terrorismo di Stato come strumento di dominio
 
Ricostruire l'itinerario del terrorismo di stato significa addentrarsi nella storia brutale dello sviluppo della borghesia. Non è che il capitale abbia inventato il terrorismo di stato. Questa forma di terrore esisteva già con la schiavitú, con la servitù della gleba ed in altri regími basati sulla crudeltà. Ma fiorisce e dispiega tutte le sue energie solo là dove avviene la sua fusione con il capitale. È precisamente agli inizi della cosìddetta modernità capitalista, nella quale il terrorismo è legato ai processi di accumulazione originaria del capitale, che succede la sua conversione in effettivo strumento di dominazione ed assume la forma di volontà dittatoriale, emergendo come processo di un modo materiale di dominare la vita. Essendo già una classe sociale, e non un semplice stato, la borghesia, dalla sua posizione di potere, configura un nuovo paradigma di terrorismo vincolato alla logica storica dello sviluppo capitalista che esprime il carattere necessariamente coercitivo di detto sistema. In tale modo, una caratterizzazione iniziale del terrorismo di stato è possibile solo se è concepito come parte del movimento espansivo che genera il capitale stesso nel suo divenire storico, se si esamina come un modo particolare di produzione che, inevitabilmente, lo subordina alla sua legge generale. Non appena si espone questo processo, smette di essere una semplice collezione di fatti violenti e comincia la sua esposizione pratica, obiettiva e reale.
 
Analizzare il terrorismo di stato come un mero atto di volontà criminale è come come ignorare l'ABC del marxismo. La borghesia non si avvale del terrore di masse o di nazioni unicamente per una sua vile vocazione. Ciò che prevale in questo, è il suo desiderio istintivo di conservazione davanti all’impossibilità di compensare con altri mezzi la tendenza decrescente della quota di guadagni e l’esaurimento degli spazi produttivi nel quale si realizza la crescita della riproduzione del capitale. Quello che accadde prima nei Balcani e quello che ora accade in Afganistan ed in Iraq è una prolungata reiterazione del ciclo di barbarie che il capitale genera necesariamente nel suo movimento reale e non una semplice violazione della legge. In tutti i casi percorre la stessa strada, passando per i medesimi errori, tappa dopo tappa. Questo tratto essenziale, lo salda inevitabilmente alla logica della lotta di classe a livello di ogni società capitalista in particolare e del mondo in generale.
 
Il terrorismo di stato, in questo senso, è il corollario di un tipo concreto di rapporto di produzione che lo nutre costantemente e gli permette di contare sul supporto tecnologico e militare necessario. Questo significa che non c’è nessun terrorista principale, nessun ‘bandito patentato’, se non l’effettivo sistema di dominazione esistente. Tutto ciò, logicamente, non discolpa per nulla Hitler e nemmeno lo stesso Bush. Solamente ratifica che, nel contesto capitalista, il potere dominante non è mai stato altro che quello che è riuscito a dispiegare il capitale nel suo movimento reale.
 
Non è che l'economía si svolga nell’ambito esclusivo ed escludente del potere e tutto il resto rimanga puramente passivo. Nell'analisi dei processi sociali è altrettanto scorretto ignorare la carta determinante della base economica rispetto alla sovrastruttura, come la reale influenza inversa di questa dentro il processo di sviluppo storico. Le condizioni economiche sono alla fine quelle determinanti ma tuttavia anche i fattori giuridici, politici e sociolologici svolgono un ruolo importante. Lo stesso Marx segnala che nel capitalismo sviluppato, cioè nel modo di produzione capitalista già affermato, si contina ad usare la violenza quando è necessaria, benché chiarisca in seguito, solo eccezionalmente. La cosa erronea qui, consiste nel ricorrere alla violenza extraeconomica per basare il terrorismo di stato. Nel caso in questione, tutta la sovrastruttura opera in funzione di legittimare e garantire l’egemonia economica della classe dominante. "La violenza - segnalava Engels – è solo il mezzo... il fine risiede nel profitto economico. E quanto più fondamentale è il fine rispetto ai mezzi applicati per raggiungerlo, tanto più fondamentale nella storia è l'aspetto economico rispeto alla política”1.
 
Il terrorismo di stato nel capitalismo monopolista transnazionale
 
Nell'attuale ciclo di accumulazione capitalista, il capitale continua ad essere il punto di partenza ed il punto finale di tutte le relazioni borghesi. È contemporaneamente il filo conduttore che ci permette di dipanare l’imbrogliata matassa di reciproche relazioni che si stabiliscono tra l'attuale processo di concentrazione e di transnazionalizzazione del capitale ed i meccanismi di potere esistenti.
 
Benché il terrorismo di stato continui ad essere essenzialmente terrorismo di stato ed i suoi obiettivi strategici siano esattamente gli stessi, la forma in cui si manifesta ha subìto importanti cambiamenti, in parte per il carattere sempre più transnazionale del capitale, in parte a causa dei mutati contesti internazionali. Ora è infinitamente più brutale, sfrenato e globale. Con il nuovo rappoto di forze, nel quale l’oligarchia finanziaria transnazionale si trova all'offensiva, l'imperialismo ricorre a forme più sviluppate di terrorismo di stato per sovvertire lo status quo ed impiantare un impero transnazionale. Non possiamo ignorare che l'economia mondiale si trova oggi dominata da meno di 200 imprese transnazionali, le quali controllano la terza parte della produzione mondiale e i due terzi del commercio globale. La forza di questi dati ci esime da altri commenti.
 
Il potere político nella società borghese costituisce la forma per eccellenza nella quale si manifesta la forza del capitale. In questo senso, la concentrazione transnazionale che si manifesta nei paesi imperialisti contemporanei esprime la necessità di costruire un meccanismo di violenza transnazionale, capace di realizzare le sue funzioni politiche. Questo meccanismo di potere, a sua volta, si caratterizza attraverso la proiezione transnazionale del suo potere militare. E' da lì che il terrorismo di stato, in questo contesto, acquisisce questo suo carattere.
 
Quello che Engels sottolineò allora sulla spesa militare ed il militarismo non è niente se comparato con la situazione attuale. La guerra cibernetica, la nanotecnología applicata o il laser, hanno smesso di essere una visione futurista dei militari. Il Pentagono da solo spende attorno a mille milioni di dollari ogni giorno per il mantenimento del suo apparato bellico, mentre nel pianeta migliaia di esseri umani muoiono per mancanza di alimenti
 
Lo sviluppo dell'attuale ciclo di accumulazione capitalista implica la conformazione di una geocultura "legittimatrice", qualificata, almeno tecnicamente, a certificare detto processo. Grazie al controllo virtuale del mercato mondiale dell’informazione delle grandi multinazionali, argomenti tanto assurdi come accade con la lotta contro il terrorismo, il narcotraffico, l'accusa di produzione di armi di distruzione di massa e perfino le visioni fondamentaliste della religione del signor presidente Bush, sono presentati senza il minimo scrupolo per giustificare la guerra. Neanche lo stesso Goebbels avrebbe osato presentare pretestuosità tanto evidenti.
 
Sebbene l'idea di fabbricare avversari sia in realtà molto semplice ed antica, la sua conversione in prerogativa assoluta di una superpotenza che pretende di ergersi a giudice mondiale non lo è. Solo un sofista, a nostro parere, potrebbe sciogliere la differenza tra il terrorismo di stato che oggi utilizzano le principali potenze imperialiste, in particolare il governo degli Stati Uniti del Nordamerica, e gli atti terroristici perpetrati contro il World Trade Center ed il Pentagono (per certo, questi fatti non sono mai stati totalmente chiariti). Pensiamo che una tale differenziazione rappresenti una confusione inspiegabile. Ciò che differenzia questi episodi è, senz'altro, il suo contenuto di classe. Non è il tipo di terrorismo, insisto nuovamente, bensì gli interessi di classe che postula il soggetto che lo realizza, ciò che compone l'unico punto di vista dal quale si può affrontare lo studio di una problematica tanto complessa.
 
Sono molte le cause che ci fanno pensare che dietro un discorso di "legalità" e di "giustizia infinita "ci siano obiettivi e strategie di dominazione soggiacenti da molto tempo. Non è casuale che tutto questo processo si sviluppi in un contesto caratterizzato da un declino economico mondiale che ebbe il suo avvio molto prima degli eventi del settembre del 2001. Concordando con Samir Amín e, parafrasandolo, l'opzione militarista dell'establishment degli USA non è altro che il riconoscimento che gli USA non dispongono di altri mezzi per imporre la loro egemonia economica. Non meno importanti risultano i nessi che stabiliscono il dispiegamento di detto fenomeno con i processi di metamorfosi transnazionale del diritto, disegnato ed orchestrato per certificare, non solo de facto ma anche de jure, la dominazione della classe globale governante. Secondo nuovi criteri anti-giuridici, il potere arbitrario dei nuovi oligarchi non si considera legalmente compromesso dai suoi atti. Il problema è manifesto, per esempio, nella polemica legge di protezione del personale di servizio degli Stati Uniti, che respinge qualunque imputazione giuridica sui cittadini statunitensi da parte del Tribunale Penale Internazionale.
 
Allora, ci si presenta una nuova "razionalità" giuridica e politica che cerca di convalidare tra l’altro una visione consacrata dell'esistenza del potere transnazionale come autorità assoluta, mentre induce all'accettazione fatalista del ruolo subalterno del così detto Terzo Mondo. Tale "razionalità", risulta estremamente perniciosa, non solo per gli strumenti che usa ma anche per il simbolismo soggiacente.
 
Gli atti di barbarie e di efferata crudeltà cui si sono lasciati andare gli USA nelle guerre del Kossovo, Afganistan ed Iraq, non sono un episodio passeggero, bensì piuttosto il principio di una dittatura di dominazione mondiale in funzione del capitale finanziario transnazionale che trova nel terrore un’arma di inestimabile valore.
 
Gli avvenimenti di oggigiorno, riflettono il fatto che la logica brutale che mobilita il capitalismo monopolista transnazionale contemporaneo non implica una rottura essenziale con le forme di terrorismo di stato precedente, incluso il nazismo, bensì un periodo di ristrutturazione di grado più elevato del sistema di dominazione borghese. Questo processo si condensa nella strumentazione di un intero sistema di metodi di violenza e terrore che vanno dall’assassinio collettivo fino all'uso indiscriminato di armi sofisticate ad alta capacità di distruzione. Un componente esclusivo lo troviamo nei meccanismi di dominazione economica, diretti a garantire, con il terrore, il flusso dei guadagni in una sola direzione. Il capitale diventa sempre più irrazionale e terrificante. Missili da crociera, bombe a guida laser, torture e sequestri, si articolano ora con una non meno disinumana crescita del tasso di sfruttamento, con i capitali creditizi che rendono benefìci perpetui mediante l’appropriazione di ricchezze già prodotte o con i capitali fittizi che frenano la capacità produttiva dell'umanità e compromettono il futuro della vita stessa.
 
Questo tipo di relazioni, fortemente asimmetriche e gerarchizzate, attuano attraverso un amalgama di strutture, del tipo del FMI, BM, OMC, che disinteressandosi di qualsiasi possibile conseguenza sociale, facilitano in ragione dell'estorsione internazionale, ricatti e pressioni di ogni tipo, il saccheggio e la depredazione di paesi interi.
 
Il terrorismo di stato, con la forza inesorabile di un processo innaturale, genera la sua propria negazione. Niente è più eloquente dell'inconsistenza delle sue premesse politiche ed ideologiche di partenza, dell'aspetto etico e giuridico del problema e, in particolare, il riferimento ai precedenti di illegalità impliciti nel suo contenuto. Ed è contemporaneamente, fonte di contraddizioni di ogni tipo: contraddizioni tra le nazioni, contraddizioni tra differenti culture, le classi all'interno delle nazioni, tra il capitale ed il lavoro e perfino quelle che derivano dalle rivalità tra il complesso militare-industriale che cerca di aumentare le spese militari ed il resto della classe governante che cerca ampie riduzioni di imposte. Tutto sembra indicare, senza dubbio, che queste contraddizioni si approfondiranno nella misura in cui si incrementerà la crisi economica, dando luogo a forme più sofisticate e crudeli di terrore. Tutto ciò, ci permette di comprendere il suo potenziale per creare una nuova situazione rivoluzionaria su scala internazionale ed una nuova crisi di legittimità del sistema. Ovviamente, questo non significa indicare che la distruzione del capitalismo avverrá semplicemente per l'esacerbazione delle contraddizioni del capitale. E’ necessaria, soprattutto, l'azione cosciente ed organizzata dei popoli.
 
Il terrorismo di stato monopolista transnazionale è, in sintesi, un momento definitorio nell'espansione della metamorfosi dei rapporti di potere legata alla nuova forma storica del capitalismo e, più concretamente, un poderoso strumento diretto dai grandi centri finanziari transnazionali che virtualmente non riconoscono territori ne avversari definiti al di fuori dei loro interessi di classe. Sintetizza un tipo di dominazione sui géneris che illustra chiaramente che il torvo sistema capitalista è strutturalmente incompatibile con gli interessi umanitari dell’umanità.
 
1) Engels, "Anti-Duhring", Edit. Paese ed Educazione, L'Avana 1984, p. 195
 
Traduzione dallo spagnolo di bf per www.resistenze.org