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- pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 12-03-08 - n. 219
da rebelion.org - http://www.rebelion.org/noticia.php?id=64382
Bush fallisce in Africa
Il comando Militare Africano rimarrà a Stoccarda
Sarah Babiker
Periodico Diagonal
11/03/08
Nella sua visita in Africa, George W. Bush ha scelto tre paesi stabili: Ghana, Tanzania e Benin, e altri due che escono da guerre civili: Liberia e Ruanda. Lo scenario adatto per andare a predicare la bontà d’iniziative come il Piano di Emergenza del presidente per l’Aiuto contro l’AIDS (criticato per essere centrato sull’astinenza) o la lotta contro la malaria. Temi lontani da quello che era il vero intento, il preannunciato spostamento del quartier generale di AFRICOM, il comando africano degli USA nel continente.
Bush, nonostante tutto, non ha potuto ignorare la questione spinosa, e il 20 febbraio in Ghana ha dichiarato: “AFRICOM rimane nella sua base di Stoccarda”.
Il generale Wiliam Ward, proveniente da EUCOM (il comando USA per l’Europa) e designato quale nuovo comandante di AFRICOM, ha fatto grandi sforzi diplomatici ma che si sono rivelati inefficaci. Hanno rifiutato prima gli alleati dell’Africa settentrionale: Libia, Marocco e Algeria (quest’ultima ha però ospitato un nuovo centro antiterrorismo stautunitense), poi Ghana, Sudafrica e Nigeria. La presidentessa di Liberia, Ellen Johnson - Sirleaf che pure era disponibile, non era però appoggiata dalla popolazione.
AFRICOM nel suo sito Web dichiara candidamente: “il nostro obiettivo è costruire associazioni per migliorare il lavoro africano a favore della loro sicurezza”. L’argomento è sospetto, come ha detto il ministro degli Esteri nigeriano Alhaji Yayale: “se AFRICOM vuole assistere la formazione del personale, fornire servizi sanitari e lottare contro l’AIDS, non è necessario che metta il suo quartier generale in Africa”. E pare che questa sia un’opinione diffusa fra la maggior parte dei governanti africani.
AFRICOM, nato nel febbraio dell’anno scorso, è il riflesso del cambio delle priorità statunitensi. Ora gli USA ricevono circa il 15% di petrolio e gas dal continente africano, ma si stima che questa percentuale nel 2015 salirà al 25%. La concorrenza di paesi come Cina o India e la presenza di gruppi di tendenza salafita nel Magreb e nel Sahel, spiegherebbero le pretese statunitensi di una maggior presenza militare nel continente. Del resto, già nel 2002 sono stati piazzati 1.800 militari a Gibuti, un piccolo stato senza risorse che dall’affitto della base ricava 30 milioni di dollari l’anno.
Le ultime notizie al riguardo, tuttavia, sembrano indicare un cambiamento importante. Dopo le resistenze generalizzate ai trattati di associazione economica (EPA) che l’Unione Europea cerca di imporre, e dopo lo stop ad AFRICOM, si comincia a creare l’idea che l’Africa vuole altri parametri di negoziazione.