www.resistenze.org
- pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 24-05-10 - n. 320
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
L’impero comanda, le colonie obbediscono
di Frei Betto, João Pedro Stédile.
20/05/2010
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, quando le forze alleate uscirono vittoriose, il governo degli Stati Uniti cercò di trarre il massimo vantaggio dalla sua vittoria militare. Organizzò l'Assemblea delle Nazioni Unite diretta da un Consiglio di Sicurezza integrato dai sette paesi più potenti, con diritto di veto sulle decisioni degli altri.
Impose il dollaro come moneta internazionale, sottomise l'Europa al piano di subordinazione economica conosciuto come piano Marshall, ed installò più di 300 basi militari in Europa ed in Asia, i cui governi ed i mass media non alzano mai la voce contro quel flagrante intervento.
Il mondo intero non si inginocchiò alla Casa Bianca soltanto perché esisteva l'Unione Sovietica ad equilibrare il rapporto di forze. Contro quest’ultima, gli USA perseguirono una guerra senza limiti, fino a sconfiggerla politicamente, militarmente ed ideologicamente.
A partire dagli anni ‘90, il mondo rimase sotto l’egemonia totale del governo e del capitale statunitense che passò ad imporre le proprie decisioni a tutti i governi e a tutti i popoli, i quali, vennero trattati come vassalli coloniali.
Quando tutto sembrava fosse tranquillamente gestito nella calma nell'impero globale, dominato dallo Zio Sam, sorgono le Resistenze. In America Latina, oltre a Cuba, altri paesi scelgono governi antimperialisti. In Medio oriente, gli USA hanno dovuto ricorrere alle invasioni militari al fine di mantenere il controllo sul petrolio, sacrificando migliaia di vite di afgane, irachene, palestinesi e pachistane.
In questo contesto, sorge in Iran un governo deciso a non sottomettersi agli interessi statunitensi. Dentro la propria politica di sviluppo nazionale, installa centrali nucleari e ciò diventa intollerabile per l'Impero. La Casa Bianca non accetta la democrazia tra i paesi, il che significherebbe che tutti i paesi abbiano eguali diritti.
Non accetta la sovranità nazionale di altri paesi. Non ammette che ogni popolo ed il rispettivo governo controllino le proprie risorse naturali. Gli USA trasferirono tecnologia nucleare al Pakistan ed a Israele che oggi possiedono la bomba atomica. Ma non tollerano l'accesso dell'Iran alla tecnologia nucleare, seppur con fini pacifici.
Perché? Da dove derivano tali poteri imperiali? Da qualche convenzione internazionale? No, solo della prepotenza militare.
In Israele, più di venti anni fa, Moshai Vanunu, che lavorava alle centrali atomiche, preoccupato per l'insicurezza e l’instabilità che si stava generando in tutta la regione, denunciò che il governo israeliano possedeva già la bomba atomica. Risultato: fu sequestrato e condannato all’ergastolo, pena poi commutata, a seguito di una gran pressione internazionale, a 20 anni di reclusione. Attualmente continua a vivere agli arresti domiciliari, e gli viene vietato ed impedito qualsiasi contatto con qualunque straniero.
Tutti siamo contro gli armamenti e le basi militari straniere nei nostri paesi. Siamo contrari all'uso dell'energia nucleare, dovuto agli alti rischi, ed all’abusivo utilizzo di enormi risorse economiche per spese militari. Il governo dell'Iran osa difendere la sua sovranità.
Il governo statunitense non invade militarmente l'Iran solo perché ha 60 milioni di abitanti, è una potenza petrolifera e possiede un governo nazionalista. Le condizioni sono molto differenti da quel pantano chiamato Iraq.
Felicemente, la diplomazia brasiliana e quella di altri governi si è inserita nella contesa. Speriamo che siano rispettati i diritti dell'Iran, come quelli di qualunque altro paese, senza minacce militari.
Dobbiamo promuovere e aumentare le campagne, in tutto il mondo, per il disarmo militare e nucleare. Magari quanto prima si riesca a destinare le risorse investite in spese militari per risolvere i problemi della fame nel mondo, che colpisce oltre a un miliardo di persone.
I movimenti sociali, ambientalisti, chiese ed soggetti internazionali recentemente si sono riuniti a Cochabamba, in una conferenza ecologica mondiale, convocata dal presidente Evo Morales. Si è deciso di preparare un plebiscito mondiale, per l’aprile del 2011.
Le persone saranno convocate a riflettere e a votare se sono d’accordo o meno, con l'esistenza di basi militari straniere nei propri paesi; con le eccessive spese militari e con il fatto che i paesi dell'Emisfero Meridionale continuino a pagare il conto delle aggressioni all'ecosistema, praticate dalle inquinanti industrie del Nord.
La lotta sarà lunga, ma in quella settimana potremo celebrare una piccola vittoria antimperialista.
Fonte: alainet.org/active/38338
|
|
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.
|