fonte http://www.solidnet.org
dal Partito Comunista del Brasile (PcdoB)
http://www.pcdob.org.br , mailto:internacional@pcdob.org.br
Editoriale di “Diario Vermelho” (www.vermelho.org.br)
2 febbraio 2006
Quest’anno il 6° Forum Sociale Mondiale svoltosi in modo decentrato a Bamako, Africa e a Caracas, America Latina (la sessione asiatica si svolgerà alla fine di marzo 2006 a Karachi), ha rafforzato la caratterizzazione politica di questa iniziativa che ha riunito migliaia di militanti e organizzazioni sociali negli ultimi sei anni. Nel rispetto delle differenze e del pluralismo, ancora una volta la lotta contro la guerra e l’imperialismo ha rappresentato la bandiera dell’unità. L’aspetto nuovo consiste nel fatto che il socialismo è emerso con forza nelle prospettive del movimento. In tal modo, le correnti che avevano cercato di rimuovere gli aspetti politici di questo spazio plurale, questa volta hanno visto diminuire l’influenza delle loro idee.
A Bamako, Mali, il FSM ha approvato una storica dichiarazione che auspica l’unità di tutte le forze politiche e sociali in un movimento internazionalista contro l’imperialismo. A Caracas, Venezuela, le conquiste della sinistra latinoamericana, che si sono concretizzate nella vittoria elettorale di settori provenienti dai movimenti sociali, ha influenzato i partecipanti. Già al momento dell’inaugurazione, una dimostrazione aveva condannato l’invasione dell’Iraq e le basi militari USA. Il discorso del Presidente Chavez ha fatto seguito ad un’apertura emozionante al suono dell’Internazionale, che ha riproposto la prospettiva del socialismo. “Pur nel rispetto della sua autonomia, auspico che il FSM costruisca un ampio movimento socialista”, ha affermato il leader della Rivoluzione Bolivariana.
L’Assemblea dei Movimenti Sociali che ha chiuso i lavori del FSM a Caracas, ha rispecchiato questo ricco processo di politicizzazione. “In America Latina, negli ultimi tempi, stiamo assistendo all’esplosione di manifestazioni contro il libero commercio, la militarizzazione, il processo di privatizzazione e in difesa delle risorse naturali e della sovranità alimentare. In alcuni paesi, queste mobilitazioni si sono tradotte in alternative politiche, nate nell’ambito delle lotte popolari, che hanno conquistato il governo. L’esempio più recente è la vittoria di Evo Morales in Bolivia. I movimenti sociali devono mantenere l’autonomia politica e programmatica, devono dare impulso alla mobilitazione sociale per raggiungere i loro obiettivi e per esercitare pressione contro ogni adattamento di questi governi al modello neoliberale”, afferma il documento unitario dell’assemblea.
Senza negare la loro autonomia e neppure le difficoltà che si devono affrontare per superare il neoliberalismo, i movimenti sociali chiariscono che è impossibile “cambiare il mondo senza raggiungere il potere”, al contrario di quanto affermano certi settori “da idillio”. I movimenti sociali hanno individuato anche la necessità di un nuovo approccio alle loro relazioni con i partiti politici ed i governi emersi dalle loro mobilitazioni, per rafforzare la lotta contro il neoliberalismo e l’imperialismo. E che in questa lotta sono necessari solidi principi ed una notevole dose di flessibilità tattica, evitando la passività e le trappole frapposte dal nemico. “Noi dobbiamo unire governi, forze politiche e movimenti sociali per creare un ampio fronte antimperialista e condurre la battaglia in tutto il mondo, rispettando la diversità e l’autonomia di ciascuno”, ha insistito il Presidente Hugo Chavez.
Il FSM 2006 ha espresso la tendenza ad indicare l’inizio di una nuova fase della lotta contro il neoliberalismo e l’imperialismo, della lotta per l’avvicinamento all’obiettivo strategico socialista. Dopo Bamako e Caracas, il FSM non sarà più lo stesso. Nel rispetto della diversità e nel mantenimento dell’unità, che rappresentano il suo maggiore patrimonio, il FSM svolgerà un ruolo sempre più attivo nella denuncia delle conseguenze della globalizzazione neoliberale e nella presentazione di proposte che indichino i percorsi della costruzione di alternative concrete e perseguibili che permettano di superare questa fase capitalistica sempre più distruttiva e regressiva.
Traduzione a cura del
Centro di Cultura e Documentazione Popolare