www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 13-03-11 - n. 355

da Rebelion.org - www.rebelion.org/noticia.php?id=124060
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Un altro Intervento della Nato? Un altro Kosovo?
 
di Diana Johnstone
 
CounterPunch
 
12/03/2011
 
Dodici anni dopo che la Nato ha distrutto la Yugoslavia a colpi di bombe e separato la provincia del Kosovo dalla Serbia, tutto lascia pensare che quest’alleanza militare si stia preparando per un’altra vittoriosa e limitata “guerra umanitaria”, questa volta contro la Libia. Certo, le differenze sono enormi, ma consideriamo le somiglianze.
 
Un leader demonizzato
 
Etichettato come il “nuovo Hitler”, l’uomo che ci piace odiare e dobbiamo distruggere, Slobodan Milosevic, nel 1999 era un neofita paragonato a Muammar Gheddafi oggi. I media ci avevano impiegato un decennio per trasformarlo in un mostro, con Gheddafi, invece, ci stanno lavorando da decenni. Gheddafi é più esotico, parla inglese meno bene e in pubblico si mostra vestito con abiti che sembrano disegnati da John Galliano (un altro mostro recentemente emarginato). Quest’aspetto esotico provoca la burla e il disprezzo verso le culture antiche, lo stesso atteggiamento culturale con cui è stata colonizzata l’Africa e i soldati occidentali hanno saccheggiato il palazzo d’estate di Pechino per fare del mondo un posto più sicuro per la dipendenza dall’oppio.
 
Il coro ripete: “Dobbiamo fare qualcosa!”
 
Come in Kosovo i falchi guardano la Libia come un’opportunità per affermare il loro potere. L’ineffabile John Yoo, consulente giuridico che consigliò il governo di Bush II sui vantaggi offerti dalla tortura de prigionieri, ha usato il Wall Street Journal per indurre il governo di Obama ad ignorare la Carta delle Nazioni Unite e menare le mani in Libia. “Lasciare le vecchie norme dell’ONU, permetterebbe agli USA di salvare delle vite, migliorare il benessere mondiale e contemporaneamente curare i propri interessi nazionali” ha dichiarato Yoo. E un altro importante teorico del capitalismo umanitario, Geoffrey Robertson, ha dichiarato a The Independent che nonostante le apparenze, la violazione del diritto internazionale è legale.
 
Giustificazione della guerra: i fantasmi dei crimini contro l’umanità e del genocidio.
 
Come in Kosovo, un conflitto interno tra un governo e ribelli armati è presentato come una crisi umanitaria in cui una delle parti, il governo, appare un “delinquente”. Questa criminalizzazione a priori, si esprime chiedendo a un organismo internazionale che esamini i crimini che si presume siano stati commessi o stiano per essere consumati. In un articolo di opinione, Geoffrey Robertson ha spiegato in modo chiaro come si usa la Corte Penale Internazionale per preparare il terreno ad un eventuale intervento militare. La CPI può essere usata dall’Occidente per non correre il rischio di un veto del Consiglio di Sicurezza dell’ONU verso l’opzione militare; ha spiegato: “Almeno nel caso della Libia il Consiglio ha stabilito un importante precedente approvando all’unanimità il ricorso alla CPI. […] Allora, che succede se i libici accusati aggravassero i loro delitti, per esempio incarcerando o sparando a sangue freddo sui loro oppositori, potenziali testimoni, giornalisti, civili i prigionieri di guerra?” Si noti che fino ad ora non ci sono né accusati né prove di “delitti” che possano essere aggravati, ma Robertson è ansioso di trovare un modo per consentire alla Nato di “raccogliere il guanto” se il Consiglio di Sicurezza decidesse di non fare nulla. “I limiti del Consiglio di Sicurezza devono far capire che esiste un Diritto limitato, senza mandato, che autorizza un’alleanza come la Nato a usare la forza per gestire i crimini di lesa umanità Questo Diritto sorge quando il Consiglio ha individuato una situazione che minaccia la pace nel mondo” (com’è successo per la Libia facendo riferimento al CPI).
 
Sulla base di questo ragionamento, portare un paese alla barra degli accusati della CPI diventa un pretesto per fare la guerra a quel paese!
 
Si presume che la giurisdizione della Corte Penale sia applicata agli Stati che hanno ratificato il suo Trattato costitutivo, il che non è il caso della Libia… e neppure degli Stati Uniti. La differenza è che gli Stati Uniti sono stati capaci di persuadere, intimidire o indurre un buon numero degli Stati firmatari affinché siglassero accordi che impediscano di portare, in nessun caso, un delinquente statunitense davanti alla CPI. Questo è un privilegio di cui Gheddafi non gode.
 
Robertson, membro del Consiglio di Giustizia dell’ONU, conclude che: “ Il dover impedire l’assassinio di massa di innocenti, ci spinge ad intervenire e a far uso della forza Nato non solo in modo legittimo, ma pure sul piano del Diritto”.
 
La stupidità della sinistra.
 
Dodici anni fa, la maggior pare della sinistra europea ha appoggiato la guerra del Kosovo, mettendo la Nato sulla strada che l’ha portata in Afghanistan. Siccome non hanno capito niente, molti sembrano disposti a ripetere la mossa. Una coalizione di partiti che si fa chiamare Sinistra Europea ha emesso un comunicato “…condannando energicamente la repressione del regime del colonnello Gheddafi” e chiedendo all’Unione Europea di “condannare l’uso della forza e ad agire con rapidità per proteggere le persone che partecipano pacificamente a manifestazioni e lottano per la loro libertà”.
 
Dato che l’opposizione a Gheddafi non sta manifestando pacificamente, e almeno in parte ha preso le armi, ciò equivale a condannare l’uso della forza di uno e non dell’altro, ma è improbabile che i politici che hanno redatto quella dichiarazione si rendano conto di quello che dicono. La visione angusta della sinistra è manifesta in una dichiarazione trockista che afferma: “Di tutti delitti di Gheddafi il più grave è la sua complicità con la politica migratoria della UE…”. Per l’estrema sinistra, il maggior peccato di Gheddafi è la collaborazione con l’Occidente… e la collaborazione con Gheddafi è il motivo di condanna dell’Occidente. Nella confusione più completa, questa sinistra finisce col diventare una propagandista della guerra.
 
La massa di profughi che scappava dal Kosovo quando la Nato aveva cominciato la sua campagna di bombardamenti, fu usata per giustificare quegli stessi bombardamenti, senza un’indagine indipendente sulle diverse cause di quell’esodo; la principale, probabilmente, erano proprio quei bombardamenti. Oggi, se consideriamo come i media ci informano sul gran numero di profughi che scappano dalla Libia dall’inizio del conflitto, l’opinione pubblica potrebbe avere l’impressione che stiano fuggendo dalla persecuzione di Gheddafi. Come capita spesso, i media si concentrano sull’aspetto superficiale, senza cercare spiegazioni.
 
Qualche riflessione può riempire il vuoto d’informazione. E’ poco probabile che Gheddafi stia angariando i lavoratori che il suo regime ha portato in Libia per costruire importanti infrastrutture. Piuttosto, è evidente che qualcuno dei “democratici” ribelli ha attaccato i lavoratori stranieri con atti di pura xenofobia. L’apertura di Gheddafi agli africani, in particolare, è accettato male da molti arabi. Ma non possiamo parlarne tanto, dato che ora sono i … “nostri”. La situazione ricorda molto agli attacchi degli albanesi ai rom in Kosovo, attacchi ignorati o giustificati dalla Nato con la spiegazione che “…gli zingari avevano collaborato con i serbi”.
 
Osama Bin Laden
 
Stati Uniti e i loro alleati della Nato sono ancora dalla stessa parte del vecchio amico dei muyahidín afgani, Osama Bin Laden. Un discreto alleato del partito islamista di Alija Izetbegovic durante la guerra civile di Bosnia, un fatto rigorosamente ignorato dalle potenze della Nato. Naturalmente, i media occidentali hanno scartato - come se fossero parole di un pazzo - le recenti dichiarazioni di Gheddafi sul fatto che sta lottando contro Bin Laden.
 
Lo scontro fra Gheddafi e Bin Laden è reale e ben più vecchio dell’attacco alle torri gemelle dell’11 Settembre. Di fatto, Gheddafi è stato il primo a cercare di allertare l’Interpol su Bin Laden, ma non ebbe la cooperazione degli Stati Uniti. Nel novembre del 2007, l’agenzia francese AFP informò che i leader del Gruppo Islamista Combattente della Libia avevano annunciato che si sarebbero uniti ad Al Qaeda. Così come i muyahidin che combatterono in Bosnia, il citato gruppo islamista libico fu costituito nel 1995 da veterani della lotta patrocinata dagli Stati Uniti contro i sovietici in Afghanistan negli anni 80. Il suo obiettivo dichiarato era far cadere Gheddafi per creare uno stato islamico radicale. La base dell’Islam radicale è sempre stata nella parte orientale della Libia, proprio dov’è scoppiata l’attuale rivolta. Tenendo conto del fatto che non somiglia per niente alle manifestazioni di massa pacifiche che hanno fatto cadere le dittature della Tunisia e dell’Egitto, pure con una componente visibile di miliziani armati, si può ragionevolmente supporre che gli islamisti abbiano preso parte alla ribellione.
 
Il divieto di negoziati
 
Nel 1999, gli Stati Uniti volevano approfittare della crisi del Kosovo per dare il battesimo del fuoco a una Nato capace di fare missioni “fuori zona”.
 
La farsa dei negoziati di pace di Rambouillet fu sabotata dalla segretaria di Stato Madeleine Albright, che emarginò i dirigenti albano-kosovari più moderati a favore di Hashim Thaci, il giovane leader dell’Esercito di liberazione del Kosovo [UCK], una rete notoriamente legata ad attività delinquenziali. La ribellione albanese del Kosovo era un vaso di Pandora, ma come spesso accade, gli USA scesero in campo e ne tirarono fuori il peggio. In Libia la situazione potrebbe essere anche peggio. La mia personale impressione, in parte come risultato di una visita a Tripoli che ho fatto quattro anni fa, è che l’attuale ribellione è un vaso di Pandora ancora più esplosivo, con potenziali e gravi contraddizioni interne. A differenza dell’Egitto, la Libia non è uno Stato molto popolato, con migliaia di anni di storia, un forte sentimento di identità nazionale e un’ampia cultura politica. Mezzo secolo fa era uno dei paesi più poveri del mondo, e non ha ancora superato completamente la sua struttura sociale fatta di clan. Gheddafi, pur nei suoi modi eccentrici, è stato un fattore di modernizzazione, ed ha usato i proventi petroliferi per elevare il livello medio di vita libico portandolo ai posti più alti del continente africano.
 
Da una parte l’opposizione viene da reazionari islamisti tradizionalisti, che lo considerano un eretico per le sue posizioni relativamente progressiste, e da un’altra parte viene dai beneficiari della modernizzazione occidentalizzante, che si sentono ridicolizzati dall’immagine di Gheddafi e vogliono più modernizzazione. Oltre ad altre tensioni che possono condurre a una guerra civile e alla rottura geografica del paese.
 
Fino ad ora i cani da guerra sono impegnati a fiutare la pista che porta a uno spargimento di sangue ben maggiore di quanto già versato. Di fatto, gli USA hanno spinto l’escalation del Kosovo per “dover intervenire”, lo stesso capita in Libia, dove l’ignoranza occidentale di quanto sta accadendo è ancora maggiore.
 
La proposta di Chavez per una mediazione neutrale onde evitare la catastrofe è la strada della saggezza. Ma in terra Nato l’idea di risolvere i problemi con l’aiuto della mediazione è svanita.
 
 

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