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- pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 03-04-11 - n. 358
da The Anti-Empire Report - killinghope.org/bblum6/aer92.html
Traduzione di Curzio Bettio di Soccorso Popolare di Padova
La Libia e il Santo Triumvirato
di William Blum *
www.killinghope.org
28/03/2011
Sono veramente difficili da pronunciare le parole “guerra civile”.
La Libia è impegnata in una guerra civile. Gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la NATO, il Santo Triumvirato, stanno intervenendo, sanguinariamente, in una guerra civile. Per detronizzare Muammar Gheddafi.
All’inizio, il Santo Triumvirato parlava di imporre solo una “no-fly zone”. Dopo aver ottenuto il sostegno di organismi internazionali su questa intesa, il Santo Triumvirato ha immediatamente dato inizio allo scatenamento della guerra contro le forze militari libiche, e contro chi si trovava loro vicino, giorno dopo giorno. Nel mondo del commercio questo viene definito “specchietto per le allodole.”
Il delitto di Gheddafi? Non essere mai stato abbastanza rispettoso del Santo Triumvirato, che non riconosce alcun potere superiore, e manovra le Nazioni Unite per i propri interessi, confidando sul fatto che la Cina e la Russia sono tanto smidollate ed ipocrite al pari di Barack Obama.
L’uomo a cui il Triumvirato consentirà di sostituire Gheddafi dovrà essere più rispettoso!
E allora, chi sono i buoni? I ribelli libici, ci è stato detto. Quelli che vanno in giro picchiando e uccidendo i neri africani sul presupposto che costoro sono tutti mercenari di Gheddafi. Qualcuna delle vittime potrebbe effettivamente avere fatto parte di un battaglione dell’esercito del governo libico, o potrebbe non esserlo stato. Negli anni ‘90, in nome dell’unità pan-africana, Gheddafi ha aperto le frontiere a decine di migliaia di Africani sub-sahariani, perché vivessero e lavorassero in Libia. La qual cosa, insieme con la sua precedente visione pan-araba, non gli ha fatto conquistare punti di merito dal Santo Triumvirato. I dirigenti delle grandi imprese presentano lo stesso problema quando i loro dipendenti vogliono costituirsi in sindacato.
O forse dovremmo tenere ben presente che Gheddafi è fortemente anti-sionista?
Qualcuno sa che tipo di governo i ribelli vorrebbero instaurare? Il Triumvirato non ne ha idea. In che misura il nuovo governo darà corpo all’influenza islamica, in totale contrapposizione all’attuale governo secolare? Quali forze jihadiste potrebbero scatenarsi? (E queste forze effettivamente esistono nella parte orientale della Libia, dove si concentrano i ribelli.) Verrà mantenuta la gran parte dello stato sociale che Gheddafi ha costruito usando i soldi del petrolio? Il sistema economico oggi gestito e regolato dallo Stato verrà privatizzato? Chi finirà per possedere il petrolio della Libia? Il nuovo regime continuerà a investire i proventi del petrolio libico in progetti di sviluppo nell’Africa sub-sahariana? Consentirà l’imposizione nel territorio di una base militare degli Stati Uniti e le esercitazioni NATO? Quanto tempo ci servirà per scoprire che i “ribelli” sono stati istigati e armati dai servizi segreti del Santo Triumvirato?
Negli anni ‘90, Slobodan Milosevic di Jugoslavia era ritenuto colpevole di “crimini” del tutto simili a questi di Gheddafi. Il suo paese veniva comunemente indicato come quello degli “ultimi comunisti d’Europa”. Il Santo Triumvirato lo ha bombardato, lo ha arrestato e lasciato morire in carcere. Il governo libico, non bisogna dimenticarlo, fa riferimento a se stesso come la Grande Jamahiriya Libica Araba Socialista Popolare. La politica estera degli Stati Uniti non si è mai troppo discostata da quella della Guerra Fredda.
Dobbiamo ricordare e considerare con attenzione la “no-fly zone” imposta sull’Iraq dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna (costoro falsamente asserivano essere stati delegati a questo dalle Nazioni Unite), che ha avuto inizio nei primi anni ‘90 ed è durata oltre un decennio. Era in realtà una licenza per bombardamenti molto frequenti e per ammazzare cittadini iracheni; fiaccare l’Iraq in preparazione dell’invasione a venire.
La forza di invasione, con la scusa della “no-fly zone”, in Libia ogni giorno sta uccidendo persone, e non se ne vede la fine, fiaccando il paese per il cambiamento di regime. Chi nell’universo mondo può contrapporsi al Santo Triumvirato? In tutta la storia del mondo si è mai visto un tale potere e tanta arroganza?
E, a proposito, per la decima volta!, Gheddafi non ha effettuato il bombardamento del volo PanAm 103 nel1988. [1]
Barack, “per un premio della pace ucciderei”, Obama
C’è qualcuno che sta tenendo il conto? Io lo sto facendo.
Con la Libia sono sei i paesi contro i quali Barack H. Obama ha scatenato una guerra nei 26 mesi di sua amministrazione. (A chi contesta il fatto che far cadere bombe su un paese popolato sia un atto di guerra, vorrei chiedere cosa ne pensa del bombardamento giapponese di Pearl Harbor.)
Ora, il primo presidente nero degli Stati Uniti sta invadendo l’Africa.
C’è qualcuno a sinistra che pensa ancora che Barack Obama costituisce una sorta di miglioramento rispetto a George W. Bush?
Probabilmente pensano ancora così due categorie: 1) quelli a cui il colore importa di molto, 2) quelli che sono impressionati dalla capacità di mettere insieme frasi ben costruite e grammaticalmente corrette. Certamente, questo non ha molto a che fare con l’intelligenza o la perspicacia.
Obama ha detto tante cose, che, se pronunciate da Bush, avrebbero provocato lo sgranamento dei bulbi oculari, risatine soffocate, e articoli ironici nelle colonne e nelle trasmissioni del sistema dell’informazione.
Come quella che il presidente ha ripetuto in diverse occasioni, quando esercitava pressioni per mettere sotto inchiesta Bush e Cheney per crimini di guerra, in falsetto con “Io preferisco guardare avanti piuttosto che indietro.” Immagine di un imputato convenuto dinanzi a un giudice, che chiede di essere dichiarato innocente per tali motivi. Questo rende semplicemente non pertinenti le leggi, l’applicazione della legge, il crimine, la giustizia, e la verità.
Obama ha perfino motivato la scusa di non perseguire coloro che hanno preso parte alle torture: “costoro hanno solo eseguito degli ordini.” Questo uomo “istruito”non ha mai sentito parlare del processo di Norimberga, in cui questa linea di difesa è stata sommariamente respinta? Per sempre, si presumeva!
Proprio 18 giorni prima della fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico, Obama dichiarava: “A proposito, risulta che oggi le piattaforme petrolifere generalmente non provocano versamenti in mare. Sono tecnologicamente molto avanzate.” (Washington Post, 27 maggio 2010) Immaginate se questo l’avesse detto George W., e le reazioni conseguenti.
Ai primi di marzo, Obama affermava: “Tutte le forze che stiamo vedendo all’opera in Egitto sono forze che ovviamente dovrebbero essere allineate con noi, dovrebbero essere allineate con Israele.” [2] Immaginate se Bush avesse lasciato intendere questo – che gli Arabi che manifestavano in Egitto contro un uomo che riceveva miliardi di dollari in aiuti statunitensi, tra cui i mezzi per reprimerli e torturarli, dovevano “ovviamente” essere allineati con gli Stati Uniti e - Dio ci aiuti – con Israele.
Una settimana dopo, il 10 marzo, il portavoce del Dipartimento di Stato P.J. Crowley comunicava ad un forum a Cambridge, Massachusetts, che il trattamento applicato dal Dipartimento della Difesa all’eroe di Wikileaks Bradley Manning in un carcere della Marina era “assurdo, controproducente e stupido.” Il giorno dopo, al nostro presidente “cervellone” veniva richiesto di commentare Crowley. La Grande Speranza Nera replicava: “In effetti ho chiesto al Pentagono se le procedure che sono state messe in atto rispetto a questa detenzione siano o no appropriate, e se incontrino i nostri standard di base. Mi hanno assicurato che lo sono.”
Giusto, George! Volevo dire Barack. Come se Bush avesse chiesto a Donald Rumsfeld se qualcuno tenuto in custodia dagli Stati Uniti veniva torturato in qualche parte del mondo. Poteva allora indire una conferenza stampa come ha fatto Obama, per annunciare la felice notizia – “No! Gli Stati Uniti non torturano!” Per solo questo, ci sarebbe ancora da ridacchiare.
Obama chiudeva la sua osservazione con: “Non posso entrare nei dettagli rispetto ad alcune delle loro preoccupazioni, che giustamente hanno a che fare con la sicurezza e il bene del soldato semplice Manning.”[3]
Ah sì, certo, Manning è stato torturato per il suo bene. Per favore, qualcuno mi faccia ricordare- Georgie Boy (di Arancia meccanica) si sarebbe mai abbassato ad utilizzare questa assurdità particolare per giustificare l’inferno della prigione di Guantanamo?
Ma Barack Obama non è preoccupato per l’insulto ai diritti umani di Bradley Manning, per il quotidiano logoramento della stabilità mentale di questo giovane uomo coraggioso? La risposta alla domanda è “No!” Il presidente non è disturbato da queste cose.
Come faccio a saperlo? Perché Barack Obama non si preoccupa per nulla, fino a che può gioire di essere il presidente degli Stati Uniti, mangiare i suoi hamburger, e giocare alla sua pallacanestro. Lo ripeto ancora una volta ciò che ho scritto nel maggio 2009:
“Il problema, temo questo sempre di più, è che l’uomo in realtà non crede fermamente in nulla, di certo non entra in questioni controverse. Ha imparato molto tempo fa come assumere posizioni che evitano le controversie, come esprimere opinioni senza prendere chiaramente le parti, come parlare con eloquenza senza in realtà dire nulla, come lasciare le teste dei suoi ascoltatori piene di frasi stereotipate commoventi, di luoghi comuni e di slogan.”
E questo ha funzionato. Oh, come ha funzionato! Cosa potrebbe accadere ora, dopo aver raggiunto la presidenza degli Stati Uniti, per indurlo a cambiare il suo stile?
Ricordate che nel suo libro, “L’audacia della speranza”, Obama ha scritto: “Io mi offro come uno schermo bianco su cui le persone di tendenze politiche le più diverse proiettano i loro punti di vista.” Obama è un prodotto di marketing. Egli è il primo esempio di prodotto, “proprio come visto in TV”.
Lo scrittore Sam Smith recentemente ha scritto che Obama è il presidente Democratico più conservatore che abbiamo mai avuto. “In tempi passati, ci sarebbe stato solo un epiteto per lui: Repubblicano.”
Infatti, se John McCain avesse vinto le elezioni del 2008, e poi avesse fatto nello stesso modo tutto ciò che Obama ha esattamente fatto, i liberali sarebbero infuriati per tali politiche terribili.
Credo che Barack Obama sia una delle cose peggiori che siano mai capitate alla sinistra usamericana. I milioni di giovani che giubilanti lo hanno sostenuto nel 2008, e i numerosi sostenitori più anziani, avranno bisogno di un lungo periodo di ricupero prima di essere pronti ad offrire ancora una volta il loro idealismo e la loro passione sull’altare dell’attivismo politico.
Se non vi piace come le cose sono risultate, la prossima volta cercate di scoprire esattamente cosa il vostro candidato intende quando parla di “cambiamento”.
Caro Signore, per favore salvaci dal Santo Impero Repubblicano
Glenn Beck, Sarah Palin, Mike Huckabee, John Boehner, e molti altri Repubblicani spesso hanno difficoltà a parlare di questioni nazionali o estere, senza introdurre la religione nel complesso delle circostanze.
Per esempio, lo speaker della Camera dei Rappresentanti John Boehner, in un recente intervento al convegno nazionale delle organizzazioni di radio e telediffusioni religiose, ha dichiarato che il debito nazionale statunitense è un “pericolo per la morale”. Il Washington Post (5 marzo 2011) ha riferito che “Boehner ha messo in evidenza che questa crisi tributaria ha bisogno di persone che si mettano a pregare in ginocchio.”
Il rappresentante del Texas Joe Barton ha giustificato la sua opposizione al controllo dei gas che producono l’effetto serra, perché “non si può mettere sotto controllo Dio.”
Il senatore dell’Arizona Jon Kyl ha accusato il leader democratico al Senato Harry Reid, di “mancare di rispetto ad una delle due più sacre festività per i Cristiani” per avere considerato di tenere il Congresso in sessione durante il periodo natalizio.
Il rappresentante dello Iowa Steve King ha paragonato i Democratici a Ponzio Pilato, il proconsole di Roma che aveva sentenziato per la crocifissione di Gesù. [4]
E il senatore della Carolina del Sud Jim DeMint ha recentemente dichiarato: “Più grande diventa il governo, più piccolo diventa Dio. ... L’America opera, la libertà opera, quando le persone hanno quel giroscopio interno che è messo in moto dalla fede in Dio e dal credere nella Bibbia. Una volta che ci si allontana da tutto ciò, non si ha più la capacità di vivere come una persona libera, senza il controllo esterno di un governo autoritario. L’ho detto spesso e io ci credo: più grande diventa il governo, più piccolo diventa Dio. Quando le persone diventano più dipendenti dal governo, meno dipendono da Dio.” [5]
Così, nel vano tentativo di illuminare il calibro di questi stimati membri repubblicani del Congresso, mi sento in dovere di precisare quanto segue:
“Il giorno 4 novembre 1796, veniva concluso a Tripoli [Libia] un “Trattato di pace e di amicizia tra gli Stati Uniti d’America e il Bey e i cittadini Berberi di Tripoli”.
L’articolo 11 del Trattato comincia: “Poiché il governo degli Stati Uniti d’America non è in alcun senso fondato sulla religione cristiana ...” Inoltre bisogna rilevare: l’articolo VI, sezione II, della Costituzione degli Stati Uniti afferma: “La presente Costituzione e le leggi degli Stati Uniti che seguiranno nel rispetto di questa, e tutti i trattati stipulati o da stipulare da parte degli Stati Uniti, in base alle loro competenze, costituiranno la Legge suprema del Paese; e i giudici di ogni Stato saranno tenuti a uniformarvisi, quali che possano essere le disposizioni contrarie previste dalla Costituzione o dalle leggi di qualsiasi singolo Stato.”
Il credo dei fondatori degli Stati Uniti non era né il Cristianesimo né la laicità, ma la libertà religiosa.
Dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, un leader talebano ha dichiarato che “Dio è dalla nostra parte, e se la gente del mondo cerca di appiccare il fuoco all’Afghanistan, Dio ci proteggerà e ci aiuterà.” [6]
“Con o senza religione, le persone buone faranno cose buone e le persone cattive faranno cose cattive, ma se persone buone fanno cose cattive – la causa di questo è la religione!” - Steven Weinberg, Premio Nobel per la fisica.
I cattivi soggetti
Ho scritto in molte occasioni sull’ODE degli Stati Uniti - Officially Designated Enemies – sui Nemici Designati Ufficialmente: Mahmoud Ahmadinejad, Hugo Chávez, Fidel Castro, Daniel Ortega, Hasan Nasrallah, Muammar Gheddafi, e altri.
Una volta che il governo degli Stati Uniti d’America indica apertamente che un certo leader straniero non fa parte dei Buoni Soggetti, che non crede che l’Usamerica sia un dono di Dio all’umanità, e che lui non è disposto a permettere che il suo paese diventi uno stato cliente obbediente, il sistema dei mezzi di informazione degli Stati Uniti raccoglie e mette in evidenza tutto questo, e si prende la briga di denigrare la persona in ogni occasione. (Se qualche lettore conosce delle eccezioni a questa regola, sarei interessato a recepire queste informazioni.)
Juan Forero è stato a lungo corrispondente dall’America Latina per il Washington Post, e anche per la National Public Radio. Ho preso l’abitudine di inviare lettere al Post sottolineando come Forero distorceva i fatti ogni volta che scriveva su Hugo Chávez, errori di omissione aggravati da errori di commissione, errori su mandato. Nessuna è stata mai pubblicata, così ho cominciato a inviare le mie missive direttamente a Forero.
Una volta ha effettivamente risposto dicendo che lui era d’accordo (o quasi) con me sui punti che avevo sollevato e lasciava intendere che avrebbe cercato in futuro di evitare errori simili. In realtà, in seguito, ho registrato per un breve periodo qualche miglioramento, poi è tornato tutto come prima.
Durante i disordini attuali in Libia scriveva: “Chavez ha affermato che ‘era una grande menzogna’ che le forze di Gheddafi avevano aggredito i civili.” [7]
Bene, come si può pensare che Hugo Chávez possa considerare il mondo tanto stupido? Tutti abbiamo visto e letto di attacchi di Gheddafi contro i civili. Ma se per contro andiamo ad analizzare la dichiarazione originale in spagnolo si ottiene un’immagine più esauriente e diversa. Secondo il documento in lingua spagnola dell’United Press International (UPI), Chávez aveva dichiarato che il conflitto in Libia era una guerra civile e coloro che venivano attaccati non erano dei semplici manifestanti o civili, facevano parte della fazione avversa in questa guerra civile, cioè , erano combattenti. [8]
Al Jazeera in America
Le rivolte in Nord Africa e nel Medio Oriente hanno dato un grande impulso ad al Jazeera, il network televisivo con sede a Doha, in Qatar. Fino a poco tempo fa, gli Statunitensi evitavano la stazione televisiva; veniva subito associata con il Medio Oriente e i Musulmani, e ovviamente si faceva riferimento subito a terrorismo e a “terroristi”, e certamente ogni Usamericano ben consapevole sapeva che la stazione poteva essere non tanto imparziale quanto CBS, CNN, NPR o Fox News.
La stazione aveva buoni motivi per sentirsi non accetta perfino nella sua sede negli Stati Uniti, terra di dieci milioni di pazzi (molti di questi svolgono pubbliche funzioni). Occupa sei piani in un edificio per uffici nel centro di Washington, DC, ma il suo nome non compare nelle targhe guida del palazzo.
Ma ora il sistema dei media degli Stati Uniti tiene in considerazione e fa riferimento ad al Jazeera English, mostrando i loro notiziari filmati. Molti progressisti, compreso il sottoscritto, hanno iniziato a guardare la stazione, preferendola a quelle del sistema dei media statunitensi. In generale, le notizie sono più di sostanza, gli ospiti sono quasi sempre più o meno progressisti, e non ci sono annunci pubblicitari. Tuttavia, più guardo queste trasmissioni e più mi rendo conto che i presentatori e i corrispondenti dell’emittente non sono necessariamente così permeati da vedute progressiste, come dovrebbe essere.
Un esempio calzante fra i molti che avrei potuto citare:
il 12 marzo il corrispondente di al Jazeera Roger Wilkinson stava informando sul processo a Cuba di Alan Gross, l’Usamericano arrestato dopo aver distribuito apparecchiature elettroniche a cittadini cubani.
Gross era entrato a Cuba come turista, ma in effetti si trovava a Cuba per conto di Development Alternatives Inc. (DAI), un’impresa privata che collabora con l’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (AID), una divisione del Dipartimento di Stato. Gross era quindi un agente segreto sotto copertura di un governo straniero.
Wilkinson segnalava questa vicenda molto controversa, con tutto il falso candore e la distorsione del sistema dei media negli Stati Uniti. Egli menzionava fra le righe, quasi di soppiatto, che il governo cubano cerca di controllare Internet. Da questo, cosa si può concludere, se non che i funzionari cubani vogliono nascondere alcune informazioni ai loro cittadini?
Proprio come il sistema dei media negli Stati Uniti, Wilkinson non ha fornito alcun esempio di qualche sito Internet bloccato dal governo di Cuba, per il semplice motivo, forse, che non esistono siti bloccati. Qual è la terribile verità che i Cubani potrebbero apprendere se avessero pieno accesso ad Internet?
Ironicamente, è il governo degli Stati Uniti e le multinazionali statunitensi che contrastano questo accesso ad Internet, per motivi politici e per una politica dei prezzi dei loro servizi non alla portata dei mezzi di Cuba. È per questo che Cuba e Venezuela stanno costruendo la propria connessione via cavo sottomarino.
Wilkinson riferiva sul programma dell’Agenzia per lo Sviluppo Internazionale (AID) di “promozione della democrazia”, ma non accennava al fatto che nel mondo di AID e delle organizzazioni private in rapporti con essa – incluso il datore di lavoro di Gross - questo termine è il codice per significare “cambio di regime”.
AID ha da tempo un ruolo sovversivo negli affari mondiali. Ecco l’esternazione di John Gilligan, direttore della AID durante l’amministrazione Carter: “Ad un certo punto, molte organizzazioni che facevano riferimento alla AID sono state infiltrate da cima a fondo con personale della CIA. L’idea era quella di inserire personale operativo in ogni tipo di attività che avevamo all’estero, di ogni genere, governativo, di volontariato, religioso.” [9]
L’AID non è stata l’unica, ma una delle molte istituzioni dipendenti dagli Stati Uniti che per più di 50 anni sono state impegnate a sovvertire la rivoluzione cubana. È per questo che possiamo formulare la seguente equazione: gli Stati Uniti stanno al governo cubano come al Qaeda sta al governo usamericano. Le leggi di Cuba, che si occupano di attività tipicamente svolte da organizzazioni del calibro di AID e DAI, riflettono questa storia. Non è paranoia, mania di persecuzione! Invece, si tratta di auto-conservazione. Discutere di un caso come quello di Alan Gross senza considerare questa equazione, è un grave difetto dell’analisi giornalistica e politica.
Speriamo che il caso Gross servirà a moderare la natura degli sforzi degli Stati Uniti in favore della “promozione della democrazia” a Cuba.
La politica di Washington - e quindi la politica della Gran Bretagna - nei confronti di Cuba è sempre derivata principalmente dal desiderio di impedire all’isola di diventare un buon esempio per il Terzo Mondo di un’alternativa al capitalismo. Ma i leader occidentali in realtà non capiscono, o non osano capire, quali sono le motivazioni di persone come i dirigenti cubani e i loro seguaci.
Ecco qui uno dei cablogrammi di Wikileaks dall’Ambasciata degli Stati Uniti, il 25 marzo 2009 - William Hague, l’allora deputato conservatore britannico e ministro degli Esteri ombra, forniva all’Ambasciata usamericana a Londra un rapporto sulla sua recente visita a Cuba: Hague “affermava che era un poco sorpreso che la dirigenza cubana non sembrava essere in movimento verso un modello cinese di una maggiore apertura economica, ma erano ancora piuttosto dei ‘rivoluzionari romantici’.”
Nella sua conversazione con il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez, “la discussione si era orientata su contenuti di ideologia politica, e Hague esprimeva il concetto che le persone in Gran Bretagna erano più interessate allo shopping che all’ideologia”. [Mio caro, quale splendida difesa amena del modo di vita occidentale. Regni la Britannia! Dio benedica l’America!] Hague poi riferiva che “Rodriguez appariva sprezzante di questo concetto e ribadiva che uno aveva bisogno di fare shopping solo per comprarsi da mangiare e qualche libro buono.”
Il Giappone è stato devastato da un terremoto e dallo tsunami. L’America è stata devastata a causa del profitto.
Christine Todd Whitman, direttrice e amministratrice dell’Agenzia per la Protezione Ambientale (EPA) di George W. Bush, parlando di come l’industria nucleare apprendeva e faceva tesoro da ogni precedente incidente o disastro nucleare, dichiarava: “È più sicuro che lavorare in un negozio di alimentari”. La Whitman è ora co-presidente della Coalizione per l’Energia Pulita e Sicura dell’industria nucleare. [10]
Note
1) killinghope.org/bblum6/panam.htm ↩
2) 4 marzo 2011, Democratic Party function, Miami, FL, CQ Transcriptions ↩
3) Los Angeles Times, 11 marzo 2011 ↩
4) Per questo e per i due esempi precedenti, vedi : "Jim DeMint's Theory Of Relativity: 'The Bigger Government Gets, The Smaller God Gets'", Think Progress, 15 marzo 2011 Fox News Sunday, 9 dicembre 2010 ↩
5) Washington Post, 19 settembre 2001 ↩
6) Washington Post, 7 marzo 2011 ↩
7) UPI Reporte LatAm, 4 marzo 2011 (per avere il testo inviatemi una email) George Cotter, "Spies, strings and missionaries", The Christian Century (Chicago), 25 marzo 1981, p.321 ↩
8) "Former EPA chief: Nuke crisis 'a very good lesson'", Politico, 14 marzo 2011
* William Blum (nato nel 1933) è uno scrittore statunitense, storico, e critico nei confronti della politica estera degli Stati Uniti. Ha compiuto studi superiori di ragioneria e finanza. In seguito, a metà degli anni ’60, ha occupato una posizione non dirigenziale nei servizi informatici del Dipartimento di Stato. All’inizio anti-comunista, con un sogno di diventare un funzionario dei servizi esteri, ha affermato di essere stato disilluso dalla Guerra del Vietnam. Ha abbandonato il Dipartimento nel 1967.
Allora, è divenuto uno dei fondatori ed editori del Washington Free Press, il primo giornale “alternativo” della capitale.
Nel 1969, ha redatto e pubblicato un servizio giornalistico esplosivo sulla CIA, in cui rendeva noti i nomi e gli indirizzi di più di 200 assunti dall’Agenzia. Ha operato come giornalista freelance negli Stati Uniti, in Europa e nel Sud America.
Dal 1972 al 1973 Blum ha lavorato come giornalista in Cile, dove ha documentato l’“esperimento socialista” del governo Allende. Nel corso degli anni ’70, ha collaborato a Londra con l’ex agente della CIA Philip Agee e i suoi associati “in un progetto di rendere pubblici i nomi dei reclutati della CIA e i loro misfatti”.
William Blum, con i suoi scritti e le sue conferenze, sostiene direttamente l’impegno e le azioni politiche nei campus universitari.
Nei suoi scritti, Blum dedica considerevole attenzione agli interventi della CIA e ai suoi piani di omicidi mirati.
Blum si definisce un socialista. Egli correntemente mette in diffusione una sua comunicazione mensile via e-mail dal titolo”The Anti-Empire Report”.
Opere
1986: The CIA: A Forgotten History [La CIA: Una storia dimenticata] (Zed Books)
ISBN 0-86232-480-7
2000: Rogue State: A Guide to the World's Only Superpower [Uno Stato canaglia: Una guida all’unica superpotenza nel mondo] (Common Courage Press) ISBN 1-56751-194-5
2002: West-Bloc Dissident: A Cold War Memoir [La dissidenza nel blocco occidentale: Un saggio sulla guerra fredda] (Soft Skull Press) ISBN 1-56751-306-9
2003: Killing Hope: U.S. Military and CIA Interventions Since World War II [Speranza di uccidere: interventi dell’esercito degli Stati Uniti e della CIA a partire dalla Seconda guerra mondiale], edizione rivista (Common Courage Press) ISBN 1-56751-252-6
2004: Freeing the World to Death: Essays on the American Empire [Liberare il mondo fino alla sua rovina: saggi sull’Impero usamericano] (Common Courage Press)
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