www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 19-04-11 - n. 360

da ML Today
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
Imperialismo "No-Fly"
 
di Zoltan Zigedy
 
31/03/2011 
 
Mentre la superpotenza e le sub-superpotenze sue amiche tempestano la Libia con bombe e missili, ci troviamo di fronte a una nuova crisi di coraggio e chiarezza negli Stati Uniti. Molte persone nel mondo sono indignate per le perdita di vite e la distruzione causate da questo assalto gratuito di potenze straniere contro una nazione piccola e relativamente indifesa, ma la maggioranza dei nostri concittadini, senza ragionare, accetta ciecamente la propaganda governativa e mediatica.
 
Se esseri di un altro pianeta, vedessero i bombardamenti e la massiccia forza militare scatenata contro una parte del Nord Africa, istintivamente la considererebbero una violazione criminale della territorialità libica e del suo spazio aereo, cosa che corrisponde a verità, e si domanderebbero cosa mai possa giustificare questa aggressione, questa distruzione insensata di vite umane e risorse economiche. Ma dal nostro angolo di mondo, termini quali "spazio aereo interdetto" [no fly zone], "diritti umani", "democrazia" e "intervento umanitario" sono ormai privi di alcun significato credibile. Sono termini cinicamente sbandierati dai manipolatori dell'informazione, coscienti che se li ripetono mille volte sui mezzi di comunicazione di massa, possono intimidire le masse e indurle ad un obbedienza arrendevole.
 
La Libia è in preda a una guerra civile. Diversamente dalle altre rivolte nel Medio Oriente, in Libia le parti hanno intrapreso un confronto armato, decise a risolvere la questione con la violenza. Da un lato c'è un capo di stato nazionalista-popolare, in passato onorato per aver rovesciato un sovrano assoluto, ma "filo occidentale". Fino alla rivolta, questo capo di stato, che era a volte ostile agli interessi occidentali mentre in altri momenti puntava su rapporti di reciproca cooperazione, ha avuto come amici e collaboratori persone e grandi aziende europee, attratte dalle risorse energetiche della Libia.
 
Gheddafi ha il triste primato di essere il primo leader internazionale che gli Stati Uniti abbiano apertamente dichiarato di voler assassinare. Era lui il bersaglio dell'attacco aereo scagliato dall'amministrazione Reagan nel 1986, che ha ucciso numerosi civili. Prima di questo, gli Stati Uniti avevano sempre negato un loro coinvolgimento in assassini internazionali e i sicari erano agenti dei servizi segreti. Il fatto che non ci fosse una significativa opposizione interna al tentato omicidio di Gheddafi ha creato un precedente e ha incoraggiato le amministrazioni degli anni successivi a compiere altri omicidi, ultimamente con gli attacchi di aerei droni promossi dall'amministrazione Obama.
 
Gheddafi ha creato una sua struttura di stato sui generis che asserisce di essere "democratica" e "socialista", una questione sulla quale solo il popolo della Libia può dare un giudizio.
 
Contro Gheddafi nella guerra civile è schierato un movimento di resistenza che ha abbracciato la lotta armata e ora occupa città chiave nella parte orientale della Libia. Il capo simbolico di questo movimento è l'ex Ministro della Giustizia libico affiancato da un consiglio silente, i cui membri sono in gran parte anonimi, che non ha ancora rivelato chiaramente un programma politico e una posizione ideologica. È interessante notare che combattono sotto la bandiera della vecchia monarchia pre-Gheddafi. Molti commentatori di sinistra hanno messo in luce i loro legami finanziari e i contatti con i servizi segreti e organizzazioni segrete occidentali. E' difficile valutare l'impatto di queste affermazioni, visto che contatti di questo tipo sono molto diffusi, infettando quasi tutti i movimenti di opposizione in Medio Oriente, compresi quelli in Egitto e Tunisia. Notizie successive confermano un consistente e crescente dispiegamento degli eserciti statunitensi e inglesi, compreso l'insediamento di un militare di alto rango innegabilmente legato alla CIA e ai poteri forti della politica estera statunitense. Gli antimperialisti farebbero bene a ricordare gli aiuti segreti forniti ai fondamentalisti islamici in tutto il Medio Oriente dai servizi segreti statunitense e israeliano per contrastare i movimenti laici di sinistra, una tattica subdola che ha generato un nuovo movimento di opposizione che ha poi voltato le spalle ai propri finanziatori. Tuttavia, i mezzi di comunicazione al servizio del regime hanno proclamato - anche in assenza di prove - che le forze anti-Gheddafi sono "democratiche".
 
Gli spazi aerei interdetti
 
L'intervento statunitense ed europeo negli affari libici si nasconde sotto la copertura di una risoluzione dell'ONU che autorizza uno spazio aereo interdetto (no-fly zone). L'ordine di stabilire un tale spazio fu uno stratagemma escogitato nel 1991 per esercitare pressione sull'Iraq, con il pretesto di proteggere i diritti umani. Costringendo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ad approvare la risoluzione, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno poi "interpretato" la risoluzione in modo di ottenere il controllo dello spazio aereo iracheno e bloccare l'attività dei missili e degli aerei militari iracheni su gran parte del loro proprio territorio. Questa manovra fu infatti un tentativo di provocare una reazione che consentisse una escalation militare statunitense. È interessante notare che le strategie statunitensi presupponessero che non fossero necessari attacchi preventivi in considerazione dello schiacciante vantaggio militare e tecnologico degli Stati Uniti.
 
Approfittando della mancanza di opposizione nazionale e internazionale alla sua avventura irachena, gli Stati Uniti e i suoi alleati sono ritornati alle Nazioni Unite per ottenere l'approvazione dell'uso del potere aereonautico per garantire i "diritti umani" nel lungo processo di smantellamento della Jugoslavia. Dal 1993 in poi, la NATO ha usato i bombardamenti per influenzare l'esito dello scontro. Incoraggiati dal successo dello stratagemma del cosiddetto "intervento umanitario" e fiduciosi della loro dominazione sulle Nazioni Unite, gli alleati occidentali hanno palesemente utilizzato la potenza aerea per plasmare il mondo post-sovietico ai propri interessi ma al costo di migliaia di vite innocenti e una massiccia distruzione economica. Con quasi tutti gli opinion maker nei paesi capitalisti occidentali sedotti dalla dottrina dell'"intervento umanitario", è nato un nuovo strumento dell'imperialismo.
 
Ora lo strumento è stato sguainato contro la Libia. Facendo approvare dall'ONU in fretta e furia una nuova risoluzione per uno spazio aereo interdetto, con l'acquiescenza vergognosa di alcuni stati "progressisti" che si sono astenuti, gli Stati Uniti e i loro alleati stano tentando ancora una volta di dettare il destino di uno stato sovrano. In questo caso, non hanno nemmeno tentato di creare l'illusione di un disinteressato intervento umanitario, collaborando attivamente con le forze anti-Gheddafi e sostenendo le loro operazioni militari. L'iniziativa per questa aggressione è stata assunta con entusiasmo dalla Francia e dal Regno Unito, probabilmente per via della loro dipendenza dalle risorse energetiche libiche.
 
Come un bambino capriccioso, le potenze occidentali - gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO - stanno allargando i limiti di tolleranza. Con le sue origini malvagie, quale manovra per indurre un cambiamento di regime in Iraq, la tattica dello "spazio aereo interdetto" si è trasformata in un trucco per smantellare la ex Jugoslavia ed è ora una copertura svelata per una cruda e infondata aggressione contro una nazione sovrana. Adoperando ogni mezzo possibile, gli eserciti delle nazioni occidentali hanno seminato lo scompiglio tra la popolazione civile, usando il terrore per convincere il popolo a non sostenere Gheddafi. A dispetto dell'apparente rispetto per la risoluzione dell'ONU, portavoci della NATO hanno approvato questa campagna di terrore in quanto obiettivo strategico, una versione aggiornata di "colpisci e terrorizza" [shock and awe, dottrina militare USA adottata in Iraq, ndt].
 
Imperialismo
 
L'imperialismo si evolve. Dopo la fine della Guerra Fredda, l'imperialismo statunitense ha strutturato un nuovo ordine mondiale. Venuto meno il formidabile bilanciamento militare ed economico, i responsabili delle decisioni politiche si sono persuasi di poter intraprendere azioni dirette e palese per plasmare il mondo coerentemente agli interessi economici capitalisti. Durante la guerra fredda, individuavano i loro obiettivi attraverso operazioni segrete, cani da guardia regionali e forze armate al loro servizio, raramente attraverso un proprio intervento militare; la paura della potenza militare della comunità socialista precluse un intervento diretto. Ora che non esistono più quei freni, i paesi imperialisti attraverso l'interventismo militare, fanno la festa ai paesi più deboli.
 
Per smorzare la resistenza popolare, le aggressioni imperialiste vengono mascherate dal linguaggio altisonante della democrazia e dei diritti umani. Con i mass media arrendevoli e compiacenti, è facile presentare l'aggressione come un intervento per promuovere la democrazia e i diritti umani, incurante della vita stessa di centinaia di migliaia di coloro che sono in disaccordo o meramente indifferenti.
 
Purtroppo, molti progressisti e persone di sinistra non si sono adeguate alle evoluzioni dell'imperialismo; sono stati accecati dai cinici e vuoti slogan proclamati dagli aggressori imperialisti. Rifiutano di considerare chi combatte contro l'aggressione - sia in Iraq, Afghanistan, o adesso in Libia - come antimperialisti. Non capiscono quello che accade perché concentrano la loro attenzione su differenze culturali, religiose e politiche, indigeste all'opinione pubblica occidentale onnisciente e presuntuosa.
 
Il diritto essenziale e fondamentale di autodeterminazione nazionale, così cruciale per chi è oppresso e disprezzato dall'imperialismo, è stato eliminato. Per gran parte del XX secolo, questo principio è stato la pietra miliare della liberazione dal dominio delle grandi potenze. Nel mondo di oggi, si esprime come non-intervento negli affari interni di altre nazioni. In tutto il mondo - da Cuba e Venezuela alla Georgia, dall'Iran alla Cina Popolare - gli Stati Uniti violano questo principio quotidianamente. Non sta a noi valutare le pratiche o il sistema politico dei nostri vicini, sono loro che devono determinare come vogliono vivere. Sicuramente non è una questione che va decisa dalle grandi potenze del nostro tempo. La loro maschera di moralità copre appena gli interessi imperiali. Rimanere indifferenti all'aggressione imperialista o consentire che essa continui non è una scelta onesta.
 
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.