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- pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 06-01-13 - n. 435
Traduzione a cura di Adelina Bottero
Cancellare paesi dalla carta geografica: chi fa in modo che falliscano gli "Stati falliti?"
Washington si dedica alla distruzione di una lunghissima lista di paesi
Michel Chossudovsky - Global Research
29/12/2012
"In tutto il mondo si è diffusa una pericolosa diceria che potrebbe avere implicazioni catastrofiche. Secondo la leggenda, il presidente dell'Iran ha minacciato di distruggere Israele, o, per ripetere la citazione scorretta: "Bisogna cancellare Israele dalla carta geografica". Contrariamente all'opinione generale, questa dichiarazione non è mai stata fatta…" (Arash Norouzi, Wiped off The Map: The Rumor of the Century Gennaio 2007)
"Dall'agosto del 1945 gli Usa hanno attaccato, direttamente o indirettamente, circa 44 paesi di tutto il mondo, alcuni di essi ripetutamente. L'obiettivo dichiarato di tali interventi militari è stato effettuare un "cambio di regime". I camuffamenti da "diritti umani" e "democrazia" sono stati evocati invariabilmente per giustificare quelli che furono atti unilaterali ed illegali". Prof. Eric Waddell, The United States' Global Military Crusade (1945-), Global Research, febbraio 2007.
"Questo è un memorandum [del Pentagono] che descrive come elimineremo sette paesi in cinque anni, cominciando dall'Iraq e poi Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e, per finire, l'Iran". Dissi: "È confidenziale?" Disse: "Sì signore". Dissi: "Bene, non me lo mostri" (Generale Wesley Clark, Democracy Now, 2 marzo 2007).
* * *
Chi sta "cancellando paesi dalla carta geografica", l'Iran o gli USA?
Durante un periodo che si denomina eufemisticamente "era del dopoguerra" - che va dal 1945 ad oggi - gli Usa hanno attaccato direttamente o indirettamente oltre 40 paesi.
Mentre i dogmi della politica estera statunitense si basano sulla "diffusione della democrazia", l'interventismo statunitense, tramite mezzi militari ed operazioni clandestine, ha portato alla destabilizzazione totale e allo smembramento di nazioni sovrane.
La distruzione di paesi fa parte di un progetto imperiale statunitense, un processo di dominazione globale. Inoltre, secondo fonti ufficiali, gli USA possiedono un totale di 737 basi militari in paesi stranieri (Dati del 2005).
La nozione di "Stati falliti"
Il Consiglio Nazionale di Intelligence (NIC), con sede a Washington, nella sua relazione Tendenze Globali (dicembre 2012) "predice" che 15 paesi in Africa, Asia e Medio Oriente di qui al 2030 diventeranno "Stati falliti" a causa "del loro potenziale di conflitti e dei loro mali ambientali"
La lista dei paesi nella relazione del 2012 del NIC include Afghanistan, Pakistan, Bangladesh, Ciad, Niger, Nigeria, Mali, Kenya, Burundi, Etiopia, Ruanda, Somalia, Repubblica Democratica del Congo, Malawi, Haiti, Yemen.
Nella sua precedente relazione del 2005, pubblicata all'inizio del secondo mandato Bush, il Consiglio Nazionale di Intelligence aveva predetto che il Pakistan sarebbe diventato uno "Stato fallito" nel 2015 "poiché sarà rovinato dalla guerra civile, da una talebanizzazione totale e dalla lotta per il controllo delle sue armi nucleari".
Il Pakistan veniva paragonato alla Yugoslavia, smembrata in sette Stati dopo un decennio di "guerre civili" patrocinate da USA-NATO.
Il NIC pronosticò per il Pakistan un "destino simile a quello della Yugoslavia" in un "paese diviso dalla guerra civile, dallo spargimento di sangue e da rivalità interprovinciali" (Energy Compass, 2 marzo 2005).
Mentre si afferma che gli Stati falliti "servono da rifugio ad estremisti politici e religiosi" (pag. 143), la relazione non riconosce il fatto che gli Usa ed i loro alleati, dagli anni '70, hanno appoggiato in modo clandestino organizzazioni religiose estremiste come mezzo per destabilizzare nazioni-stato laiche e sovrane. Pakistan ed Afghanistan erano Stati laici negli anni '70.
Uno "status di Stato fallito" sullo stile della Yugoslavia o della Somalia non è il risultato di divisioni sociali interne, è un obiettivo strategico perseguito mediante operazioni segrete ed azioni militari.
Il Fondo per la Pace, con sede a Washington, il cui mandato è promuovere "sicurezza sostenibile attraverso l'indagine", pubblica (annualmente) un "Indice di Stati falliti" basato su una valutazione dei rischi. 33 paesi sono identificati come "Stati falliti".
Secondo il Fondo per la Pace, gli "Stati falliti" sono anche obiettivi di terroristi vincolati ad Al Qaida.
"La classificazione annuale delle nazioni da parte del Fondo per la Pace/Politica Estera, attraverso gli indici di presenza di problematiche da Stati falliti/fragili, avviene mentre sta aumentando l'allarme internazionale causato dall'insediamento di un rifugio di estremisti vincolati ad Al Qaida, con base in uno Stato a nord del Mali per l'espansione yihadista".
Inutile dire che non si menziona la storia di Al Qaida come risorsa dei servizi segreti statunitensi, il suo ruolo nella creazione di divisioni frazionarie e di instabilità in Medio Oriente, Asia Centrale e Africa subsahariana. Le attività delle unità yihadiste di Al Qaida nella maggioranza di quei paesi fanno parte di un diabolico piano d'intelligence occulta.
"Stati più deboli" e "falliti": una minaccia per gli USA
Secondo il Congresso degli USA, usando una logica contorta, gli "Stati falliti più deboli" costituiscono una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti. Ciò include "differenti minacce sorte da Stati che vengono definiti svariatamente come deboli, fragili, vulnerabili, falliti, precari, annientati, in crisi o collassati."
Mentre la Guerra Fredda si concludeva agli inizi degli anni '90, gli analisti percepirono un ambiente emergente di sicurezza internazionale, nel quale Stati deboli e falliti diventarono veicoli del crimine organizzato transnazionale, strade per la proliferazione nucleare e punti caldi di conflitti civili e di emergenze umanitarie. Le potenziali minacce alla sicurezza nazionale degli USA, prospettate dagli Stati deboli e falliti, vennero rese più evidenti per mezzo dell'attacco di Al Qaida agli USA dell'11 settembre 2001, organizzato da Osama Bin Laden dal rifugio garantito dall'Afghanistan. Gli eventi dell'11-S portarono il presidente George W. Bush ad affermare nella Strategia Nazionale di Sicurezza USA del 2002 che "Stati deboli, come l'Afghanistan, possono prospettare un pericolo tanto grande per i nostri interessi nazionali come gli Stati forti". (Weak and Failing States: Evolving Security, Threats and U.S. Policy, rapporto del CRS al Congresso USA, Washington, 2008)
Ciò che non è menzionato nella relazione del CRS al Congresso è che i "punti caldi del crimine organizzato e conflitto civile" sono il risultato di operazioni occulte dei servizi segreti statunitensi.
E' ampiamente documentato che l'economia afghana della droga, che produce oltre un 90% della fornitura mondiale di eroina, è vincolata ad un'operazione miliardaria di riciclaggio di denaro sporco che coinvolge grandi istituzioni finanziarie. Il narcotraffico dall'Afghanistan, è protetto dalla CIA e dalle forze di occupazione USA-NATO.
Siria: catalogato "Stato fallito"
Le atrocità commesse contro la popolazione siriana dall'Esercito di Liberazione Siriano (ELS), patrocinato dagli USA e dalla NATO, creano condizioni che favoriscono la guerra settaria.
L'estremismo settario favorisce la disintegrazione della Siria come nazione-Stato, così come la caduta del governo centrale di Damasco.
L'obiettivo della politica estera di Washington è trasformare la Siria in ciò che il Consiglio Nazionale d'Intelligence (NIC) chiama "Stato fallito".
Il cambiamento di regime implica che si mantenga un governo centrale. Man mano che si sviluppa la crisi siriana, la mossa finale non è più un "cambio di regime", bensì la ripartizione e distruzione della Siria come nazione-Stato.
La strategia USA-NATO-Israele è dividere il paese in tre Stati deboli. Recenti notizie diffuse dai mezzi d'informazione lasciano intendere che se Bashar Al Asad "si rifiuta di dimettersi", l'alternativa è uno Stato fallito come la Somalia.
Un possibile "scenario di disintegrazione", di cui parla la stampa israeliana, sarebbe la formazione di Stati separati e "indipendenti" sunnita, alauita- sciita, curdo e druso.
Secondo il generale Yair Golan del FDI [esercito di Israele] "la Siria è in guerra civile, ciò porterà ad uno Stato fallito ed il terrorismo vi prospererà". Le Forze di Difesa d'Israele analizzano attualmente "come si disintegrerebbe la Siria", secondo il generale Golan (Reuters, 31 maggio 2012).
"Temo il peggio… il collasso dello Stato e che la Siria diventi una nuova Somalia".
"Credo che se questo problema non si affronta correttamente, il pericolo sia la "somalizzazione" e non la divisione: il collasso dello Stato e l'emergenza dei signori della guerra, milizie e gruppi combattenti." (Ibid)
Ciò che l'inviato dell'ONU non ha menzionato è che la disintegrazione della Somalia fu deliberata. Fece parte di un piano segreto militare e di spionaggio degli USA, che ora si sta applicando a diversi paesi in Medio Oriente, Africa e Asia, che sono catalogati come "Stati falliti".
La domanda principale è: chi sta facendo fallire gli Stati falliti? Chi li sta "eliminando"?
La disintegrazione pianificata della Siria come Stato sovrano fa parte di un piano integrato militare e di intelligence regionale che include Libano, Iran e Pakistan. Secondo le "previsioni" del Consiglio Nazionale di Intelligence, si considera che la disintegrazione del Pakistan avverrà entro i prossimi tre anni.
- Michel Chossudovsky è scrittore, professore emerito di Economia all'Università di Ottawa, fondatore e direttore del Centro di Investigazione sulla Globalizzazione (CRG), Montreal ed editore del sito web globalresearch.ca. È autore di The Globalization of Poverty and The New World Order (2003) e di America's" War on Terrorism"(2005). Il suo libro più recente è Towards a World War III Scenario: The Dangers of Nucleare War (2011). È anche collaboratore dell'Encyclopaedia Britannica. I suoi scritti sono stati pubblicati in oltre venti lingue.
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