www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 31-01-13 - n. 439

Carolus Wimmer: l'imperialismo mondiale si dibatte per il suo futuro
 
I cambiamenti nei rapporti di potere e uno spostamento verso l'Asia dell'epicentro della dinamica economica globale hanno fatto perdere influenza alle potenze capitaliste occidentali, che reagiscono per salvare la loro egemonia
 
Carolus Wimmer * | prensapcv.wordpress.com 
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare
 
18/01/2013
 
Il 2013 inizia in mezzo a uno scenario nel quale l'Occidente non ha già più la stessa capacità di incidere nella ricomposizione dell'ordinamento mondiale.
 
Senza che le potenze possano impedirlo, una serie di cambiamenti hanno minato la loro influenza. L'Europa, in particolare, si è visibilmente indebolita.
 
I cambiamenti nel sistema mondo si sono già evidenziati nel 33° vertice del Gruppo degli 8 (G-8) celebrato a Heiligendamm, in Germania, nel 2007. All'epoca, il conclave comprendente Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Giappone e Russia, pubblicò un documento finale in cui riconobbe che i cosiddetti paesi emergenti, Brasile, Russia, India e Cina (BRIC ), avrebbero avuto maggior peso e grado di responsabilità nell'economia mondiale.
 
Tuttavia, esclusero che il G-8 potesse ammettere altri membri a tale gruppo, al di là della Russia.
 
Ma nel 2009, il caos finanziario ha costretto gli otto "grandi" a rimangiarsi le parole, e il gruppo venne rinominato G-20 con l'incorporazione dell'Unione Europea (UE) e di 11 nazioni con economie emergenti: Cina, India, Indonesia, Corea del Sud, Brasile, Argentina, Messico, Turchia, Arabia Saudita, Sudafrica e Australia.
 
Ciò dimostrò che nessuna potenza, di per sé, era al sicuro dalla crisi capitalistica mondiale.
 
La crescita si è spostata
 
Per capire che cosa ha fatto giungere al G-20, si deve tenere conto che già nel 2008 i dati mostravano che la crescita economica non era in Occidente, ma nella cosiddetta periferia. Proprio i rapporti del Fondo Monetario Internazionale (FMI) indicano che tra il 2008 e il 2011 la regione BRIC ha aumentato la sua quota di produzione mondiale dal 7,1% al 28,1%. Cioè, ci sono voluti tre anni per raggiungere un livello più alto rispetto a quello prima raggiunto in quasi due decenni. In effetti, tra il 1990 e il 2007, la loro quota è passata dal 13% al 21%.
 
Con questi indicatori, i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo apportano il 48,9% della produzione mondiale, mentre gli Stati Uniti e l'Eurozona insieme raggiungono il 33,4%, secondo il FMI. Ciò ha marcato un significativo cambiamento nei rapporti di forza all'interno del sistema delle relazioni internazionali, al punto che nel 2010, per la prima volta si sono destinati maggiori investimenti stranieri diretti nei paesi in via di sviluppo che nei paesi industriali capitalisti.
 
La Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo afferma che nei prossimi tre anni si prevede che delle grandi economie occidentali, solo gli Stati Uniti e la Germania ricevano investimenti.
 
In un elenco di 10 paesi, guidati dai BRIC, il gigante nordamericano occupa il secondo posto, e la nazione europea il nono.
 
Cambia il centro
 
Le potenze economiche su scala mondiale si muovono rapidamente.
 
Si prevede che in un periodo che ha avuto inizio negli anni ‘90 e si concluderà nel 2030, l'UE decrescerà economicamente dal 28,5% al 13,5%. Gli USA scenderanno dal 24,5% al 14,5%. Di contro, la Cina crescerà dal 4% al 24,5% e l'India dal 3% al 10,5%. Sommando le regioni, la quota delle potenze transatlantiche - Stati Uniti ed Europa - diminuiranno dal 53% al 28%, mentre la Cina e l'India, i nuovi giganti del Pacifico, cresceranno dal 7% al 35%.
 
L'epicentro del potere economico si sposta verso la regione Asia-Pacifico e il centro del declino è chiaramente in Europa. La crisi economica e finanziaria mondiale influisce sulla crescita economica in molte regioni, ma solo nell'Eurozona persiste una recessione con un continuo andamento negativo. Il FMI e la Banca Mondiale (BM) concordano, sul fatto che l'Europa è la regione economicamente più malata del pianeta.
 
Germania leader
 
Nel mezzo della crisi europea, la Germania ha preso il comando. Ma non per caso. Il governo ultraconservatore di Angela Merkel e i cristiano-democratici sono supportati dalle federazioni degli imprenditori e dalle associazioni degli industriali dei principali paesi europei per promuovere riforme strutturali neoliberiste omogenee in tutta la zona euro. È necessario salvare il capitale prima di ogni cosa, e in particolare delle persone.
 
La cancelliera Merkel sostiene che solo unita l'Europa potrà raggiungere la sufficiente potenza per conservare la sua influenza nel mondo. Nella sua retorica xenofoba, ha affermato che 80 milioni di tedeschi e tedesche non hanno alcuna possibilità contro 1,3 miliardi di indiani e 1,2 miliardi di cinesi, ma 500 milioni di europei uniti si.
 
Per i capitalisti europei, l'UE deve diventare una area di business capace di competere con l'Asia. Alcuni analisti osservano che se le imprese europee vogliono migliorare la propria competitività con la Cina e l'India, dovrebbero dimenticarsi delle differenze di qualità e concentrarsi sulla riduzione dei costi del lavoro.
 
A questo proposito, il quotidiano progressista berlinese Junge Welt ha notato che le tre maggiori associazioni industriali di Germania, Francia e Italia sostengono che le condizioni del mercato del lavoro e dei costi del lavoro debbano orientarsi "sull'optimum e non sulla mediocrità" per competere non solo con gli Stati Uniti, ma con la Cina e le altre economie emergenti.
 
Nel perseguimento di questo punto "ottimale" le rivendicazioni salariali sono un ostacolo.
 
Si tratta di una degradazione socio-politica fondamentale dell'Eurozona. La riduzione del debito pubblico è il nuovo mantra del neoliberismo: abbasso il Governo, abbasso le richieste salariali e sociali, e sacrifici per lavoratori e lavoratrici!
 
Gli Stati uniti si allontanano con discrezione
 
La Merkel inoltre difende la necessità di rafforzare la cooperazione con gli Stati Uniti per mantenere il dominio globale.
 
Per sopravvivere in un mondo multipolare, i partner transatlantici devono unire gli sforzi.
 
Nel suo discorso per la celebrazione del 60° anniversario del Patto Atlantico, la Merkel sottolineò: "Oggi nel mondo vivono 7 miliardi di persone ed europei e americani insieme sono meno di un miliardo, ma ancora generano circa il 50% del PIL, quindi sappiamo che è bene essere d'accordo. E' altresì importante coordinare la politica economica e fiscale più strettamente che mai".
 
Tuttavia, gli Stati Uniti definiscono i propri interessi globali e regionali in modo diverso.
 
Durante la sua visita a Bangkok, il presidente Obama ha dichiarato che "la regione Asia-Pacifico, orienterà in questo secolo le condizioni di sicurezza e di prosperità, ed è, quindi, essenziale per creare posti di lavoro e opportunità per gli statunitensi".
 
Coerentemente con questa posizione, concentra le sue forze militari ed economiche nella regione del Pacifico, e l'Europa passa a giocare un ruolo secondario - pur importante - in campo internazionale.
 
Le conseguenze concernenti la guerra e la pace
 
La lotta per le scarse risorse continuerà ad aumentare e con essa i conflitti intercapitalistici nel quadro di un conseguimento di accordi di cooperazione in un mondo di sfruttamento globale.
 
L'Istituto Europeo per gli Studi sulla Sicurezza prevede che al diminuire del rischio di uno scontro tra le principali potenze e regioni economiche mondiali, aumenteranno le tensioni con i paesi poveri del mondo, il che pone in pericolo il controllo delle risorse naturali e dei mercati.
 
Per questo scopo, si modernizzano e si attivano le forze militari, come dimostrato in questi ultimi anni in Iraq, Afghanistan, Libia e Siria. La domanda è: fino a che punto l'interesse comune imperialista dei paesi dominanti sarà al di sopra della concorrenza tra i vari gruppi che gestiscono il controllo del capitale globale?
 
Non ci sarà l'addio alle armi
 
L'Istituto Europeo per gli Studi sulla Sicurezza proietta così gli obiettivi di difesa dell'Unione Europea: gli scenari tradizionali di grandi conflitti interstatali perdono vigore, è quasi impossibile uno scontro tra potenze; la minaccia principale è l'interruzione nella fornitura di materie prime a causa di caos locali generati da rivolte popolari, terrorismo, pirateria, guerra civile, ecc. La politica di sicurezza e di difesa europea deve saper rispondere a questo tipo di conflitti.
 
Poiché la causa dei conflitti non è altro che l'intensificazione dello scontro tra le classi socio-economiche e globalmente diseguali, le guerre interstatali sono sostituite dalle rivoluzioni popolari e per contenerle e proteggere lo sfruttamento capitalista, l'UE nel 2020 deve disporre di forze di più di 120 000 donne e uomini per operazioni speciali. Così, le élite politiche europee cercano di compensare la loro perdita di potere economico, aumentando il loro potenziale militare.
 
Internazionalizzazione del capitale e regionalizzazione delle economie
 
"La crisi economica e finanziaria mondiale influisce sulla crescita economica in molte regioni, ma solo nell'Eurozona persiste una recessione con un continuo andamento negativo. Il FMI e la Banca Mondiale (BM) concordano, sul fatto che l'Europa è la regione economicamente più malata del pianeta."
 
Attualmente si impongono due tendenze nell'economia mondiale: l'internazionalizzazione del capitale e la regionalizzazione delle economie.
 
La divisione in grande aree regionali di libero commercio richiede all'interno lo scambio comune, e verso l'esterno la discriminazione dei soci più deboli .
 
Osserviamo così che i paesi in via di sviluppo sono riluttanti ad aprire i propri mercati al capitale industriale e commerciale dei paesi ricchi, ma continuano a sovvenzionare le loro agricolture, il che ostacola le esportazioni e, in generale, la produzione dei paesi più poveri.
 
L'Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) ha dimostrato la sua incapacità nel risolvere queste contraddizioni.
 
Inoltre, coloro che sono giunti con maggiore veemenza alla "risoluzione delle controversie" nel WTO, sono gli Stati Uniti e l'UE.
 
In tutte le regioni del mondo nascono aree di libero commercio. La più grande fino ad ora copre Stati Uniti, Canada e Messico attraverso il Trattato di Libero Commercio dell'America del Nord (NAFTA), produce quasi il 30% del PIL mondiale. A poca distanza vi è l'Unione Europea, con i suoi 27 paesi.
 
Ma entrambi potrebbero essere superati dalla nuova Area di libero Commercio dell'Asia, che già ha ufficialmente approvato le proprie negoziazioni.
 
Ai 10 paesi dell'Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN) si aggiungono adesso Cina, Giappone, India, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda (ma non gli Stati Uniti).
 
In altre aree importanti di scambio commerciale, troviamo il Mercato Comune del Sud (Mercosur), l'unione di Venezuela, Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay; il Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico e la Comunità degli Stati indipendenti (CSI) con la Russia, che sta per convertirsi in una Unione Eurasiatica.
 
Il quotidiano Handelsblatt, portavoce del capitalismo tedesco, ha riassunto la situazione in questo modo: "La Cina progetta una zona di libero commercio in Asia, senza gli Stati Uniti. A loro volta, gli Stati Uniti hanno risposto con un proprio progetto senza la Cina. L'Europa e la Germania sono emarginati".
 
Nella concorrenza inter-imperialista tra gli Stati Uniti e l'Europa risulteranno decisive le negoziazioni di un Trattato di Libero Commercio che è in discussione dal giugno 2012.
 
Anche se ci vorrà del tempo, si prevede che le vecchie potenze capitalistiche occidentali uniranno il loro potere economico per sopravvivere contro le economie emergenti.
 
Unità di fronte alle lotte interimperialiste
 
In questo contesto di lotte inter-imperialiste e per garantire la pace in America Latina, è necessario proseguire la politica di maggiore integrazione e rafforzare la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), l'Unione delle Nazioni Sudamericane; il Mercosur, l'Alternativa Bolivariana per i Popoli della Nostra America, tra gli altri meccanismi, per poter competere tra eguali e affrontare la minaccia di dominazione imperialista nella nostra regione.
 
Il presidente venezuelano Hugo Chavez è il grande fautore e grande promotore di questo nuovo quadro istituzionale per l'integrazione regionale con una visione diversa della concorrenza e del mercato, una integrazione per l'indipendenza politica ed economica e contro l'egemonia imperialista. Ciò lo ha posto in risalto nel suo intervento durante il Vertice fondativo della CELAC a Caracas, sostenendo che "dobbiamo avanzare senza esitazioni per l'integrazione, perché solo così i paesi potranno esser liberi e indipendenti".
 
(*) Carolus Wimmer, membro del Parlatino, segretario delle relazioni internazionali del Partito Comunista del Venezuela
 
 

Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.