www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 10-09-13 - n. 465

Dal gas naturale al gas sarin… il fondo del pantano siriano

Khaled Abdelhafiz | michelcollon.info
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

20/08/2013

Esageriamo nell'affermare che l'accoppiata gas-petrolio rappresenta il sangue del nostro pianeta e che gli oleodotti e i gasdotti che li trasportano ne sono le arterie globali? Allo stesso modo, si potrebbe sostenere che le nostre crisi petrolifere o gasifere non sono altro che attacchi di cuore della nostra bella terra blu! E che un attacco cardiaco è molto pericoloso, addirittura mortale! Possiamo dire il contrario?

Stiamo dunque forse assistendo, attoniti, allo svolgersi di una specie di infarto terrestre sotto i nostri occhi impotenti? Nessuno si augura di subire le conseguenze catastrofiche di questa crisi, tuttavia uomini, bambini, donne e anziani in carne ed ossa stanno pagando con il loro sangue i danni collaterali di questa crisi. Dove? In Siria, nel Machrik [Medio Oriente] [1] ma anche altrove!

La crisi siriana è al cuore della crisi Nabucco [2]

La data di allacciamento di Nabucco (2002) segue di poco l'inizio della guerra statunitense in Afghanistan! Le date dei successivi rinvii [3] della fine dei lavori del gasdotto (2009, 2012 e 2014) seguono scrupolosamente e rispettivamente le date delle due guerre israeliane contro il Libano e Gaza, l'anno conosciuto come quello della "primavera araba" e la resistenza imprevista della Siria agli obiettivi di questa "primavera araba". Ed è qui che i rapporti tra Medio Oriente, Russia ed Europa centrale si intrecciano. Attualmente, la data proposta per la fine dei lavori, secondo i nostri dati, è oramai il 2017. Perché gli americani continuano a prorogare la conclusione dei lavori del loro gasdotto, mentre i russi, pacificamente, portano a compimento progetti simili uno dopo l'altro? Per comprendere questo dilemma, bisognerebbe penetrare nel pantano siriano con le sue innumerevoli diramazioni a forma d'impianto per la produzione del gas!

Diamo inizio ai nostri sforzi riflettendo sulle risposte a tutte le domande suscettibili di essere poste da ogni essere umano che si occupa della realtà della crisi siriana, posta al crocevia tra quattro regioni: Medio Oriente, Russia, Occidente, con nel mezzo l'Europa centrale.

- Perché la crisi siriana peggiora con l'intrecciarsi di conflitti interni ed esterni?
- Qual è la natura e la dimensione degli interessi che s'intersecano nello spazio siriano?
- Perché il ribaltamento delle posizioni turche e qatariote verso la Siria e l'alleanza di Doha ed Ankara contro Damasco.
- Perché la Russia appoggia Damasco?
- Perché le reticenze tedesche verso la politica delle altre potenze NATO?
- E perché il silenzio dei paesi dell'Europa centrale, la maggior parte dei quali aveva rumorosamente preso parte alla guerra in Iraq?
- Qual è il segreto del voltafaccia dell'emiro del Qatar verso suo padre e di Erdogan verso il suo maestro Necmettin Erbakan?
- Qual è il segreto della dichiarazione americana sul nuovo Medio Oriente?
- In che direzione si svilupperanno gli avvenimenti in Siria?
- Quali sono gli indicatori del futuro alla luce dei documenti di Wikileaks?
- Le fughe di Wikileaks sono involontarie o programmate?
- Tutti i giorni ci sono parecchi "Bouazizi" arabi. Perché questo Tarek Bouazizi tunisino è particolare? Qual è la storia segreta della primavera araba?
- Le rivoluzioni arabe sono prefabbricate a Washington?
- Come ha funzionato il legame tra la Otpor serba, le rivoluzioni colorate nello spazio eurasiatico e la primavera araba?
- Quale è l'obiettivo del gasdotto siro-iraniano attraverso l'Iraq e verso l'Europa, via Grecia?
- Frammentare ciò che è diviso è l'emblema del nuovo Medio Oriente?
- L'occupazione dell'Iraq è l'apertura ufficiale del progetto del nuovo Medio Oriente?

Nel 1992 [4], nei corridoi del potente G7 (evidentemente sotto la pressione delle grandi società finanziarie ed energetiche transcontinentali) fu elaborato un piano? Quest'incontro si svolse quasi parallelamente, giusto per dare l'impressione di una democrazia mondiale, al famoso Summit della Terra [5], da altri definito il vertice dei poveri dell'UNCED [Conferenza sull'Ambiente e lo Sviluppo delle Nazioni Unite], un'agenzia dell'ONU, che si è tenuto a Rio de Janeiro in Brasile e che ha dato vita al protocollo di Kyoto. Questo protocollo impone la riduzione delle emissioni di gas inquinanti nell'atmosfera per limitare l'aumento del riscaldamento climatico. Questo è lodevole, ma ahinoi, è in questo quadro che germoglieranno i grandi conflitti mondiali a venire! L'Unione europea ratificò quest'accordo nel 1994 e in questo modo il gas naturale divenne la più importante fonte di energia in sostituzione del petrolio, che ha cominciato a perdere di importanza strategica scivolando al secondo posto. Occorre molto gas all'Europa, di cui è la più grande consumatrice mondiale! Ebbene, questo gas è disponibile in Iran e in Russia a profusione… Le incognite politiche e i fronteggiamenti diplomatici con l'Iran misero da subito l'Europa in una posizione scomoda dinanzi allo pseudo monopolio russo [6]. Col passare del tempo, l'Europa soffre l'insicurezza riguardo l'approvvigionamento di questo fabbisogno energetico. Questo problema rende indispensabile l'intervento degli strateghi americani! Permetterà Washington l'espansione dell'influenza russa in Europa dopo lo scioglimento del Patto di Varsavia e la probabile scomparsa della ragion d'essere della NATO? È quanto sembra vogliano richiedere certi europei! Di passaggio, solleviamo una contraddizione enorme: gli USA sono uno dei rari paesi a non avere ratificato il protocollo di Kyoto, mentre le grandi società americane si fregano le mani per realizzare il progetto Nabucco e portare così il gas verso l'Europa!

Nel 1995, un accordo in Qatar portò al potere, con un colpo di stato (bianco), il figlio a discapito del padre. Rapidi accordi permisero quindi la demarcazione della frontiera con l'Iran e l'inizio dell'estrazione di gas nel Qatar per tentare di coprire la domanda europea e ridurre l'impatto della dipendenza dell'Europa dal gas russo. L'impossibilità del trasporto del gas qatariota verso l'Europa tramite gasdotto, ne rese necessaria la liquefazione malgrado l'elevato costo di tale operazione. La Siria rifiutò il passaggio di questo gasdotto dal momento che il Qatar imponeva che venisse trasportato gas israeliano [7]. Tale posizione strategica siriana resterà rigida finché il problema palestinese non sarà regolato. La sorprendente ironia è che gli stati vicini, Bahrein [8] e Sultanato di Oman [9], acquistano il gas proveniente da paesi lontani, mentre il gas qatariota è vicino! Difatti, per il mercato europeo, Washington ha deciso di privilegiare il gas qatariota per fare concorrenza a quello russo. A Doha l'ultima parola spetta a Washington, forte della sua superbase militare [10] dal nome in codice che ricorda Disneyland, "Campo Snoopy", e mentre i suoi enormi componenti dicono il contrario: 1) l'aeroporto internazionale di Doha; 2) il campo militare di Saliyah; 3) la base aerea di Al Udeid e, soprattutto, il comando centrale americano della regione centrale, conosciuto come "CENTCOM" [11]. Parallelamente, nel passato Washington sembra avere aiutato ad infiammare le regioni della Cecenia e Yugoslavia utilizzando mercenari arabi ed afgani per conto di un ipotetico "jihad"!

La società di gas russa "Gazprom" [12] è stata trasformata in società di stato per azioni nel 1993, dal capo del governo russo Viktor Chernomyrdin e dal suo partito NDR [Nash Dom Rossiya - La Russia è la Nostra Casa, ndt], nel quale Putin era responsabile regionale a San Pietroburgo. Quando Putin riuscì, nel marzo 2000, a prendere senza indugi le redini della situazione in Cecenia, Gazprom divenne rapidamente il reale centro di potere in Russia, a immagine delle somiglianti compagnie americane che dominano gli Stati Uniti e che stanno dietro al progetto del Nuovo Medio Oriente. Washington si rese conto dell'importanza della suddivisione geografica del gas [13] nella regione: il Turkmenistan, l'Azerbaigian, l'Iran, l'Egitto e le riserve di gas, già da tempo note a Washington, sulla costa mediterranea orientale tra Siria e Cipro e soprattutto sotto la Siria. Capirono che il controllo di queste fonti rappresentava la conservazione di una posizione di monopolio indiscussa e la conduzione del mondo in funzione dei loro interessi. Ma occorreva neutralizzare la portata dell'influenza della Russia, che controlla il transito gasifero delle regioni dell'Azerbaigian e del Turkmenistan. Il modo per giungere a questo obiettivo è controllare il gas del Mediterraneo al fine di assicurarne la fornitura verso l'Europa. Così la Russia non sarà in grado di acquistare gas dell'Asia centrale per venderlo all'Europa. Questi paesi dell'Asia centrale saranno dunque costretti ad entrare nell'orbita strategica americana. Ma l'accesso al controllo del gas dalla riva orientale del Mediterraneo deve portare a conclusione il processo di pace della regione e giungere alla pace nella regione secondo la legittimità internazionale. Lo stato israeliano è pronto a ciò? Oppure preferisce un "nuovo Medio Oriente" più facilmente controllabile con barriere confessionali e nuovi stati settari che non dissentono dal Qatar o piuttosto dal suo padrone? La liquidazione della causa palestinese per sciogliere la patria e sostituirla da qualche parte nel regno di Transgordania, sarebbe eventualmente un rimedio in quest'ultimo caso! Questo è il progetto del secolo, ci saranno moltissime perdite di vite umane e qualche cosa che somiglia ad una primavera araba!

Mappa riserve mondiali provate di gas naturale

Ma è davvero necessario? Non ci sarebbe una soluzione alternativa? Prima di questo progetto del nuovo Medio Oriente, c'era un piano più semplice e meno costoso per Washington. Esso mirava all'eliminazione della resistenza in Libano, così da raggiungere le riserve di gas senza una soluzione alla questione palestinese, problema divenuto oramai un dilemma e un'equazione di difficile soluzione per il futuro di Washington nella regione. Come risolvere quindi questo dilemma per il controllo della regione? Le opzioni sul tavolo erano o la liquidazione della causa palestinese, o l'eliminazione della resistenza libanese. Ma sono ancora le migliori? Fu allora che iniziò la guerra israeliana contro il Libano nel 1996, sotto il nome ispiratore di "grappoli di collera" [Grapes of Wrath] per eliminare Hezbollah e la sua resistenza, imporre la pace con il Libano e garantire l'approvvigionamento di gas. Ma l'insuccesso dell'attacco ha portato alla dichiarazione della legittimità della resistenza all'occupante e costretto Israele, per la prima volta della sua storia, a rispettare gli accordi di aprile. Inoltre nel 2000, la liberazione del sud del Libano ha segnato la naksah [disfatta] [14] di due stati: israeliano e statunitense. Nello stesso anno, Putin giunse al potere in Russia, dopo le dimissioni di Boris Eltsin.

Washington si rese conto che il gas del Qatar non era in grado di competere con quello russo sul mercato europeo, con un'influenza della Russia sempre maggiore e una domanda europea in crescita, cosa che di colpo mise tutta l'Europa centrale, dai Balcani alla Polonia, in una posizione strategica nella competizione Russia/Medio Oriente. E questo insieme alla ripresa economica che ha permesso alla Russia di recuperare velocemente le sue posizioni politiche e strategiche. Una corsa contro il tempo spingeva quindi Washington a fare qualche cosa! Improvvisamente, i cittadini del mondo intero assistono impotenti, in diretta sugli schermi televisivi, ad un attacco suicida di due aerei contro il "World Trade Center" a New York e al crollo delle torri gemelle!!! Washington coglie al volo l'opportunità e lancia, quasi all'indomani dell'11 settembre, un attacco contro l'Afghanistan e successivamente contro l'Iraq per occuparli! Perché? La giustificazione della risposta al terrorismo non è mai stata accolta in modo unanime dal mondo, come invece lo è stato nel rifiutare e respingere le accuse americane contro l'Iraq, sia riguardo l'implicazione dell'Iraq con il terrorismo, sia nello sviluppo di armi di distruzione di massa. Dunque cerchiamo altrove la causa di queste guerre. Sono state la risposta alla disfatta di Israele in Libano, o all'arrivo di Putin al potere, oppure alla convergenza tra Cina e Russia dopo le tensioni durate decenni al tempo della guerra fredda? O anche perché i paesi dell'Europa centrale, appena liberatisi dall'influenza russa, non avrebbero teso a riavvicinarsi in quel contesto con la loro vecchia protettrice? Oppure sono la risposta alla caduta di certi bastioni dell'influenza di Washington in Sudamerica? È chiaro che l'occupazione dell'Afghanistan e dell'Iraq rappresenta l'apice geostrategico nell'insieme dei movimenti e delle azioni americane nella regione, un apogeo dalle conseguenze amare [15]. Chiaramente tra i maggiori obiettivi di quest'azione rientrano il taglio delle vie di transito esistenti o potenziali provenienti da e dirette verso la Cina (merci e prodotti energetici), la continuazione del suo accerchiamento e di quello della Russia, dell'Iran e della Siria, che sono i principali sostenitori e fornitori delle resistenze libanese e palestinese.

Nel 2002, Washington firma un accordo con Recep Tayyip Erdogan e Abdullah Gul, ritortisi contro il loro vecchio maestro Necmettin Erbakan. I due fondano il "Partito della Giustizia e dello sviluppo", il nuovo AKP, affinché Abdullah Gul diventi il primo premier scaturito da una corrente "islamica" in Turchia con la benedizione americana. È solamente una ripetizione della sceneggiatura qatariota del 1996, dove un colpo di stato bianco, con sullo sfondo una motivazione gasifera, destituì il padre a favore di suo figlio. La stupefacente coincidenza è che le due formazioni giunte al potere in Turchia e nel Qatar con le congratulazioni americane vantano entrambe l'appartenenza ad una sola corrente islamica, detta dei "Fratelli musulmani". La stessa di Hamas nella resistenza palestinese e di quella dei futuri sobillatori della primavera araba, dal Marocco allo Yemen! Con l'emergere dell'AKP, Washington annuncia il progetto del gasdotto Nabucco per portare il gas in Europa dal Mar Caspio, attraverso l'Iran, l'Azerbaigian, la Georgia e la Turchia, evitando accuratamente la Grecia passando dai Balcani più a nord. La prima considerazione che svela l'implicazione dello stato israeliano in questo progetto riguarda il suo nome. Nabucco è il nome di un'opera musicale di Verdi che narra, secondo la sua visione, la storia della deportazione degli abitanti di Gerusalemme a Babilonia, in Iraq, da parte di Nabucodonosor, re di Babilonia dal 605 al 562 a.c.! Appena un anno più tardi, le forze americane invadevano l'Iraq! Uno studio che tralasci l'analisi delle interferenze tra la semantica, il gas, i colpi di stato bianchi o con il tradimento, la resistenza all'occupazione e tutti gli stati del Medio Oriente, ivi compresi Palestina e Israele, passa certamente accanto alla verità senza toccarla! Allora perché Nabucco? Indubbiamente Washington non era certa di avere accesso al gas dell'Asia centrale. Era anche nell'impossibilità di condurre una guerra contro l'Iran alla luce delle circostanze internazionali attuali, siano economiche o politiche. Ma ha mal giudicato le reazione di Mosca al lancio del gasdotto Nabucco. Analizzeremo la risposta russa a Nabucco più tardi. Washington inizialmente prevedeva di ottenere il gas dall'Egitto e dalla costa orientale del Mediterraneo. La divisione e distruzione della Siria sarebbero state ottenute attraverso uno stratagemma da definire in seguito, per ottenere senza sforzi e senza guerra il gas iraniano. Così Mosca non avrebbe più potuto acquistare il gas azero, perdendo al tempo stesso la sua influenza nel Mediterraneo, in Europa e Asia centrale. E Washington avrebbe ottenuto il controllo del mondo, per sempre!

Gasdotto Nabucco

Il gasdotto Nabucco porta il gas della regione in Turchia, per esportarlo in Europa senza attraversare la Grecia. Questo progetto, trasforma così la Turchia in un paese ricco grazie ai redditi del transito. A pieno regime Nabucco dovrebbe raggiungere la capacità di 45 miliardi di metri cubi, il 50% dei quali per gli azionisti e il rimanente allocato a clienti terzi [procedura di Open Season, ndt], se questi si presentano! Sarebbe in totale circa il 10% del consumo europeo attuale [16] e il 37% della capacità dei gasdotti russi "Nord Stream" [17], già operativo, e "South Stream" [18] che lo diverrà nel 2015. Fin dal lancio di Nabucco, Erdogan si rese conto che l'accesso al gas dell'Asia centrale era impossibile a causa della Russia. Allora, ha lui stesso supervisionato la firma al Cairo dell'accordo Nabucco [19]. Hosni Moubarak non comprese all'epoca di firmare il documento della sua estromissione dal potere!

L'accordo tra Erdogan, Abdullah Gul e gli americani, includeva diritti e doveri. Erdogan e Gul avrebbero dovuto formare un partito che si richiamava ad una corrente islamica per tenere le redini del potere della Turchia laica. Avrebbero così avuto diritto al sostegno e alla protezione statunitense, purché accettassero le seguenti condizioni:

1) Dividere l'Egitto e l'Iraq in tre stati ciascuno; la Siria in quattro. Tutti mono-confessionali o mono-etnici!
2) Porre i nuovi stati non-sunniti sotto influenza israeliana.
3) Aiutare gli Stati Uniti in Afghanistan, in Iraq e nei nuovi stati che Washington ha intenzione di costituire!
4) Permettere agli Stati Uniti di costruire una rete di gasdotti e metterli sotto l'influenza di Washington.

Come contropartita, ecco gli impegni onorati da Washington:

1) Porre i nuovi stati sunniti sotto influenza turca.
2) Trasformare la Turchia in un nodo gasifero mondiale.
3) Non fare passare il gasdotto in Grecia, per assicurare l'adesione della totalità di Cipro alla Turchia e la sua entrata nell'Unione europea a scapito della Grecia.

Una variante delle disgregazioni proposte nel Nuovo Medio Oriente!

È vero. Quest'accordo segreto sembra effettivamente uscire dritto dal cilindro di un mago! Dei riferimenti o degli argomenti avvalorano quest'ipotesi? Senza pretendere di conoscere tutta la verità, proveremo molto semplicemente ad analizzare la questione apertamente e obiettivamente! Il progetto di Nabucco indica chiaramente nel suo tracciato la messa fuori gioco della Grecia e della Serbia. Il suo nome sembra mostrare un'implicazione particolare di Israele. A quale livello? La disgregazione del Medio Oriente in piccoli stati non è più del campo delle sole ipotesi. L'esempio del Sudan e la forte implicazione degli Stati Uniti nella sua conseguente divisione su basi confessionali è più che eloquente! Lo sono anche i conflitti sanguinari tra libici ed il rischio di separazione su basi etniche, giusto dopo uno scenario da "primavera araba" seguito da un intervento americano! E nella regione? In Iraq, malgrado nove anni di occupazione e la caduta del governo diretto da Saddam Hussein, nessuna democrazia degna di questo nome ha fatto capolino! Mentre Bush figlio non ha smesso di gridare ai quattro venti le lodi della sua democrazia esemplare che si stabilirà in Iraq e si propagherà nella regione. Ed è lì che si dimentica la nozione così cara a Bush figlio: Nuovo o Grande Medio Oriente? Che cosa è esattamente questo progetto? Mira unicamente a questa regione oppure ha dei collegamenti con la strategia tracciata da Zbigniew Brzezinski nel suo lavoro "La grande scacchiera", che prevedeva una strategia mirante a sbriciolare il cuore dell'Eurasia e trasformare l'Europa centrale nella periferia e nella zona di transito verso questo nuovo Medio Oriente?

Il 28 gennaio 2004, nel corso di una riunione alla Casa bianca, Bush presentò al primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan i principali riferimenti del nuovo progetto americano "Grande Medio Oriente". Lo raccontava un giornale turco [20] due giorni dopo l'incontro, aggiungendo che: "Il progetto, secondo il presidente americano, ha nella Turchia la sua colonna vertebrale. Washington vuole che essa giochi un ruolo essenziale in questo progetto, promuovendo il suo modello democratico e la sua 'moderazione' religiosa nella regione!" Vale a dire promuovere la corrente cosiddetta dei "fratelli musulmani" che stanno portando avanti, nove anni dopo, la cosiddetta "primavera araba". Una primavera alla fine respinta massicciamente dalle popolazioni ingannate, poiché questi "fratelli" non sono così moderati come sosteneva Bush!

La disgregazione del Medio Oriente è stata menzionata anche da Pierre Hillard [21], nel suo articolo "Il nuovo ordine mondiale all'assalto dell'islam", apparso il 18 marzo 2011. Egli scrive "Bernard Lewis [22] […] è l'autore dell'espressione 'shock delle civiltà', ripresa con successo da Samuel Huntington. Per lui, si tratta di balcanizzare il mondo musulmano, come già è stato fatto prima in Yugoslavia e in URSS, per creare dei mini-stati petroliferi più facili da controllare. Un modello di ristrutturazione chiamata 'Americana: Arci Nemici, o, arco di crisi' fu presentato sulla rivista Time del 15 gennaio 1979 [23]". E in tutto ciò, Israele propone una sua versione di disintegrazione del Nuovo Medio Oriente? Senza andare a scavare fino al primo congresso sionista riunitosi a Basilea, in Svizzera, dal 29 al 31 agosto 1897, si trova uno studio strategico quasi parallelo ai lavori di Bernard Lewis, e che sembra pervenire agli stessi risultati. Questo documento è apparso nel febbraio del 1982 sulla rivista Kivunim, pubblicazione dell'Organizzazione sionista mondiale, dalla penna di Oded Yinon, intitolato "A strategy for Israel in the Nineteen Eighties" [Una strategia per Israele negli anni Ottanta] [24], ribattezzato "Clean Break" [Taglio Netto] [25] dopo l'11 settembre.

Ci sono molte coincidenze? Non c'è dubbio che questi piani previsti per gli anni 80-90 siano falliti penosamente a causa essenzialmente delle resistenze libanesi, palestinesi e irachene, al sostegno siriano e iraniano, dunque alla volontà dei popoli del Machrik, al loro attaccamento alle loro terre e alla loro sovranità, malgrado le enormi perdite. Anche il campo opposto ha perso considerevolmente a livello umano, economico e strategico!

Il gas sarin

Sembra che certi dirigenti occidentali, incoraggiati forse dai portafogli gonfi di certi emiri, sotto la minaccia imminente di perdere i loro troni, a immagine di quanto accaduto a quello qatariota il 25 giugno 2013 [abdicazione di Sheikh Hamad in favore del figlio Tamim, ndt] [26], vogliano fare cadere assolutamente il governo siriano per potere far passare questo gas "naturale", tanto agognato! Anche al prezzo di dubbie manipolazioni basate su altro gas! Recentemente sono circolate strane notizie riguardanti la cattura in Turchia [27] di una banda criminale in possesso di 2 kg di gas "sarin", un gas "neurotossico" molto pericoloso, e quella di un'altra banda che lo produce in Iraq [28]. Ora, questi mercenari che giungono da ogni parte altri non sono che Jabhat Al Nosra, la punta di lancia dell'insurrezione in Siria, e questo gas "sarin" era destinato alla Siria!

Allora perché certi ministri degli esteri continuano, controcorrente e in particolare contro gli esperti delle Nazioni Unite [29], ad accusare il governo siriano di utilizzare questo gas contro il proprio popolo? Questo malgrado il rifiuto del Consiglio di sicurezza di assumersi la responsabilità di incaricare, secondo la precipitosa richiesta di uno stato membro (la Siria), una squadra specializzata per indagare sull'utilizzo da parte dell'opposizione siriana armata di un gas neurotossico a Khan Al-Assal ad Aleppo [30]. Questo rifiuto era dissimulato dalla volontà di questi stessi ministri degli esteri di indagare dovunque in Siria! I nostri cittadini non meritano qualche spiegazione!?

Quali giustificazioni danno questi responsabile dei paesi della NATO, di fronte alle facilitazioni e alla cecità alle innumerevoli estorsioni di Jabhat Al Nosra: dal gas sarin fino alle esecuzioni di bambini, passando per il cannibalismo!? Perché attaccano il governo siriano che ha subito queste estorsioni insieme col suo popolo? Perché, trovano insopportabile che l'esercito arabo siriano difenda il proprio popolo che sfida e vince questi terroristi? Sì, terroristi secondo la loro stessa classificazione! Perché distinguono Jabhat Al Nosra dalle altre opposizioni armate, quando i siriani non affrontano sul campo che le bande di mercenari estremisti wahabiti takfiriti, vale a dire Jabhat Al Nosra e le sue ramificazioni? La manipolazione è più che evidente [31], mentre non lo sono le spiegazioni [32]!

Nell'ultima relazione, Philip Coyle, ricercatore principale al Centro di controllo sugli armamenti e la non proliferazione di Washington, si è burlato dell'accusa sull'uso di gas sarin da parte del regime di Bachar: "Senza prove pubbliche evidenti è difficile per i periti valutare la validità delle dichiarazioni dell'amministrazione", aggiungendo che "quanto è pervenuto non somiglia ad una serie di attacchi al sarin!"

Conclusioni

Tutto quanto accade sembra avere un legame diretto con l'asse Europa-Eurasia-Asia, dove si sviluppano dei processi che rimettono in causa l'ordine mondiale così come è sembrato instaurarsi dalla caduta del blocco sovietico. L'analisi presentata è qui lungi da essere completa. Bisognerebbe studiare il caso particolare di ogni paese toccato dal flagello della "primavera araba" e di quelli implicati sia nella regione sia le superpotenze, descrivendo minutamente gli aspetti sociologici, economici, geografici, politici, ambientali e tecnologici, così come i loro rapporti quantitativi e qualitativi con l'energia: produzione, consumo e trasporto… La crisi!

Dinanzi a questo attacco cardiaco terrestre, cosa fare? In effetti, un attacco cardiaco viene affrontato dagli specialisti coi mezzi provati scientificamente e giudicati buoni da un insieme di osservazioni e di sperimentazioni rigorose. Nel nostro caso, bisognerebbe esplorare per bene tutte le arterie principali e secondarie, esplorare tutti i passaggi tra le sorgenti ed i luoghi di irrorazione principali, identificare i passaggi diventati impossibili o difettosi. Quando un passaggio è impossibile, si dovrebbero proporre delle alternative, studiare le circostanze di un buon insediamento di una nuova arteria ed ispezionare l'eventuale rigetto dell'innesto. Quando un passaggio è difettoso, è necessario individuare le cause dei difetti, identificare i meccanismi di riparazione e di adattamento ai livelli sociologici, ambientali, politici, geografici…

È divenuto evidente che molti dei rimedi ed indizi nelle mani degli strateghi americani sono semplicemente sterili. La dimostrazione risulta dal blocco mondiale, se non dall'insuccesso, per quanto riguarda la gestione della crisi siriana, della storica crisi palestinese e di altre crisi che si sono succedute in Eurasia, in Europa centrale e in Medio Oriente, e poi dal ritardo [33] insuperabile, se non dall'incapacità [34] degli Stati Uniti di continuare la costruzione del gasdotto Nabucco. Perché? A nostro avviso, questo è dovuto al fatto che i rimedi e gli indici considerati attualmente sono ciechi. Conducono a una visuale ingannevole, unilaterale: quella dell'Occidente. Non è giunto il tempo di adottare un'altra visuale, che parta dal centro, vale a dire dall'Europa centrale e orientale, con due occhi, uno ad occidente e l'altro ad oriente? In caso contrario, coloro che si credono i decisori delle sorti del mondo possono proseguire a scegliere metodi brutali, inviando ondate di soldati armati fino al denti, con la moltiplicazione delle crisi economiche [35] strettamente associate [36] e di tutto quello che ne consegue!!!
 
Biografia e note in lingua originale


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