www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo e globalizzazione - 18-11-13 - n. 475

Piano d'azione nazionale italiano per le energie rinnovabili

Quali implicazioni per l'accaparramento delle terre in Africa?

Crafs, Grain, Re:Common* | pambazuka.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

09/11/2013

Che le imprese italiane abbiano preso il controllo di vaste porzioni di terre in Africa nel 2007-2008 in vista di produrre colture per biocarburanti è convalidato dai fatti sul campo. È molto probabile che questo sia stato motivato dal sistema di incentivi predisposto nel quadro del Piano d'azione nazionale italiano per le energie rinnovabili.

Lo Stato italiano ha stanziato 200 miliardi di euro per gli incentivi alla produzione d'elettricità d'origine rinnovabile per i prossimi 20 anni (2013-2032). È ciò che emerge dall'ultimo sistema di incentivi per le energie rinnovabili, presentato nel luglio 2012, che si riferisce all'energia prodotta a partire da biomasse, biogas e bioliquidi. (1)

Concretamente ciò significa che ci sarà una valanga di sovvenzioni con un forte impatto sulle scelte effettuate nel settore energetico. L'onere finanziario ricadrà sulle spalle degli utenti d'elettricità italiani, che fanno già fronte ad un aumento del 7% nelle loro bollette per le energie rinnovabili. Ma le conseguenze sociali, economiche e ambientali più drammatiche saranno risentite migliaia di chilometri più in là.

Il boom dei biocarburanti

Per attuare il protocollo di Kyoto del 1997, il Consiglio e il Parlamento europei hanno approvato nel 2009 la direttiva 2009/28/CE relativa alla promozione dell'utilizzo dell'energia prodotta a partire da fonti rinnovabili. (2) Questa direttiva fissa due obiettivi vincolanti all'orizzonte del 2020. Il primo è di ottenere il 20% del consumo energetico dell'UE a partire da fonti rinnovabili e permettere ad ogni Stato membro di fissare il suo obiettivo nazionale specifico (17% nel caso dell'Italia). Il secondo è di ottenere il 10% del consumo energetico europeo legato al trasporto a partire da fonti rinnovabili (biocarburanti).

Come esige questa direttiva, nel luglio 2010, l'Italia notificava alla Commissione europea il suo "Piano d'azione nazionale in materia di energie rinnovabili", trasposto nel diritto nazionale dal decreto legislativo 28 del 2011.

In Italia, la produzione d'elettricità d'origine rinnovabile è stata finanziariamente incoraggiata dallo Stato dal 1992. Tuttavia, dal 2007, il meccanismo di incentivi assume un ruolo molto più importante, in particolare attraverso una sovvenzione pubblica specificatamente aumentata per l'energia prodotta a partire dalla biomassa, dal biogas e dai bioliquidi. I bilanci dello stato italiano per il 2007 ed il 2008 prevedevano nuovi sistemi di sovvenzioni che miravano a sostenere specificamente la costruzione di impianti per la produzione d'elettricità tramite fonti d'energia rinnovabili, in particolare la biomassa ed il biogas. Da allora, molte centinaia di piccole centrali elettriche (meno di un megawatt) sono state costruite ovunque nel paese, forti delle sovvenzioni. Il costo delle loro infrastrutture, quantificato in milioni di euro, è stato molto rapidamente ammortizzato. Così, i gruppi industriali che hanno costruito queste centrali hanno potuto realizzare rapidamente profitti con pochi rischi finanziari.

Nello stesso tempo, il discorso "sulla filiera corta di approvvigionamento della biomassa", dove la materia prima è prodotta in un raggio di 70 km attorno alla centrale, ha fatto la sua comparsa per la prima volta nella legislazione nazionale. La misura incentivante più importante è stata riservata alla biomassa prodotta vicino agli impianti di produzione elettrica o alla biomassa prodotta tramite accordi di produzione agricola. Tuttavia, sono occorsi molti anni prima che il governo stabilisse, per via legislativa, i criteri di tracciabilità della catena d'approvvigionamento.

Gli obiettivi dell'Ue, ai quali si aggiungono le sovvenzioni italiane, come pure il vuoto giuridico legato alla tracciabilità dell'origine delle materie prime, hanno aperto una manna commerciale estremamente proficua potenzialmente, alle imprese italiane attive nel dominio della produzione di biomassa da bruciare nelle centrali italiane o da trasformare e vendere come biocarburante.

Anche dopo le esigenze di tracciabilità, l'introduzione di procedure per la produzione d'elettricità a partire da biomassa e gli incentivi aumentati per le catene corte adottati dal Ministero dell'Agricoltura, dell'Alimentazione e delle Foreste nel 2010, i poteri regionali, che si suppone debbano applicare il decreto localmente, lo fanno senza alcun coordinamento e in mancanza di una strategia nazionale coerente, creando così un panorama molto diverso da una regione all'altra.

Gli effetti della politica italiana all'estero

In questo contesto, il fatto che, dal 2007-2008, più di 20 imprese italiane abbiano posto il loro sguardo su centinaia di migliaia di ettari di terreni agricoli in tutto il mondo, soprattutto in Africa, per lanciare progetti pilota di produzione di biomassa, non può essere considerato come una coincidenza. (3) Le imprese stesse lo confermano, con un esempio che si distingue fortemente. (3)

Nell'agosto 2009, il responsabile dello sviluppo del settore della biomassa Tozzi Renewable Energy, una società italiana implicata in progetti controversi di produzione di jatropha (una pianta ndt) in Senegal e in Madagascar, spiegava che la sua società "[...] aveva lanciato molti progetti per la costruzione di due centrali di biomassa solida e liquida nel sud dell'Italia. Dal 2007, la necessità di sviluppare i nostri approvvigionamenti di biocarburante è diventata strategica per affrontare la volatilità crescente dei prezzi (delle materie prime). Con tante incertezze, era diventato molto difficile valutare la redditività e i flussi di denaro dei vari progetti e negoziare un finanziamento presso le banche". (4)

Quanto al suo contratto fondiario in Senegal, il rappresentante della Tozzi Renewable Energy ne esponeva tutti i vantaggi: "In Senegal, il quadro è positivo. Siamo sul punto di ottenere una concessione di 50.000 ettari (con un contratto d'affitto di 99 anni) (...). Potremo esportare la nostra produzione d'olio; il governo si è soltanto riservato il diritto di comperare una parte della nostra produzione al prezzo di mercato. Il governo ci ha anche consentito di importare in franchigia i materiali e le attrezzature necessari al nostro avviamento." (5)

Tuttavia, alcuni anni più tardi, se si guarda la situazione sul campo, i progetti di biocarburanti della Tozzi Renewable Energy tanto in Senegal che in Madagascar, non hanno attuato con successo un gran chè. In Senegal, dopo un tentativo abortito di riassegnare e rilanciare il progetto, Tozzi ha deciso di abbandonare l'investimento. (6) In Madagascar, dove Tozzi intende coltivare 100.000  ettari entro il 2019 e dove la società dispone attualmente di 6.558 ettari, cresce l'opposizione delle comunità e la voce "di un'inversione brusca nel piano di affari della società" si è diffusa. Ex dipendenti del progetto ci hanno informati che il progetto jatropha era abbandonato e che circa 5 milioni di semi di jatropha erano stati gettati nel corso dei primi mesi del 2013, poiché "il piano si orienta ormai verso altre cose, forse verso lo sfruttamento del ricco sottosuolo della regione." (6)

Le misure legislative italiane zoppe ed incoerenti, che dopano le energie rinnovabili, svolgono molto probabilmente un ruolo nel comportamento apparentemente incoerente e contradittorio delle società all'estero.

Tra esse, Tozzi ha scelto la regione Puglia, nel sud dell'Italia, come terreno di sperimentazione privilegiato. La società prevedeva di costruire tre grandi centrali di biomassa alle quali le comunità locali interessate dai progetti si opponevano in gran parte. Nel luglio 2008, i poteri locali della Puglia hanno promulgato una legge che riguarda l'installazione di centrali elettriche che producono energia a partire da biomassa. (7) Questo disposto comprende norme relative alla tracciabilità delle materie prime da bruciare nelle centrali e impone un minimo obbligatorio del 30% da coltivare in un perimetro di 70 chilometri attorno alle centrali. Pur lasciando la possibilità, per Tozzi, di importare ancora importanti quantità di materia prima dall'estero, questo offriva anche incentivi finanziari e procedurali per utilizzare la biomassa locale.

Più tardi, Tozzi ha iniziato a concludere accordi di produzione con agricoltori locali per garantirsi un approvvigionamento costante di colture da bruciare nella centrale di Sant'Agata. Nel luglio 2013, questa centrale ha ricevuto l'approvazione della regione per ottenere le maggiori sovvenzioni pubbliche possibili. Ciò ha qualcosa a vedere con il fatto che Tozzi seppellisce i suoi progetti di produzione di jatropha in Madagascar e in Senegal?

Collegando i punti

Che le imprese italiane abbiano preso il controllo di vaste porzioni di terre in Africa nel 2007-2008 in vista di produrre culture per biocarburanti è convalidato dai fatti sul campo. È molto probabile che questo sia stato motivato dal sistema di incentivi predisposto nel quadro del Piano d'azione nazionale italiano per le energie rinnovabili. È possibile che i recenti cambiamenti constatati nei piani di affari di queste società in molti paesi africani derivino dal riconoscimento che la jatropha non è né proficua, né duratura ecologicamente e socialmente. Ma è anche completamente possibile che le imprese trascurino la produzione di agrocombustibili su grande scala in Africa, per orientarsi verso una produzione locale a filiera corta, in conseguenza dell'elaborazione lacunare della legislazione italiana. L'impatto che ciò potrebbe avere su altri accaparramenti di terre per biocarburanti in Africa da parte di società italiane, senza parlare dei progetti di sostituzione previsti sul suolo italiano, deve essere strettamente sorvegliato.

* Crafs (quadro di riflessione e d'azione sul fondiario in Senegal); Grain è un'organizzazione che sostiene i piccoli contadini e i movimenti sociali nella loro lotta per un sistema alimentare basato sulla biodiversità; Re:Commons lavora con i movimenti sociali e le ong in Italia, in Europa e a livello internazionale, nel campo della ricerca, delle analisi e sostenendo campagne per creare una pressione esterna sui governi e le istituzioni per il cambiamento e la trasformazione (fonte: http://bit.ly/HKyORn)

NOTE

1) Decreto ministeriale del 6 luglio 2012 - attuazione dell'art 24 del decreto legislativo n° 28 del 3 marzo 2011 che istituisce misure promotrici della produzione d'elettricità a partire da fonti rinnovabili oltre che il solare. (12A07628) (Suppl. n. ordinario. 143)

2) Per più precisazioni sulla partecipazione dell'Italia all'accaparramento delle terre a livello mondiale, vedere Re: Common "Land Grabbers", giugno 2012.

3) "Biocombustibili: in Africa l'Italia punta sulla Jatropha", Diplomazia Economica Italiana, il 7 agosto 2009.

4) Ibid.

5) ActionAid "il pieno che lascia a secco i poveri - la politica europea sui biocarburanti ed il suo impatto sulla sicurezza alimentare e l'accesso alla terra nei Paesi poveri", giugno 2012.

6) Intervista condotta nel marzo 2013 ad Antananarivo con ex dipendenti del progetto Tozzi.

7) Regione della Puglia, "regolamento per la realizzazione degli impianti di produzione di energia alimentata a biomasse", regolamento regionale n. 12/2008


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