www.resistenze.org - pensiero resistente - imperialismo - 17-02-14 - n. 486

L'Unione Europea significa guerra e militarismo

Ástor García | unidadylucha.es
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

12/02/2014

Il Partito Comunista dei Popoli di Spagna (PCPE), tra tutte le organizzazioni e le formazioni candidate alle elezioni europee del 25 maggio, è l'unica a denunciare chiaramente il carattere imperialista dell'Unione Europea. La nostra valutazione su questo aspetto è frutto di un lungo lavoro d'analisi sulle categorie concrete, e cerca di spiegare alla classe operaia e al popolo lavoratore che le attuali terribili conseguenze che subiamo per restare nell'UE non sono il risultato di certe "politiche neoliberiste", ma l'essenza stessa del progetto imperialista europeo, pensato e costruito a beneficio del grande capitale e non dei lavoratori e lavoratrici.

In un mondo in cui i rapporti capitalistici di produzione sono dominanti, le relazioni economiche e politiche tra stati e nazioni sono caratterizzate da un alto grado di interrelazione e interdipendenza. I monopoli di tutti i paesi lottano tra loro per farsi spazio nei diversi mercati, siano nazionali, regionali o mondiali, e perciò contano sulla collaborazione delle strutture statali dei loro paesi d'origine. Tuttavia, poiché la competizione è sempre più forte, diventa sempre più necessaria l'alleanza tra gli stati per cercare di fortificare le loro posizioni, in generale su basi geografiche o su taluni elementi storici o culturali comuni.

Le esperienze di unioni interstatali si vanno moltiplicando intorno a noi e seguono tutte una logica molto simile: eliminazione delle frontiere per facilitare la coesione del mercato interno, politiche tariffarie comuni per certi prodotti, promozione comune di uno o più settori economici, relazioni commerciali preferenziali e così via. In questo scenario, l'Unione Europea può essere considerata l'esempio più raffinato e completo, avendo anche conseguito l'unione monetaria e avanzando proposte di un sempre maggiore coordinamento delle politiche fiscali e di bilancio, giungendo inoltre alla creazione di corpi di polizia (Europol) e militari (Esercito europeo) comuni.

L'Unione Europea, costruita su paesi il cui carattere imperialista nessuno può metter in dubbio (Germania, Francia, Regno Unito, Italia, Spagna), non può essere altro che l'alleanza di queste potenze (e dei loro monopoli) per competere in migliori condizioni in un mondo capitalista sempre più intercorrelato e interdipendente. L'unione di imperialisti non può avere altro risultato che una alleanza inter-statale imperialista. I monopoli di questi paesi (così come gli altri membri della UE), beneficiano enormemente dalle opportunità che l'UE offre loro nel mercato interno, ma approfittano anche della capacità di intervento in paesi terzi e aree geografiche lontane che questa alleanza può esprimere.

Negli ultimi anni, soprattutto dopo l'approvazione degli ultimi Trattati che stabiliscono linee concrete e specifiche di lavoro nel campo della sicurezza, della difesa e in politica estera, abbiamo denunciato le serie implicazioni degli organismi UE, anche se non senza contraddizioni, nella difesa all'estero degli interessi dei monopoli interessati, tra le altre cose, alla costruzione di infrastrutture, estrazione di idrocarburi e di altre materie prime, al trasporto e al settore alimentare. Operazioni quali "Atalanta", per difendere i pescatori europei in Somalia, e diversi gradi di intervento in Mali, Repubblica Centrafricana, nel Sahel, nel nord Africa, nel territorio dell'ex Unione Sovietica, in America Latina e in Medio Oriente, caratterizzano una politica estera dell'UE che, sebbene manchi ancora di una capacità militare operativa paragonabile alle altre potenze, si muove verso un modello che permette, nelle relazioni internazionali, di usare l'intervento militare diretto e rapido una volta fallite le pressioni politiche, economiche e diplomatiche su paesi terzi.

Esistono sempre più voci che sollevano la necessità di aumentare nel bilancio europeo i fondi per la difesa, secondo l'esplicita idea che sulla scena internazionale l'Unione Europea debba essere, sempre più, un attore autonomo, con voce e capacità proprie. Naturalmente, l'UE non gioca da sola nella grande scacchiera geostrategica mondiale: se l'UE e i suoi monopoli hanno bisogno di "voce e capacità proprie" è perché, oltre i confini europei, si scontrano con gli interessi delle altre potenze, che perseguono obiettivi simili, se non uguali, di controllo dei mercati, delle rotte di approvvigionamento e dei governi locali affini ai loro interessi.

In questa situazione di frizioni costanti tra potenze, dove le alleanze si creano e si distruggono in brevi periodi di tempo, la situazione può diventare esplosiva, il conflitto può scaturire dai saloni ministeriali e, in quel momento, la capacità militare pesa sulla bilancia. Nel caso europeo, la mancanza di capacità militari proprie è stata mascherata fino ad ora dalla adesione di quasi tutti i suoi membri all'altra grande alleanza statale imperialista conosciuta in tutto il mondo: la NATO.

La NATO, inizialmente creata per respingere un ipotetico attacco sovietico contro i paesi dell'Europa occidentale (quindi dalla chiarissima natura anti-comunista), è intrinsecamente legata alla UE, ma nelle questioni militari dipende concretamente dall'altra grande potenza, che pur essendo alleata difende i propri interessi nel mondo: gli Stati Uniti.

Le buone relazioni tra Stati Uniti e Unione Europea nel corso del tempo sono state costellate da molti episodi di forte attrito. Le differenti posizioni espresse durante la guerra in Iraq e la storia molto recente che ha come protagonista il responsabile per gli Affari europei degli Stati Uniti, Victoria Nuland, con la sua ormai celebre frase "Che si fotta l'UE!", ne sono espressione obiettiva e nitida.

Analizzare le relazioni UE-USA-NATO in maniera massimalista è un grave errore. L'Unione Europea non è né sottomessa agli Stati Uniti, né rappresenta un contrappeso all'imperialismo USA. Entrambi le potenze, con la NATO nel mezzo, cooperano per quanto possibile, se i loro interessi coincidono (come nel caso dell'Accordo di libero scambio in fase di discussione), ma ognuno persegue i propri obiettivi, in modi diversi e tra costanti frizioni (l'attuale conflitto sulle opere di ampliamento del Canale di Panama è un esempio).

La NATO, che finora è stata l'elemento chiave nelle relazioni tra le due potenze a causa della necessità europea di contare su una capacità militare concreta e di quella nordamericana di mantenere l'intera rete di basi militari in tutto il mondo, si trova adesso in piena fase di ridefinizione. Deve diventare uno strumento che garantisca militarmente lo sviluppo capitalista e rimuova le minacce potenziali agli interessi comuni, ma costantemente si scontri con le altre potenze che guadagnano peso sulla scena internazionale come Russia e Cina.

La storia del capitalismo, dell'imperialismo, nel XX secolo, è un buon esempio di cosa accade quando le contraddizioni tra le potenze imperialiste si acutizzano. Ci sono, naturalmente, molteplici alleanze fra potenze, ma tutte realizzate al fine di garantire le migliori possibilità di sviluppare i propri interessi e sono quindi molto instabili.

Oggi assistiamo al succedersi di guerre ben localizzate (Jugoslavia, Iraq, Afghanistan, Libia, Siria), ma non ancora su scala globale. Queste guerre sono sempre state causate dalle potenze imperialiste, in sostanza dei loro diversi interessi, gli interessi dei loro monopoli. Ma questi conflitti, non hanno finora portato a scontri diretti tra le grandi potenze, ma si è sempre cercato o fabbricato un nemico locale che l'una o l'altra potenza attaccano o difendono. Questo significa che il mondo è libero dalla minaccia di una nuova conflagrazione mondiale, come quelle verificatesi nel XX secolo? Assolutamente no, perché nella misura in cui le conseguenze della profonda crisi capitalista attanaglieranno le diverse potenze, gli scontri cresceranno in intensità fino a quando arriverà un nuovo assassinio di Sarajevo o una nuova Pearl Harbour. L'imperialismo decadente, come un mostro ferito a morte, assesterà i suoi colpi disperati e le principali vittime saranno, come sempre, i popoli del mondo.

L'Unione Europea, giocando a rappresentare un imperialismo più "morbido", non è più in grado di ingannare nessuno. Ha le mani macchiate di sangue ed è responsabile della sofferenza di milioni di esseri umani, dentro e fuori dei suoi confini. Quindi la nostra proposta d'uscita da tutte le strutture imperialiste non è affatto estremistica, ma è il primo passo per avanzare verso una società e verso relazioni tra i popoli basate sul rispetto reciproco e la pace.


Resistenze.org     
Sostieni una voce comunista. Sostieni Resistenze.org.
Fai una donazione o iscriviti al Centro di Cultura e Documentazione Popolare.

Support a communist voice. Support Resistenze.org.
Make a donation or join Centro di Cultura e Documentazione Popolare.