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La "potenza nucleare responsabile"

Gli Stati Uniti e la bomba

Louise Argall * | mrzine.monthlyreview.org
Traduzione per Resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

30/12/2014

Alla luce delle rivelazioni che gli Stati Uniti erano pronti a usare armi nucleari in caso di guerra tra la Repubblica popolare democratica di Corea (RPDC) e la Repubblica di Corea, può valere la pena rivisitare l'idea che l'America rappresenta una potenza nucleare "responsabile", in opposizione a paesi come l'Iran e la Corea del Nord, che presumibilmente ambiscono o detengono armi nucleari per fini più nefasti. Un esame della documentazione storica dimostra che la politica nucleare statunitense può essere descritta come tutt'altro che equilibrata.

Gli Stati Uniti rimangono l'unica nazione nella storia ad aver utilizzato armi nucleari, contro le città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki durante la seconda guerra mondiale, causando la morte di almeno 129.000 persone. Anche se questo è stato spesso giustificato come "necessario" a causa del diniego giapponese ad arrendersi, la realtà fattuale è in netto contrasto con la narrazione storica accettata: vi sono forti evidenze che il Giappone era pronto ad arrendersi prima degli attacchi nucleari, e che l'entrata sovietica in guerra contro il Giappone e la rapida sconfitta dell'esercito del Kwantung erano molto più determinanti nella decisione di capitolare.

Dopo aver usato armi nucleari, gli USA hanno successivamente manifestato la volontà di utilizzarle nuovamente e in molteplici situazioni. Un elenco parziale di questi casi è stato compilato da Michael Parenti in The Sword & The Dollar: Imperialism, Revolution, and the Arms Race (St. Martin's Press, 1989, pp.173-4).

Truman minacciò i sovietici con la bomba atomica se non si sbrigavano a ritirare le loro truppe dall'Iran subito dopo la seconda guerra mondiale. Nel 1950, avvertiva pubblicamente che si stava valutando l'uso di armi nucleari nella guerra di Corea. Nel 1953 durante la stessa guerra, Eisenhower fece minacce nucleari segrete contro la Cina e la Corea del Nord. Nel 1954 il Segretario di Stato Dulles offriva armi nucleari tattiche ai francesi durante la loro ultima battaglia persa in Vietnam, ma Parigi rifiutava l'offerta. Johnson considerò l'uso di armi nucleari in Vietnam nel 1968. Nixon contemplò il loro impiego contro il Vietnam del Nord in un certo numero di occasioni dal 1969 al 1972. Nel 1973, aveva pensato di usarle, quando si temeva che i sovietici potessero intervenire in Medio Oriente. In altre due occasioni, anticipando l'aggressione da parte di Mosca contro i cinesi nel corso di una disputa di confine e di un possibile intervento sovietico nella guerra India-Pakistan del 1971, Nixon giocò l'opzione nucleare. La "minaccia di una guerra mondiale" è stata applicata da Carter nel 1980 e ribadita da Reagan nel 1981 in risposta a ciò che entrambi i presidenti immaginavano poteva essere una spinta sovietica in Iran settentrionale e in altre parti del Medio Oriente. Non ancora menzionate le due occasioni in cui il presidente Kennedy contemplò l'uso di armi nucleari: durante la crisi di Berlino del 1961 e la crisi missilistica cubana del 1962.

L'amministrazione Nixon, in particolare, ha preso gusto a minacciare l'uso di armi nucleari: nel 1969 gli USA hanno inviato bombardieri armati di ordigni termonucleari a volare verso lo spazio aereo sovietico per tre giorni in quella che fu chiamata "Operation Giant Lance". Questa rifletteva la "madman theory" di Nixon: se i sovietici avessero creduto che Nixon era sufficientemente "pazzo" di rischiare una guerra nucleare, sarebbero stati indotti a fare marcia indietro sugli aiuti al Vietnam. I nastri delle conversazioni di Nixon sono poco rassicuranti: anche Kissinger trovava le sue proposte di lanciare attacchi nucleari sul Vietnam del Nord come alternativa al bombardamento delle dighe. Non c'è da meravigliarsi che i sovietici non avessero trovato molto umorismo nell'infame gaffe di Reagan: "iniziamo i bombardamenti tra 5 minuti".
 
Gli alleati dell'America non se la cavano meglio in termini di responsabilità. Il Regno Unito, da parte sua, ha considerato la prospettiva del ricatto nucleare contro la Cina nel 1960, quando divenne chiaro che Hong Kong non poteva essere tenuta con mezzi convenzionali in caso di guerra. Il Partito laburista ha asserito che il sottomarino armato Polaris era stato inviato alle isole Ascension durante la guerra delle Falkland, pronto a lanciare un attacco nucleare sulla città argentina di Cordoba, se fosse stato necessario, anche se il Ministero della Difesa lo ha sempre negato.

Israele non ha mai confermato o smentito di possedere armi nucleari, ma è considerata da molti osservatori una potenza nucleare. Israele si ha già considerato l'"Opzione Sansone", locuzione che designa l'uso di armi nucleari, all'inizio della guerra dello Yom Kippur, quando l'esercito israeliano era in ritirata. Si pensava che "un passo così drastico avrebbe costretto gli Stati Uniti ad avviare un rifornimento immediato e massiccio ai militari israeliani", secondo Seymour M. Hersh (The Samson Option, Random House, 1991, p.227). Inoltre, Israele aveva i suoi lanciamissili nucleari mobili in attesa durante la guerra del Golfo, quando gli attacchi missilistici SCUD iracheni avevano quasi portato a un intervento israeliano (Ibid. P.318). Israele può anche aver avuto un ruolo nell'aiutare il Sudafrica dell'apartheid ad acquisire armi nucleari.

Per quanto una potenza nucleare possa essere "responsabile", sono quasi sempre stati gli stati socialisti che si sono posti l'obiettivo di evitare il confronto e procedere verso il disarmo nucleare. L'Unione Sovietica si era impegnata alla politica del "no-first use", modificata solo nel 1993 dalla nascente Federazione Russa (che acquisiva il controllo di tutto l'arsenale nucleare dell'Unione Sovietica). No-first-use è stata anche la politica ufficiale in Cina dal 1960, ma i ripetuti tentativi di indurre gli Stati Uniti ad adottare un impegno simile hanno avuto poco successo. Contrariamente alla credenza popolare, l'interesse sovietico al disarmo ha preceduto Gorbaciov: per esempio, Andropov ha offerto di ridurre gli armamenti missilistici sovietici in Europa in cambio di reciproci tagli statunitensi nel 1982. Quello fu l'anno in cui gli Stati Uniti furono gli unici a votare contro la risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a favore di un divieto totale alla sperimentazione nucleare (l'anno precedente, nel 1981, una risoluzione che chiedeva di fermare tutti i test nucleari aveva trovato l'opposizione anche del Regno Unito) (William Blum, Rogue State, Zed Books, 2003 , pp.189, 191).

Se gran parte del mondo ora esprime diffidenza per la politica nucleare statunitense, non c'è da sorprendersi, visto che gli Stati Uniti e i suoi più stretti alleati hanno agito come "stati canaglia". Alla luce di questo fatto, non si può respingere l'idea che le armi nucleari siano forse il migliore deterrente contro l'imperialismo USA: una lezione che è stata appresa dalla Libia. Pertanto, la speranza di un mondo libero dalle armi e dalla proliferazione nucleare è improbabile finché gli Stati Uniti continuano a credersi il "gendarme del mondo".

* Louise Argall è uno scrittore e attivista britannico


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