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14° Seminario comunista internazionale
Le esperienze e i compiti internazionalisti dei comunisti in lotta contro
l’imperialismo
Bruxelles, 2-4 maggio 2005
Risoluzione
generale del Seminario comunista internazionale
Bruxelles, 4 maggio 2005
Lavoratori e popoli del mondo, mobilitiamoci contro l’imperialismo e
particolarmente contro l’imperialismo USA, la sua politica di aggressione e i
suoi preparativi di una nuova guerra planetaria!
Le guerre di aggressione contro la Jugoslavia (1999), l’Afghanistan (2001) e
l’Iraq (1991, 2003) possono essere considerate i primi fuochi di una nuova
guerra di dimensioni planetarie, a cui si stanno preparando gli Stati Uniti.
Queste guerre hanno fatto seguito al processo controrivoluzionario realizzato
in Unione Sovietica per impulso di Gorbaciov nel 1989-91.
In effetti, questa rivoluzione ha cambiato i rapporti di forza mondiali a
vantaggio dell’imperialismo.
L’attentato dell’11 settembre 2001 è servito come pretesto all’estrema destra
americana per applicare su scala planetaria i piani militari elaborati molti
anni prima. Le conseguenze di questo attentato hanno permesso a George W. Bush
di assicurarsi un secondo mandato presidenziale nel 2004.
L’aggressione contro l’Iraq nel 2003 è stata una violazione flagrante della
Carta delle Nazioni Unite da parte dell’imperialismo USA.
Questa Carta è in gran parte il prodotto della lotta vittoriosa dell’Unione
Sovietica e delle altre forze rivoluzionarie sul grosso delle armate fasciste
durante la Seconda Guerra Mondiale.
Grazie a questa vittoria, l’URSS è riuscita a far includere nella Carta i
principi del rispetto della sovranità nazionale, dell’indipendenza e dell’integrità
territoriale di tutti i paesi membri.
Distrutta l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, nulla impedisce
agli Stati Uniti di imporre al mondo intero la brutalità connaturata al sistema
imperialista.
In Iraq, gli Stati Uniti fronteggiano la guerra popolare delle masse irachene,
che versano il loro sangue per l’indipendenza e la democrazia.
Nell’Iraq occupato la coalizione americana si sfalda al ritmo delle morti dei
soldati alleati.
Il popolo iracheno si congiunge nella lotta eroica al popolo palestinese e agli
altri popoli e paesi del terzo mondo che resistono alla politica di intervento
e alle minacce militari statunitensi, come Cuba la RPD di Corea e il Venezuela,
in prima fila nel fronteggiare l’egemonismo americano.
D’altra parte, anche il movimento contro la guerra si sviluppa nel mondo.
La crisi strutturale inerente all’imperialismo – il cui sviluppo ineguale è una
caratteristica fondamentale – non ha cessato di aggravarsi dopo gli anni ’70.
Lungi dall’aver risolto le contraddizioni del sistema e le ineguaglianze che le
sono proprie, la mondializzazione neo-liberale non ha fatto che acutizzarle.
Anche la crisi del sistema capitalista negli Stati Uniti e nel resto del mondo
ha raggiunto un grado di gravità senza precedenti dalla fine della Seconda
Guerra Mondiale.
Le multinazionali americane si apprestano oggi ad intraprendere la sola strada
che rimane al capitalismo ogni volta che deve fronteggiare una crisi economica
generale insolubile.
E’ la via del “rilancio” dell’economia mediante la produzione massiccia di
armi, che sfocerà nella guerra mondiale man mano che tutte le altre “soluzioni”
alla crisi internazionale si saranno esaurite.
La guerra imperialista ha come obiettivo quello di annientare i rivali, di
impadronirsi delle materie prime e dei mercati.
Sotto Bush junior, le forze più reazionarie, espansioniste e belliciste della
borghesia americana hanno preso il potere.
Per salvare il capitalismo americano dalla grave crisi che l’attraversa, Bush è
risoluto a proseguire la politica di dominazione americana sull’insieme del
pianeta, un politica che prepara la guerra su scala mondiale.
Bush si è impegnato in una politica internazionale di tipo fascista per
rafforzare la sua egemonia mondiale e per prevenire militarmente ogni rivale
potenziale, in qualsiasi continente.
Oggi, gli Stati Uniti sono la sola potenza le cui forze armate stazionano nel
mondo intero.
L’Amministrazione Bush vede anche sia nell’Unione Europea e nel Giappone che
nella Cina, nell’India e nella Russia dei rivali potenziali che potrebbero
creare degli ostacoli alla sua egemonia. Essa ha elaborato una strategia di
“guerre preventive” contro tutti i potenziali nemici che potrebbero mettere in
pericolo il suo dominio.
Inoltre l’Amministrazione statunitense minaccia altri paesi che vorrebbero
seguire una via indipendente per il loro sviluppo. Etichettandoli come “asse
del male” o “avamposti della tirannia”, essa minaccia esplicitamente la RPD di
Corea, Cuba, la Bielorussia, l’Iran, la Siria, lo Zimbabwe e gli altri paesi che
rifiutano di sottomettersi ai suoi ricatti.
Essa è il più importante sponsor di guerre civili nei paesi dell’Africa e del
Caucaso.
Allo stesso modo degli Stati Uniti, le altre due grandi potenze imperialiste,
l’Unione Europea e il Giappone, attraversano una grave crisi economica e sono
sul punto di armarsi. Le multinazionali europee, in particolare, esigono che
l’Unione Europea si doti di una forza militare, capace di assicurare la loro
influenza in certe regioni del mondo. Il progetto di Trattato costituzionale
europeo rafforza l’imperialismo europeo.
Ma, per il momento, UE e Giappone non sono in grado di bilanciare militarmente
gli Stati Uniti.
Nel campo della politica interna, Bush attacca tutti i diritti democratici che
possano frenare la sua politica di guerra su scala mondiale.
Tutti i paesi dell’UE come pure il Giappone hanno adottato legislazioni
“antiterroriste” simili, il cui scopo principale è quello di reprimere e
criminalizzare l’opposizione rivoluzionaria e anticapitalista.
Tali misure hanno anche come obiettivo di praticare un controllo generalizzato
della popolazione e di smantellare i suoi diritti fondamentali.
Siamo nell’epoca dell’imperialismo. La rivoluzione socialista è la sola via per
liquidare definitivamente il capitalismo, lo sfruttamento e la dominazione nel
mondo intero.
Oggi, nei loro rispettivi paesi, i comunisti hanno il dovere di sviluppare e
rafforzare le forze rivoluzionarie nelle lotte. Hanno il dovere di
intensificare il loro lavoro tra la classe operaia che deve svolgere il suo
ruolo dirigente nella lotta antimperialista e anticapitalista.
Essi hanno anche il dovere di dirigere le masse popolari nelle loro giuste
lotte contro lo sfruttamento e l’oppressione e di costituire un largo fronte
unito contro le guerre in corso e la minaccia di nuove guerre, compresa una
nuova guerra mondiale provocata dall’imperialismo americano.
Le lotte dei popoli e della classe operaia internazionale devono essere
rafforzate per mettere in scacco le guerre imperialiste statunitensi e i piani di
guerra su scala planetaria.
Oggi, di fronte alle gravi minacce che pesano sul mondo, il nostro primo
compito è quello di operare per l’unità di tutti i comunisti.
La base dell’unità dei comunisti è la fedeltà ai principi rivoluzionari del
marxismo-leninismo e dell’internazionalismo proletario. Noi rifiutiamo, su una
base di principio, la politica e la pratica dell’opportunismo e del
revisionismo nel movimento comunista e operaio. Esse facilitano l’imperialismo
nella sua nuova divisione del mondo e nell’oppressione dei movimenti popolari
per la libertà, l’indipendenza e il socialismo.
Noi esprimiamo la nostra volontà di sviluppare e migliorare le relazioni
pratiche, la collaborazione e le azioni tra i nostri partiti, di estendere la
pratica degli incontri bilaterali e multilaterali, delle conferenze
scientifiche, dei symposium.
Noi siamo per lo scambio di opinioni e di esperienze, per la valutazione
collettiva delle questioni teoriche e politiche, e per la discussione del
problema della lotta contro l’imperialismo, per la pace e il socialismo.
Il nostro secondo compito è quello di stabilire l’alleanza più larga tra le
forze comuniste e tutte le forze antimperialiste e anti-guerra, in ogni paese e
a livello internazionale.
Il nostro terzo compito è quello di rafforzare e di orientare il grande fronte
unito mondiale contro il nemico n° 1 dei popoli, l’imperialismo statunitense.
Lavoratori e popoli del mondo, uniamoci contro l’egemonismo imperialista
USA!
Lavoratori e popoli del mondo, uniamoci contro le guerre attuali d’aggressione
dell’imperialismo USA e i preparativi di nuove guerre, compresa una nuova
guerra mondiale!
Sosteniamo la resistenza antimperialista e rivoluzionaria dei popoli del mondo.
Ritiro delle truppe d’occupazione dall’Iraq, dai Balcani e dall’Afghanistan.
Smantellamento di tutte le basi militari USA all’estero, e di quelle delle
altre potenze imperialiste.
Dissoluzione del patto aggressivo della NATO. No all’Euro-difesa al servizio
dell’imperialismo europeo.
Dissoluzione del patto aggressivo e di mutua difesa americano-giapponese.
Alt ai complotti americani per destabilizzare Cuba e attaccarla militarmente.
Il blocco di Cuba deve essere rimosso e i 5 prigionieri politici cubani negli
Stati Uniti devono essere messi in libertà immediatamente.
Ritiro delle basi USA dalla Corea, riunificazione pacifica della Corea.
Interruzione delle esercitazioni militari nucleari statunitensi attorno alla
penisola coreana allo scopo di allontanare il pericolo di un confronto
nucleare.
Rafforziamo la solidarietà e il sostegno all’Intifada e alle organizzazioni
popolari palestinesi.
Rafforziamo la solidarietà con la Bielorussia nella lotta del suo popolo e del
suo presidente per l’indipendenza politica e la sovranità.
Rafforziamo la solidarietà con la rivoluzione bolivariana del Venezuela.
Le potenze nucleari devono impegnarsi a non utilizzare mai per prime le armi
nucleari.
Disarmo nucleare totale, a cominciare dai paesi che possiedono il maggior
numero di armi nucleari.
Rafforziamo la solidarietà con tutte le forze democratiche e antimperialiste
negli Stati Uniti e nel resto del mondo.
Al seminario di Bruxelles, organizzato dal Partito del Lavoro del Belgio,
sono intervenuti i rappresentanti di 64 partiti comunisti di tutto il mondo (49
partecipanti e 15 osservatori). Tra i partecipanti, il Partito Comunista di
Cuba.
Traduzione a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare