fonte http://www.lernesto.it/index.aspx?m=77&f=2&IDArticolo=4000
da http://www.cpusa.org/article/articleview/624/1/121/
Proposta di
Programma del PC degli USA (CPUSA)
28esimo Congresso del CPUSA Luglio 2005
Direzione Nazionale del CPUSA
La via al socialismo degli USA:
Unità per pace, democrazia, lavoro e uguaglianza
1. Introduzione
2.Capitalismo, sfruttamento e oppressione
3. Lotta di classe, lotte democratiche e principali forze di
progresso
4. L’unità è la chiave della vittoria: il nocciolo duro della
classe e delle forze di progresso
5. L’unità contro l’ultra–destra
6. La costruzione della coalizione contro i monopoli
7. La carta dei diritti del Socialismo negli USA
8. Il ruolo del Partito Comunista
9. Sommario
Prefazione alla proposta
Il gruppo di lavoro che ha preparato questa proposta si è basato sul lavoro del
Comitato Nazionale negli anni recenti per sviluppare la nostra strategia
rispondente alle necessità del momento e della lotta. Dobbiamo attingere al
lavoro di tutto il Partito. Quando verrà adottato, il nuovo programma sarà un
autorevole dichiarazione della nostra strategia da qui al socialismo.
Perché abbiamo bisogno di un nuovo programma?
Il nostro precedente programma è stato scritto alla fine degli anni ’60 ed è
stato modificato e stampato nei primi anni ‘80. Molte cose sono cambiate nel
nostro paese e nel mondo in questi 25 anni.
La prima ragione di un nuovo programma è quello di tener conto della salita al
potere dell’ultra-destra negli Stati Uniti, di mettere in evidenza le basi
teoriche e pratiche della nostra strategia volta a costruire una coalizione di
massa per sconfiggere l’ultra-destra, e di integrare e collegare la nostra
attuale strategia col nostro obiettivo di lunga durata della costruzione del
socialismo.
La seconda ragione è quella di riflettere sulla la battuta d’arresto e la
disfatta del socialismo della fine degli anni ‘80 ed dell’inizio degli anni ‘90.
Questa sconfitta ha cambiato gli equilibri delle forze nel mondo ed ha limitato
le opzioni dei movimenti di liberazione nazionale e dei paesi ex-coloniali, che
ora sono costretti a muoversi nel mercato mondiale nei termini imposti dal
capitalismo, senza avere quelle alternative, di mercato, politiche, e di
sostegno materiale che in passato la comunità degli stati socialisti forniva
loro. A livello mondiale i lavoratori fronteggiano sia i capitalisti del
proprio paese, che le multinazionali, che hanno sviluppato una economia
globalizzata non per servire l’umanità ma per aumentare lo sfruttamento e
l’oppressione.
Un ulteriore ragione sta nel fatto che ora il mondo affronta nuovi e crescenti
pericoli delle guerre imperialiste e del militarismo, degli ordigni nucleari e
degli armamenti spaziali, delle crisi ecologiche globali, di un governo degli
Stati Uniti aggressivo e reazionario, volto al dominio del mondo.
Nuove generazioni stanno entrando nella lotta e hanno bisogno di un pensiero,
di una strategia matura del cambiamento sociale per le battaglie ed i movimenti
odierni. Noi abbiamo un movimento del lavoro più attivo di prima che conduce
molte battaglie sulle questioni sociali e lotte sui loghi di lavoro. E abbiamo
un movimento per la pace senza precedenti nella storia.
Noi affrontiamo nuove sfide e minacce, nuove opportunità e possibilità—tutto
ciò richiede l’aggiornamento e la rivisitazione dal nostro punto di vista
strategico.
Cos’è, e cosa non è un programma
Principalmente questo programma è una dichiarazione della strategia
fondamentale che guida il nostro lavoro in un intero periodo storico. Esso
analizza le forze sociali più importanti, le principali lotte ed i movimenti, e
gli stadi della lotta per il socialismo. Esso raccorda il nostro lavoro odierno
con la nostra prospettiva di lungo periodo. Il programma applica la teoria
marxista ai problemi politici fondamentali con i quali ci confrontiamo. Ci
aspettiamo che, dopo essere emendato ed adottato, questo programma ci possa
guidare possibilmente per dieci e più anni. Evitiamo di trattare nel dettaglio
problemi e sfide attuali—che è il ruolo delle principali risoluzioni politiche.
Questa nostra proposta di programma è un modo per parlare di strategia, di
quelle che stimiamo essere le forze principali e del ruolo del nostro Partito.
Abbiamo bisogno di rendere con un linguaggio popolare, analisi teoriche
sofisticate e rigorose, in modo che il nostro pensiero strategico sia
accessibile agli attivisti odierni ai quali la terminologia marxista classica
può non essere familiare.
Ciò ci conduce a dichiarare ciò che non è un programma. Un programma non è un
pamphlet popolare da distribuire alle masse, non è una lezione di storia, non è
un’estensione della teoria marxista-leninista. Non è un compendio delle posizioni
del Partito su tutti i problemi. Un programma non è una lista di domande, non è
una discussione dettagliate delle tattiche o delle valutazioni del livello
attuale della coscienza e dell’attività dei movimenti sociali, non si
sostituisce al materiale politico, di agitazione e di educazione di cui abbiamo
bisogno.
Se pure fondamentalmente non pensato per il reclutamento, noi speriamo che il
programma finale ci aiuterà nel reclutamento per i prossimi anni. Il programma
dovrebbe aiutarci in molti modi: rendendo disponibile ai membri nuovi e vecchi
del Partito — attraverso lo studio collettivo, la discussione nei circoli, e lo
studio individuale—una succinta descrizione della nostra strategia fondamentale
e come deve essere spiegata, presentando la nostra strategia come una delle
caratteristiche principali che distinguono il nostro dagli altri partiti della
sinistra, dissipando confusioni sulle nostre posizioni ed esplicitando quelle
cose che spesso diamo per scontate.
Questa proposta, che è uno dei tasselli fondamentali della discussione
precongressuale, dirige l’attenzione del corpo degli iscritti verso i problemi
strategici e le scelte con le quali si confronta il nostro Partito e la nostra
classe. Noi abbiamo bisogno di un programma che aiuti il popolo nelle lotte,
non di un manuale di riferimento. Noi abbiamo bisogno di un documento vivo,
radicato nelle nostre lotte e non di una lista di formule statiche.
La proposta presenta al Partito questioni per la discussione e deve essere
migliorato sotto molti aspetti. Essa è diretta a tutti i membri del Partito e a
coloro che lavorano strettamente con noi; ma l’”audience” del programma finale
sarà più larga.
Mentre il nostro programma finale sarà una definizione autorevole della
strategia del Partito, questa proposta non è definitiva Il suo scopo è quello
di aiutare il dibattito per giungere ad una definitiva dichiarazione
strategica.
1. Introduzione
Noi, lavoratori degli Stati Uniti, siamo di fronte ad enormi problemi:
sfruttamento, oppressione, razzismo, sessismo, deterioramento dell’ambiente e
delle infrastrutture, enorme debito pubblico e un governo dominato dagli
elementi più brutali del grande capitale e delle sue politiche.
Noi, nazione degli Stati Uniti, siamo di fronte a gravi scelte: militarismo, imperialismo
o pace, crescita della ricchezza per pochi o giustizia ed eguaglianza per
molti, crescente potere nelle mani di pochi super-ricchi o democrazia reale per
la grande maggioranza, dominio dell’ultra-destra su tutte i rami del governo
che affronta i problemi aumentando lo sfruttamento dei lavoratori o la crescita
progressiva di una coalizione elettorale che cerchi soluzioni concrete
nell’interesse dei lavoratori.
La classe dei lavoratori, la grande maggioranza del popolo - tutti coloro che
lavorano per vivere - affronta un inarrestabile, brutale ed immorale nemico: la
classe dei capitalisti. Il nostro paese è oppresso da una delle classi
dirigenti capitaliste più dispotiche, spregevoli e insaziabili, che concentra
nelle mani di poche Compagnie multinazionali, un enorme potere politico,
economico e militare. Queste “Corporations” cercano di espropriare, malversare,
estorcere ogni ricchezza a decine di milioni di poveri e di lavoratori, di
piccoli imprenditori e contadini, di uomini, donne e bambini, di vecchi e
giovani. Esse sfruttano il popolo come lavoratori nei luoghi di lavoro e lo
stesso popolo come consumatori nei magazzini della distribuzione. L’arma
principale per mantenere il loro dominio è il razzismo per dividere i
lavoratori e realizzare extra profitti. Le “Corporations” lavorano con impegno
per estendere il controllo dell’ultra-destra sul governo e sulle linee
politiche del governo.
L’ultra-destra è diretta dai settori più reazionari, militaristi, razzisti ed
antidemocratici delle multinazionali, che portano altre tendenze politiche e
gruppi sociali, la maggior parte dei quali sono fuorviati dai loro stessi reali
interessi, ad appoggiare i loro progetti reazionari.
La soluzione al dominio della ultra-destra sta nella costruzione della più larga
unità della nostra multinazionale, maschile e femminile, multigenerazionale,
classe operaia, con i popoli oppressi per motivi nazionali e razziali, le donne
e i giovani, e i movimenti di massa popolari, a partire dal movimento operaio.
Il fronte di tutto il popolo per sconfiggere l’ultra-destra, è in un processo
di sviluppo, in cui impara e si cimenta in lotte gigantesche per la pace, per
difendere la Previdenza Sociale, per un servizio sanitario universale, per
sottrarre alla destra il controllo dei tre rami del governo.
Il nostro paese, il nostro popolo, ed il nostro ambiente stanno per essere
distrutti dalla cupidigia di pochi gruppi di capitalisti ricchi in modo osceno.
Il nostro mondo è minacciato dalle distruzioni della globalizzazione capitalista,
dagli incontrollabili sforzi per ridurre i salari al più basso livello
possibile, dall’epidemia di perdite economiche micidiali, dai tentativi di
distruggere i sindacati e ogni protezione conquistata con le lotte dai
lavoratori. Non possiamo permettere che questa situazione continui.
Oggi c’è bisogno di soluzioni radicali, di vera democrazia e di vera unità.
Noi, i lavoratori, la maggioranza abbiamo la necessità di prendere il potere
che è nelle mani di pochi ricchi, delle loro società e delle loro espressioni
politiche. Abbiamo bisogno di pace, giustizia ed uguaglianza. Abbiamo bisogno
di soluzioni reali ai problemi reali, non di vuote promesse di politicanti e di
“boss” aziendali.
Gli Stati Uniti hanno una nobile storia di lotte radicali e rivoluzionarie, di
movimenti di massa che hanno chiesto ed ottenuto programmi sociali ed economici
per soddisfare i bisogni fondamentali del popolo, di difesa ed estensione della
democrazia, di untà per superare gli ostacoli con iniziativa, energia e
innovazione. Il Partito Comunista è parte della tradizione radicale del paese.
Noi crediamo che i milioni di lavoratori, se si organizzano e si uniscono,
abbiano il potere di dirigere il paese, di creare un governo del e per il
popolo. Noi abbiamo il diritto e la responsabilità di opporci ad un sistema
economico oppressivo di sfruttamento per cambiarlo o abolirlo. Possiamo
espellere i grassi finanzieri dalle urne elettorali, scacciare i saprofagi
dalle banche, togliere ai grandi manager i loro paracaduti d’oro ed eleggere
normali, onesti lavoratori per rappresentarci al posto degli avvocati delle
società e dei milionari.
Il Partito Comunista non vede contraddizioni tra la lotta per soddisfare le
domande immediate e le riforme di cui hanno bisogno i lavoratori ed il nostro
obbiettivo finale del socialismo, la trasformazione rivoluzionaria della
società e dell’economia. Nelle continue battaglie su grandi e piccoli problemi
i lavoratori imparano la lezione che sono necessari cambiamenti fondamentali,
che per avere una società realmente umana, il popolo ha bisogno del socialismo.
Noi, il popolo dei lavoratori degli Stati Uniti, per foggiare un’unione più
completa, abbiamo bisogno del socialismo, di un sistema basato sui bisogni del
popolo e non sulla cupidigia delle corporazioni.
Il Partito Comunista ha un programma per ottenerlo.
2.Capitalismo, sfruttamento e oppressione
La classe dei capitalisti possiede le
fabbriche, le banche ed i trasporti—i mezzi di produzione e di distribuzione. I
lavoratori vendono la loro capacità di lavoro per acquistare il necessario per
vivere. I capitalisti comperano il lavoro dei lavoratori, ma pagano loro solo
una parte della ricchezza che creano. Poiché possiedono i mezzi di produzione,
i capitalisti sono in grado di trattenere il surplus della ricchezza creata dai
lavoratori che eccede il costo del lavoro e gli altri costi di produzione.
Questo surplus è chiamato “profitto” e consiste del lavoro non pagato di cui i
capitalisti si appropriano e che usano per conseguire profitti maggiori. Questi
profitti sono trasformati nei capitali che i capitalisti usano per espropriare
i produttori—la classe dei lavoratori— di ogni ricchezza.
I capitalisti sono spinti dalla competizione a cercare di massimizzare i
profitti. La classe dei capitalisti nel complesso può raggiungere lo scopo solo
estraendo un maggiore surplus dal lavoro non pagato ai lavoratori aumentandone
lo sfruttamento. Nel sistema capitalistico, lo sviluppo economico si verifica
solo se è remunerativo per i singoli capitalisti, non per il bene o i bisogni
della società. La spinta al profitto è insita nel capitalismo, e sottolinea o
acuisce tutti i maggiori problemi sociali della nostra epoca. Col rapido
progresso della tecnologia e della produttività, sono state sviluppate nuove
forme di proprietà capitalista allo scopo di massimizzare il profitto.
A causa del capitalismo, i lavoratori del nostro paese devono affrontare
problemi seri e cronici. Questi problemi cronici sono parte delle condizioni
obiettive che deve affrontare ogni nuova generazione di lavoratori.
La minaccia di guerra nucleare, che può distruggere tutta l’umanità, cresce con
la diffusione degli armamenti nucleari, degli armamenti spaziali, di una
dottrina militare che ne giustifica l’uso in guerre preventive e di guerre
senza fine. Fin dalla fine della II Guerra Mondiale, gli Stati Uniti sono stati
continuamente coinvolti in piccole o grandi aggressioni militari. Queste guerre
sono costate milioni di vite umane e disastri, enormi perdite materiali, e
migliaia di miliardi di dollari ai contribuenti. La minaccia per l’ambiente si
muove a spirale, minacciando la vita del pianeta.
Milioni di lavoratori sono disoccupati o senza sicurezza nel lavoro, anche nei
periodi di crescita economica e di “recupero” dalle recessioni. La maggior
parte dei lavoratori subiscono lunghi anni di salari stagnanti, mentre i costi
della vita e dell’educazione crescono. Molti lavoratori sono costretti a
cercarsi un secondo ed un terzo lavoro per arrivare alla fine del mese. La
maggior parte dei lavoratori cambia in media nella vita quattro posti di
lavoro, contro la loro volontà sono spostati da un lavoro ad un altro, da una
professione ad un’altra. Spesso per mantenere se stessi, i lavoratori sono
costretti a lavorare oltre l’età della pensione. Con la globalizzazione
capitalista il lavoro si sposta assieme alle fabbriche ed ad intere attività in
altri paesi. Milioni di persone continuano a vivere sotto la soglia della
povertà; molti soffrono per la mancanza di alloggio e di fame. I programmi
pubblici e privati per alleviare la povertà e la fame non raggiungono tutti e
sono inadeguati anche per coloro che li ricevono.
Il razzismo rimane l’arma più potente per dividere il popolo dei lavoratori. Il
razzismo istituzionalizzato assicura ogni anno ai capitalisti miliardi di extra
profitti dai salari disuguali pagati ai lavoratori oppressi per motivi razziali
per un lavoro pari o simile a quello degli altri. Tutti i lavoratori ricevono
più bassi salari quando il razzismo li divide e li disorganizza. Gli Africani,
gli Americani, i Latinos, i Nativi d’America, gli Asiatici, dell’Oceania, gli
Arabi e i Medio Orientali e gli altri popoli oppressi per nazionalità e razza,
subiscono condizioni inferiori a quelle dei bianchi in ogni aspetto della vita
sociale ed economica. La violenza razzista ed il veleno delle idee razziste
angariano tutte le persone di colore indipendentemente dalla classe economica
alla quale appartengono. I tentativi di nascondere e di sottostimare il voto
degli Afro Americani e quello degli altri popoli oppressi per motivi razziali
sono un aspetto del razzismo nel processo elettorale. Il razzismo permea la
polizia, il sistema giudiziario e carcerario, perpetuando il metodo delle
sentenze disuguali, della schedatura razziale, dell’imposizione discriminatoria,
e della brutalità della polizia.
I diritti democratici, civili ed umani dei lavoratori sono continuamente sotto
attacco. Questi attacchi comprendono le crescenti difficoltà procedurali di
riconoscimento dei sindacati e tentano di prevenire la piena partecipazione
alle elezioni dei sindacati, fino alla negazione del diritto di sciopero per
molti lavoratori del pubblico impiego. Questi attacchi vanno dalla sottostima
nel censimento delle minoranze etniche, alla difficoltà per lavoratori di concorrere
per cariche pubbliche a causa della preponderanza delle sovvenzioni delle
Corporation nelle campagne elettorali e dei loro alti costi. Questi attacchi
includono anche la censura ed il controllo dei media da parte
dell’ultra-destra, le crescenti restrizioni e la sorveglianza degli attivisti
dei movimenti sociali e di sinistra; l’aperta negazione dei diritti
fondamentali agli immigrati e la violazione della Convenzione di Ginevra fino
alla pratica delle torture sui prigionieri. Tutti questi abusi servono a
mantenere la morsa dei capitalisti sul potere politico. Essi usano questo
potere per assicurare il dominio economico e politico della loro classe.
Le donne sono ancora retribuite considerevolmente meno degli uomini, subisco
barriere alla promozione, abusi fisici e sessuali, mentre persiste il carico di
lavoro domestico e famigliare disuguale, e la cattiva ideologia della
supremazia maschile perpetua condizioni di disuguaglianza e spesso di
insicurezza fisica. I continui attacchi ai programmi del “welfare” colpiscono
fortemente le donne sole, le madri sole, le donne delle nazionalità e delle
razze oppresse e, in generale, tutte le donne lavoratrici. I diritti delle
donne alla maternità vengono attaccati ideologicamente e politicamente. La
violenza contro le donne in casa e nella società in generale rimane un aspetto
vergognoso della vita negli Stati Uniti.
I giovani, specialmente i giovani lavoratori delle nazionalità e delle razze
oppresse, hanno un’istruzione pubblica inadeguata e sono esclusi dai più alti
livelli dell’istruzione i cui costi aumentano. I giovani non hanno formazione
professionale, e affrontano con grande incertezza il mercato del lavoro. I loro
bisogni culturali, ricreativi e sportivi sono largamente disattesi. Nelle loro
esperienze essi affrontano il razzismo, il sessismo e gli attacchi alle libertà
civili. La povertà e la mancanza di opportunità spinge un gran numero di
giovani ad arruolarsi nell’esercito e di confrontarsi con la possibile perdita
della vita in una guerra dopo l’altra.
Gli anziani in pensione o non più abili al lavoro si confrontano con pensioni
che si restringono e scompaiono, mentre la Sicurezza Sociale e il Servizio
Sanitario sono sotto un continuo attacco. Gli anziani che hanno lavorato tutta
la vita subiscono la minaccia dall’ultra-destra di chiudere i programmi di
assistenza e la mancanza o i costi esorbitanti delle cure mediche e
assistenziali.
Più di 45 milioni di persone sono senza copertura medica sempre — più di 70
milioni sono senza copertura medica per almeno un mese all’anno. I costi per i
medicinali sono alti anche per coloro che hanno la copertura medica e le loro
spese sanitarie aumentano. C’è una cronica e crescente carenza di appartamenti
nel paese. I lavoratori sindacalizzati sono costretti a negoziare diminuzioni
salariali per conservare i “benefit” sanitari.
La crisi delle città è cronica e cresce abbracciando tutti gli aspetti della
vita. Gli oneri fiscali sono stabilmente trasferiti dal Governo Federale agli
Stati e da questi alle municipalità, causando variabili e debilitanti deficit
di bilancio. Dal momento che la maggioranza delle persone delle nazionalità ed
etnie oppresse vive nelle aree urbane, anche la crisi delle città riflette il
razzismo istituzionale.
Il capitalismo nell’era dei monopoli e dell’imperialismo
I problemi cronici con i quali si confrontano oggi i lavoratori sono radicati
nella nascita e nella storia del sistema capitalistico. Il capitalismo della
“libera” concorrenza fu sostituito alla fine del diciannovesimo secolo dal capitalismo
monopolistico. Grandi quantità di capitali affluirono in poche società in ogni
branca industriale nel nostro paese e su scala internazionale. Nello stesso
tempo il capitale industriale e bancario si fusero nel capitale finanziario
dominato dal capitale bancario. I monopoli si divisero il mondo sul piano
economico, ognuno con la propria sfera di controllo. Per assicurare la
stabilità degli investimenti, le società cercarono di controllare i governi dei
paesi dentro le rispettive sfere di influenza. I monopoli ebbero successo nella
divisione economica del mondo con la divisione politico-militare del mondo.
L’Africa, gran parte dell’Asia. l’America Latina e parte dell’Europa furono
divise in colonie o semicolonie degli Stati Uniti, dell’Inghilterra, della
Germania, della Francia, dell’Italia, del Giappone, dell’Olanda, del Belgio e
di altre nazioni a capitalismo monopolistico.
Vladimir Lenin, fondatore del comunismo moderno, capì che le guerre sarebbero
scoppiate per dividere nuovamente il mondo, e che l’era del capitalismo
monopolistico diventava quella dell’imperialismo moderno. La preesistente
suddivisione del mondo non poteva soddisfare quei paesi le cui economie
crescevano più rapidamente. La ricerca della supremazia economica portò a
guerre e a guerre mondiali, che uccisero e mutilarono milioni di persone e
portarono interi popoli a subire condizioni estremamente repressive ed inumane.
Presto i legami tra monopoli ed i governi degli Stati Uniti (come degli altri
paesi imperialisti) divennero inestricabili, trasformando gli stati in stati
del capitalismo monopolistico. Gli stati divennero uno strumento diretto
dell’accumulazione capitalista a vantaggio dei monopoli. L’azione del governo
divenne uno strumento per superare parzialmente l’anarchia della competizione
del capitale privato e risolvere qualche problema sociale che colpiva la classe
operaia allo scopo di realizzare la stabilità economica per i ricchi. Lo stato
divenne anche una sorgente di stimoli economici destinando le tasse del popolo per
finanziare spese militari e guerre.
L’internazionalizzazione delle attività economiche; multinazionali e
globalizzazione capitalistica
A seguito della II Guerra Mondiale, una rivoluzione scientifica e tecnologica
portò a massimizzare i profitti attraverso il progresso della tecnologia e
della produttività. Si utilizzarono nuovi materiali, nuovi mezzi di trasporto e
di comunicazione e, più recentemente, le tecnologie informatiche. Questi
successi svilupparono un nuovo stadio nella globalizzazione capitalistica, una
maggiore socializzazione dell’attività economica mondiale e uno spostamento
quantitativo nella internazionalizzazione della produzione, ancora di proprietà
del capitalismo privato.
Per principio l’economia capitalista mondiale non può utilizzare pienamente
queste nuove opportunità; le forme esistenti della proprietà capitalista sono
troppo restrittive. Segni di stagnazione economica si manifestarono alla metà
degli anni ‘70. La soluzione capitalista fu la crescita delle società
monopolistiche che divennero società multinazionali il cui raggio d’azione si
estende a tutte le nazioni nella loro sfera di influenza. Stimolate
dall’internazionalizzazione dell’attività economica e dalla rivoluzione
scientifica e tecnologica, queste multinazionali controllano molti aspetti
dell’economia dai finanziamenti alla ricerca e allo sviluppo, alle fonti di
approvvigionamento, alla produzione, alla vendita all’ingrosso ed al dettaglio.
L’internazionalizzazione dà ai monopoli molte più alternative nel reperimento
delle risorse e nella produzione potendo scegliere il paese in cui ogni
operazione è meno cara. Ciò consente ad ogni singola multinazionale una
maggiore coordinazione e pianificazione entro i suoi confini e negli accordi
temporanei di cartello con altre multinazionali. Questo processo raggiunge un
parziale, temporaneo superamento dell’anarchia inerente alla proprietà
capitalistica privata della produzione e della distribuzione.
Oggigiorno, poco più di 500 multinazionali nel mondo, 300 delle quali con base
negli Stati Uniti, dominano l’economia capitalistica mondiale, i governi
capitalisti e le loro istituzioni internazionali. Ci sono banche
multinazionali, industrie multinazionali, rivenditori di armi multinazionali,
monopoli multinazionali della distribuzione al dettaglio ed all’ingrosso,
giganti multinazionali del trattenimento e della pubblicità, e conglomerati di
aziende multinazionali che controllano così tante attività economiche che è
quasi impossibile capire quale sia la loro attività principale. Dagli anni ‘80,
le multinazionali dominano la vita economica e politica negli Stati Uniti e in
gran parte del mondo.
I rapporti di forza nel mondo
Sorprendendo quasi tutti i movimenti politici e sociali, l’Unione Sovietica, i
paesi socialisti dell’Europa dell’est e la Mongolia, crollarono tra la fine
degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90. Questo fu il risultato di una
combinazione di fattori interni ed esterni. La pressione della corsa agli
armamenti, la guerra fredda e le altre pressioni economiche, politiche ed
ideologiche dell’imperialismo giocarono il ruolo maggiore. Ci furono anche
errori nello sviluppo di forme di proprietà socialista ed nell’organizzazione
di un’economia che si doveva adattare al progresso dei mezzi di produzione. Ci
furono distorsioni nella distinzione tra lavoro politico ed amministrativo,
debolezza politica ed ideologica e, in qualche paese, un crescente
indebitamento con le banche multinazionali ed altre istituzioni capitaliste. Il
movimento comunista mondiale ed il Partito Comunista degli Stati Uniti, stanno
ancora studiando e discutendo l’importanza relativa delle diverse cause
fallimento degli stati socialisti per meglio imparare per il futuro.
Finché i paesi socialisti, i movimenti di liberazione nazionale, la classe
operaia e i movimenti pacifisti nei paesi a capitalismo sviluppato rimasero
uniti, poterono influire significativamente sugli esiti delle maggiori
controversie internazionali, riportando vittorie in molti casi. Queste forze
impedirono una guerra nucleare mondiale e mantennero la coesistenza e la
competizione pacifica tra i paesi capitalisti e quelli socialisti. Resero,
anche, possibile l’indipendenza nazionale di molti paesi e la manifestazione di
percorsi di sviluppo non capitalistico in molte nazioni sviluppate. Più o meno
costantemente, le condizioni di vita dei paesi socialisti migliorarono dalla
fine della II Guerra Mondiale in poi. L’imperialismo divenne instabile ed il
risultato fu il socialismo in Cina, nella Corea del Nord, in Vietnam, Laos e a
Cuba.
Durante il periodo della lotta per la coesistenza pacifica tra gli Stati Uniti
ed il mondo imperialistico da un lato, e l’Unione Sovietica e gli atri paesi
socialisti dall’altro, il nostro Partito ed il movimento comunista mondiale
arrivarono alla conclusione che l’equilibrio delle forze avesse raggiunto il
punto in cui le guerre mondiali e quelle su scala minore non fossero
inevitabili, ma potessero essere prevenute da lotte di massa. È però evidente
che l’imperialismo porta ancora a guerre distruttive e pericolose e che non
siamo ancora capaci di prevenire le guerre.
Tra i risultati del ritorno al capitalismo dell’Unione Sovietica e di altri
paesi socialisti ci fu una grave battuta d’arresto delle forze progressiste su
scala mondiale, a favore dell’imperialismo guidato dagli Stati Uniti. Con la
fine dell’Unione Sovietica e degli altri paesi socialisti, Cuba, la Cina, il
Vietnam, la Corea del Nord ed il Laos affrontarono nuovi e pesanti problemi. Un
certo numero di paesi ad orientamento socialista furono costretti a ripiegare
su uno sviluppo capitalista.
Le guerre di liberazione arrivarono ad un punto di stallo sul piano militare a
causa dell’intervento degli Stati Uniti, in qualche caso anche prima che
l’Unione Sovietica ritornasse al capitalismo. I movimenti di liberazione
nazionale hanno ceduto molto di quello che avevano conquistato dovendo
confrontarsi con potenti forze sostenute dall’imperialismo. La disponibilità di
nuovi paesi ad uno sviluppo socialista divenne molto più limitata. I Partiti
Comunisti ed il movimento orientato al socialismo nei paesi capitalisti
sviluppati ebbero pesanti perdite. Le multinazionali ebbero la possibilità di
una illimitata espansione e del controllo nei paesi ex-socialisti.
Col nuovo predominio economico e politico sulla maggior parte del mondo, si
scatenò un’aspra competizione tra le poche centinaia gigantesche multinazionali
per il controllo delle nuove aree e per una nuova spartizione del controllo del
mondo. Le multinazionali divennero sempre più strettamente collegate alla
direzione del potere imperialista dei governi e delle istituzioni
internazionali come la World Trade Organization (WTO), l’International Monetary
Fund (IMF), la World Bank, ed altre, per affermare il proprio dominio politico
ed economico o spartirsi l’influenza in molti paesi in via di sviluppo ed in
altri con un livello medio di sviluppo.
La comparsa del dominio dell’ultra-destra
Negli ultimi decenni si sono affermate, negli Stati Uniti, due grandi opzioni
politiche tra le multinazionali ed i partiti politici ed i governi con i quali
sono legate. La prima tendenza che rappresenta i settori più reazionari delle
multinazionali, emerse inizialmente, come risposta alla relativa debolezza
della sua influenza economica, politica e mondiale negli anni ’60 e ’70, come
tentativo di recuperare quel declino con una politica militare aggressiva. Fu
il momento del Partito Repubblicano e di Ronald Reagan. Pur subendo una battuta
d’arresto negli anni di Clinton, questa tendenza non ebbe un decisivo tracollo.
Le politiche che porta avanti comprendono l’aperto controllo delle
multinazionali sulla maggior parte del governo. Ciò significa la distruzione di
quel sistema di sicurezza sociale che era stato creato negli anni di Roosvelt,
la deregolamentazione delle protezioni degli interessi pubblici, un radicale
spostamento del carico fiscale dalla società multinazionali e dai ricchi verso
la classe operaia, i professionisti ed i piccoli capitalisti. C’è stata una
drammatica riduzione delle spese governative a favore dei poveri, mentre sono
cresciute varie forme di sussidio per le grandi società ed i super-ricchi.
Il dominio dell’ultra-destra persegue l’eliminazione delle misure che
combattono il razzismo e i suoi effetti. L’ultra-destra divide e indebolisce i
suoi oppositori con l’uso coperto e scoperto del razzismo. Ciò comporta una
continua e crescente restrizione dei diritti democratici, compreso quello
elettorale. Sfruttando demagogicamente i pregiudizi religiosi di destra,
l’ultra-destra lavora per eliminare la separazione tra chiesa e stato. Crescono
le spese militari ed il complesso industriale-militare. Crescono le ideologie
nazionaliste, lo sciovinismo e la xenofobia. L’ultra-destra dichiara
pubblicamente atto di “buon governo” la limitazione della libertà e della prosperità
individuale e smantella i programmi di welfare in nome della “responsabilità
fiscale”. Nello stesso tempo sostiene energicamente le spese militari, taglia
le tasse ai ricchi e fornisce miliardi alle grandi compagnie. Ciò ha prodotto
il maggior deficit federale di ogni tempo, mettendo in luce una grande
irresponsabilità fiscale.
Già con la prima presidenza di George W. Bush, nel 2000, l’ultra-destra ha
calpestato ogni diritto. Determinata ad usare l’inarrestabile potere militare
degli Stati Uniti, l’Amministrazione Bush proclama il diritto di dominare il
mondo per i propri interessi economici e politico-militari. Per diffondere i
suoi concetti reazionari essa adopera la falsa giustificazione “della libertà e
della democrazia” che, invece, è libertà per le grandi Corporation e democrazia
per pochi. Conclama il diritto morale di attaccare qualsiasi paese, di fare
guerre senza fine per vincere ovunque, di usare anche ordigni nucleari tattici
e di militarizzare lo spazio. Chiunque non sostiene la politica degli Stati
Uniti è condannato come oppositore. Se le organizzazioni internazionali, come
le Nazioni Unite, non sostengono le politiche del governo degli Stati Uniti,
vengono tollerate a malapena finché il governo non le piega ai suoi ordini,
oppure le ignora.
L’ultra-destra afferma che la sua politica internazionale e la crescente
limitazione dei diritti in patria sono parte di una necessaria, inevitabile e
infinita “guerra al terrorismo”.
Oltre che dalle multinazionali l’ultra-destra è supportata dal complesso
industriale-militare, dall’industria del petrolio e dal settore farmaceutico
che beneficia della privatizzazione del sistema sanitario e dalla
deregolamentazione, da grandi settori dell’hig tec e dal capitale finanziario.
L’ultra-destra è sostenuta dai settori più reazionari della classe capitalista.
L’altra tendenza emergente è quella dei settori delle multinazionali collegate
al gruppo dirigente del Partito Democratico. Questa tendenza è disponibile a
fare qualche concessione alla base di massa del Partito Democratico - i
lavoratori, le nazionalità oppresse e le donne - per migliorare le condizioni
sociali e sostiene un minor unilateralismo e trionfalismo politico sia nei
confronti sia del resto del mondo che delle forze sociali interne. Per perseguire
i propri particolari interessi imperialisti, questi settori del capitale
multinazionale e le loro espressioni politiche sono significativamente più
riluttanti all’uso della forza finché altri mezzi non siano esauriti. Essi
assegnano un grande ruolo alle Nazioni Unite e ad altre istituzioni
internazionali. In politica interna sostengono la necessità di regolare
l’economia e i programmi sociali di welfare per ottenere la pace sociale ed
evitare gli estremismi della distruttiva competizione capitalista.
Il Fronte Internazionale per la Pace
Un tempo i paesi socialisti erano il nucleo centrale del fronte antimperialista
mondiale. Con la scomparsa dell’Unione Sovietica, non c’è più una consistente
alleanza delle forze della pace e del progresso contro le forze della guerra e
della reazione nelle questioni internazionali e sociali. Ogni rilevante
contrasto internazionale determina nuovi rapporti di forza. Ma ora c’è un
immenso e crescente fronte di opinione pubblica e di stati contro il potere
egemonico degli Stati Uniti. C’è una crescente resistenza mondiale alle azioni
militari degli Stati Uniti, ad ogni azione militare derivante da altre potenze
imperialiste ed alla soluzione dei problemi internazionali con mezzi militari.
Dal momento che sempre più si riconosce che tali politiche minacciano non solo
la pace nel mondo ma accrescono la minaccia all’esistenza stessa dell’umanità,
solo una manciata di stati clienti si schiera con gli Stati Uniti.
Il fronte della pace si riflette sempre più nelle Nazioni Unite. Esso consiste
dei rimanenti paesi socialisti e dei paesi in via di sviluppo che mantengono
qualche grado di indipendenza politica. Anche molte altre potenze imperialiste
riconoscono che le opzioni militari hanno conseguenze altamente pericolose e
resistono ai loro istinti imperialisti che raramente trovano vantaggioso
seguire. L’ultra-destra ignora l’attuale importanza delle forze per la pace al
costo di indebolirne l’influenza internazionale degli USA.
C’è anche una crescente resistenza all’azione economica internazionale degli
Stati Uniti nelle relazioni internazionali, bilaterali e multilaterali. Spesso
nelle relazioni economiche gli Stati Uniti e le altre grandi potenze
capitaliste si contrappongono ai paesi socialisti e a molti paesi in via di sviluppo.
Dal momento che quasi tutte le nazioni socialiste ed in via di sviluppo sono
ora membri del WTO, dell’IMF e di altre alleanze internazionali, la lotta si
sviluppa dentro queste organizzazioni. In modo crescente i paesi in via di
sviluppo hanno sfidato gli obbiettivi delle alleanze commerciali di regolare le
relazioni economiche internazionali nell’interesse delle multinazionali e dei
loro “paesi di origine”, in particolare degli Stati Uniti.
C’è una crescente coscienza che l’internazionalizzazione della vita economia e
sociale, aggrava i problemi sociali in ogni parte del mondo e colpisce tutti i
paesi, inclusi quelli più ricchi. Povertà di massa, molti miliardi di persone
vivono con meno di 2$ al giorno, estremi di ricchezza e povertà tra classi e nazioni,
il debito internazionale, la mancanza di istruzione, l’assenza di cure mediche
anche in presenza di epidemie come l’AIDS, la malaria, la tubercolosi e le
gravi e crescenti minacce all’ambiente, sono problemi internazionali che
riguardano tutta l’umanità e richiedono soluzioni internazionali.
Alcuni settori delle multinazionali comprendono che ci sono problemi che
minacciano l’esistenza dell’umanità e anche la loro capacità di massimizzare i
profitti. Ciò è anche vero per alcune potenze imperialiste. Tuttavia esse
forniscono un sostegno economico limitato per la soluzione di problemi come
l’AIDS e ad accordi come quello di Kyoto. Quando aderiscono a qualche azione
positiva, questa usualmente beneficia direttamente i loro bilanci.
I paesi socialisti, quelli in via di sviluppo, la classe operaia ed i movimenti
sociali dei paesi capitalisti sviluppati continuano a premere per veri e ampi
provvedimenti. Gradualmente queste forze diventano più unite e determinate
circa la necessità di confrontare i problemi internazionali. L’ultra-destra
degli Stati Uniti si oppone alla soluzione di tutti questi problemi, ad ogni
azione positiva e cerca di ridurre e di dividere la pressione per misure
concrete. Vi è, tuttavia, una ancora lenta crescita di un fronte comune mondiale
di stati e di forze sociali progressiste su questi problemi.
La rinascita di un movimento di sinistra in molte parti del mondo, più
specificamente, in tanta parte dell’America del Sud è una parte di questi
recenti positivi cambiamenti nei rapporti di forza mondiali. In un certo numero
di paesi capitalisti sviluppati, il movimento operaio è diventato una forza più
militante nell’arena economica e politica. C’è qualche ripresa delle forze
socialiste e di sinistra, incluso il movimento comunista—associato, negli anni
recenti, a forum progressisti sociali ed economici a livello regionale ed
internazionale. Il movimento di sinistra non è semplicemente un movimento
diretto verso il socialismo di partiti marxisti e comunisti. È, piuttosto, un
movimento sfaccettato ed eclettico. I processi non sono uniformi e vi sono
paesi nei quali l’ultra-destra ha guadagnato terreno o dove prosegue il suo
dominio politico, come negli Stati Uniti.
L’imperialismo americano è a capo del mondo imperialista e dirige il grosso
delle multinazionali dominanti. Cerca di controllare tutto il mondo, incluse le
altre potenze imperialiste. Sotto la leadership politica dell’ultra-destra,
l’imperialismo degli Stati Uniti ha strumenti immensi per realizzare i suoi
piani di lungo respiro, dalla preponderanza militare ai diversi mezzi di
dominio economico e di pressione politica, alla subornazione delle sue armi
ideologiche. Ma anche con tutti questi strumenti, il dominio degli Stati Uniti
si sta lentamente indebolendo.
Le caratteristiche attuali del capitalismo
Lo sfruttamento assoluto e relativo della classe operaia è ad un livello senza
precedenti e continua a crescere rapidamente. Ogni società multinazionale
sfrutta ora non solo i suoi dipendenti di diversi paesi e l’intera classe operaia
del paese d’origine, ma l’intera classe operaia del mondo. Nello stesso tempo,
la classe operaia cresce nel mondo. Il movimento dei capitali nel mondo in
cerca del massimo profitto è sempre più veloce, in termini di de-localizzazione
della produzione, offerta di materie prime e di altre risorse, ricerca e
sviluppo, grande distribuzione, circolante, o manipolazione dei prezzi e
speculazione.
Le sproporzioni nell’economia di un mondo altamente interdipendente si diffonde
ed è sempre più difficile controllarle a causa del dominio delle
multinazionali. La regolazione di ogni singolo stato ha effetti minori. Gli
accordi commerciali internazionali in qualche caso si sovrappongono alla
sovranità nazionale a favore delle multinazionali. L’economia è perciò più
vulnerabile all’offerta e alle manovre sulle monete. I risultati sono maggiore
instabilità, casualità e severità dei cicli economici di crescita e declino,
prolungata stagnazione. Perciò la contraddizione tra il carattere sociale della
produzione e della distribuzione, da un lato, e la concentrazione del capitale
in poche mani, dall’altro, acuisce i problemi sociali ed economici e le
contraddizioni. Acuisce anche la lotta di classe.
Il progresso dei mezzi di produzione assieme alla globalizzzione dell’economia
e della vita sociale sotto il dominio dei monopoli multinazionali, richiede più
alti livelli di protezione ambientale, dell’istruzione, della sanità, della
cultura, delle abitazioni e delle famiglie per produrre le quantità e la
qualità del lavoro di cui c’è ora bisogno. Ma ciò è in contraddizione con le
maggiori quantità di profitto capitalista necessario a sostenere la crescita
dei giganti multinazionali, che cercano solo di aumentare il tasso di
sfruttamento ed lo sfruttamento del crescente numero di lavoratori nel mondo
intero. L’intensificazione della lotta di classe e gli attacchi sempre più
profondi alle condizioni di vita della classe operaia sono insite nel dominio
delle multinazionali.
Lo sviluppo del capitalismo moderno richiede lo stritolamento delle
organizzazioni economiche e politiche dei lavoratori e dei lavoratori sia del
nostro paese che su scala internazionale. La fusione delle multinazionali con
lo stato in molti paesi imperialisti significa che la globalizzazione
capitalista è un processo sia economico che politico.
Per sviluppare la strategia e le tattiche di ogni stadio della lotta, si devono
considerare le condizioni oggettive principali. Queste condizioni comprendono
le maggiori caratteristiche dell’odierna economia capitalista e i rapporti
delle forze mondiali e nazionali. Finché questi rapporti non si spostano
qualitativamente come risultato di cambiamenti qualitativi - che riflettono il
risultato della lotta delle classi, delle forze sociali e degli stati
antagonisti – si pongono limiti agli obbiettivi. In quel senso, lo stato
complessivo del presente stadio della lotta, pone una limitazione oggettiva che
determina le strategia e le tattiche che possono essere adottate fino al
momento in cui i rapporti generali saranno sostituiti da nuove condizioni
politiche.
Una corretta ed approfondita comprensione del capitalismo, delle sue
caratteristiche fondamentali e delle condizioni attuali, come dei rapporti di
forza politici è la chiave per guidare la classe ed le lotte democratiche per
il cambiamento.
3. Lotta di classe, lotte democratiche e principali forze di
progresso
I lavoratori cercano sempre di risolvere i mali cronici che affrontano. Che il
lavoratore singolo sia cosciente o ancora non lo sia, il risultato finale di questa
lotta è il socialismo. Per definire la strategia e le tattiche per progressi
immediati e trasformazioni fondamentali, è necessario essere chiari su ciò che
spinge a cambiamenti progressivi, chi lotta e le classi che hanno il potenziale
per giocare ruoli decisivi. La storia del nostro paese e l’esperienza di lotta
negli anni recenti confermano l’asserzione della teoria marxista che la lotta
della classe operaia contro quella dei capitalisti è la forza trainante di
comando per i cambiamenti di progresso.
La lotta di classe
La classe operaia è spinta a resistere alla crescita dello sfruttamento e cerca
di migliorare le condizioni di vita dei lavoratori aumentando la parte del
valore che essi creano a spese dei capitalisti. La lotta di classe che si svolge
nelle fabbriche dove sono prodotti i beni e nei luoghi di distribuzione e
vendita di tali beni, è l’aspetto economico della lotta di classe. La lotta di
classe ha anche un aspetto politico. È protagonista nelle lotte che riguardano
l’azione o l’inerzia del governo, la spesa sociale e la politica fiscale, le
elezioni e, in sostanza, nel determinare quale classe o schieramento di classi
e di forze sociali è predominante nel controllo e l’esercizio del potere
politico. La lotta di classe esiste anche nell’ideologia, tra le idee politiche
e sociali ed i valori che giustificano gli indirizzi politici ed economici
delle classi in competizione.
La lotta di classe inizia con la lotta per i salari, le ore di lavoro, le
indennità, le condizioni di lavoro, la certezza del lavoro e per il lavoro. Ma
comprende anche una infinita varietà di lotte specifiche: la resistenza ai
ritmi di lavoro, gli scioperi, la negoziazione dei contratti, le dimostrazioni,
la pressione per una legislazione a favore del lavoro, le elezioni e anche con
gli scioperi generali. Quando i lavoratori lottano contro la classe dei
capitalisti o con ogni sua parte su ogni questione con l’obiettivo di
migliorare o difendere le loro condizioni di vita, questa lotta è una parte
della lotta di classe.
Non c’è un limite alle questioni che riguardano la lotta di classe: pace,
libertà, democrazia, piena uguaglianza e opposizione al razzismo, servizio
sanitario, scuole decenti, case popolari, sicurezza sociale, protezione
dell’ambiente ed altro. La lotta di classe prende una forma più cosciente negli
scioperi, che sono l’espressione della coscienza dei sindacati. La lotta di
classe raggiunge l’intera classe e la coscienza socialista solo quando si
costruisce l’alleanza della classe e delle forze sociali, sotto la direzione
della classe operaia, per il potere e per costruire il socialismo. L’attività
del Partito Comunista si basa sulla costruzione di una piena coscienza di
classe che comprende la coscienza socialista.
La classe operaia
La classe operaia è la sola forza capace di esprimere la direzione generale
delle lotte per un completo progresso sociale e per il socialismo. La
dipendenza del capitalismo dalla classe operaia per creare ogni ricchezza dà a
questa un ruolo strategico nei processi di produzione ed un grande potere
potenziale.
La dimensione della classe operaia e la sua pratica di lavoro collettivo e di
lotte collettive, la preparano a guidare la lotta per il progresso. Nelle
parole del Manifesto comunista, la classe operaia è definita “la sola classe
veramente rivoluzionaria” perché solo la classe operaia non ha altri interessi
che metter fine al capitalismo e sostituirlo col socialismo. Queste circostanze
ed esperienze fanno della classe operaia un terreno fertile per gli ideali del
socialismo, del marxismo e per l’appartenenza al Partito Comunista.
La classe operaia degli Stati Uniti è appassionata e variegata. La classe
operaia è la grande massa della popolazione del paese ed è in continua
crescita. Tra le sue diversità riconosciamo il lavoratori qualificati e non
qualificati, i colletti bianchi e blu, le persone di ogni età, gli organizzati
e i non organizzati nei sindacati, gli occupati, i sottoccupati e i
disoccupati. La classe operaia è composta da uomini e donne. La maggior parte
delle nazionalità e delle etnie oppresse sono classe operaia molto più del
paese nel suo insieme, e assieme rappresentano più del 25% della classe
operaia, una percentuale che cresce. I lavoratori e le loro famiglie sono la
sostanziale maggioranza della popolazione totale. Nonostante la sua diversità,
la nostra è una sola classe operaia, una classe la cui unità cresce e si
approfondisce.
L’organizzazione dei lavoratori
Il movimento operaio è il settore organizzato della classe operaia. La varietà
del movimento operaio, negli ultimi anni, cresce per quanto riguarda la sua
composizione e direzione. Alla classe operaia si aggiungono sempre più coloro
che provengono da professioni indipendenti—inclusi dottori ed ingegneri—ma che
sono ora impiegati di grandi compagnie.
Negli ultimi decenni, negli Stati Uniti ed in altri paesi a capitalismo
sviluppato, il movimento operaio si è ritirato. Nonostante ciò, il movimento
operaio è diventato forza dirigente per avanzare in molte questioni sociali e
nell’arena elettorale. Aumentare l’organizzazione dei lavoratori non
organizzati è una delle più importanti sfide per il movimento operaio e per
tutte le forze progressiste.
Rapporto tra lotte democratiche e lotta di classe
Ovunque negli Stati Uniti e nel mondo ci sono lotte democratiche. Queste sono
lotte per allargare la democrazia in ogni aspetto della vita della gente che
lavora, per migliorare la loro qualità della vita. Esse comprendono la lotta
per prevenire il deterioramento delle condizioni di vita. La lotta democratica
non riguarda solo i diritti democratici, le libertà civili e la democrazia
elettorale ma comprende anche le lotte per la pace, per l’uguaglianza per le
etnie e le nazionalità oppresse, per l’uguaglianza per le donne, per la
creazione di opportunità di lavoro, per l’aumento dei minimi salariali, per
adeguati sistemi sanitari, scolastici, cure giornaliere, per abitazioni, per la
previdenza ed per altri benefici pensionistici, per la protezione
dell’ambiente, delle piccole imprese e di quelle contadine a conduzione
famigliare, per i bisogni dei giovani, per una fiscalità progressiva, per la
riduzione delle spese militari ed altro. Le lotte di ogni classe e delle forze
sociali per ridurre il potere delle multinazionali sono lotte democratiche.
La lotta di classe e le lotte democratiche sono strettamente legate. Si
sovrappongono e si intrecciano. Ogni specifica lotta di classe è anche parte di
quella democratica perché in queste lotte le masse dei lavoratori cercano di
allargare o di proteggere le possibilità della democrazia. Spesso le battaglie
della classe hanno una parte importante nell’arena politica dove l’azione
democratica di milioni di lavoratori può decidere gli esiti delle lotte. La
lotta democratica mette assieme la classe operaia ed altre classi e forze sociali
contro uno o un’altro settore della classe capitalista.
La Costituzione degli Stati Uniti, come fu scritta originalmente, pone molte
restrizioni alla democrazia, sicché fin dal tempo della formazione dello stato
ci sono state continue battaglie per estendere a tutti la democrazia. Dalla
eliminazione del titolo di proprietà alla messa al bando della tassa sul voto,
dalla richiesta che la Carta dei Diritti fosse inclusa nella Costituzione alle
battaglie legali per assicurare diritti inalienabili a tutto il popolo, non
solo dalla liberazione degli schiavi ma anche alla loro iscrizione nelle liste
elettorali, al diritto di voto per le donne, dall’abbassamento dell’età per
votare al Voting Right Act, la nostra storia è stata quella di masse di gente
che chiedevano il loro pieno diritto di partecipare alle decisioni che
riguardano la loro vita. Molte vittorie sono state ottenute con queste lotte,
ma siamo lontani dal aver vinto definitivamente. I diritti democratici sono
sempre sotto attacco.
La lotta per proteggere ed espandere la democrazia è la via per prevenire il
fascismo. È la via per sconfiggere l’ultra-destra. È la strada per limitare il
potere dei monopoli. Dentro e attraverso le lotte democratiche, la lotta di
classe progredisce verso la vittoria. La lotta democratica è la strada che
porta la classe operaia e le forze popolari alle soglie del socialismo. Alla
vigilia del socialismo, la lotta di classe raggiunge il suo decisivo punto di
svolta e va oltre i limiti della lotta democratica sotto il capitalismo. La
vittoria del socialismo aprirà un nuovo stadio nello sviluppo continuo della
democrazia, progettata e garantita.
Le tradizioni rivoluzionarie del nostro paese e la storia sono piene di lotte
per proteggere ed espandere la democrazia. Il desiderio di tutto il popolo di
partecipare alla costruzione delle decisioni della società porta a lotte per i
diritti elettorali, per espandere la base elettorale, per riformare il sistema
elettorale, per proteggere le libertà civili, per garantire i diritti civili,
per mettere fine a tutte le forme di discriminazione, per eliminare il potere
di grandi contributi finanziari che consentono ai ricchi di dominare le
elezioni. Queste lotte democratiche sono spesso entrate dentro le forze dei
lavoratori che capiscono il valore di espandere il loro potere e le loro
opportunità politiche. La lotta democratica abbraccia altre classi e forze
sociali che si aggiungono, a quelle della classe operaia nella lotta contro
questo o quel settore della classe capitalista e dei suoi monopoli
multinazionali dominanti.
Spesso, quando i diritti democratici di milioni di lavoratori possono avere una
grande influenza sui risultati, le battaglie della classe giocano nell’arena
politica. La lotta di classe e quella democratica sono strettamente legate.
Esse si sovrappongono e si intrecciano. Ogni specifica lotta di classe è anche
parte della lotta democratica perché in queste lotte, le masse dei lavoratori
cercano di allargare o di proteggere le loro possibilità democratiche.
Le garanzie costituzionali per la democrazia politica, sebbene limitate, sono
sotto l’attacco dell’ultra-destra. Quelle per la protezione e l’espansione dei
diritti democratici sono lotte cruciali che i Comunisti sostengono. Ma dobbiamo
andare oltre—dobbiamo chiedere reale democrazia economica, e libertà dallo
sfruttamento e dall’oppressione. Noi vogliamo che la vita dei lavoratori sia
libera non solo dall’arbitrio del potere del governo ma anche dall’arbitrio del
potere delle grandi corporazioni economiche.
Ogni battaglia democratica, nella misura in cui indebolisce la classe dei
capitalisti o una sua parte, sposta obbiettivamente i rapporti di forza
rafforzando la classe operaia. La lotta per difendere ed estendere la
democrazia è, quindi, la sola strada per il socialismo nel nostro paese. Ogni
altra strada è destinata a fallire ed è indifendibile politicamente.
4. L’unità è la chiave della vittoria: il nocciolo duro
della classe e delle forze di progresso
Dalla minore alla maggiore delle lotte della classe, l’unità è la chiave della
vittoria. L’esperienza dei lavoratori dentro e fuori del posto di lavoro
insegna che si può vincere solo restando uniti nella lotta per gli interessi e
le aspirazioni comuni. Questo è il principio guida di ogni sindacato e di ogni
organizzazione popolare: l’unità è la forza.
Il Manifesto comunista dichiara: “Lavoratori di tutto il mondo unitevi! Non
avete da perdere nient’altro che le vostre catene.” Il Partito Comunista cerca
di conseguire gli obbiettivi strategici e tattici della classe operaia. Il
nostro principio organizzativo è che la coalizione funziona con i sindacati, le
organizzazioni di massa e i movimenti di massa.
Tale principio non è solo valido nelle lotte sul posto di lavoro o nei campus
universitari, ma nelle competizioni elettorali, nelle maggiori lotte politiche
e sociali e in quelle che colpiscono il cuore e e la mente del pubblico. Solo
unendosi assieme, la classe operaia ed i suoi alleati vincono le grandi lotte
per la dignità, i diritti ed il potere. La classe operaia non può raggiungere
il suo obbiettivo ultimo del socialismo senza battersi per avere un ruolo
dirigente per quanto riguarda l’unità con le altre classi e forze sociali.
L’unità della classe operaia
L’unità della classe operaia è la chiave fondamentale di tutte le vittorie
sociali e politiche. Nei passati decenni c’è sta una diminuzione percentuale
dei lavoratori iscritti ai sindacati. Organizzare i disoccupati nei sindacati
fa parte della lotta per l’unità. Solo organizzando coloro che non lo sono, la
classe operaia può aumentare la sua forza d’insieme. L’unità della classe
operaia dipende dall’unità delle diverse etnie e nazionalità di cui è composta
la classe operaia negli Stati Uniti.
Allo stesso tempo, l’unità tra i diversi sindacati, tra occupati e disoccupati,
tra lavoratori dell’industria e dei servizi, ecc., rafforzerà il movimento
operaio ed aumenterà la sua capacità di lottare per maggiori conquiste e
vittorie. Solo attraverso l’unità con i lavoratori di altri paesi possiamo
confrontarci con successo con le multinazionali.
La classe operaia gioca un ruolo dirigente nella lotta per diverse aspirazioni,
ma molti dei bisogni chiave dei lavoratori non possono essere raggiunti per
mezzo dei sindacati o dalla sola classe operaia. Il movimento sindacale deve
essere collegato con le organizzazioni dei diritti civili, delle donne, degli
studenti e con altre, per aumentare la capacità combinata di vincere un potente
nemico. Dagli scioperi alle iniziative legislative, dalle lotte per la Casa
Bianca, il movimento operaio deve costruire una unità con le altre forze
sociali per conseguire vittorie. Solo l’unità di milioni di lavoratori diretti
dalla classe operaia può vincere una lotta rivoluzionaria.
L’unità del lavoro e della società civile non può basarsi solamente sulle
aspirazioni e la direzione del mondo del lavoro. Questo deve anche sostenere le
aspirazioni dei suoi alleati sulla base di un mutuo sostegno. Ciò permette
anche alla classe operaia di rafforzare il suo ruolo dirigente tra le masse nel
loro insieme. Il Partito Comunista cerca sempre di costruire un’unità di
principio tra la classe operaia e tutte le forze sociali progressiste per
promuovere i loro interessi ed il loro potere.
Recentemente si sono sviluppati nuovi livelli di unità nel movimento operaio.
La lotta comune contro la globalizzazione capitalista ha aperto una fase
avanzata dell’unità operativa tra il movimento operaio, il movimento
ambientalista, il movimento studentesco ed altri movimenti. I cambiamenti nelle
politiche di immigrazione dei lavoratori hanno permesso nuovo livello di unità
con le organizzazioni dei diritti degli immigrati. Negli anni recenti il
movimento operaio ha aumentato il suo sostegno alle organizzazioni degli
studenti lavoratori. È sempre più importante rinforzare e difendere questa
unità sulla base di un lavoro comune, del rispetto e della comprensione
reciproci.
A tutti gli stadi strategici della lotta dal presente fino alla costruzione del
socialismo, la classe operaia rimane la classe più importante e consistente.
Ciò non significa che in ogni momento, in ogni lotta, sarà la classe operaia
l’effettiva classe dirigente. Ma questa tenderà sempre più a diventare
dirigente nelle lotte per il progresso ed il socialismo.
La classe operaia, tuttavia, non può essere l’unica forza in queste lotte dato
che coloro che le si oppongono in ogni stadio sono molto potenti, con grandi
risorse a loro disposizione. Solo col massimo di unità e potenti alleanze si
possono conseguire vittorie in modo pacifico. Vi sono altre importanti forze
sociali i cui interessi sono sostanzialmente paralleli a quelli della classe
operaia nel suo insieme.
Tipi speciali di sfruttamento ed oppressione
La parte più importante degli alleati potenziali della classe operaia è quella
che soffre uno speciale tipo di oppressione e sfruttamento dovuto al
capitalismo. Tutte le comunità oppresse sono ben rappresentate nella classe
operaia e comprendendo anche appartenenti ad altre classi. Coloro che
appartengono alla classe operaia soffrono lo sfruttamento ed i problemi sociali
di tutti i lavoratori, cui si aggiunge un’”oppressione speciale” che non è solo
oppressione di classe. Molte persone sopportano un’oppressione tripla o
quadrupla, dovendo fronteggiare molti tipi di sfruttamento intensivo, di discriminazione
e di oppressione.
Le etnie e le nazionalità oppresse, le donne, i giovani e gli immigrati, sono
esposti ad un’oppressione di tipo speciale. Per molti aspetti questa
oppressione supera la linea di classe e colpisce in diversi modi tutti i membri
dei gruppi sociali oppressi. Non colpisce solo i lavoratori o parte dei piccoli
imprenditori e professionisti ma, in certo modo, anche qualche settore della
classe capitalista. La comune esperienza di questa oppressione crea una larga
base di unità tra i gruppi.
I capitalisti traggono un guadagno diretto dalle forme di oppressione speciale.
Essi ricavano extra profitti dallo sfruttamento dei gruppi oppressi e dalla
mancanza di unità tra i lavoratori. I capitalisti ed i loro apologeti usano il
veleno ideologico per giustificare e coprire sia l’oppressione speciale che lo
sfruttamento dei lavoratori. I membri dei popoli oppressi in modo speciale,
hanno un ruolo importante nella costruzione delle alleanze tra la classe
operaia ed i gruppi oppressi nel loro insieme dal momento che sono parti
importanti di entrambi.
Unità multirazziale per la piena uguaglianza e conto il razzismo
I potenziali principali alleati della classe operaia, nei diversi stadi della
lotta nella via del socialismo, sono i popoli delle nazionalità e delle etnie
oppresse. Allo stesso tempo, il razzismo è la più importante arma della classe
dirigente per indebolire la classe operaia e le lotte democratiche. Si tratta
della tattica classica del divide et impera. La divisione che si propaga nella
classe operaia e tra la classe ed i suoi alleati indebolisce i movimenti e le
lotte. Contro questa divisione dobbiamo costruire un’unità multirazziale che
abbia al centro l’antirazzismo e la lotta per la piena uguaglianza. La classe
operaia è la classe più multietnica e multinazionale della nostra società, e
l’unità multirazziale è la chiave della costruzione dell’unità interna sia
della classe operaia che dell’insieme della nostra società.
Gli Stati Uniti sono probabilmente il paese più multirazziale e multinazionale
del mondo, in cui vivono almeno 300 milioni di persone di ogni gruppo razziale,
nazionale ed etnico del pianeta. Popoli oppressi per ragioni nazionali e
razziali vivono e lavorano in ogni regione, in ogni stato e in tutte le maggiori
città. Appartengono in massima parte alla classe operaia e generalmente
occupano i posti di lavoro meno pagati e sono i più intensamente sfruttati. Tra
le etnie oppresse ci sono gli Afro Americani, i Messicani, i Portoricani ed
altri popoli latini, i Nativi Americani, gli Asiatici Americani e gli Oceanici,
gli Arabi ed i Medio Orientali.
In molte forme il razzismo continua a giocare un ruolo centrale in ogni aspetto
della vita degli Stati Uniti, comprese quelle che hanno portato al potere
l’ultra-destra, che consentono la produzione di superprofitti, e quelle che
consentono lo sviluppo e la giustificazione della discriminazione
istituzionalizzata.
La classe operaia deve lottare contro il razzismo e per la piena uguaglianza di
tutte le nazionalità oppresse se è unita internamente e partecipa a larghe
alleanze con le organizzazioni ed i movimenti dei popoli oppressi su base
razziale. Parimenti, i gruppi delle nazionalità ed etnie oppresse devono
sostenere l’aspirazione all’unità interna del mondo del lavoro e allearsi con
questo.
Fin dalla nascita, gli Stati Uniti sono stati costruiti sul razzismo. Dallo
spostamento forzoso e quasi il genocidio dei Nativi Americani, alla schiavitù
degli Afro Americani, al furto di gran parte del Messico, all’esclusione razzista
degli immigrati Asiatici e Oceanici fino all’odierna isteria xenofoba contro
gli Arabi e gli Asiatici del sud, il razzismo è stato uno strumento conveniente
per mantenere il potere ed i superprofitti da parte della classe dirigente a
spese dei popoli oppressi. Il razzismo è uno strumento non solo per sfruttare i
popoli oppressi per ragiono razziali ma favorisce lo sfruttamento anche dei
lavoratori bianchi.
Il razzismo colpisce l’unità della classe operaia ad ogni livello. La
discriminazione razziale nelle assunzioni, nei salari e nelle politiche
salariali, la stratificazione razziale di molti settori dell’industria e del
commercio, mina gli interessi di tutti i lavoratori. La capacità dei datori di
lavoro di pagare in modo differenziato, sulla base del colore della pelle, del
paese d’origine, dello status di immigrato, di stabilire affitti che pesano sui
i due terzi del salario, crea una pressione sui salari di tutti i lavoratori.
Ciò consente ai “capi” di ricavare profitti ancora maggiori dai lavoratori oppressi
per motivi razziali. Il razzismo è buono per gli affaristi ma è cattivo per i
lavoratori di ogni razza. I lavoratori bianchi hanno un grande interesse a
lottare contro il razzismo perché possono raggiungere maggiori vittorie uniti
ai lavoratori delle nazionalità e delle etnie oppresse. L’unità multirazziale
nei luoghi di lavoro e nelle officine è una delle chiavi per conseguire
vittorie per tutti, per miglioramenti salariali e condizioni di dignità per
ogni lavoratore.
Il posto di lavoro non è il solo luogo dove l’unità multirazziale è essenziale.
L’unità multirazziale è necessaria a tutti i livelli della lotta di classe ed è
la ragione della coalizione di lunga durata tra il mondo del lavoro ed i
movimenti dei diritti civili. Non solo questi movimenti hanno nemici comuni ma
hanno il comune obiettivo di espandere i diritti economici, sociali e civili.
La classe operaia ed i popoli oppressi per motivi razziali hanno gli stessi
interessi per quanto riguarda case, lavoro, educazione ed altro.
Il popolo bianco non sperimenta il razzismo sulla sua pelle, ma dovrebbe essere
alla testa nel combattere ogni tipo di razzismo e di oppressione nazionale dove
e quando si manifesta. Queste azioni sono le parti costituenti dell’unità a
livello popolare e della fiducia. Essi provano che la lotta contro il razzismo
non è una questione che i popoli oppressi per motivi razziali devono combattere
da soli. È nell’interesse di tutti i lavoratori, raggiungere maggiore unità,
rispetto e forza per il movimento di lavoratori e per tutti gli altri
movimenti.
Movimenti alleati:
- Gli Afro Americani
Sia storicamente che attualmente, gli Afro Americani e le loro organizzazioni
hanno un enorme ruolo nelle lotte democratiche e di classe e nella costruzione
di alleanze con i movimenti progressisti, specialmente col movimento operaio. I
motivi di questo ruolo chiave comprendono:
1. La funzione centrale dello schiavismo nel procurare capitale per lo sviluppo
politico ed economico degli Stati Uniti;
2. Il ruolo centrale giocato della resistenza allo schiavismo per vincere la
Guerra Civile, la “Seconda Rivoluzione Americana” ;
3. Il ruolo centrale giocato dalla rivoluzione dei Diritti Civili nella
disfatta delle leggi e pratiche di Jim Crow, che ha mobilitato un intero popolo
ed i suoi alleati, sfidando e sconfiggendo l’irriducibile reazione nel Sud del
paese, imponendo modifiche nelle leggi elettorali per allargare la democrazia,
spianando la strada ai movimenti degli altri popoli oppressi;
4. L’eccezionalmente alta percentuale di Afro Americani che sono classe
operaia;
5. Gli Afro Americani sono tra le maggiori nazionalità oppresse, vivono e
lavorano in località e industrie strategiche del paese;
6. Il livello della lotta coordinata che il movimento operaio ed il popolo Afro
Americano ha già raggiunto;
7. Il ruolo di riferimento dei successi e delle battute d’arresto delle lotte
per l’uguaglianza degli Afro Americani per le lotte di tutti gli altri popoli
oppressi.
8. Il popolo degli Afro Americani ha un grande ruolo nella politica nazionale.
La sua concentrazione nei grandi centri urbani, l’alta composizione operaia, la
grande adesione al movimento operaio e l’alto livello di organizzazione
politica e sociale comprendente chiese, moschee, organizzazioni dei diritti
civili, organizzazioni sociali e di mutuo soccorso, tutto ciò rende possibile a
questi gruppi di mobilitare politicamente milioni di persone, anche all’esterno
delle comunità Afro Americane.
Nelle elezioni nazionali, gli Afro Americani votano nella stragrande
maggioranza contro l’ultra-destra più di ogni altro gruppo. Vi sono migliaia di
negri eletti nelle istituzioni politiche nazionali: quasi tutti tra i
Democratici. Poiché votano in modo compatto come un blocco in molte elezioni,
gli Afro Americani hanno un livello d’influenza che supera il loro numero
reale.
- I Messicano Americani
I Messicano Americani e gli Afro Americani sono le due maggiori nazionalità
oppresse negli Stati Uniti; i Messicano Americani sono la parte della
popolazione che cresce più rapidamente. La popolazione Messicano Americana si
concentra nel sud del paese, in quella parte che in origine fu sottratta al
Messico dagli Stati Uniti i quali imposero il loro dominio anche sulla maggior
parte dei Nativi Americani che vivono in quell’area.
I Messicano Americani votano principalmente per i democratici ed hanno una
grande e crescente influenza sulle elezioni nazionali. Essi sono emersi come il
gruppo elettorale forse più decisivo in California e negli stati del sud. A
livello nazionale vi sono migliaia di Messico Americani nelle pubbliche
istituzioni, la maggior parte eletti tra i Democratici. Nella stragrande
maggioranza sono classe operaia e sono la forza nazionale maggiore nei
sindacati. Vi sono anche molte grandi organizzazioni nazionali regionali e locali
di Messicano Americani che hanno un grande influenza sulla scena politica degli
Stati Uniti. Tra i problemi che i Messicano Americani affrontano ci sono la
discriminazione linguistica nel lavoro e nella scuola, la repressione
culturale, gli abusi delle leggi contro l’immigrazione e la mancanza di una
piena rappresentanza politica.
- Gli immigrati
Il movimento operaio ha recentemente compreso l’importanza dell’unità tra gli
immigrati e i lavoratori. Non solo gli orientamenti culturali e le leggi
repressive razziste consentono ai “capi” di relegare i lavoratori immigrati in
condizioni di quasi schiavitù senza possibilità di ricorsi, ma ostacola
l’organizzazione dei lavoratori nei sindacati per spuntare concessioni dalle
direzioni aziendali. Gli attacchi agli immigrati nelle fattorie, ai confini
dello Stato e attraverso la legge, minano le basi dei diritti di tutti.
Negli Stati Uniti vi sono grandi comunità di lavoratori immigrati. Questi
lavoratori sono spesso supersfruttati, lavorano in condizioni primitive, insane
e sena sindacati. Ogni gruppo di immigrati subisce una propria oppressione
nazionale e razziale. Vengono loro spesso negati elementari diritti umani e
civili. Migliaia di immigrati senza documenti, principalmente lavoratori
agricoli che attraversano la frontiera col Messico sono soggetti agli omicidi
della polizia di confine e dei “viglilantes” razzisti. Essi sono braccati come
criminali, ne sono stati ammazzati a centinaia, specialmente in prossimità del
confine semplicemente perché cercavano di unirsi alle loro famiglie o una vita
migliore.
Per la maggior parte i Latino Americani usano comunemente lo spagnolo e
condividono l’esperienza della discriminazione negli Stati Uniti. Sono un
potente stimolo all’unità con gli altri popoli latini. Molti immigrati
dall’America Latina usano, però, un idioma indigeno come prima lingua o non
parlano del tutto lo spagnolo. I “latini” sono culturalmente molto
differenziati in termini di nazionalità di origine. Più della metà dei “latini”
degli Stati Uniti sono stranieri e soffrono le discriminazioni come immigrati,
compresi i brasiliani il cui linguaggio originale è il portoghese.
- Coloro che fuggono dall’imperialismo americano
Molte delle persone che vengono negli Stati Uniti sono il risultato di guerre a
seguito del diretto intervento militare degli Stati Uniti o di altri interventi
finanziati dagli Stati Uniti. Persone di molti paesi immigrano negli Stati
Uniti a causa della situazione economica dei loro paesi. Spesso i reazionari
usano questa immigrazione per proclamare che gli Stati Uniti sono il faro della
libertà. Ma, in realtà, l’immigrazione è il risultato della condanna delle
multinazionali americane e della loro sete di sfruttamento all’estero. Spesso i
rifugiati immigrano negli Stati Uniti per cercare la sopravvivenza economica.
Sono rifugiati che fuggono dalle politiche economiche dell’imperialismo
americano, dal neo-colonialismo, dalla liberalizzazione del commercio
sperimentato nel mondo.
Molti lasciano i loro paesi a causa delle dittature di destra e degli squadroni
della morte sostenuti dagli Stati Uniti, in Guatemala, in Salvador ed altrove
nel Centro America.
Molti immigrati dai Caraibi cercano di sfuggire dallo strangolamento dei loro
paesi d’origine da parte degli Stati Uniti. Dominicani, Haitiani Giamaicani ed
altri, giocano spesso un ruolo vitale nelle loro comunità degli Stati Uniti.
Gli immigrati haitiani provenienti da uno dei più poveri paesi del mondo, hanno
sopportato il sostegno degli Stati Uniti alla dittatura e alle squadre della
morte, ai tentativi degli Stati Uniti di sovvertire e di cooptare i movimenti
popolari democratici e allo sfruttamento diretto delle multinazionali
americane, francesi e di altri paesi. Una volta arrivati negli Stati Uniti,
essi sono sottoposti ad un continuo impoverimento, alle crisi, al razzismo ed
alla discriminazione.
Gli Asiatico Americani provengono da nazioni molto diverse, con diverse
culture, storia e situazioni politiche. Le condizioni largamente differenziate
dei loro paesi d’origine hanno un grande impatto sulla coscienza, livello di
organizzazione ed integrazione nella Società degli Stati Uniti dei diversi
gruppi di immigrati asiatici. Mentre un grande numero di Asiatico Americani
sono nati all’estero, milioni di asiatici vivono negli Stati Uniti da
generazioni.
Quando arrivarono gli immigrati e sotto quali condizioni politiche si formò la
loro coscienza politica? Durante la II Guerra Mondiale, molti Giapponesi
Americani, la gran parte dei quali erano cittadini americani, furono
incarcerati nei campi di concentramento. Essi ebbero un’esperienza ed una
storia politica diversa da quelle dei Vietnamiti immigrati durante i disordini
seguiti alla sconfitta delle forze armate degli Stati Uniti nella metà degli
ani ‘70. I Filippini i cui genitori e nonni vennero negli Stati Uniti negli
anni ‘20 per lavorare nei campi della California, hanno problemi diversi da
quelli dei Sud Coreani, molti dei quali immigrarono dopo la II Guerra Mondiale
come professionisti e studenti. Come la maggior parte degli immigrati dall’Asia
essi hanno vissuto nel loro paese d’origine per lungo tempo, subiscono in modo
cosciente la dilagante discriminazione razziale e nazionale negli Stati Uniti e
in modo crescente, lottano contro questa oppressione. I Cambogiani, i Laotiani,
i Coreani e le minoranze nazionali di questi paesi, sopportano un razzismo
virulento, la discriminazioni e l’esclusione forzata dalla maggior parte della
società. I problemi nazionali che affrontano gli Asiatico Americani sono
complesse e diversificate e necessitano di una specifica attenzione.
I Polinesiani provengono da paesi e terre con condizioni politiche ed
economiche molto diverse, da colonie degli Stati Uniti, come Guam, da nazioni
indipendenti come le Figi, da centinaia di piccole isole che stanno lottando
per mantenere e creare la propria identità nazionale. Samoani, Figiani,
Micronesiani e molte altre nazionalità, tutti affrontano discriminazioni
nazionali e, in particolar modo, razziali.
Negli anni recenti, sono arrivati negli Stati Uniti in numero crescente
immigrati dall’Africa, per sfuggire all’oppressione economica, alla guerra,
alla mancanza di opportunità economiche, alla fame ed al genocidio. Molti
Africani hanno un buon titolo di studio ma sono relegati nei posti di lavoro
peggio pagati e nelle peggiori condizioni di vita.
- Colonie degli Stati Uniti
Contrariamente a ciò che racconta il suo mito, gli Stati Uniti mantengono molte
colonie nel mondo. Per nascondere la realtà, il governo usa termini come
“protettorato” o “commonwealth” per descrivere lo stato delle nazioni occupate.
Vi sono circa 4 milioni di Portoricani in Portorico, possedimento coloniale
degli Stati Uniti. Nella loro terra i Portoricani subiscono molti tipi di
discriminazione e di oppressione speciale. Una parte della loro lotta per la
giustizia, incluso il diritto all’autodeterminazione di Portorico. Il
prerequisito all’esercizio della piena sovranità è il trasferimento del potere
corrispondente alla nazione di Portorico. Ciò comprende quello di associazione
con ogni altro paese, un diritto che non può essere esercitato sotto la
dominazione dell’imperialismo americano.
I Portoricani che vivono negli USA formano una comunità grande come quella di
Portorico. Essi sono nella massima parte classe operaia e sono molto attivi nel
movimento sindacale. Il voto dei Portoricani è in maniera consistente contro la
destra.
Per diverse decine di anni nel secolo precedente, le Filippine furono un
“protettorato” degli Stati Uniti e molti filippini immigrarono in quel tempo e
successivamente, molti a lavorare nell’agricolture e nelle fabbriche di
conserve alimentari. I filippini ebbero un ruolo importante nei primi sforzi di
sindacalizzazione delle aziende agricole nella West Coast e nelle Hawai.
Gli Stati Uniti mantengono colonie a Guam, nelle Isole Vergini, a Samoa e
dovunque la popolazione non ha diritto di voto, né di parola, né di sovranità.
- La discriminazione dopo l’11 settembre
Più di sei milioni di persone di discendenza araba vivono negli Stati Uniti,
comprendendo tra questi nazionalità come la Palestinese, l’Irakena, la
Libanese, la Siriana, l’Egiziana, l’Algerina, la Yemenita e la Saudita. Molti
vivono in comunità nel Michigan, nell’Illinois, in California e a New York. La
maggior parte sono lavoratori, molto attivi nel movimento operaio e per altri
versi, sul piano politico. Anche migliaia di Iraniani vivono negli Stati Uniti.
Molti di queste nazionalità sono da generazioni cittadini degli Stati Uniti,
molti sono di recente immigrazione.
L’aggressione degli USA all’Afganistan, all’Iraq, e il sostegno americano
all’occupazione della Palestina da parte di Israele e al rifiuto di accettare
uno stato Palestinese, ha spinto all’attivismo politico contro l’ultra-destra
la sostanziale maggioranza degli Arabi e dei mussulmani degli Stati Uniti. La
discriminazione contro di loro, drammaticamente cresciuta dopo l’11 settembre,
ha intensificato la loro opposizione all’attuale corso politico interno degli
Stati Uniti. Questa discriminazione ed oppressione montante comprende la
violenza razzista, la schedatura dell’FBI, la carcerazione senza processo o
supporto legale e la deportazione di massa.
La demonizzazione di Arabi, mussulmani e asiatici del sud non risparmia
nessuno. In realtà è un supporto alle politiche di aggressione militare del governo
degli Stati Uniti ed una giustificazione razzista dell’oppressione.
- I Nativi Americani e gli altri popoli indigeni
Ci sono molte caratteristiche peculiari nelle lotte nazionali degli Indiani
d’America e di altri popoli indigeni negli Stati Uniti. Questioni di sovranità,
di diritti traditi, di lingua e di diritti culturali di caccia e pesca, di
territorio, di assistenza medica e scolastica, danno un carattere diversificato
a queste lotte. Anche l’abuso e la cattiva gestione dell’Ufficio degli Affari
Indiani, quanto il governo delle questioni tribali, spingono i Nativi Americani
a organizzarsi e lottare.
Il genocidio tentato dei Nativi Americani può essere riconosciuto e compreso
sia onorando i trattati e la sovranità delle tribù, che con azioni di
riparazione nei confronti delle tribù, e anche degli Indiani urbanizzati. I
Nativi Americani hanno avuto un ruolo importante nell’industria metallurgia,
delle costruzioni e in altre, in diverse regioni del paese ed hanno una lunga
storia di lotte per la sopravvivenza e per i diritti civili.
Alcune tribù hanno un ruolo attivo e vigoroso nei processi elettorali. Il
crescente impegno politico di alcune tribù viene pagato con i peggiori effetti
del razzismo sulle condizioni di vita, scolastiche, di lavoro, di cure
sanitarie e di sopravvivenza di molti Nativi Americani, che in alcune riserve
sono soggetti alle peggiori condizioni di vita, al più alto tasso di mortalità
infantile, il più alto tasso di malattie e suicidi e di quello della maggior
disoccupazione di ogni altra nazionalità. Lo sviluppo di case da gioco in molte
riserve non ha alleviato le condizioni della grande maggioranza dei Nativi
Americani e non è una soluzione al razzismo e all’oppressione nazionale che
essi di cui soffrono.
Altri popoli indigeni come gli Aleutini, gli Inuit e gli Hawaiani, hanno le
proprie culture e tradizioni. Le Hawai la cui monarchia è stata deposta con le
armi degli invasori, è stata una colonia degli Stati Uniti per molti decenni. I
nativi Hawaiani subiscono l’oppressione nazionale oltre i problemi che si
aggiungono per il fatto che nell’insieme le Hawai sono uno degli stati più
multirazziali.
- Unite contro il sessismo: la lotta per la piena uguaglianza delle donne
Le donne lavoratrici sopportano altre forme di oppressione e di sfruttamento
oltre a quelle dei lavoratori maschi. Da ciò i capitalisti ricavano
superprofitti—miliardi di dollari ogni anno. Essi conseguono anche maggiori
profitti dai lavoratori maschi perché la supremazia maschilista aiuta i
capitalisti a dividere i lavoratori maschi dalle femmine.
Come il razzismo, il sessismo è uno strumento chiave della classe dirigente
contro tutte le donne e la classe operaia nel suo insieme. Permangono salari
differenziati tra uomini e donne per uguali prestazioni di lavoro, che
consentono miliardi di profitti in più. La stratificazione di genere del
mercato del lavoro consente che molte donne siano relegate al livello delle
paghe più basse e del lavoro meno sicuro. All’interno dei rapporti
capitalistici le donne sono doppiamente sfruttate, come lavoratrici e come
donne. Oppresse per motivi razziali e nazionali, le donne sopportano un terzo
tipo di oppressione. Esse devono ad accollarsi il peso predominante della cura
dei figli e dei lavori domestici. Il trattamento delle donne come oggetto
sessuale porta un profitto addizionale ai capitalisti e divide gli uomini dalle
donne. I tagli ai programmi dello stato sociale colpisce le madri singole
sprofondandole nella povertà. Questi tagli colpiscono le donne dei gruppi
oppressi ancora più duramente.
Tra le forme di oppressione che vivono le donne ci sono l’attacco al diritto di
riproduzione, la mancanza di qualità e l’accessibilità alle cure giornaliere,
la disuguaglianza nella crescita dei figli, nel lavoro domestico, la molestia
sessuale nel lavoro e la violenza domestica e sessuale. L’oppressione speciale
delle donne supera largamente la linea di classe. Ciò costituisce il potenziale
per un ruolo progressivo delle donne nel loro insieme, come alleate della
classe operaia e delle nazionalità oppresse. Le donne lavoratrici giocano un
ruolo assicurando l’alleanza tra il movimento femminile e la classe operaia,
mentre le donne delle nazionalità oppresse giocano lo stesso ruolo
nell’alleanza con le nazionalità oppresse. Generalmente le donne sono più
avanzate che gli uomini sulle questioni della guerra e della pace e sui
programmi dello stato sociale
Gli uomini dovrebbero essere alla testa della battaglia contro tutte le
manifestazioni di sessismo e della supremazia maschilista nei movimenti operaio
e popolari come all’interno della famiglia. Gli uomini hanno un interesse in
ciò—maggiore è l’unità, maggiori le vittorie per tutti. Le donne devono avere e
meritano un posto uguale nei ranghi e nella direzione del movimento operaio, e di
tutti i movimento democratici di massa, incluso il Partito Comunista. La
principale espressione dell’unità di uomini e donne deve essere nella lotta
unitaria per i diritti delle donne e l’uguaglianza. Il movimento operaio deve
muoversi per i diritti delle lavoratrici in particolare e delle donne in
generale. Tutti i movimenti popolari hanno bisogno di difendere i diritti della
riproduzione e l’uguaglianza di base per le donne contro l’attacco della
destra.
- Giovani e studenti
Sotto il capitalismo i giovani e gli studenti sperimentano oppressione e
sfruttamento speciali. Ancora una volta il capitalismo ricava extraprofitti
dallo speciale duplice sfruttamento dei giovani, per mezzo di contratti di
lavoro temporaneo che assicurano i più bassi stipendi e per mezzo di minimi
salariali estremamente bassi per i giovani lavoratori. I capitalisti, inoltre,
guadagnano opponendo le generazioni di lavoratori. I capitalisti privano la
gioventù del libero accesso all’educazione scolastica di qualità, di attività
sportive e culturali, di retribuzioni per vivere e di programmi di ingresso e
di apprendimento, e minacciano le aspettative dei giovani per un futuro sicuro.
Il capitalismo cerca di usare la gioventù come carne da cannone
dell’imperialismo. La gioventù operaia e gli studenti sono in una posizione
chiave tra i giovani e la classe operaia. Essi sono il nocciolo dell’alleanza
tra il lavoro e la gioventù. Allo stesso modo, i giovani che sono oppressi in
modo speciale spingono per lotte di progresso sociale. Le forze
dell’ultra-destra tentano la carta della demagogia verso le giovani generazioni
ma il crescente desiderio dei giovani di un futuro sicuro ed i loro alti ideali
sociali spingono i giovani nell’alleanza col movimento operaio ed i suoi
alleati ed il movimento giovanile a sinistra.
- Uniti contro l’omofobia
L’ultra-destra usa anche l’omofobia e attacca i gay e le lesbiche per dividere
i suoi oppositori. Usando il suo falso concetto di “moralità” e dei “valori
della famiglia”, la destra tenta di usare l’omofobia per guadagnare alleati per
i suoi scopi nella classe operaia ed tra i suoi alleati. Come tutte le altre
persone, gay e lesbiche meritano e chiedono pieni e uguali diritti civili,
incluso il diritto di sposarsi.
Coloro che portano l’attacco ai gay attaccano anche il movimento operaio e
stracciano i bilanci dei programmi sociali. La concreta minaccia alle famiglie
dei lavoratori non proviene dal matrimonio degli omosessuali ma dagli obiettivi
dell’ultra-destra di massimizzare i profitti e fare la guerra. L’omofobia fu
una delle armi contro la democrazia dell’era di McCarthy e continua ad essere
richiamata dall’ultra-destra per tentare di rompere l’unità crescente contro il
programma della destra. L’unità contro l’omofobia e per i diritti dei gay è
un’importante difesa dei diritti basilari per gay, lesbiche e per tutto il
popolo ed è una chiave per costruire l’unità contro l’obiettivo antidemocratico
della destra. Discriminazioni nelle abitazioni, nell’impiego, nell’educazione
scolastica, come gli spregevoli crimini contro gay e lesbiche, devono essere
puniti con leggi dove non ci sono e devono essere rafforzate dove ci sono.
- Altri movimenti sociali
Ci sono altre classi ed altre forze sociali, movimenti sociali e tendenze
politiche che hanno un ruolo importante nella vita politica del nostro paese.
Questi comprendono i pacifisti, i piccolo agricoltori, i professionisti ed i
piccoli imprenditori. Allo stesso modo, i movimenti a sostegno dello sviluppo
del sistema scolastico, della sanità pubblica, per la riforma e la
democratizzazione del nostro sistema elettorale, per le organizzazioni delle
libertà civili, diverse comunità ed organizzazioni confinanti e sezioni
democratiche progressiste di orientamento ed organizzazione religiosa, si
alleano sempre con la classe operaia. In ogni momento, una o l’altra lotta
diretta da questi gruppi può essere la più affilata battaglia in una regione o
nel paese nel suo insieme, galvanizzando nei nuovi sostenitori, la comprensione
e l’attivismo. Il movimento di massa, mondiale della pace comprende
direttamente decine di milioni e centinaia di milioni che lo sostengono e sono
d’accordo con l’obiettivo di costruire la pace nel mondo.
Solidarietà internazionale e lotta per la pace
La politica del Partito Comunista è radicata nell’internazionalismo proletario.
Ciò significa che noi riconosciamo che la classe operaia di tutto il mondo ha
interessi comuni, intendimenti comuni, liberazione, pace e sviluppo. Noi
condividiamo un nemico comune: l’imperialismo mondiale e in particolare quello
USA, le sue multinazionali reazionarie ed i governi che queste dominano. Noi
sosteniamo anche la più larga possibile unità della classe operaia
internazionale, e la solidarietà con altre forze, popoli e movimenti in lotta
nel mondo.
Come le altre forme di unità, quella internazionale deve essere costruita nel
rispetto, nella fiducia e tramite azioni congiunte su questioni di comune
interesse. La solidarietà e l’unità internazionale della classe operaia non si
costruisce in astratto ma, in concreto, nelle lotte specifiche.
La necessità dell’unità internazionale della classe operaia è più importante
che mai. L’imperialismo USA, in particolare il dominio dell’ultra-destra
aumenta il militarismo la belligeranza. Simili trend sono presenti in altre potenze
imperialistiche in competizione. Nel loro tentativo di espandere il controllo
economico, politico e militare nel mondo—in sintesi di espandere i loro
imperi—alcune nazioni capitaliste non esitano a dichiarare guerra alle nazioni
più deboli. Non possiamo escludere un pericolo di guerra tra potenze
imperialiste nel futuro, sebbene gli effetti distruttivi delle moderne armi da
guerra, la sovrastante superiorità degli Stati Uniti, e la probabile
opposizione politica interna serva a scoraggiare le ambizioni di un conflitto
militare imperialistico. I lavoratori sarebbero le vittime sia delle guerre
imperialiste che di avventure militari.
Il governo degli Stati Uniti è la principale potenza imperialista del mondo e,
dunque, la principale minaccia per la pace del mondo. Noi abbiamo la
responsabilità di tutte le vittime del passato, del presente e del futuro,
delle aggressioni imperialistiche degli Stati Uniti, delle aggressioni
militari, comprese quelle contro Cuba, il Vietnam e la Corea del Nord. La
costruzione di un’unità internazionale contro le guerre e le aggressioni è,
sempre più, una questione di sopravvivenza dell’umanità. L’unità contro lo
sviluppo e l’uso di ordigni nucleari e l’espansione degli armamenti nello
spazio è un bisogno che continua e si espande.
Il capitalismo è stato un sistema globale fin dall’apparire del capitalismo
mercantile. Dagli anni ‘70, le conquiste della scienza, della tecnologia e dei
trasporti hanno rafforzato il dominio delle società multinazionali nel
capitalismo. La sempre più rapida globalizzaione capitalista è una crescente
minaccia per i lavoratori in tutto il mondo. I giganti multinazionali ed i
governi che li appoggiano stanno lottando per espandere i loro mercati ed i
loro accessi alle risorse. Stanno distruggendo sovranità nazionali, i diritti
dei lavoratori e la protezione dell’ambiente per accrescere i loro profitti,
solo una maggiore unità e solidarietà del mondo del lavoro e dei movimenti
popolari su scala internazionale possono contrastare la rapina della globalizzazione
capitalistica.
Un nuovo livello di unità e di lotta internazionale è emerso dalle proteste del
novembre 1999 contro la riunione del WTO a Seattle. Gruppi ambientalisti,
organizzazioni studentesche, gruppi femminili ed altri si unirono assieme al movimento
operaio e si allearono in tutto il mondo, per dire no alla globalizzazione
capitalista. Esiste oggi una coscienza internazionale dei lavoratori della
funzione dell’unità internazionale, maggiore di quella che si può ricordare a
memoria d’uomo.
5. L’unità contro l’ultra–destra
Sul finire degli anni ‘60 e all’inizio degli anni ‘70, il capitalismo USA,
attraversò un periodo di stagnazione economica, una crisi del petrolio che mise
in discussione il dominio delle compagnie americane delle risorse energetiche,
l’emersione delle operazioni immorali ed illegali dei servizi segreti americani
portarono alle dimissioni del presidente in carica. Sul piano internazionale si
riaccese la competizione economica tra gli Stati Uniti, l’Europa ed il
Giappone, un numero crescente di paesi ex-coloniali cercarono alternative alle
multinazionali, crebbe la forza economica nella comunità dei paesi socialisti e
l’imperialismo USA conobbe la sconfitta militare in Vietnam. Queste ed altre
sfide al dominio degli Stati Uniti causarono uno spostamento negli orientamenti
delle classi dirigenti.
Parti delle classi dirigenti americane iniziarono a servirsi seriamente degli
specialisti dell’ultra-destra, di campagne politiche di ultra-destra, e del
fondamentalismo religioso per i loro scopi politici nel tentativo di recuperare
il potere; cercarono di riaffermare la forza militare degli Stati Uniti con
massicci investimenti nei nuovi sistemi di armamento e di distruggere la grande
coalizione politica che sosteneva il Partito Democratico costruendo una loro
coalizione di multinazionali e di forze economiche e sociali conservatrici nel
Partito Repubblicano.
All’inizio degli anni ‘70 marcatamente con l’elezione di Reagan, l’ultra-destra
crebbe negli Stati Uniti, accumulando armamenti. Sotto Reagan, questa parte
attaccò l’esistenza stessa dei sindacati e del diritto di contrattazione,
impose tagli alle tasse per i ricchi e tagli ai programmi sociali, demonizzò
l’opposizione estera agli Stati Uniti e, con la copertura della destra iniziò
la guerra civile in Nicaragua. Cercò, anche, piccoli paesi da invadere, per
testare nuovi equipaggiamenti e strategie militari, e per distruggere la
resistenza interna ed esterna all’opzione politica all’invasione militare degli
Stati Uniti. L’elezione di Clinton fu l’occasione per scatenare l’ultra-destra
contro i Democratici, i liberali ed ogni programma sociale, e per intensificare
gli sforzi in un grande cospirazione di destra che rapidamente diede la
maggioranza del Congresso ai Repubblicani per la prima volta dopo la II Guerra
Mondiale. Attraverso le principali tendenze dello spettro politico e il
sostegno alla globalizzazione capitalistica si arrivò allo sviluppo dell’North
American Free Trade Agreement (NAFTA), del WTO e di altri accordi ed organismi
commerciali internazionali e al trasferimento al’estero del lavoro produttivo.
Successivi spostamenti a destra si verificarono con l’imbroglio elettorale del
2000 e con l’elezione del 2004 di G. W. Bush. I Repubblicani controllano tutti
i tre rami del governo federale mettendo un enorme potere nelle mani della
parte più reazionaria delle multinazionali. Massicci tagli alle tasse per pochi
benestanti, accompagnati da un enorme aumento delle spese militari e della
privatizzazione dei programmi sociali, hanno decimato i bilanci di molti stati
e municipalità. Oggi, la guerra preventiva e lo sviluppo di armamenti nucleari
mirati al dominio globale minacciano il futuro dell’intero pianeta. Utilizzando
gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 come una cortina fumogena,
sono stati limitati i diritti di parola e dei riunione ed stato accelerato il
controllo dei mezzi di comunicazione di massa.
L’ultra-destra è dominata dai settori più reazionari dei monopoli
multinazionali. Questi comprendono il complesso militare-industriale,
l’industria del petrolio e dell’energia, quella farmaceutica, parte
dell’high-tec, il capitale finanziario, il settore dei prodotti di consumo e le
grandi catene di distribuzione, Wal-Mart inclusa. L’ultra-destra incorpora
diverse tendenze politiche e sociali ed ha conquistato una base di massa in
settori di classi e di forze sociali diverse che tradizionalmente appoggiano i
candidati dell’ultra-destra contro i propri interessi. La maggior parte della
base di massa dell’ultra-destra non conosce il programma reale
dell’ultra-destra. Questa comprende i cosiddetti “neo-conservatori”, i
conservatori sul piano sociale e fiscale, i religiosi fondamentalisti, i
liberisti ed altre tendenze di destra. Ma comprende anche settori di classe media
urbana e rurale: agricoltori, grandi e piccoli imprenditori e piccoli settori
delle maggiori classi e forze sociali. La base di massa dell’ultra-destra è
localizzata per lo più nelle periferie e fuori delle città, nelle piccole città
e nei paesi, specialmente nel West, nel Midwest e nel Sud.
Lo stato attuale dello sviluppo capitalistico è un grave pericolo per i diritti
democratici e le libertà civili negli Stati Uniti. Dalla fine degli anni ’80,
il Partito Repubblicano, dominata dalla tendenza di ultra-destra, ha
controllato le iniziative legislativi nazionali, mentre la leadership del
Partito Democratico ha ceduto terreno su questo terreno.
Allo stato attuale, ogni movimento per il cambiamento ed il progresso viene
sfidato dal potere di opposizione delle grandi Corporations. I lavoratori
affrontano tale potere in ogni negoziazione contrattuale. Gli Afro Americani, i
Messicano Americani, i Latino Americani, i Nativi Americani, gli Asiatici
Americani e le donne si scontrano col potere delle Corporations quando cercano
di ottenere una reale uguaglianza nel lavoro e per le loro comunità. I giovani
si scontrano col potere delle Corporations quando rivendicano maggiore
educazione scolastica per tutti. Le organizzazioni ambientalistiche si
scontrano col potere delle Corporations quando cercano di fermare
l’inquinamento, la devastazione dei rifiuti industriali o di fermare
l’aggressione alle rimanenti aree naturali.
Le Corporations ed i loro ben pagati gazzettieri proclamano continuamente che
la “competitività” richiede più bassi salari, minori “benefits”, poche ferie,
svuotamento dei piani pensionistici, discriminazione e differenziazione
salariale e la libera esportazione dei capitali e del lavoro in altri paesi.
Non pensiamo proprio che ciò sia giusto. Gli argomenti del “Libero Commercio”,
che crea comitati sovra-nazionali di capitalisti al di sopra delle nostre
leggi, che chiedono la fine delle protezioni dell’ambiente, che consentono la
libera esportazione di capitali e di lavoro, che rimuovono la possibilità dei
paesi di regolare i diritti e le attività delle direzioni aziendali, sono solo
la richiesta di libertà per accrescere i superprofitti per chi è gia ricco e
per ottenere maggior potere a spese della democrazia e della sovranità.
La costruzione di un fronte di tutto il popolo contro l’ultra-destra
La sola strategia per sconfiggere l’ultra-destra è la più larga possibile unità
di tutte le classi e le forze sociali i cui interessi vanno nella direzione
opposta a quelli della parte più reazionaria delle multinazionali. Questa unità
comprende tutte le classi e le forze sociali menzionate, esclusi i settori più
reazionari del capitale multinazionale. Comprenderà una coalizione politica di
centro-sinistra in continua crescita che include il Partito Democratico,
indipendenti di sinistra e progressisti che riconoscono il pericolo
rappresentato dall’ultra-destra e tutti i movimenti sociali sui problemi
maggiori dei nostri tempi. Questo fronte di tutto il popolo deve sforzarsi ed
essere capace di attrarre molti di coloro che hanno votato per i Repubblicani.
Il movimento operaio ha fatto significativi spostamenti nella sua
organizzazione e nei suoi punti di vista e, ora, dirige molte coalizioni per il
progresso ed il cambiamento e le lotte difensive contro gli attacchi delle
Corporations e dell’ultra-destra. L’intensificata partecipazione del movimento
operaio nelle lotte elettorali ha permesso l’elezione di migliaia di membri del
sindacato nelle istituzioni, la creazione e lo sviluppo di un proprio apparato
politico e una migliore comunicazione e preparazione dei membri del movimento
sindacale. Gli sforzi crescenti per organizzare i lavoratori, per costruire
relazioni con le forze alleate e per combattere nell’arena politica, ha fatto
del movimento operaio l’elemento chiave delle maggiori coalizioni progressiste
e delle campagne elettorali.
Mentre l’ultra-destra ha usato il pericolo terrorista per giustificare i suoi
tentativi di dittatura mondiale e come arma da guerra per umiliare la sua
opposizione interna, i lavoratori nel nostro paese sono stati le vittime degli
attacchi terroristici, specialmente di quelli dell’11 settembre. I
marxisti-leninisti si oppongono alla violenza sui bersagli civili. Il
terrorismo tenta di sostituire gli atti di violenza individuale all’essenziale
azione delle masse per il cambiamento. Da tempo abbiamo rifiutato e ci
opponiamo ai metodi terroristici come metodi di lotta validi anche per una
giusta causa. Oggi gli organizzatori del terrorismo individuale nel mondo non
perseguono il progresso sociale, ma piuttosto tentano di imporre regimi di
destra, spesso sotto la bandiera dell’estremismo religioso. La sconfitta del
terrorismo implica l’isolamento di questi estremisti e reazionari da ogni
sostegno di massa. Ciò non può essere fatto con metodi polizieschi e militari
ma richiede che vengano rimossi i reali motivi di risentimento per la povertà e
la fame, l’oppressione nazionale e le altre ingiustizie nel mondo. Solo la
solidarietà internazionale, che metta fine al dominio imperialista, una genuina
assistenza allo sviluppo sociale e d economico allo sviluppo delle nazioni può
sconfiggere il terrorismo.
Un altro aspetto della minaccia terrorista è quello sponsorizzato dagli USA e
da altri paesi imperialisti. Gli obiettivi civili degli attacchi militari sono
come gli atti di violenza del terrorismo individuale.
L’ultra-destra americana giustifica la sua aggressione terroristica e
l’interferenza in molti paesi in nome della “liberta” di tutti i popoli. Essa
sostiene che quando tutte le nazioni saranno libere, il risultato sarà la pace
mondiale. Per i popoli di tutto il mondo non è difficile capire che gli Stati
Uniti non hanno il diritto di definire la libertà per loro, e neppure di
imporre misure di austerità capitalistica per garantire la “libertà” degli
investimenti capitalisti ed il dominio delle multinazionali o di imporre
qualsiasi forma di governo contro il volere della maggioranza del popolo di un
paese.
La libertà ha una grande importanza per i Comunisti. Ma la libertà ha
differenti contenuti di classe e sociali per le diverse classi e forze sociali.
La “libertà” di sfruttamento non è libertà per gli sfruttati. La libertà è il
diritto della maggioranza di determinare le proprie condizioni di vita, di
decidere per se stessa le politiche e le forme di governo. La sconfitta
dell’ultra-destra espanderà la libertà dei lavoratori. Il controllo radicale
del potere delle multinazionali si espanderà ancor più la libertà per i
lavoratori.
La lotta contro l’ultra-destra, contro i settori più reazionari delle
multinazionali e per sconfiggere il loro potere politico, avrà un grande
effetto. Tuttavia non potrà por fine al pericolo dell’ultra-destra. C’è ancora
il pericolo che i reazionari della destra estrema, i militaristi ed i razzisti,
cerchino di imporre il fascismo—un’aperta dittatura del capitale. Solo la
sostituzione del capitalismo, da cui nascono queste tendenze, col socialismo si
potrà finalmente uscire dal pericolo dell’ultra-destra.
Il recente successo dell’ultra-destra nel confronto elettorale non è la
sostituzione di un gruppo politico con un altro, ma è un tentativo di
sottomettere un altro settore della classe capitalistica. L’attuale governo
dell’ultra-destra non è un ordinario regime democratico-borghese. Questo
governo ha una natura conservatrice-autoritaria, che piuttosto di cercare
l’unità della classe capitalista attraverso compromessi, cerca di dominare i
settori meno militaristi di quella classe. Essi mirano a colpire altri settori
del capitale assieme alla classe operaia e alle forze popolari per tentare di
imporre le politiche più reazionarie su tutti i politici e le forze economiche
che questi rappresentano. Le attuali politiche conservatrici-autoritarie
dell’ultra-destra, che intaccano i diritti democratici costituzionali, aumentano
il pericolo di fascismo. Ma non dobbiamo sopravvalutare il pericolo fascista—il
fascismo è la aperta dittatura terrorista della parte più reazionaria,
militarista e razzista del capitale monopolistico. Il fascismo non è
inevitabile, ma la classe operaia e le forze dei suoi alleati non saranno in
gradi di impedire che i settori di ultra-destra del capitalismo si muovano
verso il fascismo, senza resistere agli spostamenti iniziali in questa
direzione.
A partire dalle significative vittorie della classe operaia degli anni ’30
durante il New Deal, i ricchi ed i loro ben remunerati agenti hanno lavorato
diligentemente per sottrarre potere ai lavoratori. Essi hanno tentato di
moderare o di restringere molti programmi progressisti a favore del popolo, di
intaccare ogni successo dei sindacati, dei movimenti per i diritti civili e per
l’ambiente. Ora l’ultra-destra ed i mega-ricchi mettono in agenda
l’eliminazione completa di molti di questi programmi che essi descrivono
spregiativamente come programmi “acquisiti”. Essi vorrebbero distruggere la
Sicurezza Sociale, la Sanità, il programma Food Stamp, programmi per i bambini
come Head Start e molti altri programmi sociali. Essi vogliono un governo che
non abbia altro ruolo se non quello di facilitare lo spietato potere delle
gigantesche imprese monopolistiche– le industrie, le banche, le catene di
vendita, le case di brokeraggio, le compagnie di assicurazioni, le compagnie
farmaceutiche e i mercanti di armi.
La disfatta dell’ultra-destra nel confronto politico/elettorale potrà
indebolire sostanzialmente i settori più reazionari dei monopoli. In questo
modo la loro sconfitta indebolisce oggettivamente tutti i monopoli ed il
capitalismo nel suo insieme. La lotta contro questo settore delle classi
dirigenti serve a costruire l’unità, l’educazione e la coesione di una larga
porzione delle forze necessarie per il successivo compito della classe operaia,
quello di porre un freno ai monopoli nel loro insieme. La lotta contro
l’ultra-destra aiuta milioni di persone a capire chiaramente quale sarà il
prossimo avversario e come di possa e si debba raggiungere uniti il prossimo
successo. Insegna a milioni i metodi della lotta, le forme di organizzazione e
le questioni che il popolo chiede per muovere in avanti
Una maggiore opposizione all’ultra destra, espresso da un fronte di tutto il
popolo, potrà rappresentare un cambiamento qualitativo nei rapporti di forza
interni. Renderà possibile uno stadio nuovo delle lotte nel nostro paese così
importante che la sconfitta dell’ultra-destra aumenterà l’unità del mondo del
lavoro che dirige i movimenti di massa che rendono possibile la disfatta
dell’ultra-destra.
L’ultra destra sostiene metodi elettorali antidemocratici. La manipolazione dei
processi politici, compresa la soppressione razzista del voto, la distribuzione
estremamente faziosa dei collegi e l’uso del voto elettronico senza scontrino
di riscontro, mostrano che si deve ancora conseguire il pieno diritto di voto e
di garanzia elettorale. Per garantire i diritti democratici basilari di voto
sono necessarie grandi riforme come la rappresentanza proporzionale,
l’abolizione dei collegi elettorali e l’eliminazione di barriere che
impediscono la partecipazione dei partiti minori.
Le politiche dell’ultra-destra finiscono per irritare la classe operaia ed il
nucleo dei suoi alleati—le minoranze oppresse su base razziale e nazionale, le
donne ed i giovani. Tuttavia, il programma dell’ultra-destra è pregiudizievole
anche per gli anziani, i piccoli agricoltori, i piccoli imprenditori, i professionisti
ed i settori del capitale che non beneficiano direttamente della crescita delle
spese militari. Oggettivamente, tutte queste forze diventano potenziali alleati
nella lotta comune per scalzare dal controllo del governo la destra estrema.
Sebbene il Partito Repubblicano e quello Democratico siano ambedue delle
istituzioni capitaliste, non sono identici. L’ultra-destra tradizionalmente
domina il Partito repubblicano. Il Partito Democratico è stato il principale
strumento usato dagli Afro Americani e dalle comunità Latino Americane per
avere dei rappresentanti nelle istituzioni pubbliche, per eleggere
rappresentanti del mondo del lavoro, progressisti ed anche attivisti della
sinistra, specialmente a livello locale. C’è una lotta interna al Partito Democratico
tra le forze centriste che collaborano con la destra e le forze centriste che
si oppongono alla destra. Queste ultime sono spesso disposte a schierarsi con
elementi progressisti che vogliono un programma contro i monopoli. Vi sono
lotte sia dentro il Partito Democratico che nei movimenti operaio e popolare,
che riflettono la lotta più generale per conquistare l’indipendenza politica
dal dominio delle Corporation. Ogni seria strategia per portare milioni di
persone su un programma politico più avanzato, deve confrontarsi con queste
lotte.
La chiave per spostare i rapporti di forza a sinistra è l’organizzazione delle
masse attorno ad un programma per i bisogni dei lavoratori. Per scacciare il
razzismo e la bigotteria dell’ultra-destra è cruciale costruire un movimento
multinazionale, multirazziale ed espandere l’organizzazione dei sindacati e di
altri movimenti nel Sud del paese e nelle aree rurali.
Il movimento operaio ha giocato un ruolo dirigente per costruire un apparato
politico indipendente basato su problemi del lavoro fin dalla metà degli anni
‘90. Questo cantiere che ha mobilitato quattro milioni di membri del sindacato
nelle elezioni presidenziali del 2004 è la base per l’attività continua ed è la
chiave per far eleggere attivisti sindacali nelle pubbliche istituzioni.
Analoghi problemi di radicamento, porta a porta, delle organizzazioni degli
Afro Americani, dei Latino Americani, degli Asiatico Americani, delle donne,
dei giovani, dei gay e delle lesbiche, e degli ambientalisti, rafforzano la
voce ed il potere della sinistra dentro il fronte di tutto il popolo contro
l’ultra-destra. Anche se l’ultra-destra controlla il Governo Federale, possono
essere vinte battaglie legislative a favore del popolo, come l’aumento dei
minimi salariali, su questioni locali, statali ed anche nazionali.
La politica del popolo
Partiti terzi che riconoscono la necessità, in questo periodo, dell’unità di
centro-sinistra per sconfiggere l’ultra-destra possono giocare un ruolo
importante e positivo per spostare i rapporti di forza e, forse, per costruire
un possibile terzo partito contro i monopoli nel nostro paese. Alcuni progetti
per la costruzione di formazioni elettorali locali indipendenti, hanno avuto
successo utilizzando tattiche di fusione, o costruendo reti o partiti
nazionali. Tali sforzi possono dare un grande contributo alla disfatta
dell’ultra-destra, alcuni tuttavia possono adottare tattiche che li dividono
dalle forze principali che possono sostenere un’azione politica indipendente di
lunga durata.
L’approccio del Partito Comunista alla politica elettorale del popolo è un
aspetto basilare del nostro punto di vista, che cioè questo stadio della lotta
richiede un fronte di tutto il popolo per sconfiggere l’ultra-destra. Questa è
la strategia essenziale di questo periodo storico e non un temporaneo
adattamento tattico. Il dominio politico dell’ultra-destra sfida la grande
maggioranza del popolo in questo paese—comprendendo anche qualche settore del
capitale monopolistico—e una reale larga unità è sia possibile che necessaria
per raggiungere un maggiore spostamento politico. Senza questo spostamento i
movimenti popolari saranno continuamente sulla difensiva. Senza costruire
questa larga unità, l’ultra-destra avrà successo dividendo le sue opposizioni,
continuerà a vincere scegliendo le priorità e le cose da fare per la nazione, e
rischierà ancora di più la carta dell’avventurismo militare perseguendo un
illusorio dominio del mondo. Senza prima sconfiggere il settore di ultra-destra
dei monopoli, la classe operaia non può piegare il potere dei monopoli nel suo
insieme.
Il Partito Comunista, parte del fronte di tutto il popolo in sviluppo per
sconfiggere l’ultra-destra, partecipa pienamente col movimento operaio ed i
suoi alleati alla costruzione di una forte forza elettorale del popolo. I
candidati Comunisti a livello locale e di stato sono necessari per la
costruzione dell’unità nel movimento del popolo, rafforzando la sinistra ed
organizzando una forte radicamento di base per un programma più avanzato.
Il nostro partito dà un importante contributo alla lotta per sconfiggere
l’ultra-destra. I Comunisti indicano sempre chi è il principale nemico in
questo periodo, quale è la classe e la natura politica del principale nemico e
la necessità di un fronte di tutto il popolo. I Comunisti aiutano ad unire il
nucleo delle forze dell’alleanza attorno al movimento operaio e portano un alto
livello di impegno, di dedizione e di attività nella lotta. Il Partito
Comunista è sempre più riconosciuto per questi contributi. Il limite principale
al suo ruolo è stata la piccola dimensione del Partito. Noi lavoriamo per
radicare i club del Partito per espandere la nostra base indipendente nella
classe operaia, per espandere la nostra capacità di mobilitare i lavoratori
direttamente dentro e fuori dei luoghi di lavoro.
Nelle lotte contro l’ultra-destra cui partecipa, il Partito agita e aiuta a
preparare le fasi successive della lotta, la costruzione di un partito del
popolo contro i monopoli, educando nel contempo e sostenendo la prospettiva del
socialismo.
6. La costruzione della coalizione contro i monopoli
L’attuale capitalismo americano è nella fase monopolistica ed imperialistica, e
nello stadio dello sviluppo dei monopoli transnazionali. Una volta che le
multinazionali più reazionarie di ultra-destra che oggi dominano la vita
politica saranno sconfitte, sarà possibile e necessario considerare le
multinazionali nel loro insieme; sarà possibile muoversi nello stadio della
lotta contro i monopoli. La costruzione di una coalizione antimonopolistica è
uno dei passaggi chiave nella via del socialismo negli Stati Uniti.
Lo stadio della lotta per il controllo del potere dei monopoli nel loro insieme
sarà più avanzato dello stadio attuale della lotta contro l’ultra-destra. Nel
periodo della coalizione antimonopolista, sarà possibile e necessario per le
forze democratiche popolari considerare i monopoli multinazionali nel loro
insieme, non solo il settore più reazionario delle multinazionali.
Nel futuro, l’obiettivo strategico sarà quello di controllare radicalmente il
potere dei monopoli transnazionali nella politica, nell’economia e nella vita
ideologica del nostro paese. Per sviluppare un serio sforzo per controllare
questo potere ci sarà bisogno di una larga coalizione di tutte le classi e le
forze sociali i cui reali interessi sono in conflitto con quelli dei monopoli.
Sarà necessario coinvolgere tutti i movimenti sociali e le tendenze politiche
che si oppongono a queste multinazionali per alcuni o molti aspetti.
Tale coalizione si costruirà sulle alleanze e le forme di organizzazione
sviluppate nell’attuale lotta per sconfiggere l’ultra destra. A questo punto -
per piegare il potere di tutti i settori delle multinazionali - la coalizione
antimonopolistica non potrà comprendere i più centristi, che sono la parte più
flessibile delle multinazionali e della loro rappresentanza politica. Ma questo
spostamento non significherà una riduzione della coalizione antimonopolistica
che dovrà coinvolgere una grande massa di milioni di persone. Attraverso
l’esperienza della lotta e dei successi conseguiti con la completa sconfitta
dell’ultra-destra, la coalizione può espandersi ed approfondirsi tra gli strati
sociali oggettivamente antimonopolistici e disillusi.
Il cuore di questa coalizione deve comprendere gli uomini e le donne della
nostra multinazionale classe operaia ed i suoi settori organizzati, il
movimento operaio, gli Afro Americani, i Messicano Americani, i Portoricani, i
popoli Latino Americani, i Nativi d’America, gli Asiatici ed i Polinesiani, gli
Arabi e tutte le altri popoli oppressi su base nazionale e razziale, le donne
ed i giovani. È anche possibile conquistare altri settori i cui interessi si
scontrano con quelli dei monopoli, compresi gli anziani, i movimenti sociali
multiclassisti, i piccoli imprenditori, gli agricoltori, i professionisti
autonomi. Tutti coloro che condividono con la classe operaia il nemico comune
del potere dei monopoli. Tutti hanno un interesse a piegare il potere dei
monopoli e a cercare di conquistare un governo indipendente dai monopoli.
Per analizzare gli stadi obbiettivi della lotta è essenziale sviluppare una
strategia corretta di lungo termine; questa non è una prescrizione meccanica.
Alcune rivendicazioni e conquiste che iniziano a piegare il potere dei monopoli
nel loro insieme possono essere ottenute in parte e nell’insieme nel corso
della lotta contro il settore dell’ultra-destra. In tutto lo stadio
“antimonopolistico”, alcune essenziali rivendicazioni popolari non possono
essere completamente soddisfatte e dovranno attendere un successivo stadio, il
potere dei lavoratori e la costruzione di una società socialista. I fattori
cruciali nella definizione dello stadio della lotta, non sono le specifiche
rivendicazioni ma la strategia di quel particolare periodo di lotta e del
livello di unità che si sviluppa.
Non si tratta ancora di stadi di lotta per la trasformazione sociale da un
sistema socio-economico ad un altro. Il sistema sociale rimane il capitalismo
sia nella lotta contro l’ultra-destra che in quella antimonopolistica. Non c’è
una solida barriera tra questi stadi della lotta. In quello attuale, finché il
settore più reazionario delle multinazionali costruisce anche la sua
opposizione e sviluppa una coscienza contro l’ultra-destra, i Comunisti cercano
di diffondere una coscienza antimonopolistica generale, come anche una
coscienza socialista. Finché l’ultra-destra è l’obiettivo principale della
lotta, una multinazionale che non faccia parte dell’ultra-destra può tuttavia
essere l’avversario in specifiche battaglie politiche, o per un contratto di
lavoro o di una lotta sindacale.
Un programma antimonopolistico
Ad uno stadio futuro della lotta quando la coalizione popolare
antimonopolistica è cresciuta e forte, si potrà porre un programma di politiche
pubbliche e di governo. Come parte della coalizione il Partito Comunista
avanzerà suggerimenti per il programma. I nostri contributi saranno radicali
richieste democratiche per ridurre il potere politico, economico ed ideologico
dei monopoli. Qualche suggerimento potrà essere:
- La costruzione di un partito di massa popolare capace di competere per il
governo, un partito libero dal dominio degli interessi di qualsiasi monopolio;
- La rimozione dei contributi finanziari dei monopoli al sistema elettorale,
che deve essere sostituito da fondi pubblici e garanzie di elezioni oneste in
cui ogni voto conti e tutti i voti siano conteggiati;
- La sostituzione di una politica estera di aggressioni preventive e di
imposizioni al mondo nell’interesse di Stati Uniti basato sulle multinazionali,
con una politica internazionale di cooperazione per risolvere i problemi della
guerra e delle aggressioni, della povertà, dell’educazione, dell’ambiente,
della salute e dello sviluppo;
- La piena ripresa e l’estensione della Legge sui Diritti e di ogni diritto
democratico; la completa separazione tra chiesa e stato;
- La piena protezione legale dai crimini più odiosi con profilo razzista e
l’attuazione di azioni positive e di programmi di compensazione per raggiungere
una reale uguaglianza per le donne delle etnie e delle nazionalità oppresse;
- Misure preventive contro la “libertà” dei monopoli di perseguire interessi
con attività che arrecano danno ai lavoratori ed alle comunità senza piena
compensazione; il diritto garantito al lavoro con un salario sufficiente per
vivere o un reddito pieno attraverso lavori pubblici e impieghi di pubblico
servizio;
- L’eliminazione delle prerogative delle direzioni aziendali accompagnata
dall’estensione di diritti dei lavoratori e dei sindacati per prevenire
decisioni socialmente dannose;
- Fondi finanziari per l’educazione, concreti programmi abitativi, cure mediche
giornaliere, Sicurezza Sociale e programmi per una sanità per tutti, formazione
professionale e programmi ricreativi e culturali per i giovani;
- Un fondo iniziale di 200 miliardi di dollari di aiuto, per raggiungere
l’uguaglianza di mezzi e di infrastrutture per le comunità oppresse per motivi
razziali o nazionali; azioni positive in tutti i programmi pubblici per
raggiungere una vera uguaglianza dei popoli oppressi delle donne.
- Eliminazione delle tasse per i lavoratori e per i redditi bassi e medi;
tassazione progressiva per le società private ricche;
- Diminuzione della spese militari al livello di una frazione della spesa
corrente; e,
La proprietà o il controllo almeno del 51% dei media da parte di enti della
coalizione antimonopolistica o in generale pubblici.
Un Partito del Popolo diretto dal movimento operaio
Oggigiorno, per lo sviluppo dell’indipendenza politica ed elettorale della
classe operaia e dei suoi alleati bisogna sostenere candidati Democratici.
Nonostante la varietà delle nuove forme politiche e l’esperienza dei movimenti
del mondo del lavoro, le difficoltà che si frappongono all’organizzazione di un
terzo partito costituiscono una barriera per il pieno spiegamento di un partito
politico libero dal controllo dei monopoli. Per permettere la piena
partecipazione democratica di tutto il popolo, devono essere eliminate le
restrizioni come il numero eccessivo di firme per i candidati, la necessità di
molto denaro per la politica ed altri ostacoli.
Le forme dell’indipendenza politica ed organizzativa che si sviluppano per un
partito di massa del popolo, comprendono:
- Un apparato elettorale indipendente del movimento operaio;
- Il finanziamento elettorale indipendente;
- Candidati del movimento operaio;
- Un apparato elettorale indipendente della comunità Afro Americana e di altre
comunità oppresse;
- La crescita della rete di attivisti sulla base di Internet;
- L’organizzazione di sostenitori elettorali su questioni specifiche del
popolo;
- Movimenti interlocutori dei Democratici ma indipendenti;
- Comunisti disponibili per cariche pubbliche, come Comunisti, come
indipendenti, per cariche non di partito, o come parte di liste di candidati
progressisti; e,
- espressioni organizzative che aiutano l’unità tra queste diverse forze e
movimenti.
Liste elettorali e partiti indipendenti, nella misura in cui sostengono
l’obiettivo centrale di sconfiggere l’ultra-destra e non indeboliscono gli
sforzi in questa direzione, sono anch’essi parte del processo che
oggettivamente prepara il terreno di un futuro partito del popolo contro i
monopoli.
Ma il processo per sviluppare un partito del popolo di massa, basato sulla
classe operaia, le nazionalità oppresse, le donne, i giovani e le altre forze
progressiste, non può maturare finché non si raggiunge lo stadio della lotta
contro i monopoli. Nella fase corrente di lotta contro l’ultra-destra, la
strategia per vincere comprende necessariamente una parte delle multinazionali
e i Partito Democratico, nel cui gruppo dirigente nazionale certe
multinazionali e una parte dei ricchi giocano un grande ruolo. Nella fase
antimonopolistica, un partito capace di competere per il governo del paese può
e deve essere libero dal dominio di qualsiasi settore dei monopoli. Deve essere
un partito in cui il lavoro e le altre forze chiave abbiano un ruolo di
direzione.
La lotta per un programma di controllo radicale del potere delle multinazionali
si affermerà sia attraverso un partito del popolo sia attraverso forme non
elettorali a tutti i livelli radicati dentro e fuori dei posti di lavoro, nelle
città, negli stati e nelle coalizioni nazionali. Queste forme di organizzazione
delle lotta possono gradualmente fondersi in coalizioni su molti problemi e in
un generale fronte di lotta antimonopolistico.
È possibile e desiderabile che un partito del popolo e una coalizione
antimonopolistica accedano ai governi locali, di municipalità, di stati e anche
di quello nazionale. L’obiettivo di questa partecipazione al governo è quello
di realizzare le parti delle richieste di programma che non possono altrimenti
vincere con le lotte di massa. Il controllo del potere dei monopoli indebolisce
il capitalismo nel suo insieme. La costruzione di un partito del popolo e, in
generale, di una coalizione antimonopolistica sposta i rapporti di forza a
favore del cambiamento qualitativo che apre la fase della lotta diretta del
potere dei lavoratori e del socialismo.
La Sinistra nella Coalizione antimonopolistica
Ulteriori condizioni della crescita di una coalizione antimonopolistica e di un
terzo partito capace di competere per il governo, sono la crescita della
Sinistra, di una corrente socialista, e di un Partito Comunista di massa. Una
grande e crescente Sinistra tra le classi le forze sociali ed i movimenti
sociali è essenziale per mantenere l’unità della grande coalizione
antimonopolistica e per avanzare. Una più grande Sinistra aiuterà tutte le
forze le forze democratiche antimonopolistiche a individuare nei monopoli
multinazionali il principale nemico e potrà assicurare un ruolo guida alla
multirazziale e multinazionale classe operaia in stretta alleanza con tutti i
popoli oppressi per ragiono razziali e nazionali, le donne ed i giovani. Un
Partito Comunista di massa è simultaneamente una condizione necessaria per
sviluppare una coalizione antimonopolistica, per superare gli ostacoli posti
dalle multinazionali e le difficoltà interne alla coalizione, e per spostarsi
in avanti verso una coalizione dei lavoratori diretta dalla classe operaia. Il
contributo del Partito Comunista assicurerà che la coalizione antimonopolistica
si muova cercando la fine del capitalismo stesso e la costruzione del
socialismo.
Non è possibile prevedere con precisione fino a che punto la coalizione
popolare antimonopolista e il governo realizzeranno il proprio programma contro
i monopoli prima che milioni di persone apprendano la lezione che le riforme
radicali antimonopolistiche non sono sufficienti. Fin quando i capitalisti e le
multinazionali detengono i mezzi di produzione e sono in grado di comandare sul
potere politico ed economico, emergeranno nuovi grandi problemi sociali e
quelli vecchi potranno essere reintrodotti sotto nuove forme. Una piena,
duratura soluzione ai problemi sociali della nostra epoca richiede il
socialismo, a cominciare dalla proprietà sociale sui maggiori settori chiave
dell’economia e dal potere democratico dei lavoratori diretti dalla classe
operaia.
Tanto più larga e profonda sarà la coalizione antimonopolistica, tanto più la
classe operaia ed i suoi alleati la guideranno, e tanto più forte sarà la
Sinistra ed il suo settore orientato al socialismo. Tanto più grande sarà
l’influenza di massa del Partito Comunista, tanto più il potere delle
multinazionali sarà controllato da misure radicali, e ciò potrà rendere più
facile, sicuro e meno travagliato il passaggio allo stadio successivo della
lotta sociale, la fase storica del socialismo negli Stati Uniti.
Tanto più si realizzano questi obiettivi, tanto più semplice e più facile si
potrà realizzare la transizione senza che i capitalisti siano in grado di usare
la violenza per bloccare la costruzione del socialismo. Il Partito Comunista
crede che sia possibile conquistare una trasformazione pacifica al socialismo
negli USA. Una delle maggiori ragioni di questa fiducia è che la coalizione
antimonopolistica dei lavoratori possa essere costruita su una anche più larga
base che quella contro l’ultra-destra. Essa coinvolgerà la grandissima
maggioranza del popolo che ha imparato dalla propria esperienza di lotta che il
capitalismo non può essere riformato, non può superare le proprie qualità
anti-umane di fondo. Il capitalismo potrà sempre ed in modo crescente mettere a
repentaglio la vita di questo pianeta e minare tutti i più alti ideali e
bisogni degli uomini. Il capitalismo sarà sempre basato sullo sfruttamento
economico. Tuttavia, anche se la coalizione per il potere dei lavoratori e per
il socialismo non comprenderà alcun settore della classe capitalista, può
essere più larga e profonda che ogni altra coalizione politica dei lavoratori e
dei suoi alleati, coinvolgendo in una lotta attiva per il progresso quasi
l’intera popolazione di ogni classe, forza sociale e movimento sociale.
7. La carta dei diritti del Socialismo negli USA
Il socialismo risolverà molti dei problemi insuperabili del capitalismo, e
realizzerà gli strumenti per risolverne altri nel tempo. Quando i bisogni umani
sostituiranno l’avidità ed il profitto privato come forza dominante
dell’economia, quando i lavoratori potranno prendere le loro decisioni assieme
sulle priorità sociali, quando il popolo rimuoverà il dominio delle
multinazionali dal potere politico degli Stati Uniti, si potrà iniziare la
soluzione reale dei problemi umani.
Il socialismo non crea un immediato paradiso dei lavoratori. Il socialismo è
piuttosto una fase dello sviluppo socio-economico nel quale, in modo crescente,
milioni di persone decideranno sempre più del loro destino e lavoreranno per costruire
passo dopo passo nuove istituzioni democratiche per dirigere l’economia. Il
socialismo potrà realizzare meccanismi tramite i quali i lavoratori possono
lavorare assieme, in modo cooperativo per allargare la democrazia fino ad una
democrazia sostanziale in tutte le sfere della vita sociale comprendendo
l’economia. Nel Manifesto del Partito Comunista, Marx ed Engel hanno scritto,
“al posto della vecchia società borghese [capitalista], con le sue classi ed i
suoi antagonismi di classe, ci sarà un’associazione in cui il libero sviluppo
di ognuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti”.
Il socialismo è un sistema economico nel quale da principio i settori decisivi
dell’economia—i suoi posti di comando—sono di proprietà sociale, nel quale
l’anarchica e distruttiva competizione capitalistica viene sostituita da
un’economia strategicamente pianificata. È anche un sistema politico nel quale
i lavoratori conducono la classe operaia ad essere la forza politica dominante.
Il socialismo non significa solo nazionalizzazione delle industrie chiavi. Vi
saranno molte forme di proprietà socialista a molti e diversi livelli
nazionale, statale, municipale, proprietà privata di piccole attività,
proprietà cooperativa ed altre forme di proprietà mista che meglio si adattano
alla produzione ed ai bisogni sociali. E ovviamente ogni individuo potrà
mantenere le sue proprietà personali.
Il socialismo non eliminerà solo lo spreco del sistema capitalista e della
appropriazione privata del profitto. Un’economia socialista deve perseguire
obiettivi di incentivazione, produttività, cambiamento tecnologico, ricerca e
sviluppo, sostenibilità e di organizzazione della produzione e della
distribuzione per rendere l’economia più efficiente per garantire i benefici
materiali del socialismo. Il capitalismo usa le conquiste tecnologiche per
sfruttare la classe lavoratrice; il socialismo usa le conquiste della
tecnologia e l’aumento della produttività per realizzare programmi sociali, per
diminuire la settimana lavorativa, per assicurare benessere ed educazione. Il
socialismo non è un sistema utopico, ma un programma sociale basato sulla
affermazione della produzione sociale.
Il socialismo eliminerà molte ineguaglianze togliendo il profitto alla classe
capitalista. I lavoratori saranno pagati secondo il principio “a ciascuno
secondo la sua capacità, a ciascuno secondo il suo lavoro”.
Il Partito Comunista cerca di costruire negli Stati Uniti il socialismo basato
sulle tradizioni rivoluzionarie e le lotte del popolo nel nostro paese. Da
prima della Rivoluzione Americana fino ad oggi, i lavoratori, la gente a basso
reddito ed i loro alleati hanno lottato per creare una estesa democrazia.
La nostra concezione è quella di una Carta dei Diritti del Socialismo, in cui
il popolo e la natura vengono anteposti al profitto. La nostra aspirazione è
quella di un paese dove tutti possono partecipare, indipendentemente dal
reddito, indipendentemente dal credo religioso, razza o nazionalità; dove gli
immigrati hanno gli stessi diritti umani dei nativi; dove la forza della nostra
multinazionale, multirazziale, multigenerazionale classe operaia può risolvere
i problemi che affronta nell’interesse di tutto il popolo; dove un’economia
sostenibile ha la priorità sul profitto, sui “diritti” delle compagnie che
inquinano; dove le donne hanno pieni diritti ed una uguaglianza piena e
garantita; dove tutti i gruppi etnici, nazionali e razziali hanno piena e
garantita uguaglianza e diritti civili; dove una piena e sovvenzionata
educazione e programmi per i bambini sono la più alta priorità.
La Carta dei Diritti del Socialismo potrà mantenere ed estendere i diritti
democratici negli Stati Uniti, libertà di parola, libertà di assemblea, libertà
di religione, governo laico, libero dal dominio delle Corporation, e eliminazione
degli interventi ingiustificati del governo nella vita individuale.
Gli Stati Uniti socialisti garantiranno tutte le libertà conquistate in secoli
di lotte, ed anche la libertà dalla disoccupazione, dalla povertà,
dall’ignoranza. Il socialismo garantirà il diritto alla sanità, al lavoro a
salari adeguati alla vita, all’abitazione decente. Col socialismo le pensioni
ed i programmi sociali avranno la priorità sui sistemi di armamento che
proteggono solo i profitti dell’industria della “difesa”. Il socialismo porterà
una politica estera di pace che non minaccia altri popoli o paesi con
invasioni, dominazioni o guerre.
Il popolo del nostro paese ha il potenziale per eliminare le avide Corporations
che riducono in povertà i lavoratori, che accelerano la chiusura delle
fabbriche mentre esportano lavoro, per eliminare i salari differenziali tra
uomini e donne, tra i lavoratoti discriminati su per motivi razziali o
nazionali e lavoratori bianchi—salari differenziali che portano centinaia di
miliardi di dollari di profitti ogni anno nei forzieri di già oscenamente
ricchi benestanti. Il popolo potrà contrastare il potere delle Corporations che
condannano i lavoratori ad elezioni dove il denaro parla più forte che i
votanti, ad un sistema legislativo che protegge i “diritti” della proprietà
privata contro i basilari diritti umani della maggioranza, alla mancanza di
abitazioni, alla malnutrizione e alla mancanza di cure mediche.
Il Partito Comunista aspira ad una trasformazione fondamentale dell’economia,
del modo con cui si prendono le decisioni, delle istituzioni che rafforzano la
discriminazione, lo sfruttamento e l’oppressione. Noi perseguiamo la
sostituzione della dominazione della società da parte delle attuali classi
dirigenti con un sistema di potere dei lavoratori. Noi pensiamo che ciò possa
essere raggiunto con un movimento rivoluzionario che abbracci la maggioranza
del popolo del nostro paese.
Per conquistare una tale maggioranza è necessaria una grande coalizione dei
lavoratori, delle nazionalità e delle etnie oppresse, delle donne e dei
giovani, attraverso organizzazioni di massa e individuali, indipendenti dai
partiti dei grandi affaristi. Ciò comprende un Partito Comunista di massa,
sindacati con milioni di lavoratori, organizzazioni di massa per la pace, i
diritti civili, per i diritti delle donne, dei giovani, con i movimenti
ambientalisti, i gruppi religiosi progressisti e tutti coloro che favoriscono
una società più giusta e più equa.
Questa maggioranza rivoluzionaria, basata su organizzazioni popolari e partiti
politici di massa, potrà impedire alle classi dirigenti di ritornare al potere
o di usare il potere militare per ritornare al potere. Se la coalizione di
classe e delle forze sociali dirette dalla classe operaia dovesse fare errori sostanziali
e perdere la fiducia della maggioranza del popolo, potrà essere estromessa dal
potere col voto. Il Partito Comunista aspira ad una transizione pacifica al
socialismo, che rivitalizzi il nostro sistema elettorale per conferire autorità
ai milioni di persone nel nostro paese che ora avvertono che hanno poco potere
di controllo su decisioni che riguardano la loro vita.
Il nostro paese ha grandi risorse e impianti industriali, una tecnologia ed una
scienza estremamente avanzate, una potente riserva di lavoratori specializzati,
una grande tradizione democratica, iniziativa, innovazione e creatività. In una
società socialista, i milioni di disoccupati possono creare più benessere per
tutti. Quando sarà distrutto il potere delle Corporations, la grande maggioranza
del paese potrà usare la Costituzione, la Carta dei Diritti ei i governi locali
per costruire una democrazia reale e l’uguaglianza.
Il nostro Partito pensa che i lavoratori debbano trarre vantaggio da prezzi
sociali, dall’aumento delle ferie, dei benefici economici e dalla protezione
dell’ambiente. La società ed il governo dovrebbero avere la responsabilità di
aumentare stabilmente il tenore di vita della maggioranza. Un governo che non
accetta queste responsabilità merita di essere scacciato dal potere e
sostituito da una coalizione che misura il progresso realizzando diritti umani
e giustizia, aumentando i livelli di vita, l’uguaglianza reale, la
sostenibilità ambientale.
Nella misura in cui la classe operaia ed i suoi alleati raggiungeranno questi
risultati nel contesto di una nuova proprietà sociale e governeranno la
società, questa sarà in grado di varare programmi sociali in continua
espansione. Per assicurare la produttività e l’efficienza del lavoro, noi
dovremmo:
- Prendere in considerazione quali aspetti della produzione e della
distribuzione dovranno essere socializzati e come;
- Impegnarci per una pianificazione strategica che mantenga il necessario
equilibrio economico tra la produzione dei beni di largo consumo, l’industria
pesante e la produzione di macchinari;
- Cercare l’appropriata combinazione di incentivi morali e materiali ad ogni
livello dell’economia—nel lavoro individuale e collettivo, nelle città, stati,
regioni e nazione;
- Cercare meccanismi per il funzionamento quotidiano dell’economia, in modo che
la qualità, la varietà, la flessibilità e l’efficienza della produzione sia
costantemente aumentata.
Molti miti sono stati diffusi sul socialismo. Il socialismo non “socializza” la
proprietà privata dei lavoratori, ma solo quella delle maggiori industrie,
delle istituzioni finanziarie, di altre grandi società e il lusso eccessivo dei
superricchi. Il socialismo non poterà all’uguaglianza dei salari—col socialismo
scompare solo la grande disparità tra i redditi dei lavoratori e quelli della
ex–classe dirigente, la cui ricchezza non deriva dal lavoro— eliminando la
ricchezza privata che deriva dalla speculazione, dalla proprietà privata delle
grandi società, dall’esportazione di capitali e di lavoro e dallo sfruttamento
di un gran numero di lavoratori. Nello stesso tempo, i lavoratori saranno
pagati in rapporto al loro contributo in quantità ed in qualità alla
produzione. Il socialismo non elimina i piccoli imprenditori o gli agricoltori
su base famigliare. Questi e quelli, che oggi risentono della mano pesante dei
monopoli, sono importanti alleati della maggioranza progressista anche dopo
l’avvento del socialismo.
Molti dettagli dell’edificazione del socialismo dipenderanno necessariamente
dalle condizioni specifiche della trasformazione socialista, dalla politica
reale, dai voleri e dalle richieste della maggioranza. Possiamo, tuttavia,
prevederne con certezza alcuni aspetti. Il socialismo porterà la proprietà
sociale delle “leve di comando” dell’economia — delle maggiori società, delle
multinazionali, delle banche e di altre istituzioni finanziarie, dell’industria
energetica, di gran parte del sistema distributivo nazionale e di quello
sanitario — rivolgendole verso l’utilità pubblica, con direzioni elette
pubblicamente, che risponderanno al e per il bene pubblico e per uno sviluppo
economico sostenibile. Saranno varati programmi pubblici per una libera sanità,
per una libera educazione scolastica tramite livelli di istituti, per
combattere l’ignoranza, finire con la malnutrizione, per mantenere il lavoro.
La Carta dei diritti del Socialismo garantirà la libertà di religione e la
separazione tra chiesa e stato. Persone di fede e di organizzazioni religiose
parteciperanno a tutte le lotte per la giustizia sociale, la pace e l’uguaglianza
fino al socialismo compreso. Gli alti standard morali e l’attivismo sociale
progressista incoraggiata dai settori più importanti delle maggiori tradizioni
religiose porteranno importanti elementi alle lotte per la giustizia.
Vi sono due importanti ragioni per cui il socialismo è diventato nei recenti
decenni anche più un imperativo per la sopravvivenza della razza umana. La
prima è lo sviluppo di armi da guerra nucleari, chimiche e biologiche, che
minacciano l’esistenza stessa dell’umanità. La guerra perseguita
dall’ultra-destra, può portare il mondo alle soglie della distruzione ed anche
oltre. Apparso per la prima volta nella storia del mondo negli anni ’40, che
hanno visto scatenarsi forze orrende e distruttive, il pericolo della guerra si
amplia drammaticamente. Per la nostra sopravvivenza, bisogna costruire un mondo
in cui il commercio delle armi sia ridotto e successivamente eliminato, in cui
la proliferazione nucleare sia perseguita con la completa distruzione di tutti
gli ordigni nucleari ed in cui tutte le armi chimiche e biologiche siano
distrutte, dobbiamo chiedere a tutte le nazioni di non usare per prime ordigni
nucleari, di rinunciare a guerre nucleari preventive e di non mandare armi
nello spazio. Un mondo socialista, in cui saranno eliminati gli incentivi
economici per la guerra è la grande speranza per la pace e la sopravvivenza del
genere umano.
L’altra ragione è la minaccia all’ambiente naturale del pianeta. Per la
soluzione dell’inquinamento atmosferico, dell’acqua, della riduzione dello
strato dell’ozono, del riscaldamento globale e di altre crisi ambientali sarà
necessaria la cooperazione combinata di rutti i paesi del mondo. Ogni tentativo
unilaterale di risolvere i problemi ambientali è destinato al fallimento. Le
forze della natura, le leggi della natura, non possono essere violate senza
pagare un costo altissimo, e le loro violazioni, sufficientemente gravi,
possono minacciare la nostre esistenza come specie, la capacità del nostro
pianeta di riprodurre la vita come la conosciamo.
Molti problemi ambientali si stanno rapidamente avvicinando al punto di non
ritorno, dopo il quale la capacità della natura di rigenerare e di superare i
problemi sarà alterata per sempre. Il sistema capitalista, anche se non è la
sola causa dei problemi ambientali, aggrava ed accresce questi pericoli. Anche
per questa ragione, la nostra sopravvivenza dipende dallo stabilirsi di un
sistema che ponga i bisogni umani prima del profitto individuale, che consenta
ai lavoratori del mondo di prendere assieme decisioni sui pericoli alla nostra
sopravvivenza, e che riduca la capacità dei capitalisti di prendere decisioni a
breve termine che minacciano la nostra sopravvivenza a lungo termine.
I Comunisti sostengono il socialismo come la prima fase di un nuovo stadio
della società, ma non pensano che lo sviluppo sociale ed economico finirà col
socialismo. Noi guardiamo ad una società socialista che alla fine porta ad una
fase più alta—il comunismo—dove la classe capitalista e tutte le classi
scompariranno, sostituite da uno stato di benessere comune di tutti i
lavoratori, dove le inimicizie ed i pregiudizi nazionali e razziali saranno
cose del passato. Nella società Comunista i mezzi essenziali della vita saranno
abbondanti e facilmente disponibili per tutti, e l’apparato repressivo del
governo deperirà a favore di funzioni puramente amministrative. Nella fase
comunista della società, della produzione e distribuzione sociale del benessere
varrà il motto “da ciascuno secondo le sue capacità a ciascuno secondo i suoi bisogni”.
Ma ci aspettano epiche lotte da vincere prima di costruire una società
comunista. Noi abbiamo bisogno di un’organizzazione che identifichi questi
stadi, le alleanze e le loro connessioni.
8. Il ruolo del Partito Comunista
Nella lotta per raggiungere una società più giusta ed equa, il Partito
Comunista ha un ruolo speciale. Come Marx ed Engels scrissero nel Manifesto del
Partito Comunista, “nel movimento del presente, i Comunisti rappresentano anche
e considerano il futuro del movimento”.
Il Partito Comunista combatte gli abusi della classe capitalista organizzando
le masse in larghe coalizioni per i bisogni immediati. Noi mostriamo che il
sistema capitalista è la causa della povertà, del razzismo, della guerra e
delle sofferenze umane, e indichiamo la strada del socialismo come la soluzione
fondamentale.
Il Partito Comunista difende gli interessi immediati e a lungo termine della
multirazziale classe operaia e del popolo del nostro paese, e costruisce
l’unità dell’intera classe e dei suoi alleati. La nostra teoria ed analisi
contribuisce alla conquista di riforme immediate e alla creazione di un nuovo
sistema basato sui bisogni del popolo piuttosto che sul profitto privato.
Il Partito Comunista ha fornito contributi chiave alla lotta della classe
operaia negli Stati Uniti, costruendo sindacati, organizzando reti per i
diritti del lavoro e per la sicurezza sociale, opponendosi al razzismo e alla
bigotteria e indicando la via per la piena uguaglianza, difendendo i diritti
democratici contro la minaccia del fascismo e delle destre, e sostenendo la
solidarietà internazionale dei lavoratori contro la globalizzazione
imperialista e per la pace.
Allo stato attuale della lotta il nostro ruolo è quello di contribuire alla
costruzione del più largo fronte di tutto il popolo per sconfiggere l’assalto
dell’ultra-destra al movimento operaio, alla classe operaia, ai popoli oppressi
su base nazionale e razziale, alle donne, ai giovani, agli anziani,
all’ambiente e alla democrazia.
Il Partito Comunista dà un contributo particolare per la costruzione della
direzione del movimento operaio e della classe operaia nelle lotte quotidiane
necessarie per formare una coalizione antimonopolistica, un partito politico e
possibilmente un governo antimonopolistico, e per costruire anche il
socialismo.
Per corrispondere a questo ruolo è necessario un più grande Partito Comunista
degli Stati Uniti. La costruzione di club del Partito Comunista con strategia,
tattica, preparazione ed organizzazione dentro e fuori i luoghi di lavoro,
aiuta le lotte quotidiane. Il radicamento dei Club del Partito Comunista è
vitale per affermare l’idea del Partito, la strategia e la tattica nei luoghi
di lavoro nelle masse dei lavoratori. Condividendo i loro problemi e le loro
lotte, le politiche del Partito vengono testate e affinate nei club. La
strategia del Partito alla fine diventa proprietà di un numero sempre maggiore
di lavoratori, alla fine di milioni di lavoratori.
Dalla pubblicazione del Manifesto del 1848, il movimento comunista ha ingaggiato
una lotta prolungata contro il sistema capitalista, giocando un ruolo cosciente
nel lavoro di far cessare lo sfruttamento, l’oppressione e l’ingiustizia nel
mondo. Le esperienze mondiali del movimento comunista assieme alle esperienze
del nostro partito fin dalla sua fondazione nel 1919, arricchisce la nostra
teoria e la nostra pratica. Il Partito Comunista degli USA ha ottenuto molte
vittorie e ha subito molte sconfitte, ha avuto meriti e commesso errori,
praticato tattiche di successo e sbagliate, da cui abbiamo imparato e ciò ci
consente di giocare un ruolo chiave nella transizione al socialismo.
Basandoci sul Marxismo-Leninismo, ci impegniamo ad applicare la teoria alla
pratica e la pratica per testare la teoria, per essere i più tenaci combattenti
per la più larga unità contro ogni inutile divisione—il razzismo, il sessismo,
il nazionalismo, lo sciovinismo, l’omofobia e l’anticomunismo. Il
Marxismo-Leninismo è una filosofia che non solo descrive come la società
funzione, ma è una guida per capire quali cambiamenti nel mondo sono migliori.
Il Marxismo-Leninismo è un sistema di idee che corrispondono all’interesse
della classe operaia. Esso si basa:
1. Sul materialismo dialettico e storico—le leggi dello sviluppo sociale che
consentono alle masse popolari di determinare coscientemente ed attivamente il
proprio destino e la metodologia filosofica per comprendere cambiamenti e
sviluppi.
2. Sull’economia politica—le leggi dello sviluppo capitalista e la teoria del
suo funzionamento.
3. Sulla teoria della rivoluzione socialista per muoversi attraverso stadi per
raggiungere il socialismo.
Comprendendo assieme, la teoria della conoscenza e l’esperienza mondiale dei
movimenti operai per la giustizia ed il socialismo, il Marxismo-Leninismo
fornisce una guida scientifica per l’azione. Ciò consente al Partito Comunista
di dare un importante contributo in ogni stadio della lotta, e di indicare la
strada in avanti. Ciò non ci rende infallibili e non significa che non dobbiamo
imparare dagli altri. Ciò consente al nostro Partito di essere il più tenace
combattente per l’unità, per il progresso e per il socialismo.
Come possiamo raggiungere il socialismo nel nostro paese? A causa del potere
della classe capitalista, del ruolo dominante dell’ideologia capitalista nei
media e nel sistema scolastico, delle divisioni create e promosse dagli agenti
della classe capitalista, le prossime maggiori trasformazioni sociali, la
transizione al socialismo, richiedono una forza di classe cosciente. I
rivoluzionari devono essere forgiati nelle lotte della classe operaia per
migliori salari e condizioni di lavoro, devono essere sperimentate nella
costruzione di alleanze tra i lavoratori ed i popoli oppressi, conseguenti
nelle battaglie contro le concrete e perniciose divisioni tra lavoratori
giovani e anziani, tra maschi e femmine, tra le coscienti, radicali forze
operaie della sinistra e del centro che si impegnano per riforme concrete.
Il nostro partito, con radici profonde nella storia e nella cultura degli Stati
Uniti, con le sue battaglie per l’unità della classe operaia, per i diritti
civili e la piena uguaglianza per tutti, per riforme genuine, per il
mantenimento e l’estensione dei diritti costituzionali, è un’indispensabile
componente della coalizione necessaria per il socialismo.
La lotta per conquistare il potere e costruire il socialismo sarà difficile. I
monopolisti hanno grandi risorse e sono ben determinati a mantenere le loro
ricchezze e il potere. Perché un’organizzazione possa avere il ruolo di
direzione e sviluppare la strategia e la tattica che le circostanze obbiettive
richiedono, c’è bisogno dell’analisi Marxista-Leninista, un’analisi basata
sulle effettive risorse materiali della società. C’è bisogno della capacità di
influenzare milioni di persone che si fonda su una lunga esperienza di lotte
comuni e di mutuo rispetto. C’è bisogno di un Partito Comunista forgiato
nell’azione. Il ruolo della direzione nella lotta per il socialismo non è
proclamata, ma può solo essere guadagnata se milioni di lavoratori si avvicinano
direttamente al Partito Comunista, ai suoi scritti, e alle sue applicazioni
della teoria alle lotte concrete.
Il nostro partito non rivendica il monopolio della saggezza o del Marxismo. Noi
guardiamo al mondo del lavoro con tutti coloro che sono genuinamente
interessati alla costruzione di movimenti unitari di massa—con la sinistra, le
forze di centro, e tutti coloro che partecipano all’attività sociale per il
progresso e all’organizzazione della classe operaia. Vi sono casi in certi
paesi dove più di una organizzazione si dichiara a favore del socialismo. In
molti casi,queste organizzazioni si fondarono alla fine con il Partito
Comunista o svilupparono una forte coalizione dei lavoratori con l’obiettivo
condiviso di raggiungere e costruire il socialismo.
Noi cerchiamo di costruire il nostro Partito tra i lavoratori di tutte le
razze, nazionalità, generi, età e orientamenti sessuali, tra i combattenti
organizzati e non organizzati per i diritti dei lavoratori, per migliori
salari, migliori condizioni di lavoro, e per battaglie per programmi sociali i
cui benefici siano per tutti. Noi focalizziamo la sezione organizzata della
classe operaia perché è forte nell’organizzazione, perché quando i lavoratori
sono organizzati hanno più potere, perché quando si muovono i sindacati,
mobilitano un gran numero di lavoratori. Per lo stresso motivo ci concentriamo
sui lavoratoti delle industrie chiave, perché i lavoratori in questi settori
decisivi possono colpire i profitti della classe dirigente nel suo insieme, perché
hanno la capacità di colpire seriamente il sistema, perché la loro azione ha un
forte impatto su tutti gli altri lavoratori e sull’economia.
Il potere della classe operaia deriva dall’azione unita di decine di milioni di
lavoratori, dalla loro decisione di finirla con lo sfruttamento e
l’oppressione. Nessuna scorciatoia sarà possibile per raggiungere una
fondamentale trasformazione del sistema sociale che re-indirizzi le priorità
per risolvere I bisogni del popolo, sia nel breve che nel lungo periodo. Noi
pensiamo alla rivoluzione come un profondo processo democratico, di quelli che
coinvolgono le azioni e le decisioni della grande maggioranza.
Noi rifiutiamo ogni approccio che auspica l’azione violenta. Noi lottiamo e ci
impegniamo per costruire una sufficiente unità per costruire il socialismo in
maniera pacifica, anche se sappiamo che le classi dirigenti usano per prime la
violenza contro i movimenti progressisti e radicali per mantenere il loro
potere.
La classe operaia ha bisogno di un proprio partito politico, un partito votato
agli interessi dell’intera classe, votato alla visione di lungo termine
necessaria per ottenere cambiamenti fondamentali, votato non ad un’ideale
astratto ma al popolo concreto che costituisce la classe operaia e le sue lotte
concrete. Anche quando sarà costruito un partito antimonopolista di tutto il
popolo basato sul lavoro, la classe operaia avrà bisogno di un partito
rivoluzionario che possa sviluppare una strategia per il futuro, per il
socialismo, più chiara e coerente di quella di una coalizione elettorale. Noi
riconosciamo che la vittoria non dipende da slogan o da espedienti o
cospirazioni, ma dalla comprensione di milioni di persone conquistate nelle
dure lotte sui problemi concreti, una comprensione che accresce la piena
coscienza di classe e la coscienza socialista. Tale coscienza non può
svilupparsi solo come il risultato di una lotta spontanea ma deve essere
combinata con una esplicita organizzazione educazione marxista-leninista,
verificata e provata nella lotta.
Il Partito Comunista dipende dalla forma di organizzazione della sua classe
operaia per trasformare il lavoro individuale in uno sforzo collettivo. Proprio
come un sindacato richiede che tutti i lavoratori escano in sciopero dopo che
uno sciopero è stato votato, non importa come ogni singolo lavoratore abbia
votato, così anche un partito rivoluzionario dei lavoratori richiede sia un
processo decisionale democratico che una direzione centralizzata, unificata
dell’azione. Noi chiamiamo questo approccio centralismo democratico. Nel
passato il nostro partito ha interpretato il centralismo democratico in modo
troppo rigido e dogmatico. Oggi ci impegniamo per la flessibilità, l’unità, la
collegialità ed il mutuo sostegno. Ci impegniamo a conquistare tutti i nostri
membri alla nostra linea politica democraticamente stabilita, senza imporre la
disciplina alla minoranza. Noi parliamo di impegno e disciplina volontari dei
nostri membri per raggiungere i nostri comuni obiettivi, la nostra strategia
collettivamente convenuta. L’unità di intenti, di visione, di azione—è
importante non solo nel sindacato, nei movimenti di massa o nelle coalizioni,
ma è cruciale per un Partito Comunista.
9. Sommario
I problemi che affronta il genere umano possono essere risolti, in ultima
istanza, eliminando il sistema di sfruttamento capitalistico. La nostra
sopravvivenza dipende dalla trasformazione verso il socialismo. La classe
operaia degli Stati Uniti, che ha una grande storia rivoluzionaria e molti
potenti movimenti e organizzazioni di massa, ha il potenziale per condurre
questa trasformazione. Ciò significa costruire l’unità per la pace, per
proteggere ed espandere la democrazia, per lavori con salari sufficienti per
vivere, per un sistema sanitario universale, per la reale uguaglianza di tutti
coloro che sono oppressi per motivi razziali o di nazionalità e per le donne,
per finirla col controllo sulle istituzioni politiche dell’ultra-destra, per
finirla col ruolo economico delle multinazionali. La costruzione di
organizzazioni e di alleanze tra la classe operaia ed i suoi alleati,
conquistando una reale unità nel corso della lotta, questo è il percorso della
nostra attuale lotta per il socialismo.
Un Partito Comunista è essenziale per i marxisti per verificare nella pratica
la teoria rivoluzionaria. Non siamo una società che dibatte su oscuri testi.
Siamo un movimento politico e accogliamo tutti coloro che accettano il nostro
programma. Come disse Marx, “Finora i filosofi hanno cercato di capire il
mondo. La questione, tuttavia, è di cambiarlo”. Il Partito Comunista vuole
appunto cambiare il mondo.
Traduzione del “Draft Program of the CPUSA” di Giuliano Cappellini