www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 25-09-06

Fonte:www.solidnet.org
da Partito Comunista Portoghese (PCP) - Sezione Internazionale
www.pcp.pt , mailto:internacional@pcp.pt
 
Jeronimo de Sousa, Segretario Generale del PCP,
alla chiusura del Festival di “Avante”
 
18 settembre 2006
 
Alla grande manifestazione che ha chiuso la 30° edizione del Festival di “Avante” (settimanale del Partito Comunista Portoghese), Jeronimo de Sousa, Segretario Generale del PCP, si è soffermato sulle attuali principali questioni di politica interna e internazionale, e su quelle concernenti il rafforzamento e l’attività del PCP.
 
In merito al quadro politico nazionale, il Segretario Generale del PCP ha sottolineato la coincidenza, sulle questioni di fondo, tra gli obiettivi e le politiche del PS (Partito Socialista) e quelli precedenti del PSD/CDS-PP (Partito Socialdemocratico/Partito Popolare), e ha messo in guardia nei confronti dei preoccupanti tentativi di intensificare ed estendere l’offensiva tesa ad ottenere una regressione politica e sociale, lanciata dall’attuale governo del PS, evidenziando il fatto che tale offensiva globale ambisce a modificare le caratteristiche fondamentali del regime costituzionale creato dalla Rivoluzione di Aprile, soprattutto attraverso l’imposizione di nuovi limiti al pluralismo dell’attività politica. Jeronimo de Sousa ha riaffermato che le proposte di aumento dei salari e delle pensioni rappresentano un fattore di giustizia sociale e stimolo allo sviluppo del paese e ha fatto riferimento all’iniziativa “Bisogni del Portogallo, proposte del PCP”, che attribuisce grande importanza ai problemi del paese, proponendo concrete alternative.
 
Sottolineando il fatto che l’offensiva antipopolare incontra un forte e coerente oppositore nel PCP, Jeronimo de Sousa ha rilevato il significato del lancio della Campagna Nazionale del PCP sul diritto ad una pensione dignitosa e in difesa del sistema di previdenza pubblico, universale e solidale, ed anche dell’azione dei comunisti a sostegno delle lotte dei lavoratori dell’amministrazione pubblica e di altri settori e delle lotte della popolazione in difesa dei propri interessi e dello sviluppo delle regioni.
 
Egli ha espresso il sostegno dei comunisti alla grande azione di Protesta Generale per il cambiamento della politica di governo, prevista per il 12 ottobre, un’iniziativa promossa dalla CGTP (Confederazione Generale dei Lavoratori Portoghesi) che riunirà diversi sindacati, con scioperi, interruzioni del lavoro e un grande meeting nazionale a Lisbona.
 
A proposito del Partito, il Segretario Generale ha ricordato l’effetto di stimolo avuto dal XVII Congresso e ha riferito sui risultati elettorali delle consultazioni legislative, presidenziali e per i governi locali e sull’attuale momento vissuto dal Partito, in cui si registra il più alto numero di nuove adesioni degli ultimi 15 anni, che garantirà la continuazione degli sforzi per assicurare che il 2006 rappresenti l’anno del rafforzamento del PCP.
 
Ecco ora la parte del discorso di Jeronimo de Sousa dedicata alle questioni internazionali:
 
“Il mondo in cui viviamo deve oggi affrontare questioni di cruciale importanza per il futuro dell’umanità. Oggi, la multiforme e violenta offensiva imperialista si dispiega a tutto campo. Dovendo fare i conti con le sue contraddizioni e i suoi limiti storici, il capitalismo ricorre ai metodi più brutali e perversi nel tentativo di sottomettere i popoli, di contenere le resistenze emergenti e di assicurare il suo dominio egemonico.
 
Il militarismo e la guerra sono espressioni concrete di una profonda crisi economica, sociale, politica, culturale del sistema dominante, che in pratica rivela il fallimento dei discorsi sul capitalismo trionfante e sulla fine della Storia.
 
Contrariamente all’idea di un mondo di benessere e pace sotto le bandiere del capitalismo, teorizzata per un decennio e mezzo dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica, in verità oggi i popoli del mondo vivono in condizioni di maggiore ingiustizia e insicurezza e di minore democrazia, in una situazione che arreca gravi pericoli all’umanità e che conferma il Socialismo come la necessaria alternativa al capitalismo.
 
L’offensiva dell’imperialismo ha recentemente registrato nuovi e pericolosi sviluppi nel Medio Oriente con la brutale aggressione di Israele contro il Libano. Una guerra, i cui reali obiettivi, preparati da tempo, si incarnano nei progetti di dominio imperialista del Medio Oriente e dell’Asia Centrale. Una guerra che non può essere scollegata dall’occupazione dell’Iraq e dell’Afghanistan, in cui gli USA e i loro sostenitori stanno fronteggiando una crescente resistenza popolare.
 
Conosciamo molto bene i piani neo-conservatori nordamericani per il Medio Oriente e sappiamo che questa aggressione rappresenta un crimine che, in un progetto dalle dimensioni più ampie, ambisce a soggiogare non solo il popolo libanese, ma anche altri paesi sovrani e popoli della regione, come nel caso di Siria e Iran.
 
Questa è la ragione per cui noi abbiamo criticato le prese di posizione e le risoluzioni delle Nazioni Unite, in particolare del Consiglio di Sicurezza che, ignorando i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità compiuti da Israele, non ha richiesto l’immediata cessazione del fuoco e il ritiro dell’esercito israeliano. Queste prese di posizione contribuiscono oggettivamente ad assolvere l’aggressione israeliana, mentre, contemporaneamente, vengono adottate misure, come l’invio della cosiddetta forza internazionale in Libano che, allo stato attuale e stando al suo mandato, servirà solamente agli interessi dell’aggressore e, più in generale, a quelli del capitalismo.
 
Inoltre, come è possibile accettare risoluzioni che ignorano completamente la questione centrale nel Medio Oriente, la questione palestinese? Per decenni il popolo palestinese si è visto negare il suo inalienabile diritto a costruire un proprio Stato indipendente, sovrano e agibile. Per decenni a Israele è stato permesso di violare accordi e di ignorare le risoluzioni dell’ONU.
 
Ora ci troviamo di fronte a proclami – come quelli del governo del Partito Socialista – che, con pie dissertazioni, cercano di giustificare la crescita delle missioni militari in giro per il mondo, reclamando la necessità di affermare il ruolo dell’ONU e l’applicazione delle sue risoluzioni.
 
Ma, siccome alcuni di loro sono gli stessi che non esitano a passare oltre il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite su altre questioni; siccome alcuni di loro sono esattamente gli stessi che rimangono in silenzio quando sono posti di fronte alla continua violazione delle risoluzioni dell’ONU da parte di paesi come Israele e USA; siccome sono gli stessi che difendono la militarizzazione europea e l’allargamento e il rafforzamento della NATO, noi abbiamo una domanda da rivolgere: a queste condizioni, con questa correlazione di forze, qual è il ruolo dell’ONU, ostaggio delle pressioni e dei ricatti delle principali potenze militari del mondo?
 
Da molto tempo mettiamo in guardia sul fatto che è necessaria una reale democratizzazione dell’ONU, liberata dai ceppi imperialisti che la incatenano. Non abbiamo bisogno di più soldati in giro per il mondo. Ciò di cui abbiamo bisogno è la valorizzazione di una nuova politica delle relazioni internazionali tra paesi sovrani e di pari diritti, basata sul principio della non interferenza e indirizzata verso la dissoluzione dei blocchi politici e militari.
 
Ma il discorso che viene fatto sull’ONU assume anche un altro contorno, per cui si richiede un ruolo più attivo per “l’Europa”, con il Partito Socialista tra i più accesi sostenitori.
E’ la ragione per cui è importante chiarire una cosa: di quale Europa stiamo parlando? Dal momento che questa è “l’Europa” della Direttiva Bolkenstein, che da noi serve come scusa per attuare le politiche neoliberali di natura anti-sociale, con tutti i devastanti effetti che conosciamo. Questa è l’Europa che, attraverso la cosiddetta Costituzione Europea, tenta di sottrarre sovranità ai popoli e ai paesi e impoverisce la democrazia. Questa è l’Europa campione della militarizzazione in coordinamento con gli USA attraverso la NATO. Non è niente di diverso!
 
Noi oggi affermiamo che l’unica posizione in armonia con una reale difesa della pace e la risoluzione pacifica dei conflitti nel Medio Oriente è rappresentata dall’opposizione alla partecipazione del Portogallo ad una forza multinazionale in Libano, la quale significherebbe tutto fuorché il mantenimento della pace!
 
E chiediamo una svolta nella politica estera portoghese. Una svolta che metta fine alla vergognosa subordinazione ai ricatti delle grandi potenze, resa evidente dal permesso accordato agli aerei della CIA e ai voli israeliani che hanno usato il territorio nazionale ed il nostro spazio aereo per alimentare la macchina da guerra israeliana. Una politica estera che sganci il Portogallo da una serie di episodi che lo coinvolgono in alcuni tra i più oscuri capitoli della recente Storia dell’umanità.
 
Ecco perché noi attribuiamo così grande importanza alla lotta del movimento per la pace in Portogallo e alla solidarietà con la resistenza dei popoli.
 
Da qui, dal nostro bel Festival, desideriamo esprimere la nostra solidarietà a tutti coloro che, nei cinque continenti, conducono la loro eroica e generosa lotta.
 
Solidarietà con i popoli dell’Africa, e in particolare con il popolo del Sahara Occidentale che continua la sua lotta per l’autodeterminazione e l’indipendenza.
 
Solidarietà con i lavoratori e i popoli d’Europa, e in particolare, con il popolo e i comunisti di Cipro che continuano la loro lotta per l’unificazione pacifica della loro isola e con i comunisti che, ancora una volta, devono fronteggiare persecuzioni politiche di tipo fascista, come nella Repubblica Ceca.
 
Solidarietà con i popoli del Medio Oriente e dell’Asia Centrale, con i popoli di Iraq, Palestina e Libano e, in particolare, con il Partito Comunista Libanese, che recentemente ha visto sette suoi giovani militanti offrire coraggiosamente la vita nella lotta contro l’aggressore israeliano.
 
Solidarietà con i popoli dell’America Latina che, in condizioni diverse, hanno avviato pregnanti esperienze di partecipazione collettiva e di costruzione di alternative al neo-liberalismo, come nel caso del Venezuela e della Bolivia. E, naturalmente, di Cuba. Cuba Socialista.
 
Nel momento in cui i nemici di Cuba tentano di sfruttare l’attuale stato di salute del Comandante Fidel Castro, inventando nuove forme di interferenza contro Cuba, da questo palco desideriamo affermare con sincerità due cose: che qui in Portogallo, gli amici di Cuba, il Partito Comunista Portoghese, faranno del loro meglio per combattere queste manovre. E poi, esprimendo certamente i sentimenti di tutti i presenti, desideriamo inviarti, Compagno Fidel Castro, un augurio collettivo di veloce ripresa!
 
Ma anche solidarietà con i paesi, popoli e partiti che, come nel caso di Timor Est, del suo popolo e del FRETILIN, hanno mostrato al mondo che è fruttuoso resistere e combattere. Al popolo di Timor Est e al FRETILIN, confermiamo la nostra forte solidarietà e la nostra determinazione a contribuire ad assicurare che, nel paese in cui la lotta ha fatto nascere la più giovane nazione del mondo, la Storia non debba subire un arretramento per mano di interessi stranieri e interni che sono estranei alle aspirazioni dell’eroico popolo timorense.
 
Compagni,
In un contesto internazionale segnato da instabilità, ma anche da reali possibilità di avanzate progressiste, il PCP, partito patriottico e internazionalista, intende impegnarsi nel rafforzamento del movimento comunista e rivoluzionario internazionale.
 
E’ con orgoglio e senso di responsabilità che vogliamo annunciare l’organizzazione in Portogallo, per il prossimo Novembre, di un Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai, che vedrà riuniti partiti di tutto il mondo.
 
Con la fiducia che il futuro dell’umanità appartiene ai popoli del mondo, oggi, da questo palco riaffermiamo al Portogallo, ai comunisti e ai popoli progressisti dei quattro angoli del mondo: la lotta continua, compagni!”
 
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare