www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 12-06-07
da http://www.solidnet.org
fonte: Partito comunista dell'Israele - http://inter.kke.gr
22/05/2007
PC di Israele: Rapporto del Comitato Centrale al 25° Congresso
Haifa - Nazareth 31 maggio - 2 giugno 2007
Globalizzazione e lotta
La globalizzazione del capitale e la rapida crescita dell'industria moderna, della tecnologia, dei sistemi di informazione e dei media sono sfruttati dal capitale nel tentativo di concentrare il controllo sulle risorse, sui capitali ed il lavoro salariato. Ma questo costituisce nel contempo la base materiale per la solidarietà internazionale dei lavoratori, invocata dal motto di Marx ed Engels: "Proletari di tutto il mondo, unitevi!"
L'adozione del modello neo-liberista ha aggravato, a livelli senza precedenti, l'ineguaglianza socio-economica, sia all'interno delle nazioni che tra paesi ricchi e poveri: aumentando la disoccupazione e l'indigenza dei lavoratori, delle donne, dei bambini e anziani. Nel primo decennio del 21° secolo, la ricchezza continua ad essere concentrata nelle mani di duecento grandi multinazionali – o meglio, nelle mani di alcune centinaia di miliardari – mentre la stragrande maggioranza dell'umanità è costretta a vivere in situazioni precarie, non potendo soddisfare i bisogni più elementari, senz'acqua potabile, cibo sufficiente, disponibilità di case, scuole ed ospedali.
L'amministrazione USA persiste nel sabotare qualsiasi tentativo volto a raggiungere un significativo accordo internazionale per contrastare il riscaldamento globale (effetto serra), esponendo l'umanità stessa al rischio di estinzione. L'Amministrazione Bush maschera cinicamente dietro la democrazia un'efferata politica di conquista, di distruzione dei diritti sociali e di violazione dei diritti democratici negli Stati Uniti. "La guerra al terrorismo" è l'ultima strategia statunitense per creare un "nuovo ordine mondiale", in cui gli Stati Uniti si arrogano il diritto di intervenire con varie modalità, dall'azione militare fino all'addestramento delle forze locali di polizia, in qualsiasi parte del mondo, Medio Oriente incluso, "imponendo organizzazioni sociali congeniali al loro dominio". L'amministrazione USA continua a riversare risorse nella spesa militare, costringendo il mondo alla rincorsa degli armamenti, che ora comprendono armi di distruzione di massa, scudi spaziali e satelliti spia. "La guerra al terrorismo" dichiarata dall'Amministrazione Bush non è una guerra in favore della democrazia, ma al contrario, è una guerra di terrore contro la democrazia, i diritti civili e le reti di solidarietà sociale.
A differenza dell'Amministrazione statunitense e dei suoi alleati, il nostro Partito comunista può denunciare il terrorismo senza ipocrisia. Il PC di Israele si annovera fra le forze che a livello internazionale condividono principi ideologici, politici ed etici di opposizione al terrorismo in tutte le sue forme: di stato, organizzato o individuale; siamo contro il terrorismo delle "bombe intelligenti", che affama e assoggetta interi popoli, e siamo contro il terrorismo dei kamikaze.
In contrapposizione al terrorismo di stato,si forma dalle paludi della povertà, della fame, dell'oppressione, dello sfruttamento, dell'umiliazione e dell'occupazione, il terrorismo individuale o di gruppo; questo è il motivo per cui le paludi devono essere prosciugate e ciò si può fare solamente se i lavoratori ed i popoli ridisegnano un nuovo ordine mondiale in difesa dei propri diritti e della democrazia contro la tirannia delle gigantesche multinazionali e della violenta strategia dell'amministrazione USA.
L'Amministrazione Bush e l'occupazione dell'Iraq
Nel 2003 l'Amministrazione Bush ha intrapreso una guerra di aggressione e conquista verso l'Iraq. Come per la guerra in Afghanistan, anche il conflitto iracheno è stato progettato per assicurare alti profitti, controllo sulle risorse naturali e dei mercati, e per avere un vantaggio sulla concorrenza straniera nei settori del petrolio e della produzione di armi. Ma in tutto il mondo i popoli manifestano un'opposizione crescente alla guerra. Particolare importanza riveste l'ampia opposizione alla guerra interna agli Stati Uniti ed il conseguente drastico calo di popolarità del Presidente Bush.
Le minacce che gli USA ed i suoi alleati hanno lanciato all'Iran e alla Siria, anche a prezzo di affamare e distruggere intere nazioni, costituiscono la terza fase della strategia a lungo termine dell'amministrazione statunitense per rafforzare il controllo in Medio Oriente. L'Unione europea, nel ruolo di potenza imperialista, se più di una volta ha interpretato la linea americana, contemporaneamente contrasta il potere USA attraendo gli Stati della regione nel mercato europeo controllato da multinazionali acquartierate in Europa.
Nel primo decennio del 21° secolo l'amministrazione americana continua ad assicurarsi l'obbedienza di un'insieme di paesi arabi, tra cui l'Arabia Saudita, l'Egitto, la Giordania e gli Emirati del Golfo e riesce a coordinarsi con l'Israele, come si è visto durante la Seconda Guerra del Libano (2006). L'alleanza tra l'Israele e Turchia si fa sempre più stretta, nonostante l'avanzamento al potere del Partito islamico in Turchia. Queste alleanze costituiscono i baluardi dell'influenza americana e rendono possibile per gli Stati Uniti la preparazione di ulteriori guerre.
In queste condizioni il Partito Comunista di Israele continua a sollecitare l'attenzione del popolo israeliano e dei popoli del mondo riguardo la minaccia posta dalla volontà dell'Amministrazione Bush di usare la forza militare, finanche quella nucleare, per sgominare l'Iran e far pressione sulla Siria. Le dichiarazioni statunitensi sul possibile utilizzo delle armi atomiche ed il suo appoggio acritico alla prima potenza nucleare nel Medio Oriente (Israele) svelano quanto ipocrita sia addurre come casus belli impedire all'Iran di procurarsi ed accumulare armamenti nucleari.
Cambiamenti democratici nel mondo
La crescente povertà in tutto il mondo e l'aggressione continuata dell'amministrazione americana ha risvegliato i movimenti di tipo fondamentalista. Nel contempo, gli attentati suicidi in tutto il mondo e le minacce di eliminazione di Israele e degli Stati Uniti sono servite solamente ad accrescere l'appoggio all'amministrazione americana, provocando un danno alla lotta contro la povertà e alla deleteria dipendenza dalle multinazionali. In questo senso imperialismo e fondamentalismo si alimentano reciprocamente.
Ma uno sguardo al mondo di oggi non rivela soltanto la guerra imperialista e l'occupazione coloniale. Negli ultimi anni si sono avuti importanti cambiamenti in senso democratico in molti paesi dell'America Latina. I popoli del Brasile, della Bolivia, del Venezuela, del Cile e dell'Argentina hanno eletto presidenti che si oppongono ai piani di Washington ed hanno intrapreso azioni di riforma sociale e nazionalizzazione delle risorse naturali.
La lotta di classe nell'Unione europea deve fronteggiare il duplice attacco del capitale e dei governi ai diritti dei lavoratori e dei giovani. Nel referendum di giugno 2005 i popoli francese e dei Paesi Bassi hanno detto "no" alla proposta della costituzione europea, prevenendone l'entrata in vigore che sarebbe gravemente dannosa per i diritti dei lavoratori.
Resistenza alla globalizzazione
L'opposizione crescente alla globalizzazione ha assunto negli ultimi anni la forma di resistenza alla belligeranza statunitense e alla sua politica economica neo-liberista, dettata ai paesi del mondo dal Fondo Monetario Internazionale.
L'ondata di lotta e protesta contro la globalizzazione delle multinazionali, l'imperialismo, ed il neo-liberismo e per l'indipendenza e la giustizia sociale è di grande importanza e si concretizza in tre aspetti:
1. la crescente resistenza di stati e governi del Terzo Mondo alla globalizzazione delle multinazionali;
2. l'intensificazione delle lotte popolari nel Terzo Mondo e nei paesi a capitalismo avanzato contro la globalizzazione ed l'imperialismo;
3. le lotte dei lavoratori in ogni paese contro la privatizzazione dell'acqua e dei servizi di pubblica utilità: elettricità, informazione, trasporti, istruzione e salute.
Il World Social Forum, che opera come cornice per la lotta mondiale contro la globalizzazione, si tiene ogni anno. Il WSF e gli altri forum attivi in tutto il mondo sono l'espressione politica ed organizzativa più visibile della nuova generazione di attivisti che sfidano il neo-liberismo. Questi attivisti si oppongono a chi fa profitti sui bisogni delle persone, a spese dell'ambiente e sacrificando i diritti umani.
Il movimento anti-globalizzazione è ai suoi esordi in Israele. Il PCI è l'unico Partito in Israele che, attraverso campagne pubbliche, oppone un rifiuto incondizionato alla globalizzazione delle multinazionali ed al neo-liberismo. Il fatto che a parte il PCI ed i suoi alleati della DFPE (Fronte Democratico per la Pace e l'Eguaglianza), nessun partito rappresentato nel Parlamento israeliano (Knesset) assuma un tale atteggiamento mostra quanta poca sinistra vi sia nel paese.
Il coinvolgimento del PCI nell'intensificazione della lotta all'interno di Israele contro l'occupazione, la privatizzazione e le politiche neo-liberiste, e contro l'alleanza con l'imperialismo americano, costituisce un contributo contro la globalizzazione e per la libertà dei lavoratori e dei popoli.
Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare