www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 23-07-07

da: http://inter.kke.gr
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I Partiti comunisti e progressisti d’Europa contro il lavoro precario e la flexicurity
 
KKE, contributo alla riunione in Guimaraes circa la Carta Verde dell’UE per una nuova legge sul lavoro
 
11/07/2007
 
Cari compagni,
 
innanzi tutto vi porto i saluti del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia.
 
Siamo lieti dell'importante iniziativa politica del Partito Comunista portoghese. Crediamo che convegni internazionali tematici come questo, con la partecipazione dei partiti comunisti e del lavoro, e della classe lavoratrice, accrescano l'efficacia della lotta antimperialista e antimonopolista.
 
Le recenti decisioni del 21 e 22 giugno 2007, in seno al Consiglio d'Europa di Bruxelles, relative al "Reform Treaty", come ora è chiamata la Costituzione europea; le sostanziali modifiche alla legge sul lavoro e sui sistemi di previdenza sociale; le comunicazioni del 27 giugno 2007 della Commissione sul "flexicurity" [neologismo adottato nell'ambito del lavoro costituito dalle parole flessibilità e sicurezza, n.d.t.], segnano l'intensificazione dell'attacco capitalista e della sua rappresentanza politica contro la classe lavoratrice e le più ampie fasce sociali. Missione compiuta per la presidenza tedesca! Si richiama provocatoriamente in vita la Costituzione europea, in collaborazione con i governi degli Stati membri, ignorando la volontà degli europei che la condannano.
 
Per il suo successo antipopolare, il cancelliere Angela Merkel ha ricevuto il plauso della seduta plenaria straordinaria del Parlamento Europeo del 27 giugno 2007, orchestrato dalla coalizione dei rappresentanti della plutocrazia politica europea: Cristiano democratici, Socialisti e Liberali e tutti gli europeisti, Verdi, ecc.
 
Applaudono all'avanzamento del reazionario edificio politico UE, alla maggior efficacia dell'economia capitalista, al barbarico sistema di sfruttamento, in particolar modo all'accelerazione delle controriforme necessarie ai bisogni del capitale, all'attacco senza esclusione di colpi ai diritti dei lavoratori e della popolazione.
 
Con le celebrazioni per le accresciute competenze del Parlamento Europeo, contrabbandano il "Reform Treaty", di contenuto ancora più reazionario rispetto la Costituzione europea già rigettata da francesi e olandesi e che, se i governi l'avessero permesso, avrebbe trovato contrari altri popoli.
 
Evidentemente cambiare il nome alla Costituzione europea ha il fine di evitare i referendum negli stati membri e di riuscire così a ratificare il Trattato contro il volere dei cittadini, in particolare di quelli che si sono già espressi contro.
 
Il Trattato comporta la cessione da parte degli Stati membri, di maggiori e particolarmente importanti competenze alle istituzioni sovranazionali; sopprime il diritto di veto e stabilisce la maggioranza qualificata, favorendo gli Stati membri più potenti, praticamente su tutte le questioni, infliggendo un duro colpo alla sovranità e all'indipendenza nazionale. Inoltre sopprime il principio d’unanimità riguardo alla cooperazione giudiziaria e di polizia sui casi criminali e nella "lotta al terrorismo" e accelera il completamento di una struttura legislativa UE che riduce diritti individuali e collettivi e libertà democratiche, tutela il potere dei monopoli e rafforza i meccanismi repressivi nell’UE e nei singoli Stati.
 
Le priorità recentemente presentate dalla Presidenza portoghese nel Consiglio UE sono dello stesso tenore. Le celebrazioni e le dichiarazioni demagogiche dei rappresentanti politici del capitale nel Consiglio, nella Commissione Europea e nel Parlamento Europeo non possono ingannare i cittadini. Per quanti trattati riusciranno ad ideare e indipendentemente da come si chiameranno, se costituzionali o di riforma, non potranno eliminare le contraddizioni interne al sistema di sfruttamento capitalista, né i profondi contrasti interimperialisti per il dominio. Ma l’UE non potrà essere preservata a lungo: ogni giorno di più la politica reazionaria e di sfruttamento alimenta una reazione che crescerà fino a travolgere questa politica.
 
Peggioramenti nella legge sul lavoro
 
Cari compagni,
 
Nel quadro generale di questa politica antipopolare, la Carta Verde della Commissione Europea intitolata "Aggiornamento della legge sul lavoro per affrontare le sfide del ventunesimo secolo", codifica i reazionari cambiamenti alla legge sul lavoro, da introdurre istituzionalmente nelle legislazioni degli Stati membri. La comunicazione della Commissione del 27 giugno 2007, denominata "verso comuni principi di Flexicurity", anticipa il contenuto dei mutamenti nella legge sul lavoro. L'obiettivo principale dei monopolisti e dei loro rappresentanti politici consiste nell'integrale abolizione del sistema dei diritti della classe lavoratrice, dando un serio colpo al movimento sindacale.
 
Il rapporto del Parlamento europeo
 
Il 18 giugno 2007 il Comitato parlamentare UE sull'Occupazione e gli Affari sociali ha votato il rapporto finale relativo alla Carta Verde, oggetto di discussione durante la seduta plenaria di Strasburgo, tra il 9 ed il 12 luglio.
 
Il rapporto costituisce il risultato di un ulteriore compromesso politico della già nota coalizione dei rappresentanti della plutocrazia europea - Cristianodemocratici, Socialdemocratici e liberali - e muove in senso pienamente reazionario contro i lavoratori. Dovendo fronteggiare la reazione del movimento dei lavoratori scatenata dai contenuti reazionari della Carta Verde, la Commissione evita un sostegno aperto: l'ambiguità che ne deriva è pericolosa. Così mentre esprimono auspici che non sortiscono alcun effetto pratico, sostengono "pragmaticamente" e in pieno la filosofia e gli obiettivi della Carta Verde.
 
Il rapporto nella versione finale è così articolato:
 
a)      approva il dialogo sulle riforme necessarie relative alla legge sul lavoro, indispensabili per conseguire gli obiettivi di Lisbona;
 
b)      fa riferimento a diversi indirizzi della Comunità, che costituiscono attacchi concreti alle conquiste della classe lavoratrice, quali la direttiva 96/71/EC sul distacco dei lavoratori, la 70/99/EC sull'accordo quadro per il lavoro a tempo determinato concluso tra industriali e Confederazione europea dei sindacati, le convenzioni dell'ILO (International Labour Organization) del 1997 sulle agenzie di collocamento private e "sulla dignità del lavoro" (decent work agenda);
 
c)      dichiara la prevalenza di un generico concetto di sicurezza nella vita attiva piuttosto che la sicurezza del lavoro;
 
d)      per confondere le acque, sostiene che i contratti di durata indeterminata costituiscono la forma generale d’occupazione e descrive i rischi dei contratti non standard, ma allo stesso tempo accetta e riconosce l'esigenza di orari flessibili di lavoro, al fine di "soddisfare le esigenze dei datori di lavoro e degli impiegati";
 
e)      esprime una debole preferenza per il mantenimento degli accordi collettivi di lavoro, ma in un quadro di "collaborazione sociale" e di cooperazione fra le classi;
 
f)        afferma l'esigenza di percorsi di apprendimento e formazione continui, e contemporaneamente appoggia l'adeguamento dell'istruzione ai bisogni del capitale;
 
g)      promuove la cooperazione tra le parti sociali in nome della competitività.
 
A questo proposito, non possiamo esimerci dal rilevare che mentre il gruppo politico GUE/NGL, dopo una discussione, ha deciso compatto di bocciare in toto la Carta Verde - decisione anche corredata da una dichiarazione scritta di minoranza - i membri di Rifondazione Comunista (Italia) e il partito tedesco di sinistra (PDS) non hanno votato contro il rapporto nel corso della seduta del 18 giugno 2007, decidendo alla fine di "astenersi". Quindi Rifondazione e il PDS tedesco non solo non condannano la riforma reazionaria della legge sul lavoro promossa all'interno dell’UE, ma ritengono inoltre che questa mostruosa proposta della plutocrazia europea, che si ritorce contro i lavoratori, possa costituire la base di una discussione, e che con qualche piccolo emendamento possa essere accolta da parte della classe lavoratrice. Questa posizione è inaccettabile. Non solo non è una politica di sinistra, ma offre un alibi al capitale per agire contro i lavoratori. A seguito di questo sviluppo il gruppo del KKE nel Parlamento Europeo ha presentato una proposta scritta al gruppo di GUE/NGL per votare contro la Carta Verde durante la prossima seduta plenaria del Parlamento Europeo.
 
Gli obiettivi del capitale e dell’UE sono già scritti: la legge sul lavoro deve essere riformata, rovesciata, per servire la strategia dei monopolisti europei, così come stabilito a Lisbona e nei "Programmi di riforma nazionale".
 
L'aggiornamento della strategia di Lisbona durante il Consiglio d'Europa nel marzo 2005 e le continue misure antipopolari costituiscono la risposta dell’UE nella competizione con l'imperialismo U.S.A., quello del Giappone e dei nuovi concorrenti globali in rapida ascesa, Russia, Cina, India e Brasile (il cosiddetto BRIC).
 
Lo scopo della Carta Verde è di aprire la strada a una Carta Bianca sulla legge sul lavoro, imperniata sul già ben noto flexicurity, che aggiungendosi e codificando linee guida già approvate, indurrà gli Stati membri e le specifiche istituzioni a realizzare e rendere esecutivi gli sforzi di riforma della legge sul lavoro.
 
Il supposto "dialogo sociale" è necessario all'ideologia becera e reazionaria per diffondere il pensiero che cambiamenti radicali alla legge sul lavoro sono l'unico modo o comunque il male minore, insomma "il prezzo che la classe lavoratrice deve pagare" in cambio di supposti benefici che trarrebbe dalla competitività dei monopoli europei, anche per la sua stessa sopravvivenza.
 
"La cooperazione sociale", la presunta comunione di interessi e condivisione della competitività, diviene elemento ideologico e pretesto per i partiti della borghesia, come per i compromessi leader dei sindacati europei, per convincere gli operai ad accettare senza reazioni e conflitti sociali la soppressione dei loro diritti.
 
Nel quadro di questa spiegazione razionale, le leadership dell'ETUC/CES (Confederazione Europea dei Sindacati) e dei sindacati affiliati degli Stati membri, sono pronte a consegnare la classe lavoratrice al capitale. In risposta alle richieste degli industriali europei – "Business Europe, come è stato ribattezzata l'UNICE – di maggiori e più radicali riforme, accettano in buona sostanza sia la "flexicurity" che la "visione di competitività" del capitale, presentandole come interesse comune delle classi, dei lavoratori come degli sfruttatori. Alcune deboli osservazioni critiche mascherano il ruolo dei sindacati.
 
La Carta Verde della Commissione rovescia la legge sul lavoro, come configurata fino a oggi negli Stati membri. Elimina ogni diritto conquistato dalla classe lavoratrice attraverso dure lotte, sacrifici e grazie all'influenza dei paesi socialisti.
 
L'avversa filosofia alla classe lavoratrice dell’UE è sostanziata nel neologismo coniato dalla borghesia "Flexicurity", che coniuga i costrutti di "flessibilità" e di presunta "sicurezza del lavoro". Ovviamente la sola cosa cui i monopoli sono interessati è "la flessibilità" delle forme contrattuali e dei diritti dei lavoratori, mentre la cosiddetta "sicurezza" è usata per indorare la pillola da fare ingoiare alla nuova classe lavoratrice agognata dal capitale: lavoratori disponibili fino ad un'età avanzata, costantemente aggiornati, disposti ad accettare lavori con scarse tutele e diritti, sia sul territorio nazionali che negli altri Stati membri.
 
La riforma della legge sul lavoro costituisce per la Commissione "un elemento chiave per il successo di lavoratori e imprese flessibili … al fine di promuovere forza lavoro abile, aggiornata e adattabile e un mercato del lavoro capace di reagire alle sfide prodotte dal combinato impatto della globalizzazione e dell'invecchiamento delle società europee".
 
Attraverso la Carta Verde, il capitale europeo ridefinisce le tre priorità sull'occupazione:
 
a)      "attrarre e mantenere più persone sul mercato del lavoro";
 
b)      "disporre di maggior forza lavoro e di un moderno sistema di tutele sociali";
 
c)      "accrescere l'adattabilità dei lavoratori e delle imprese e investire di più sul capitale umano, attraverso un migliore sistema formativo e professionale".
 
Più propriamente la vera priorità è che più lavoratori, giovani, donne, ma anche adulti in età avanzata, siano maggiormente sfruttati e sfruttabili.
 
Gli elementi chiave della reazionaria riforma sono:
 
-         Soppressione dei contratti a tempo indeterminato e del posto fisso e attacco agli Accordi collettivi di lavoro.
 
-         Soppressione delle disposizioni di legge che tutelano l'occupazione.
 
-         Legalizzazione delle agenzie "schiavistiche/interinali" e normazione dei cosiddetti “three-way employment relationships" [agenzie, loro clienti e lavoratori temporanei, n.d.t.], cosicché il business non abbia responsabilità e obblighi verso i lavoratori secondo la legislazione sul lavoro.
 
Con la Carta Verde, come riconosciuto e scritto a chiare lettere nel documento, si sostituiranno, nella legge sul lavoro, le istanze collettive con le opportunità individuali.
 
I contratti collettivi di lavoro verranno soppiantati da accordi di lavoro individuali, adattati ai bisogni del capitalista. Di conseguenza, la priorità riguarda la formulazione di contratti ad personam che ogni operaio dovrà accettare, obbedendo alla volontà del datore di lavoro, privato come sarà della sua unica arma: la forza delle rivendicazioni collettive e di lotta organizzata.
 
Per gli ispiratori di questo progetto, il contratto collettivo di lavoro è caratteristico di relazioni industriali antiquate e non adeguate alle odierne circostanze.
 
Gli artefici della Carta Verde riconoscono che i contratti flessibili di lavoro "già diventati caratteristica stabile del mercato del lavoro europeo", devono costituire la regola e non l'eccezione.
 
La "flessibilità" è accompagnata dalla piena deregolamentazione dell'orario di lavoro e la soppressione della giornata lavorativa. Orario di lavoro e tempo di lavoro giornaliero sono sempre stati elementi chiave nella lotta tra classe lavoratrice e capitale. Lo sconvolgimento della giornata di otto ore è iniziato con le direttive comunitarie 1993/104/EC e 2003/88/EC e continua con la nuova proposta della Commissione, la 2004/607/EC, già adottata dal Parlamento Europeo e che include la locuzione "inactive part of on-call time" [si tratta di una terza tipologia di tempo in aggiunta al "working time" e al "rest time", tempo lavorativo e di riposo, ad indicare l'alternanza di attività e inattività in attesa di una chiamata del datore, n.d.t.], strada maestra per la deregulation dell'orario di lavoro.
 
Nelle linee guida UE sull'occupazione e sulla mobilità dei lavoratori, vi è la questione della soppressione delle disposizioni di legge relative al lavoro a tempo indeterminato e alle minime condizioni salariali. Questa è la via per "liberalizzare" la disoccupazione! Ambiscono alla soppressione o ad una sostanziale riduzione delle indennità di disoccupazione, dei periodi di preavviso, dei costi, le procedure e i limiti degli ammortizzatori sociali.
 
Gli altri elementi della politica di "flexicurity" sono:
 
-         formazione continua e adeguamento del sistema educativo ai bisogni del capitale;
 
-         eliminazione di qualsiasi disposizione di legge in tutela della sicurezza del lavoro, della previdenza sociale e del diritto alla pensione, ulteriore penetrazione dei monopoli in questo lucroso ambito.
 
La UE ed il capitale decretano il più basso livello possibile di diritti per i lavoratori, appena un passo prima dell'indigenza per la maggior parte della classe lavoratrice, così da controllare i rischi di conflitti sociali che questa politica capitalista genera e accresce di giorno in giorno. In questo quadro s’introduce il costrutto di "dignità sul/del lavoro", che comprende tra l'altro la presunta proposta popolare di reddito minimo garantito, demagogicamente promosso da destra, centro-destra, socialdemocratici, centro-sinistra e dalle forze opportuniste, cosicché il sistema dei diritti sia sostituito da "una rete di sicurezza" contro la povertà.
 
Uno dei peggiori cambiamenti promossi dalla Carta Verde è il "three-way employment relationships", ossia la "legalizzazione" dell'occupazione "interinale", i cui ingredienti sono il lavoro temporaneo e l'agenzia di lavoratori "in affitto", per dare valore legale a qualsiasi tipo di contratto di lavoro e per scaricare il datore di ogni responsabilità e obbligo verso i lavoratori che stipulano questi contratti.
 
L'intimidazione ideologica e la becera isteria anticomunista sviluppati dalla plutocrazia, dall’UE, dai partiti della borghesia e dagli opportunisti, attraverso i mezzi di informazione e altri strumenti dello stato borghese, hanno come elementi comuni l'attacco al KKE e al movimento comunista ed il plagio del movimento dei lavoratori.
 
Le mire dell’UE e dei monopoli portano la classe lavoratrice al Medio Evo.
 
L'avanguardia, coerente, non compromessa e di classe del WFTU (Federazione Mondiale dei Sindacati) e del movimento della classe lavoratrice costituisce una speranza per il contenimento della politica antipopolare dell’UE e del capitale europeo.
 
Il KKE chiama i lavoratori, le fasce più povere della popolazione del nostro paese, a rendersi conto che finché il modo capitalista di produzione è dominante, tutti gli elementi che ne costituiscono l'edificio, come la sovrastruttura legale e la legislazione sul lavoro, rifletteranno il dominio del capitale e lo sfruttamento nei rapporti di produzione. Le conquiste della classe lavoratrice, attraverso dure lotte, saranno sempre difficoltose.
 
La lotta del KKE e del movimento del lavoro è fermamente orientata contro qualsiasi politica avversa al popolo e contro i fautori di tale politica. Nella quotidianità dell'attività, il KKE pone all'attenzione della classe lavoratrice e dei più ampi strati della popolazione non solo le gravi questioni che si pongono ogni giorno, ma anche ne scopre le ragioni e propone alternative volte alla formazione di un fronte politico-sociale per la prospettiva del potere popolare. Il soddisfacimento dei bisogni contemporanei dei lavoratori, la prosperità e il benessere sociale possono essere realizzati soltanto con il rovesciamento del potere capitalista, con la liberazione dalla barbarie del capitale, di modo che la ricchezza appartenga a chi la produce.
 
Contributo di Giorgos Toussas, componente del CC del Partito Comunista della Grecia e del Parlamento Europeo, alla riunione internazionale dei partiti comunisti e progressisti di Europa “contro il lavoro precario e la flexicurity, per il diritto al lavoro e al lavoro con diritti - per un'Europa dei lavoratori e delle persone".
 
Traduzione dall'inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare