www.resistenze.org - pensiero resistente - movimento comunista internazionale - 03-01-08 - n. 209

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Quattro partiti comunisti si confrontano sui piani UE per la “flexsicurezza”
 
Il 13 e 14 dicembre 2007, i Partiti Comunisti della Germania (DKP), dei Paesi Bassi (NCPN), del Lussemburgo (PCL) e del Belgio (PTB), hanno elaborato una posizione comune sulla flexsicurezza, tema scottante in questi giorni in Europa.
 
A pochi chilometri, la stessa flexsicurezza era all’ordine del giorno del Vertice Europeo. Quale dei due incontri aveva maggiore rilevanza? Senza dubbio, il capitale europeo aveva scelto il Vertice di Piazza Schumann a Bruxelles, dal momento che è in quella sede che i 27 leader europei hanno deciso che la flessibilità e la distruzione dei diritti del lavoro rappresentano la priorità numero uno dell’Unione Europea per i prossimi tre anni. Ciò significa che ogni paese subirà continue pressione perché siano rese più flessibili le sue leggi sul lavoro. In concreto, ciò significa: licenziamenti più facili, più lavori temporanei, orari flessibili, straordinari, giornate più lunghe e schemi salariali meno rigidi.
 
Nell’incontro dei quattro Partiti Comunisti, d’altra parte, si è dibattuto sulla lotta contro questo schema. Si è elogiato l’esempio del sindacato olandese: il ministro Donner ha presentato un piano per ammorbidire le regole previste per il licenziamento. Negli ultimi mesi, il sindacato FNV ha organizzato una grande campagna contro tale progetto. “Flitsontslag” (“licenziamento lampo”)? Fuori”. Quattro grandi manifestazioni si sono svolte il 24 novembre, ma Donner aveva già sospeso il suo piano. Questa vittoria ha indicato la via per bloccare lo schema della flexsicurezza. Alla fine di marzo 2008 sarà definita nei quattro paesi una piattaforma comune con rivendicazioni concrete, in occasione del Vertice Europeo.
 
Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare